mercoledì 29 luglio 2020

TUTTI I CONFLITTI D'INTERESSE DELL'OMS

IN QUESTA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE ALL'EUROPARLAMENTO APPARE CHIARO E PALESE IL FINANZIAMENTO PRIVATO DELLA GAVI E DELLA FONDAZIONE GATES, ENTRAMBE LEGATE A BILL E MELINDA GATES PER LA DIFFUSIONE DEI VACCINI:

Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 138 del regolamento
Stefania Zambelli

Oggetto: Finanziamenti privati all'OMS

L'OMS ha un ruolo centrale nella pianificazione delle strategie vaccinali anche in Europa e ha dettato le linee guida per il riconoscimento dei danni da vaccinazione che anche qui si sono verificati. Ciò detto, da qualche anno, l'OMS vede tra i suoi maggiori finanziatori non gli Stati membri bensì enti privati, i cui finanziamenti costituiscono i tre quarti del patrimonio dell'OMS. Tra essi spiccano le principali case farmaceutiche produttrici di vaccini e organizzazioni quali, ad esempio, la Fondazione Gates e GAVI Alliance, che hanno come oggetto sociale la diffusione dei vaccini.

Ciò premesso, prescindendo da valutazioni sull'utilità o meno dei vaccini raccomandati o obbligatori e dal rapporto costi-benefici di alcuni di essi, l'interrogante ritiene che avere tra i propri finanziatori soggetti privati in evidente conflitto di interesse vada a minare la terzietà della stessa OMS e ne metta in discussione l'autorevolezza.

Ciò considerato, può la Commissione rispondere al seguente quesito:

Quali iniziative intende eventualmente prendere l'Europa per risolvere questo conflitto di interessi e consentire all'OMS di sostituire i finanziamenti, diretti o indiretti, da parte di soggetti collegati o comunque riconducibili ai produttori di vaccini, garantendole, nell'adozione delle necessarie decisioni, anche in materia vaccinale, quel ruolo super partes che attualmente non ha?

E QUI C'E' IL DOCUMENTO DI ACTIONAID SUL CONTRIBUTO ITALIANO ALLA GAVI. DOCUMENTO CHE FA RIFERIMENTO AD UNA COOPERAZIONE ITALIANA "POST 2015". CHE LA PANDEMIA DI CORONAVIRUS SIA STATA STUDIATA A TAVOLINO EMERGE IN TUTTA LA SUA INQUIETANTE REALTA'. MA IN ITALIA CI VOLEVA ANCHE UN GOVERNO COMPLICE DEGLI STESSI FIRMATARI DELL'ACCORDO. IL NUOVO ORDINE MONDIALE NON LASCIA NULLA AL CASO....  

Giornata mondiale della salute


Il DG DevCoop incontra il Direttore del Centro Nazionale per la Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità. Salute Globale priorità della Cooperazione Italiana anche tramite supporto a & #SDG3 #Salute #globalhealth
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10:25 AM · Mar 14, 2018Twitter Web Client

Il presente documento, basato su una ricerca condotta dal prof. Eduardo Missoni si inserisce nell’ambito delle attività previste dal progetto “Framing the future development: a policy proposal for influencing the Italian cooperation post-2015”, realizzato in partnership con la Bill&Melinda Gates Foundation, attraverso il quale ActionAid analizza l’evoluzione della Cooperazione Italiana alla luce delle novità introdotte dalla riforma della Legge 125/2014 e si propone di alimentare il dibattito sull’allocazione delle risorse dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo italiano. Eduardo Missoni è attualmente Docente presso l’Università Bocconi di Milano, la Geneva School of Diplomacy and International Relations e l’Università Milano Bicocca; è stato esperto responsabile delle iniziative di cooperazione pubblica italiana in ambito socio-sanitario con l’America Latina e gran parte dell’Africa Subsahariana dal 1987 al 2002; fa parte del Centro di ricerca sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (CERGAS). Il presente lavoro si propone di analizzare sul piano strategico, tecnico ed economico la partecipazione e il contributo finanziario italiano – storico e futuro – all’Alleanza Globale per le Vaccinazioni (GAVI), nel più ampio contesto di una riflessione sulle partnership globali pubblico-private nel settore sanitario e della partecipazione italiana a tali iniziative. A tal fine è stata condotta un’estesa ricognizione della letteratura istituzionale e scientifica e della normativa rilevante, ivi inclusi i resoconti delle sedute parlamentari, dichiarazioni emanate in consessi internazionali e leggi finanziarie del Governo italiano. Per gli aspetti quantitativi si è fatto principale riferimento alle banche dati di GAVI e dell’Institute of Health Metrics and Evaluation (IHME). Per una valutazione della partecipazione italiana si è poi fatto ricorso ad un’analisi forze-debolezze-opportunità-rischi (SWOT). Infine, per la conferma di informazioni relative alla nuova architettura di governance dei rapporti fra Italia e GAVI e circa gli impegni presi dall'Italia, si è fatto ricorso a consultazioni con le istituzioni coinvolte, in particolare con il Ministero dell'Economia e delle Finanze. 

