mercoledì 27 febbraio 2019

VENEZUELA: LO STATISTA INVOCA CRISTO, I PRESIDENTI LA GUERRA




MADURO SI APPELLA AL PAPA PER IL DIALOGO
TRUMP MINACCIA L’INTERVENTO MILITARE USA
MATTARELLA ESIGE CHE L’ITALIA APPOGGI IL GOLPE
MA TACE SULLE BOMBE SARDE NELLO YEMEN

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Ogni giorno che passa Nicolas Maduro mostra a chi vuole vederli un volto umano ed una mente geniale. Ogni istante che passa i mondialisti spalancano le loro fauci assetate di sangue e di petrolio solo per digrignare i denti contro il socialismo bolivariano reo secondo il mainstream occidentale di essere una dittatura armata che soffoca nel sangue i rigurgiti di libertà dell’opposizione ed i diritti umani. Prima di questa breve riflessioni evocata dall’intrusione a gamba tesa dello strapotere mummificato nel Quirinale è doverosa una lapalissinia premessa: in Venezuela vige una democrazia che, a torto o ragione, è imperfetta come lo furono o sono tutte le repubbliche del pianeta e della storia: l’Atene aeropagita condannò all’ostracismo lo stratega eroe di Maratona Aristide perché voleva destinare ai cittadini della polis l’argento delle miniere anziché impiegarlo per costruire navi da guerra come voluto da Temistocle; la Washington di Barack Obama ha seminato distruzione e fame in mezzo mondo con bombe intelligenti che solo in Siria ed Irak hanno causato 1.161 morti accertati tra gli inermi civili, senza alcuna autorizzazione Onu; la Gran Bretagna e la Svezia multiculturali e progressiste hanno accolto così tanti musulmani da non avere abbastanza poliziotti per indagare sulle violenze sessuali su minorenni e bambine inglesi e svedesi; la Roma ladrona garantisce aurei vitalizi a politici anche pregiudicati e costringe gli sfrattati di esosi mutui paranatocistici e pseudousurai al suicidio. Nel 2019 nonostante l’Onu, il suo Alto Commissariato per i Diritti Umani e l’Organizzazione Mondiale della Sanità in molti paesi del G8 la salute è un bene di lusso: per i poveri senza assicurazione negli Stati Uniti le cure sanitarie sono un miraggio, in Italia un sogno, che si concretizza dopo interminabili attese, simili a quelle per le pensioni di invalidità e gli assegni di accompagnamento a volte riconosciuti all’avente diritto quando è ormai morto. Orbene, in questo panorama terzomondista dove un italiano su tre rinuncia a chiedere giustizia a causa di un sistema giudiziario al collasso in cui 7 su dieci non credono, si sentiva proprio il bisogno che il senescente inquilino del Colle, Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura nonché, purtroppo, della Repubblica Italiana rompesse il suo cogitabondo silenzio per occuparsi di una nazione straniera e, con un monito fatalmente ed intrinsecamente guerrafondaio, invitasse un Governo gialloverde finalmente senziente e pensante ad appiattirsi sulle posizioni dell’Unione Europea per firmare una bella “giustificazione di guerra” agli sceriffi nordamericani che dopo aver sterminato gli indiani nativi si sentono il dovere morale di ammazzare ogni presunto dittatore che non è di loro gradimento. «Non ci può essere incertezza nè esitazione nella scelta tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza» dichiara, probabilmente bruscamente destato dal suo torpore dinnanzi i guai italiani (dalla mafia siciliana a quella nigeriana), il presidente Sergio Mattarella “chiedendo senso di responsabilità e chiarezza in Italia per il Venezuela su una linea condivisa con gli alleati e i partner europei” aggiunge l’Ansafuori dalle virgolette, probabilmente sentendosi ormai autorizzata dal mainstream mondialista a completare le frasi di un capo di stato…



IL QUIRINALE CONTRO MADURO COME CONTRO GHEDDAFI

Il 17° presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il suo successore Sergio Mattarella

