mercoledì 26 settembre 2018

Terra dei Fuochi: c’era una volta la Campania Felix

Terra dei Fuochi – C’era una volta la Campania Felix, la stessa che Publio Annio Floro, tra i tanti che l’hanno decantata, aveva definito il luogo più bello del mondo, una terra che si ricopriva di fiori due volte all’anno e che non aveva rivali in quanto a fertilità del terreno.
inquinamento_terra dei fuochiMa, da trent’anni a questa parte, le cose sono cambiate. Le organizzazioni criminali hanno intuito l’enorme opportunità di lucrare sullo smaltimento illecito dei rifiuti e con la connivenza scellerata delle istituzioni, locali e nazionali, hanno trasformato il paesaggio, ammorbandolo al punto da rendere necessario coniare un nuovo termine per definire queste terra.
Terra dei Fuochi pare persino poco, perché non restituisce pienamente la catastrofe ecologica, l’ecocidio che si sta consumando in questi luoghi. Sono oltre sessanta i comuni, in quella fascia di territorio a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, che si sono visti espropriati della fertilità delle loro terre, dopo che le diverse famiglie camorriste hanno interrato centinaia di tonnellate di rifiuti tossici provocando l’irrimediabile devastazione dell’ambiente.
Si tratta di una vera e proprio mattanza. Centinaia di migliaia di persone sono condannate a vivere in una terra dove i rifiuti tossici e nocivi sono ovunque: nel terreno, nell’aria, nell’acqua e negli alimenti che in quelle zone si coltivano.
E’ tutta la catena alimentare che è stata compromessa. Su centinaia di ettari di terreno, nonostante molti di essi siano stati posti sotto sequestro, si continua a coltivare e si irriga con acqua altamente inquinata.
Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, che hanno effettuato prelievi proprio sotto le coltivazioni di ortaggi che riforniscono i mercati di quelle zone, hanno scoperto che, a pochi metri di profondità, erano stati interrati grandi quantità di solventi chimici, materiale di scarto edile, lamiere di eternit. Si tratta di una moltitudine di rifiuti altamente tossici che avrebbero dovuto seguire un iter speciale per il loro smaltimento, ma che hanno trovato dentro queste buche il loro nascondiglio.
In quelle zone l’aria è calda, appiccicosa, maleodorante, tutto trasuda insalubrità e morte. Ecco perché l’appellativo di Terra dei Fuochi non rende minimamente la follia e la gravità della situazione. Il dramma è che l’aspetto più evidente e quello che più arreca immediato fastidio alla popolazione, ossia i mille focolari accesi per bruciare rifiuti, è anche quello meno grave e meno minaccioso.
Il vero problema non è tanto il rifiuto urbano, che certo è comunque un fattore altamente inquinante, ma il rifiuto industriale. Quest’ultimo è anche quantitativamente maggiore e arreca danni più temibili e duraturi. Fare l’elenco di quel che si può trovare a pochi metri di profondità è praticamente impossibile, tanto varia è la natura dei rifiuti che vengono interrati in queste zone.
Si tratta di rifiuti altamente tossici, solventi chimici, liquami velenosi, scorie industriali e radioattive, rifiuti ospedalieri, farmaceutici, fanghi termonucleari e altre numerose sostanze venefiche.
Il triste pellegrinaggio degli scarti industriali inizia con un’organizzazione criminale che si presenta come ditta specializzata nello smaltimento rifiuti e si offre di provvedere al loro trattamento per cifre molto competitive. Una volta ricevuto l’incarico, da ogni parte d’Europa, si procede al trasporto dei rifiuti e quindi al loro smaltimento con modalità illegali, senza dar peso alla compattazione, alla copertura giornaliera, o alle più elementari tra le norme vigenti in tema di smaltimento dei rifiuti. Semplicemente si scavano delle buche, anche a pochissimi chilometri dai centri abitati, e in quelle bare di terra si riversa una quantità di materiali tale da condannare a morte tutto e tutti per il raggio di diversi chilometri.
Le indagini della Magistratura hanno evidenziato come le ecomafie, da oltre vent’anni, hanno riversato tonnellate di rifiuti particolarmente pericolosi, molto spesso volutamente mescolati tra loro per rendere più complessa la ricerca e l’individuazione dei diversi materiali. Ma la conseguenza peggiore di questo inumano camuffamento è che le reazioni chimiche che si innescano da simili miscele rendono ancora più nocivo, instabile e spesso perennemente fumante la poltiglia che ne deriva.
Una trattazione a parte meriterebbe la qualità dell’acqua di quelle zone. Decine di Tribunali italiani se ne sono occupati e molti dei procedimenti penali sono già andati a sentenza. Non si contano più i pozzi artesiani, tra Napoli e Caserta, sequestrati dalla Magistratura per evitare che il liquame ivi contenuto venga utilizzato per l’irrigazione di campi.
Le falde acquifere di molte località sono seriamente compromesse e per alcune si teme l’irreversibilità del danno da inquinamento, tanto è stato intenso ed è perdurato l’ininterrotto afflusso di solventi e liquami filtrati nelle profondità dei terreni.
Attraverso l’inquinamento delle falde acquifere e della vegetazione, tanto delle coltivazioni umane quanto dei pascoli di cui si nutre il bestiame, si sono riscontrati frequenti e gravi casi di sostanze cancerogene nel sangue del bestiame, tanto che, per il tramite della catena alimentare, si è presto arrivati a riscontrare le medesime patologie anche tra gli abitanti.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avuto modo di effettuare studi e rilievi, e quello che ha evidenziato è un’alta percentuale di morti per patologie riconducibili all’inquinamento ambientale e la nascita di diversi individui con malformazioni congenite, derivanti sempre dalla presenza di sostanze altamente chimiche in terra, aria e acqua.