P.C.

Per vedere il documento completo clicca qui: 

Documento interrogazione europarlamento:

Di una fede e di una giustizia così c’è da avere paura



IL SILENZIO-ASSENSO DELLA CHIESA SULLA SENTENZA CAPPATO. IL CATTOLICESIMO FAI-DA-TE IMPERVERSA....

Un pm che chiede la pena minima in base ai “nobili intenti” di Cappato e Mina Welby. E la spiegazione del proprio agire «perché cattolica»

Sono due le dichiarazioni che colpiscono nella vicenda che ha portato all’assoluzione di Mina Welby e Marco Cappato per il suicidio di Davide Trentini. La storia la conoscete: la co-presidente e il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni il 13 aprile del 2017 hanno aiutato il 53enne a recarsi in una clinica svizzera a Basilea per ricorrere al suicidio assistito. Poi si sono autodenunciati. Ieri la Corte di Assise di Massa li ha assolti dall’accusa di istigazione e aiuto al suicidio.

Nobili intenti?

La prima dichiarazione che dovrebbe far riflettere è quella del pm Marco Mansi che ha chiesto la condanna, ma con il minimo della pena:

«Chiedo per Mina Welby e Marco Cappato tre anni e quattro mesi di carcere perché credo ai loro nobili intenti. È stato compiuto un atto nell’interesse di Davide Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito. Colpevoli sì ma meritevoli di alcune attenuanti che in coscienza non mi sento di negare».

Sono cattolica

La seconda è quella di Mina Welby:

«Davide Trentini soffriva troppo, non ne poteva più della malattia, della sclerosi multipla che lo consumava, lo umiliava da più di vent’anni. Quando siamo partiti dalla sua casa di Massa per la Svizzera mi ha detto: mi sembra quasi di andare in vacanza. L’ho guardato con affetto. Era la settimana santa, mancava poco a Pasqua. Per me era come un altro povero Cristo che aveva bisogno di aiuto. Io sono religiosa, cattolica e per questo l’ho aiutato, l’ho accompagnato oltre confine, gli sono stata accanto fino all’ultimo. E lo rifarei».

Il diritto degli intenti

Nell’uno e nell’altro caso si gioca con le parole, c’è abbastanza farina del diavolo per preparare un impasto confuso di diritto e morale cattolica. Da quando i “nobili intenti” sono giustificazioni sufficienti per commettere reati? Al momento vi è solo il dispositivo, ma quello che è già chiaro, come hanno sottolineato vari osservatori, è che la sentenza abbatte un altro dei traballanti paletti che erano stati fissati dal pilatesco pronunciamento della Corte Costituzionale in seguito al caso dj Fabo. Trentini, infatti, non dipendeva da macchinari per vivere, ma è bastata la consulenza di parte dell’anestesista Mario Riccio (lo stesso implicato nel caso Welby) per affermare che terapia farmacologica e meccanica fossero terapie di sostegno vitale e così aggirare le limitazioni della Consulta.

Voilà, il gioco è fatto e c’era da aspettarselo. Ma ciò che colpisce maggiormente è, ancora una volta, il superamento delle leggi in nome non del diritto, ma di un leggiadro e vaporoso riferimento a qualcosa di impalpabile: il “nobile intento”, appunto, che non è un atto, un fatto, ma un proponimento, un’aspirazione. Come si misura un intento? Chi è il giudice degli intenti? Di una giustizia così c’è da avere paura.