Sembra di essere tornati indietro al 2011 quando il suo predecessore Giorgio Napolitano, forte del suo ruolo presidenziale di Capo supremo delle Forze Armate, chiuse l’allora premier Silvio Berlusconi e gli impose di concedere agli Usa l’utilizzo delle basi per bombardare in Libia ed uccidere il malvagio tiranno Muhammar Gheddafi che aveva pure l’aggravante – concausa del movente bellico – di essere “amico” del leader di Forza Italia. Il cavaliere acconsentì al maligno tradimento, sperando di salvare forse il suo governo già minato dagli occulti golpisti tramanti a sua insaputa, forse il suo impero finanziario, forse la pelle ricordando Aldo Moro, forse la libertà di vivere a Milano pensando a Bettino Craxi. Ma siccome, dalla storia biblica in poi, i fedifraghi scontano le proprie pene già sulla terra. finì disarcionato dalla sella politica e anche dal titolo: ma evitò la galera che ne avrebbe fatto invece un martire giudiziario. Sono passati quasi 8 anni da quel 19 marzo in cui fu sferrato l’attacco dei cacciabombardieri Mirage francesi a Bengasi, la Libia, frammentata da lotte fratricida, non ha ancora un capo dello Stato. Nel frattempo c’è stata la guerra in Siria e pertanto Russia e Cina hanno imparato la lezione, pertanto è ormai vana la ricerca di un’egida del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per la guerra ad uno stato sovrano in cui Mosca e Pechino porrebbero il veto. Ecco perché agli Usa, per l’intervento militare in Venezuela a sostegno dei golpisti filoamericani da loro finanziati e cresciuti, oggi basta solo l’avallo dell’Unione Europea incuranti delle conseguenze di un’ennesima provocazione al pacifico orso del Cremlino Vladimir Putin che continua a fare la politica del temporeggiatore. Purtroppo per il Pentagono su Caracas ci sono gli occhi puntati della Repubblica Popolare Cinese che ha prestato 40 miliardi di dollari come anticipo sulle forniture petrolifere degli smisurati giacimenti dell’Orinoco e potendo vantare il record mondiale di esecuzioni di pene capitali non si farebbe grossi problemi a scatenare un olocausto di perdite umane.



MATTARELLA RICHIAMA ALL’ORDINE DI GUERRA


In questo scenario pre-apocalittico il taciturno inquilino del Quirinale, espressione di una maggioranza politica del Partito Democratico spazzata via alle recenti elezioni politiche, si sente il dovere di richiamare il Governo italiano all’ordine: che di fatto si tramuterebbe in un’ordine di guerra, per passiva o attiva che potesse poi configurarsi. In questo pandemonio disumano in cui l’astuzia diabolica dei cospiratori ha violato cento, mille volte ben più dei diritti umani, tanto che i reparti speciali dell’Usaf americana hanno liberato 40 jihadisti Isis da una prigione talebana in Afghanistan per elitrasportarli non si sa dove, il potere mummificato rosso sbugiarda sé stesso offendendo la dignità di una repubblica fondata sul socialismo bolivariano cattolico che è forse quanto di migliore si sia mai visto nella storia dell’umanità di sinistra. Ho già scritto articoli su Gospa News e su Sputnik News (multimedia russo) per ribadire che quanto sta accadendo in Venezuela è soltanto frutto della perversa ingordigia americana che si arrampica sugli specchi della democrazia negata senza vedervi il volto deforme della propria totalmente incompiuta e pertanto assai simile. Chi commenta miei articoli e miei post sui social criticandomi (nel 99 % dei casi senza averli letti) deve sapere che il Venezuela lo conosco indirettamente e un pochino direttamente. Perché un anno orsono ho avuto la fortuna di vivere un brevissimo flirt con un’avvenente venezuelana giunta in Italia con l’asilo politico e soggiornante in Piemonte da parenti. Era arrivata in aereo nel 2017, aveva stupendi occhi leggermente a mandorla, eleganti abiti e scarpe, era laureata in Pedagogia, la sua pelle olivastra era sinuosa di ampollose forme persino un po’ esuberanti e tutto lasciava trasparire tranne che fosse profuga di un paese ridotto alla fame. Sperava che cadesse presto il dittatore Maduro da lei opportunisticamente odiato per tornare nel suo Venezuela dove evidentemente non aveva mai vissuto così male… Discutemmo proprio perché già allora avevo avuto il presentimento che Caracas stesse scontando il tentativo di un golpe come Damasco e Kiev, guarda caso tutti paesi ricchi di risorse del sottosuolo: una discussione che certo non giovò all’armonia di coppia… Proprio per questo quando terminò la nostra fugace frequentazione indugiai con attenzione sulle cronache dei media internazionali sul Venezuela per trovare conferma o smentita alle mie intuizioni E più leggevo della repubblica maduregna e più mi convincevo che non era così infame come alcuni occidentali volevano farcelo vedere. Gli studi approfonditi sul Socialismo Bolivariano di Hugo Chavez nelle ultime settimane me ne hanno date ulteriori certezze mai venute meno nemmeno durante momenti di preghiera a Gesù Cristo nella ricerca di un’illuminazione interiore dallo Spirito di Dio. Anzi proprio la scoperta che la popolazione in quel mirabile paese dei Caraibi baciato dall’eterno sole è al 90 % cattolica, grazie al riconoscimento costituzionale della libertà religiosa che manca in moltissimi paesi dell’Onu, mi ha dato la certezza che gli stati canaglia sono ben tutt’altra cosa e spesso, ma non sempre, sono governati da teocrazie musulmane amiche degli Usa.