Tuttavia sono dati che necessitano di ulteriori studi, conferme ed approfondimenti prima di convincere i più scettici che esiste un nesso tra l’elevata mortalità nella Terra dei Fuochi e l’inquinamento di quelle aree. Sono stati censiti non pochi bambini che dalla nascita non avevano la tiroide, che è certamente un campanello dall’allarme. Ma non sono solo i tumori a insinuarsi nelle vite dei residenti, c’è tutta una serie di gravi patologie non tumorali, che prima erano rare e che ora sono diventate comuni. Occorre guardarle bene tutte queste persone. Occorre che si valutino bene le loro patologie, che ci si interessi ai loro tumori e alle loro malformazioni congenite. Guardatele bene, perché quello è il futuro che attende tutti coloro che non avranno la fortuna di andare a vivere altrove e che tra una decina di anni seguiranno lo stesso calvario.
A negare lo stretto legame tra malattia e inquinamento ambientale è spesso la stessa Magistratura italiana. I Giudici non sempre ritengono provato il nesso di causalità da sempre denunciato dai numerosi coordinamenti di cittadini della zona che, allarmati dai rischi o già vittime dell’ecomafia, chiedono di essere risarciti o di essere meglio tutelati. A titolo di esempio si pensi alla recente sentenza del Tribunale di Nola che ha ritenuto di rigettare la richiesta di riconoscimento del danno biologico avanzata da un operatore del nucleo ecologico del Comune di Marigliano. L’uomo, trovandosi in servizio in piena emergenza rifiuti, ha respirato per diverse ore al giorno gas e fumi tossici che si innalzavano in colonne di fumo nero a seguito dell’incendio di cumuli di immondizia. Per il Tribunale di Nola non è dunque provato il nesso di causalità tra l’inquinamento ambientale e le centinaia di manifestazioni tumorali. In altre e più comprensibili parole: nella Terra dei Fuochi non si muore per inquinamento ambientale!
Qual è invece la posizione dello Stato italiano? Per lustri ha minimizzato la questione, arrivando a negare l’esistenza di un allarme di natura ambientale in quelle zone. Quando genocidio ed ecocidio erano troppo evidenti e non era più sufficiente voltarsi dall’altra parte e fare finta di nulla, ecco che la politica nazionale ha dato segnali di interessamento.
Eppure la connivenza tra Stato e Mafia è evidente. Basta considerare che molte discariche abusive, la cui illegalità è nota a tutti, vengono utilizzate periodicamente per riversare tonnellate di spazzatura, durante le diverse emergenze rifiuti che vedono protagonisti la città di Napoli e i comuni limitrofi. In altre parole, durante le emergenze rifiuti, i camion della nettezza urbana comunale vengono svuotati in discariche che non dovrebbero neanche esistere perché del tutto abusive.
Ma basta meno per individuare la responsabilità che lo Stato ha avuto nel genocidio ambientale che caratterizza la Terra dei Fuochi. Basta solo farsi alcune domande. Come può accadere che queste cose avvengano senza che nessuna autorità decida di intervenire? Che fine hanno fatto e come hanno operato coloro che per proprio istituto (in quanto tecnico o dirigente politico) erano tenuti a monitorare il territorio e a controllare la qualità degli alimenti, dell’acqua, dell’aria e della terra? Com’è possibile che da tutta Europa centinaia di camion abbiano trasportato milioni di tonnellate di rifiuti tutte lì in Campania e nessuno mai si sia preoccupato di verificare la rintracciabilità di quei materiali, andando anche a vedere con precisione dove e come venivano smaltiti?
E ora che succede? Ora la parola d’ordine è “bonifica”. Occorre ripulire, ripristinare, restituire la fertilità alla terra, mettere in sicurezza quei tanti appezzamenti di terreno in cui il livello di inquinamento è palesemente irreversibile. Sul versante delle bonifiche lo Stato e molto di più l’Ue elargiranno cifre miliardarie. Saranno davvero alcuni miliardi quelli che nei prossimi anni si spenderanno nell’intento di liberare il terreno dai mille veleni.
Ma i miliardi per l’emergenza rifiuti non sono una novità in Campania. Secondo l’On. Ermete Realacci, Presidente della Commissione ambiente della Camera, si è già speso moltissimo per fare pochissimo, il presidente riferisce di “un enorme sperpero di denaro pubblico, si parla di circa 4 miliardi di euro che sono stati spesi nell’emergenza rifiuti in Campania, anche se noi sappiamo che purtroppo un sistema adeguato di smaltimento rifiuti in Campania e un sistema di raccolte differenziate sono molto lontani dall’essere raggiunti”.
Un’altra cosa noi sappiamo: la mafia è una Holding e si dirige sempre dove ci sono soldi. Basta poco e finiamo per fare arricchire ulteriormente le persone che hanno creato questa ecocidio. Che non sia solo una fantasiosa e remota ipotesi, lo dimostrano alcune interessanti inchieste, condotte dai Magistrati antimafia della Procura di Napoli, dalle quali emerge che: “Molti protagonisti delle ecomafie, che fino a ieri si sono arricchiti seppellendo rifiuti tossici, oggi si candidano per acquisire gli appalti per le bonifiche, con nuove aziende appositamente costituite”. E simili timori potrebbero ottenere già da subito una conferma, come si legge su L’Espresso di questi giorni: “Le mani di Carminati sulla Terra dei Fuochi. La Camorra l’ha avvelenata, Mafia Capitale ha ottenuto la bonifica per ripulirla”. Non partiamo certo con il piede giusto…
La Terra dei Fuochi è qualcosa che non ha pari in tutta Europa. Dare una mano a coloro che vivono in quei comuni, anche semplicemente parlando del genocidio e dell’ecocidio che li coinvolge, è uno dei doveri che la società civile ha nei loro confronti. Diversamente, ignorando ogni cosa, li condanneremmo ad essere tutti interrati vivi, sepolti insieme a quei velenosi rifiuti che hanno già condizionato tanto le loro vite.
di Adelaide Conti