La fede del “secondo me”

Non è la prima volta che Mina Welby fa riferimento alla sua fede cattolica per giustificare i suoi atti. Anche la madre di Trentini in un’intervista al Corriere spiegò di essere «cattolica praticante» e di sostenere la scelta del figlio. Curioso. Curioso che in un mondo dove nessuno parla della propria fede per spiegare i propri atti, gli unici a rivendicarla sono coloro che compiono azioni in aperto contrasto con la fede che dicono di professare. Come la giustizia è diventato un “secondo me”, a prescindere da tutto, così anche la fede si è ridotta all’impeto dei propri soggettivi sentimenti, a prescindere da quel che recita il quinto comandamento, l’insegnamento della Chiesa, il catechismo. Anche di una fede così c’è da avere paura.

Germania: l’UE deve adottare un approccio comune verso la Cina

PER ANGELA MERKEL L'UNIONE EUROPEA SERVE SOLO A COMPIACERE LA CINA E I SUOI AFFARI CON LA GERMANIA. SE LA GERMANIA ACCETTA GLI ACCORDI PER IL 5G TUTTI GLI STATI MEMBRI DOVRANNO ADEGUARSI. LA GABBIA EUROPEA DIVENTA SEMPRE PIU' OPPRIMENTE.... 

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha dichiarato di ritenere necessario che l’Europa adotti un approccio comune nei confronti della Cina.

È quanto rivelato da The Associated Press, ripreso dal Washington Post, mercoledì 27 novembre, il quale ha riportato i dettagli del discorso della cancelliera al Parlamento. In tale occasione, riporta il quotidiano, Merkel ha dichiarato di ritenere che uno dei “peggiori pericoli” sia l’adozione di singole politiche da parte di ciascuno Stato dell’UE, la quale, invece, può inviare alla Cina segnali contrastanti rispetto a quelli degli Stati del blocco comunitario.

Tale pericolo, secondo Merkel, riguarda in particolar modo gli Stati dell’UE, soprattutto se si pensa a tematiche verticali quali la sicurezza della rete 5G.

Cina ed UE, ha riconosciuto la Cancelliera, sono in competizione. Tuttavia, secondo quanto dichiarato da Merkel al Parlamento tedesco, la soluzione a tale gioco di potere non può essere l’isolamento.

Per tale ragione, sottolinea il Daily Mail, la Germania ha invitato gli altri Paesi europei ad adottare politiche omogenee nei riguardi di Pechino, soprattutto in materia di 5G, tema oggetto di tensioni e discordia a livello europeo e globale.

In particolare, la discordia sul 5G vede tra i suoi principali attori gli Stati Uniti, i quali hanno allertato gli Alleati europei in merito alla possibilità che il colosso cinese delle comunicazioni, Huawei, possa essere utilizzato da Pechino per attività di spionaggio. Per tale ragione, Washington aveva invitato i suoi Alleati a non affidare gli appalti per la costruzione del 5G a Huawei, il quale ha, da parte sua, negato le accuse.

La Germania, sottolinea Agence France Presse, ripreso dal Daily Mail, non ha finora seguito le indicazioni di Washington. Al contrario, Berlino ha annunciato di voler consentire a Huawei di partecipare al bando di gara, nel quale, ha sottolineato il governo tedesco, saranno previsti criteri rigidi per quanto riguarda le garanzie di sicurezza.

La posizione di Berlino, tuttavia, non è stata recepita positivamente dalle altre potenze, le quali hanno ipotizzato che tale strategia possa simboleggiare un tentativo della Germania di accontentare la Cina, il suo primo partner economico, oltre che un modo per dare priorità ai propri interessi economici.

Per quanto riguarda il 5G, nello specifico, Merkel ha dichiarato di ritenere che l’Europa abbia bisogno di alti requisiti di sicurezza, ma questi devono essere discussi di concerto con i leader degli Stati membri del blocco comunitario, al fine di adottare soluzioni europee.

Ad esempio, secondo quanto ipotizzato dalla Cancelliera, l’Europa potrebbe istituire una Agenzia incaricata del rilascio delle certificazioni sul 5G.

La posizione di Merkel, informa Reuters, non è condivisa con la totalità dei membri del Parlamento tedesco. Al contrario, secondo quanto rivelato, alcuni legislatori della Germania desiderano escludere Huawei dai potenziali fornitori di rete 5G, alla luce di quanto ribadito dagli Stati Uniti.

In aggiunta, secondo quanto riportato da Reuters, tutti gli operatori tedeschi del settore delle telecomunicazioni sono clienti di Huawei e hanno rivelato che escludere il colosso cinese dal bando per i fornitori della rete 5G potrebbe ritardare il lancio del 5G sul mercato.