MADURO “AL SERVIZIO DI CRISTO” CHIEDE RISPOSTE AL PAPA

La benedizione di Papa Francesco al presidente venezuelano Nicolas Maduro il 17 giugno 2013 durante il primo incontro ufficiale in Vaticano (Photo by Vatican ). Un successivo incontro improvviso ed urgente avvenne il 24 ottobre 2016 per affrontare le spinose questioni della crisi politica ed economica. 

Le parole con cui oggi lo stesso Maduro risponde al mondo intero meriterebbero di essere scolpite nel cuore di ogni statista del mondo, ivi compreso quello di Mattarella ammesso che ne abbia ancora uno… «Ho inviato una lettera a papa Francesco spero che sia in viaggio o che sia arrivata a Roma, al Vaticano, dicendo che io sono al servizio della causa di Cristo – ha detto il legittimo presidente della Republica Bolivariana del Venezuela in una intervista a Sky TG24 – E con questo spirito gli ho chiesto aiuto, in un processo di facilitazione e di rafforzamento del dialogo, come direzione. Io chiedo al Papa che produca il suo miglior sforzo, la sua volontà per aiutarci nella strada del dialogo. Speriamo di ricevere una risposta positiva». Ma nei giorni scorsi i media del mainstream, il consigliere militare fraudolento della Casa Bianca, John Bolton, gli europarlamentari, nessuno si è soffermato sull’apertura di Maduro ad un dialogo con l’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò da cui ha subito ricevuto un netto rifiuto. Senor Nicolas, come se fosse davvero illuminato dal Cielo o da qualche statista cristiano come Putin, però non sbaglia una mossa. A chi lo accusa di tenere il popolo alla fame (conseguente a sanzioni e inflazione creata ad hoc dalle agenzie di rating, ma per l’Onu resta paese ad “alto sviluppo umano”, leggi sotto articolo Maduro, il Gheddafi latino fa paura col Petrocoin) ha risposto chiedendo alla Banca d’Inghilterra 15 tonnellate di una parte dell’oro che Caracas ha lì conservato; ma Londra da quest’estate gli risponde picche. A chi gli ha chiesto nuove elezioni presidenziali ha risposto che convocherà a brevissimo nuove elezioni parlamentari per saggiare la forza politica dell’opposizione che nel 2015 conquistò la maggioranza dell’Asemblea Nacional proprio grazie ad una campagna di manipolazione mediatica costruita su scontri di guerriglia sucidida dei manifestanti guidati da Leopoldo Lopez. Al machista Trump, che ha ribadito che l’opzione “militare” è sul tavolo, ha fatto rispondere da una donna (ah, ah, ah): la vicepresidente Dulcy Rodriguez, la viragica politica che giovedì scorso ha già ribadito la sua risposta in un chiaro ritornello chavista “el pais no se vende, el pais se defende” pronunciato davanti a migliaia e migliaia di venezuelani in marcia coi lavoratori dell’azienda petrolifera Pdvsa. Una folla che ascoltava, urlava “americano ladrones” ma anche ballava, cantava e pregava in barba alla presunta carestia. I loro occhi erano gioiosi, le loro labbra sorridenti, i loro sorrisi giocondi ma nessun media occidentale ha fatto un reportage scritto o video della manifestazione, soltanto Russia Today Espanol, Sputnik Espana e Gospa News…