Mine antiuomo e violazione dei diritti dei bambini

Alla malvagità umana, si sa, non ci sono limiti, ma questi sono stati ampiamente superati da quando le mine antiuomo vengono rese sempre più “attraenti”, come giocattoli che attirano la naturale curiosità dei bambini che toccandole saltano in aria con mefistofelica soddisfazione dei soliti carnefici. Non solo. Le mine così come altri residui bellici inesplosi (Erw) uccidono, feriscono e rendono orfani questi bimbi. In molti Paesi colpiti da tale fenomeno, i bambini rappresentano un terzo di tutte le vittime.
mine-antiuomoSecondo la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine antiuomo, circa 6mila persone sono state uccise o mutilate da queste stesse mine nel 2006, il numero più basso di incidenti registrati dall’entrata in vigore nel 1997 del Trattato per la messa al bando delle mine.
I bambini sono le principali vittime delle mine e degli ordigni bellici inesplosi, incluse le bombe a grappolo, spesso colorate, luccicanti e quindi attraenti ai loro occhi perchè considerate come possibili giocattoli. Per la loro piccola corporatura hanno più probabilità di morire in seguito alle esplosioni di mine rispetto agli adulti. Circa l’85% dei bambini vittime delle mine muoiono prima di raggiungere l’ospedale.
I bambini ed in particolare quelli rifugiati e sfollati sono quelli più in pericolo e i principali bersagli delle mine antiuomo perchè ignari dei pericoli derivanti dal giocare o attraversare zone pericolose. Le lesioni provocate dalle mine antiuomo includono la perdita degli arti, la vista o l’udito con la conseguente inabilità permanente.
Senza adeguate cure mediche, i bambini feriti dalle mine antiuomo sono spesso tolti dalle scuole. Hanno quindi limitate prospettive future in campo educativo e professionale e sono spesso considerati un onere per le loro stesse famiglie.
Tali mine antiuomo rovinano la vita di questi bambini quando gli stessi genitori o coloro che si prendono cura di loro vengono anch’essi feriti e uccisi. Nel caso in cui le loro madri siano uccise o mutilate hanno meno probabilità di ricevere un’alimentazione adeguata, di essere protetti da un eventuale sfruttamento ed abuso. Quando i padri sono le vittime delle mine antiuomo, i bambini sono spesso costretti ad abbandonare la scuola e ad iniziare a lavorare per integrare il reddito familiare.
Il costo di prevedere la cura a lungo termine per i bambini vittime delle mine antiuomo può rivelarsi proibitivo. Le cliniche di riabilitazione sono spesso troppo costose se non addirittura difficili da raggiungere. Le mine antiuomo non ancora identificate impediscono la costruzione di case, strade, scuole, strutture sanitarie ed altri servizi essenziali. Impediscono inoltre l’accesso ai terreni agricoli e l’irrigazione.
Le mine antiuomo e i residui bellici inesplosi violano manifestamente la maggior parte degli articoli della Convenzione sui Diritti dei Bambini: il diritto di un bambino alla vita, ad un ambiente sicuro in cui giocare, il diritto alla salute, all’acqua potabile, a condizioni sanitarie e ad un’educazione adeguata.
di Cinzia Palmacci