Già lo scorso 30 ottobre, il capo del servizio esterno di intelligence tedesco, Bruno Kahl, aveva allertato i parlamentari della Germania in merito all’inaffidabilità del colosso cinese delle telecomunicazioni, Huawei. Nello specifico, Kahl aveva dichiarato, in udienza presso una commissione parlamentare, che Huawei non deve essere autorizzata ad assumere un ruolo significativo nella costruzione della rete 5G del Paese. Tali accuse dipendono dall’inaffidabilità del gruppo aziendale cinese.

Tuttavia, l’apertura della Germania alla Cina era stata ribadita in occasione della visita di Merkel in Cina, avvenuta lo scorso 6 settembre. In tale occasione, la cancelliera aveva rivelato all’omologo cinese che Berlino era pronta e disponibile a ricevere investimenti cinesi, sebbene gli investimenti in settori strategici e infrastrutture critiche debbano essere soggetti a controlli di sicurezza da parte delle autorità tedesche.

La Huawei Technologies Co Ltd è il colosso cinese delle telecomunicazioni, ripetutamente accusata dagli Stati Uniti di spiare i propri utenti per conto del governo cinese, oltre che di aver violato le sanzioni contro l’Iran e di aver rubato la proprietà intellettuale degli Stati Uniti. Da parte sua, l’azienda ha smentito le accuse.

Iniziata la costruzione della base per sottomarini in Bangladesh da parte cinese, malumori indiani (anche per altro)


LA CINA E' SEMPRE PIU' VICINA. IL PENTAGONO DICE CHE LE NUOVE BASI POTREBBERO ESSERE APERTE IN LUOGHI CHIAVE PER LA POLITICA INTERNAZIONALE CINESE, COME IL MEDIO ORIENTE, IL SUDEST ASIATICO E IL PACIFICO OCCIDENTALE....

Le immagini satellitari confermano l’inizio dei lavori in Bangladesh della prima base navale per sottomarini del paese costruita dall’azienda cinese Poly Technologies Incorporated (PTI).

La base navale, situata nelle vicinanze del villaggio di Magnama nella provincia di Cox’s Bazar, assume una valenza strategica di altissimo valore.

La notizia, anticipata da Ares a giugno 2019, malgrado le rassicurazioni del Governo del Bangladesh sembra essere una bella impronta cinese nel paese, a due passi dall’India.

Dalla Cina con furore

Il Bangladesh nel 2013 ha acquistato dalla Cina due sottomarini classe Type 035G (Classe Ming secondo la classificazione NATO), sostanzialmente battelli Type 033 Romeo aggiornati, per 203 milioni di dollari.

I sottomarini, già in uso alla Marina cinese dal 1989, sono stati ammodernati per rimanere in servizio fino al 2030. Tra i sistemi aggiornati oltre alla sensoristica anche il sistema di comunicazioni. Il sonar è una copia cinese del francese DUUX-5, il radar di ricerca di superficie è l’MRK-50 Topol (Snoop Tray) mentre il sistema di guerra elettronica è il Type 921A.

I Type 035G hanno otto tubi per il lancio di siluri da 533 mm. Sono motorizzati da un motore diesel E390ZC da 5.200 cavalli che spinge il battello a 18 nodi in immersione e 10 nodi in superficie. Ha un equipaggio di 57 uomini di cui 10 ufficiali.

I due battelli sono stati rinominati Nabajatra (S161) e Joyjastra (S162).

La base navale

Immagine satellitare di Google Earth

La base navale sorgerà nel sud-est del paese a circa 70 km dal confine con il Myanmar nell’area di Pekua Upazila prospiciente il canale Kutubdia.


Costruiremo una base per sottomarini a Cox’s Bazar con assistenza cinese. Abbiamo acquistato due sottomarini dalla Cina quindi abbiamo bisogni di una base per ospitarli.Col. Faruk Khan, qui

La costruzione della base navale è quindi legata strettamente alla fornitura dei due sottomarini ma le fonti bangladesi vogliono mettere subito in chiaro un paio di punti.

I cinesi ci aiuteranno a costruire la base [navale,ndr] e seguiranno l’addestramento del nostro personale per operare i sottomarini. I sottomarini cinesi non verranno qui. Questa base è per i nostri sottomarini.Col. Faruk Khan, qui

Immagini satellitari del Sentinel 2 (Fonte: Sentinelhub)

I lavori, secondo le immagini satellitari, sono iniziati più o meno a cavallo tra dicembre e gennaio.
Come di presentava la zona del lontano 2006 (Fonte: Google Earth)

L’area, inizialmente adibita a coltivazioni, è in corso di bonifica.
Come si presenta ora la zona (Fonte: Google Earth)
Canali di bonifica (Fonte: Google Earth)

La base navale avrà un perimetro di circa 5,20 km e un’area di 1,41 km2.

Il costo per la costruzione e per la successiva manutenzione è di circa 1,2 miliardi di dollari.
Attività di scavo (Fonte: Google Earth)

In una porzione poco superiore agli otto ettari si contano non meno di 33 camion e 15 escavatori.

Costi e impiego

Si tratta di una spesa particolarmente importante se si considera che il budget annuo, seppur in costante crescita, per il Ministero della Difesa del Bangladesh nel 2018 è stato di circa 3,8 miliardi di dollari.

Oltre alle dimensioni, davvero grandi se si pensa che dovrebbero ospitare una sola coppia di sottomarini, è chiaro che il Bangladesh voglia proseguire lungo la rotta del rafforzamento della propria componente subacquea.

Secondo i comunicati stampa la base navale dovrebbe essere completata attorno al 2026-2027. I battelli classe Ming, varati a fine anni 80′, hanno una vita operativa estesa fino al 2030. Chiaramente un paese non investe così tanti fondi se non ha dietro un programma molto più ampio. E’ possibile che i due battelli acquistati nel 2013 possano essere un primo passo verso la formazione di una componente critica subacquea maggiore che, chiaramente, parla cinese.

Valenza strategica

La posizione strategica del Bangladesh stesso pone la base per sottomarino pressoché nel punto più settentrionale del Golfo del Bengala. L’India condivide con il Golfo circa 2.000 km di costa dove sorgono importanti città come Chennai e diversi porti commerciali.


Vista da parte cinese invece il Golfo del Bengala rappresenta un tassello importante della sua volontà di espansione. La Cina ha infatti firmato accordi sia con il Bangladesh che con la Malesia.


Il Bangladesh ha 26 blocchi di esplorazione offshore per la ricerca di gas che si estendono dai confini occidentali con l’India fino a quelli orientali con la Birmania.

Nel corso degli anni sono stati due quelli scoperti: Sangu e Kutubdia. Sangu è stato abbandonato nel 2013 e il Governo ha intenzione di impiegarlo per lo stoccaggio di gas mentre da Kutubdia non viene ricavato gas naturale poiché si stima che ci siano circa 780 milioni di metri cubi, troppo pochi per essere commercialmente interessante.

Tra le problematiche connesse con la ricerca di nuovi giacimenti c’è anche l’annosa questione dei “confini” marittimi sia con l’India che con la Birmania. Con quest’ultimo paese nel 2008-2009 si è arrivati ai ferri corti con tanti di invio di navi militari.

Rotte commerciali


Il porto di Chittagong, principale destinazione per le navi in Bangladesh nonché il più congestionato dell’intero Golfo del Bengala, è poco più a nord di Pekua. All’interno del porto trova posto anche la più grande base navale della Marina del Bangladesh in funzione del 1974.

Relazioni India-Bangladesh


Le dichiarazioni riportate sopra, molto esplicite, sono fatte per stemperare la presenza cinese agli indiani.

Il Bangladesh ha rapporti tendenzialmente buoni con l’India. Le vecchie dispute territoriali tra i due paesi sono state risolte con gli accordi del 2015 che hanno aperto una nuova fase diplomatica tra Dhaka e New Delhi.

Militarmente le due nazioni hanno una lunga tradizione che risale almeno alla Guerra di Liberazione del 1971 quando l’India ha finanziato e addestrato il gruppo di resistenza dei Mukti Bahini contro le truppe pakistane.

Nel 2017 durante una visita di quattro giorni del Presidente Sheikh Hasina a New Delhi i due paesi hanno siglato due accordi sulla Difesa: i militari condurranno esercitazioni militari congiunte e l’India aiuterà il Bangladesh nello sviluppo e la costruzione di sistemi militari. L’India ha inoltre aperto per la prima volta una linea di credito per l’acquisto di armamenti ad un paese vicino fornendo al Bangladesh 500 milioni di dollari.