Le predizioni di Nikola Tesla sul futuro dell’umanità

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Smartphone, droni, internet, wi-fi: il geniale Tesla aveva già previsto tutto questo quasi un secolo fa.
Nikola Tesla, oltre ad essere un genio dei suoi tempi, è stato anche un grande visionario. In più di uno scritto ha mostrato di saper vedere oltre la sua epoca e ha previsto per il futuro eventi ed invenzioni che poi realmente hanno avuto riscontri del nostro presente, lasciandoci ancora una volta a bocca aperta.

Tesla aveva previsto lo smartphone

Partiamo con un oggetto che ormai diamo per scontato: lo smartphone. Possiamo asserire che questo tipo di device fa parte ormai della nostra quotidianità. Attraverso gli smartphone si possono controllare altri apparecchi, accedere ad internet, comunicare in tempo reale con altre persone, guardare un film o accedere ad altri servizi. Un secolo fa sarebbe sembrato fantascienza per la maggior parte delle persone ma Tesla, già nel 1926, immaginava un futuro molto simile a oggi. “L’uomo porterà il telefono in tasca, potrà comunicare istantaneamente con gli altri, vedere e sentire le cerimonie delle apertura dei Presidenti guardare le finali di baseball e dal vivo, come se fossero lì”.
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Tesla descrisse, in poche parole, un telefono cellulare capace di mostrare video in diretta streaming. Ai tempi il telefono fisso era già stato inventato da Alexander Bell nel 1876 ed in seguito era sorta la società di telecomunicazioni AT & T, che poi divenne un vero e proprio colosso del settore. Fu invece nel 1973 che venne introdotto il primo telefono cellulare ad opera di Martin Cooper, della Motorola. I primi servizi di telefonia mobile apparirono soltanto nel 1983. Il primo smartphone a tutti gli effetti, IBM Simon, venne rilasciato nel 1994 ma la vera rivoluzione in questo campo avvenne col rilascio di Apple nel 2007.

Internet

Non solo, nel corso di un’intervista rilasciata nel 1926 al reporter statunitense John B. Kennedy del Time, anticipò non soltanto l’avvento degli smartphone ma anche di Internet e delle tecnologie ad esso legate come Skype. “Quando la telefonia senza fili sarà perfettamente applicata, l’intera Terra si trasformerà in un enorme cervello e tutte le cose saranno parte di un intero reale e pulsante. Saremo in grado di comunicare l’uno con l’altro in modo istantaneo, indipendentemente dalla distanza. Attraverso la tele-visione e la tele-fonia riusciremo a vederci e sentirci esattamente come se ci trovassimo faccia a faccia, anche se lontani migliaia di chilometri; e gli strumenti che ci permetteranno di fare ciò saranno incredibilmente semplici, in confronto al telefono che usiamo ora. Un uomo sarà capace di tenerli nel taschino del gilet”.
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Epurazione dell’umanità

In un articolo pubblicato nel 1935 sulla rivista americana Liberty, Tesla avrebbe espresso le sue opinioni riguardo il futuro sino al 2100 e le relative implicazioni nel corso di un’intervista concessa al giornalista George Sylvester Viereck. A detta dello scienziato in futuro la razza umana sarebbe stata “depurata” e che quanti non possedevano un adeguato livello di intelligenza o malviventi come criminali, pedofili, stupratori sarebbero stati eliminati. Questa previsione dovrebbe verificarsi entro il 2100 ed è spesso stata accostata alla filosofia di Adolf Hitler.

Tecnologia Wireless e droni

Riguardo la tecnologia, Tesla si è avvicinato molto alla realtà attuale, spingendosi anche oltre. “Il maggior beneficio deriva dallo sviluppo tecnico che conduce all’armonia e all’unificazione ed in questa linea rientra la trasmissione senza fili (wireless). Un sacco di energia sarà trasmessa senza fili. Tramite questo sistema la voce umana potrà essere riprodotta ovunque e le fabbriche forniranno energia off-shore dalle centrali idroelettriche. I velivoli gireranno intorno alla Terra senza fermarsi e l’energia del Sole sarà controllata per creare laghi e fiumi o grandi deserti”. Tesla aveva anche previsto i droni, dichiarando: “Gli aerei voleranno senza piloti, guidati da terra tramite onde radio”.
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L’estrema lungimiranza dell’inventore serbo croato ci dimostra ancora una volta come il suo spirito visionario abbia potuto ispirare imprenditori moderni come Elon Musk, fondatore dell’omonima casa automobilistica Tesla e Larry Page, cofondatore di Google.

Alieni vivi, UFO e tecnologie avanzate in una base militare segreta in Ohio

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Un ex ingegnere della base aerea di Wright-Patterson afferma che nel sito sono nascosti gli alieni dell’incidente di Roswell. Presenti anche alieni vivi, resti di UFO e tecnologie aliene avanzate.
Non solo Area 51: in Ohio esisterebbe una base militare segreta in cui sarebbero nascoste, oltre a creature aliene viventi, anche degli UFO e prodotti della tecnologia aliena. Ad affermare tale rivelazione è Raymond Szymanski, ex ingegnere dell’Air Force statunitense ormai in pensione che avrebbe lavorato nella base segreta per ben 39 anni. Secondo le dichiarazioni dell’uomo, in quest’area sarebbero nascosti i resti degli alieni che si schiantarono nel 1947 nei pressi di Roswell. Stando a questa testimonianza dunque esistono molte più basi segrete di quante si pensi che stanno lavorando alla presunta tecnologia aliena.
Alieni vivi
A detta di Szymanski gli alieni dell’incidente di Roswell, avvenuto il 2 luglio 1947, furono trasportati nella base aerea di Wright-Patterson (WPAFB) a Dayton, nello stato nell’Ohio, per un’ispezione. Da questa data in poi sono sempre rimasti in custodia alla base segreta. Se ciò è vero significa che l’UFO, insieme a tutta la sua tecnologia avanzata, è ancora in possesso del governo statunitense. L’incidente di Roswell quindi non fu il banale schianto di un pallone sonda meteorologico NOAA, come fu dichiarato all’epoca, ma molto di più.

La testimonianza di Raymond Szymanski

Un superiore di Szymanski gli avrebbe descritto inoltre i tunnel che ospitano gli alieni ancora in vita. In una nota scritta da quest’uomo, pubblicata da al tabloid britannico The Sun, si legge: “Sono stato assegnato all’ufficio di gestione del Laboratorio Avionics per lavorare con il mio mentore Al, ingegnere industriale e laureato in MBA. Durante la mia prima settimana, Al mi ha fornito un consiglio saggio assolutamente inaspettato e non richiesto”. A Szymanski infatti venne chiesto se fosse già al corrente dei “nostri alieni” presenti nella base.
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Tutti coloro che lavoravano alla base, a detta dell’ingegnere, conoscevano questo segreto e quando gli venne rivelato dal suo mentore non poté contenere lo stupore. “Sono rimasto stupito. Io, un giovane studente appena nella sua prima settimana di lavoro, è stato iniziato in un piccolo gruppo selezionato di 10.000 persone e il loro più incredibile segreto. Abbiamo gli alieni e le loro tecnologie nei tunnel sulla nostra base”. L’ex ingegnere afferma che nel WPAFB siano stati costruiti degli impianti moderni di clima controllati e delle camere criogeniche sotterranee in modo da preservare 8 cadaveri degli alieni rinvenuti nell’incidente, le armi, le tecnologie ed i detriti.

Il Blue Book Project

Continuando ad indagare sulla faccenda nel corso di questi anni, Szymanski ha provato a saperne di più. Scoprì così che la divisione di tecnologia aliena presente nella base ospitava il Project Blue Book. Si tratta di un progetto ufficiale dell’aviazione UFO degli anni compresi fra il 1952 e il 1969. Fu l’ultimo di una serie di studi condotti da parte dell’USAF (aeronautica militare statunitense) sugli avvistamenti di UFO. Scopo del Project Blue Book era capire se gli UFO costituissero una minaccia reale per gli USA e di raccogliere, analizzare e classificare tutti i dati raccolti in merito. Dopo 12.618 casi di avvistamento il progetto fu abbandonato.
Alieni vivi
Per i prossimi quattro decenni avevo avuto decine, se non centinaia di brevi conversazioni riguardanti il segreto che mi era stato rivelato durante la mia prima settimana alla base” ha raccontato al giornale Szymanski. L’uomo ha raccolto le sue esperienze in un libro ironicamente intitolato “Fifty Shades of Greys” (50 sfumature di grigi– grigi riferito agli alieni, nda). Nel volume sono contenute foto e documenti interessanti a sostegno del suo pensiero. Resta da capire ora se tali dichiarazioni abbiano un reale fondamento o se si tratti dell’ennesima leggenda metropolitana a tinte fantascientifiche.

Aiuti umanitari e cibo in cambio di favori sessuali: lo scandalo dell’Onu e delle Ong in Siria

Una consulente umanitaria ha denunciato alla Bbc un fenomeno molto diffuso in Siria (e non solo): l’assistenza umanitaria da parte di alcuni operatori in cambio di prestazioni sessuali
La consulente umanitaria Danielle Spencer ha raccontato alle telecamere della Bbc come alcune ong stiano ignorando volutamente gli abusi perpetrati da organizzazioni terze e funzionari locali ai quali si appoggiano per la distribuzione di aiuti in zone pericolose della Siria in cui lo staff internazionale non ha accesso.