Malgrado gli sforzi i principali venditori di armi al paese rimangono Cina, Russia,Turchia,Italia,Francia,etc.

La situazione ha creato non poche “difficoltà” a New Delhi, tante parole ma poi nei fatti esclusi quasi in toto.

L’India non vuole imporre nulla che il Bangladesh non ritenga idoneo per i suoi requisiti. I documenti bilaterali in considerazione sono mirati all’istituzionalizzazione del meccanismo esistente e per incentivare l’esistente cooperazione tra i due paesi Dichiarazione di Narendra Modi, Primo Ministro indiano, nel 2018

L’India si trova quindi nella condizione di non essere in grado di competere con la Cina nelle forniture militari. Per i sottomarini ad esempio l’India non è in grado di costruirli e svilupparli in modo indipendente e si affida invece a paesi terzi (Russia o Francia).

La Marina del Bangladesh è dotata di armamento cinese e italiano (missili Otomat Mk 2 Block IV e siluri A244-S) su navi di costruzione sud-coreana, cinese e americana.

La componente aerea della Marina è composta invece da AW109, AW159 e Dornier Do 228 con radar AESA Seaspray di Leonardo.

L’Aeronautica opera un mix russo, cinese, americano e italiano (quattro AW139). Recentemente il Regno Unito ha ceduto cinque C-130J-30 Super Hercules in surplus.

L’Esercito ha invece un mix internazionale tra cui Cina, Svizzera, Spagna, Francia, Italia (170 pezzi d’artiglieria M56 e camion 6×4 Iveco 380),etc. ma niente India nemmeno qui.

Coronavirus, la Lega dice no all'aiuto della Cina: "Nostri dati sanitari a Huawei"


ATTACCANO ATTILIO FONTANA DELLA LEGA ANCHE PER QUESTO?....

La ‘cooperazione bilaterale’ con la Cina per far fronte all'emergenza Coronavirus nasconde, in realtà, un serio rischio per i cittadini italiani, perché i loro dati sanitari potrebbero essere condivisi in tempo reale attraverso una rete cloud, che Huawei avrebbe già proposto al nostro Paese”. E' la denuncia dell’eurodeputata della Lega Anna Bonfrisco, che ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea affinché chieda "con urgenza al Primo Ministro italiano Giuseppe Conte di riferire sul contenuto degli accordi raggiunti con la Cina”.

Lunedì 16 marzo scorso, scrivono le due europarlamentari leghiste, “Conte ha avuto una conversazione telefonica con il presidente della Repubblica popolare dinese Xi Jinping, con la quale è stata avviata la ‘Via della Seta sanitaria’ che coinvolge Italia a Cina. Si tratterebbe di una ‘cooperazione bilaterale’, così come definita dall’ambasciatore cinese in Italia, che vede l'Italia quale unico Paese del G7 e membro fondatore dell'Ue ad aver aderito al progetto geopolitico cinese”.

“Chiediamo alla Commissione – precisa Bonfrisco – se intende avviare una valutazione circa la rilevanza strategica e la gestione dei dati sanitari dei cittadini europei nei vari Stati membri, attese la loro qualifica di dati personali rilevanti per la protezione dei diritti fondamentali. Ciò anche alla luce della connotazione di ‘infrastruttura critica’ degli ospedali e delle strutture sanitarie pubbliche e private ai sensi" delle leggi Ue. "Inoltre – continua – vogliamo sapere se l’accordo italiano tiene conto delle indicazioni contenute nella Raccomandazione (della Commissione Ue, ndr) del 26 marzo 2019 sulla sicurezza del 5G e nel Toolbox del 29 gennaio 2020, con la necessità di garantire e preservare la sovranità e l'autonomia nazionale ed europea rispetto a possibili ingerenze straniere”.

Secondo Bonfrisco, “l’ambizione di Pechino è quella di alimentare la propria crescita nel campo sanitario e tecnologico anche all’estero. Altri aspetti da tenere presenti sono poi la scarsa trasparenza sulla diffusione del Covid-19 e l’uso controverso dei dati personali da parte della Cina. Si tratta di questioni che sollevano molti interrogativi, così come dichiarato chiaramente anche dal leader della Lega Matteo Salvini. Ma l'Italia non è sola, come dimostrano le parole del segretario di Stato americano Mike Pompeo, il quale ha dichiarato che quando questa emergenza virus terminerà sarà valutata la risposta del mondo intero” conclude.