La denuncia di Danielle Spencer

Gli aiuti umanitari e il cibo verrebbero erogati in cambio di prestazioni sessuali e la pratica è talmente diffusa che molte donne ormai evitano i centri di distribuzione per paura di essere ricattate. Lo scandalo coinvolge diverse ong e persino l’Onu e la denuncia parte da diversi operatori umanitari fra cui Danielle Spencer, cooperante in un ente di beneficenza che ha voluto raccontare la squallida realtà alla Bbc.
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Non consegnavano gli aiuti sino a quando le donne non si concedevano sessualmente”, ha raccontato la Spencer descrivendo il comportamento inqualificabile di alcuni suoi colleghi. “Una donna che si trova in un centro e attende di ricevere beni essenziali per poter vivere come cibo o sapone dovrebbe essere protetta. L’ultima cosa di cui ha bisogno è un uomo che la ricatti per avere sesso in cambio di quegli aiuti”, ha sottolineato la consulente.

Una prassi vergognosa diffusa già nel 2015

Non si tratta però di un fenomeno del tutto nuovo: casi simili erano stati denunciati già tre anni fa. Danielle Spencer ha avuto modo di sentire le testimonianze agghiaccianti di alcune donne siriane in un campo profughi in Giordania, nel 2015. Anche in quel caso gli aiuti venivano distribuiti in cambio di sesso. A qualche mese di distanza, l’International Rescue Committee aveva segnalato dei dati allarmanti: su 190 donne  a Quneitra e Daràa, circa il 40% era stata vittima di violenza sessuale mentre chiedeva assistenza. La denuncia fu presentata alle Agenzie Onu e alle organizzazioni caritatevoli internazionali durante un’assemblea indetta il 15 luglio 2015 ad Amman dall’ Unfpa, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione.
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Il rapporto dell’Unfpa sulle violenze di genere in Siria

Nel 2017 l’Unfpa ha stilato un rapporto riguardo le violenze di genere in Siria, concludendo che in diverse province l’assistenza umanitaria è stata erogata in cambio di prestazioni sessuali. La relazione, intitolata “Voci dalla Siria 2018”, racconta di ragazze e donne sposate con funzionari per brevi periodi solo per poter avere del cibo in cambio di sesso. Secondo il rapporto, generalmente i funzionari addetti alla distribuzione chiedono il numero di telefono di ragazze e donne e elargiscono aiuti in cambio di altri favori o di visite a casa loro o più esplicitamente in cambio di una notte insieme. La relazione riporta anche che le donne senza un “protettore uomo” come ad esempio sfollate, divorziate o vedove sono particolarmente vulnerabili e soggette allo sfruttamento sessuale.
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Una soluzione ancora lontana

Per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) tali informazioni non sarebbero sufficienti per prendere dei provvedimenti contro organizzazioni o persone accusate di sfruttamento sessuale verso le donne in Siria. È stata comunque avviata una nuova inchiesta in modo da poter raccogliere maggiori informazioni e prendere delle misure di segnalazione e prevenzione.

Il mistero dei 400 portali in pietra scoperti in Arabia Saudita

Grazie a Google Earth sono state individuate 400 strutture geometriche in pietra, simili a dei cancelli, in una zona desertica dell’Arabia. Il loro scopo? Per ora è ancora un mistero.
In Arabia Saudita, nella regione di Harrat Khaybar, sono stati scoperti 400 portali in pietra in prossimità di alcuni crateri vulcanici. Un vero e proprio mistero a cui gli archeologi dovranno trovare una spiegazione: si tratterebbe delle strutture artificiali più antiche della zona, ma in quanto al loro scopo effettivo ancora non si sa nulla.

Misteriose costruzioni a ridosso di un’area vulcanica

La scoperta è stata fatta grazie a Google Earth, strumento che al giorno d’oggi viene utilizzato sempre più spesso in ambito archeologico. Com’è noto, il software genera immagini della superficie terrestre servendosi di foto aeree e satellitari. David Kennedy, professore dell’University Western Australia, in questi anni è riuscito ad individuare quasi 2000 siti archeologici sinora sconosciuti nel solo territorio arabo. Fino ad adesso, però, non si era mai imbattuto in peculiari costruzioni a ridosso di un’area vulcanica.
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Portali antichi di 7000 anni

Le fotografie satellitari hanno rivelato la presenza di 400 strutture geometriche dai lati che vanno dai 13 sino ai 518 metri di lunghezza, edificate sulla lava in una zona dell’Arabia Saudita pressoché desertica. Secondo gli esperti questi portali potrebbero avere un’età di 7000 anni, ma a tutt’oggi “la loro funzione rimane sconosciuta”. Quel che è certo è che si tratta di costruzioni artificiali, edificate dall’uomo, “realizzate probabilmente in un periodo in cui quella zona era molto più florida ed ospitale di quanto non sia ora”, ha ipotizzato il professor Kennedy. Il paesaggio attuale è difatti costituito da campi di lava sterili e inospitali, con una presenza molto ridotta di vegetazione e acqua.
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Qual è la loro funzione?

Secondo la descrizione di Kennedy tutte le costruzioni presentano delle pareti basse, in pietra, ed alcune possiedono anche dei pali agli estremi. Tutte, però, formano delle forme rettangolari con degli orientamenti diversi ed apparentemente privi di una logica precisa, ciò fa escludere anche possibili collegamenti con le costellazioni del firmamento. Nei prossimi mesi saranno avviate delle ricerche sul posto per cercare di risolvere questo nuovo affascinante mistero.

La democrazia europea? Un falso mito: ecco chi vi si nasconde dietro


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L’Europa soffre di una grave malattia chiamata corruzione. Non è un mistero su chi sia ad influenzare pesantemente le istituzioni europee: George Soros, ancora lui.
Di recente è stata resa pubblica la lista dei fedelissimi del finanziere George Soros: nel documento figurano ben 226 parlamentari europei provenienti da ogni ala politica, a partire da Martin Schulz, ex Presidente del Parlamento europeo, passando per Guy Verhofstadt, ex presidente del Belgio, a sette vicepresidenti, commissari e persino questuanti. Queste figure seguono le idee del Soros-pensiero, ossia accogliere più migranti in Europa, l’integrazione dell’Ucraina in seno alla UE e la contrapposizione alla Russia. I membri del Parlamento europeo, com’è noto, sono 751, ciò significa che i fedeli di Soros occupano più di un terzo dei seggi.
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L’influenza di George Soros sul Parlamento Europeo

Ma vediamo in che modo i “tentacoli” di Soros riescano a raggiungere il Parlamento europeo e ad influenzarne la politica. Il proprietario della ONG Open Society Foundation ha avuto modo di incontrare “a porte chiuse e senza alcuna agenda ufficiale” Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, fattore che dà molto da pensare considerando che le proposte della UE per ridistribuire le quote di migranti fra i diversi Paesi somiglino molto ai programmi elaborati da Soros per fronteggiare la crisi. Secondo il finanziere, infatti, l’Unione Europea sarebbe tenuta ad accogliere milioni di immigrati in arrivo dall’Africa settentrionale e dal Medio Oriente, dando a queste persone un aiuto annuale di 15 mila euro e collocandoli in uno degli stati membri in cui desiderano stanziarsi, non necessariamente dove possono essere accolti.

Ungheria fermo oppositore della politica occulta di Soros

Il premier ungherese Victor Orbán ha tacciato l’Unione Europea di essere manipolata da Soros e ritiene che la politica delle “frontiere aperte” proposta dal magnate (di origini ungheresi) sia il motivo della campagna contro l’Ungheria. Il governo ungherese sta tentando di intraprendere un’azione legale tramite una nuova legge che prevede che le ONG sostenute da stranieri, molte di queste appartenenti a Soros, debbano indicare con trasparenza i nomi dei loro finanziatori d’oltremare su un registro pubblico, così come le fonti dei finanziamenti.
Il governo inoltre vorrebbe far chiudere l’Università centrale Europea di Budapest, ateneo fondato da Soros. “L’intera Unione Europea è in difficoltà perché i suoi capi ed i suoi burocrati adottano decisioni come queste. La popolazione appoggia l’ideale dell’Unione Europea. Allo stesso tempo, però, non può sopportare la sua leadership, quando insulta gli Stati membri con cose del genere e quando abusa dei suoi poteri. Tutti in Europa possono vederlo e per questo la leadership europea non viene rispettata”, ha dichiarato il Primo Ministro ungherese.
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I fedelissimi di Soros, pro migranti e anti Russia

Il Gruppo di Visegrád, alleanza fra PoloniaRepubblica CecaUngheria e Slovacchia, sta tentando di resistere alle pressioni dell’Unione Europea per quanto concerne la politica degli immigrati. La European Commission of Migration and Home Affairs sta cercando di imporre un nuovo disegno di legge per rendere obbligatori i contingenti di migranti in ogni Paese europeo e almeno 30 “amici fidati” di Soros stanno lavorando per questa commissione.
Molte delle figure citate nel documento sono conosciute per i loro attacchi alla Russia. La deputata tedesca del partito dei Verdi Rebecca Harms, ad esempio, chiede costantemente al Parlamento europeo delle sanzioni ancora più dure verso Mosca. Il politico liberale belga Guy Verhofstadt non perde occasione per accusare la Russia per qualsiasi cosa vada male nel territorio europeo: esemplificativo il suo articolo “Putting Putin in his Place” dello scorso anno. Tonino Picula, ex premier croato, nel 2012, quando era a capo di un progetto di osservatori dell’OCSE, aveva sostenuto che le elezioni presidenziali russe quell’anno erano state manipolate per favorire l’elezione di Vladimir Putin.
democrazia-europea-falso-mitoGeorge Soros e Guy Verhofstadt

Il cittadino europeo è morto, restano solo ciechi sudditi

La lista degli alleati di Soros mette tristemente in luce perché le politiche attuate dalla UE siano contrarie agli interessi dei cittadini europei. In una parola: corruzione. I politici “ammaestrati” da Soros perseguono i suoi obbiettivi e lottano contro i tentativi di alcuni premier di proteggere gli interessi della propria gente. Chi si oppone a tali politiche deve poi confrontarsi con la resistenza delle élite politiche del proprio Paese. Ne è un esempio lampante lo scontro fra il premier Orbán e la rete di Soros.

Democrazia europa: falso mito

La democrazia europea è dunque soltanto una facciata che nasconde le attività di un sistema gerarchico che ricorda un po’ il feudalesimo, in cui il signorotto locale tiene le redini e comanda su tutto. I politici, così come le persone, sono di sua proprietà, il moderno concetto di “cittadino” è totalmente snaturato, ancora di più quello di “cittadino europeo”. Non si parla più di “potere al popolo”. La pubblicazione dell’elenco di Soros dà una chiave d’interpretazione per comprendere chi davvero governa l’Unione Europea. Un’istituzione che pare ormai lontana dagli ideali iniziali e che sembra diventata un giocattolo in mano ad un uomo appartenente alle forze USA. Che sia giunto il momento, per gli europei, di alzare la testa e cominciare a pensare di cambiare il sistema per evitare altre ingerenze esterne?

In India Bill Gates usa le bambine come cavie umane?

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Il Colonialismo dei tempi moderni è quello dei test clinici, operati su gente povera ed inconsapevole. Un ricco business per le grandi case farmaceutiche a dispetto di tante vite umane, di gente povera ed inconsapevole.
Al giorno d’oggi esiste una nuova forma di colonialismo. Si tratta di quello operato con i test clinici, soprattutto in India, dove si trasformano le persone in cavie umane per testare nuovi farmaci. Questa forma brutale di nuovo colonialismo viene operata dai colossi farmaceutici, che reclutano cavie umane, non informate su quello che viene loro propinato.

Cavie umane a loro insaputa

Quindi da una parte vi sono i colossi farmaceutici e dall’altra cavie umane inconsapevoli. Le cavie non vengono ricompensate e molto spesso si trovano a firmare moduli scritti di cui ignorano il contenuto. Va detto che la maggior parte di loro è analfabeta e non può dunque capire né cosa viene loro proposto, né gli effetti collaterali dei medicinali utilizzati. Perché questo scenario si è verificato specialmente in India? Perché il Paese ha allentato la regolamentazione sugli esperimenti umani, già dal lontano 2005. Da allora i test da parte dei colossi farmaceutici hanno subito un aumento esponenziale. La denuncia era arrivata dallIndependent, che aveva evidenziato tutti i numerosissimi casi di morte registratisi durante questi esperimenti. Addirittura, a seguito dell’inchiesta da parte del giornale, era emerso che nelle aeree tribali dell’Andhra Pradesh i genitori non sapevano nemmeno che alle loro figlie fosse stato somministrato un vaccino contro il papilloma virus.
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Il caso della Fondazione Bill e Melinda Gates

Nell’occhio del ciclone è finita anche la Fondazione di Bill e Melinda Gates. Infatti la Fondazione ha iniziato a testare in particolare il vaccino Cervarix di GlaxoSmithKline su bambine indiane ignare; peccato che l’alibi fosse quello di donare farmaci gratis alla popolazione. In realtà è emerso che il medico di famiglia consigliava questi farmaci, senza spiegare altro. Molte di queste povere cavie umane, reclutate dalla Fondazione Gates, sono morte; altre hanno avuto gravi reazioni avverse che hanno provocato seri disturbi cronici o danni permanenti. Il parlamento indiano ha dichiarato che dei familiari delle persone morte avevano ricevuto somme in denaro, dopo i decessi. Somme ammontanti a pochi migliaia di euro: una cifra ridicola, di fronte alla morte di queste innocenti bambine e rispetto al denaro che si incassa in Occidente grazie alla vendita dei farmaci.
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Un business molto redditizio

Perché la Fondazione Bill Gates ed i Big della farmaceutica delocalizzano in paesi come l’India? Perché il business delle cavie umane è molto proficuo. Bisogna considerare che in Occidente i tempi per le sperimentazioni cliniche sono molto lunghi. Si arriva a parlare, nel campo dei farmaci, anche di 15 anni di tempo richiesto per i test. Inoltre i costi in Occidente sono esorbitanti, mentre in Paesi come l’India sono più bassi addirittura del 60%. Le cavie umane: un ricco business per le grandi case farmaceutiche a dispetto di tante vite umane, di gente povera ed inconsapevole.