IL SILENZIO DI MATTARELLA SULLE BOMBE SARDE NELLO YEMEN


Amal Hussain, denutrita e infine morta di stenti: immagine della fame nello Yemen (clicca per leggere l’articolo) devastato dalle bombe, alcune delle quali prodotte in Sardegna.

In quel video di due ore non ci sono comparse: ci sono i volti di venezuelani distesi e festanti, qualcuno un po’ preoccupato, ma tutti con le guance tonde e paffute. Ben diverse da quelle di migliaia di macilenti bambini morti di stenti nello Yemen per la guerra civile tra varie fazioni che comprendono gli alleati di Washington dell’Arabia Saudita e i miliziani jihadisti di Al Qaida. Secondo l’ONU, tra marzo 2015 e aprile 2016 fra 7.400 e 16.200 persone sono morte in Yemen, di cui civili fra 4.125 e 10.000. Secondo il presidente dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (fonte Bbc) la coalizione a guida saudita ha causato il doppio delle vittime civili rispetto a tutte le altre forze messe insieme, quasi tutte in conseguenza degli attacchi aerei. Ma tutto ciò non sembra avere la priorità sul tavolo politico di Mattarella. «Nello Yemen 1,8 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta e 400.000 di loro versano nella sua forma più grave e pericolosa: la malnutrizione acuta grave – scrive l’Unicef – Il 40% di questi bambini a rischio imminente di morte per fame si trovano nella città portuale di Hodeidah e nei governatorati vicini, dove infuria la guerra. Ogni anno, 30.000 bambini yemeniti muoiono a causa della malnutrizione». Ma tutto ciò non interessa al presidente italiano: in 10 pagine di ricerca su Google non c’è una sola parola, un solo titolo che metta in connessione una dichiarazione di Mattarella con lo Yemen: c’è la visita diplomatica della nuova ambasciatrice per ricevere le credenziali di protocollo nel 2016; ci sono solo le manifestazioni di strada nel Sulcis, in Sardegna, dove una fabbrica tedesca produce le bombe che vengono esportate nello Yemen in sfregio ad una risoluzione dell’Unione Europea per i soliti cavilli burocratici di una vendita mediata da altri paesi ed il rimpallo di responsabilità sull’export di armi tra i Dicasteri della Difesa e degli Esteri «Il ministero della difesa è comunque coinvolto – ribadì a suo tempo il coordinatore nazionale della Rete Italiana Disarmo, Francesco Vignarca – perché grazie agli accordi militari che l’Italia può stipulare con vari Paesi, la procedura di autorizzazione può essere in qualche modo bypassata, come aveva denunciato, da parlamentare, anche l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella». I sardi, si sa, sono di capoccia dura e dove aver gridato inutilmente ai quattro venti quella vergogna per circa due anni e nel novembre 2018 andarono a sbandierarla in Piazza del Quirinale. Che restò muto: come sempre sulle questioni scottanti che non siano nel carnet di priorità di europeisti e mondialisti.

Ecco perché il Venezuela non ha bisogno di altre bombe, né ignoranti né intelligenti. Ecco perché non resta che unirsi all’auspicio benefico di Maduro e, servendo la causa di Cristo, aspettarsi una mediazione del Papa per il Venezuela; una riposta diplomatica illuminata dalla stessa Fede, Speranza e Carità con cui nell’Angelus di domenica ha pregato per lo Yemen prima di partire per Abu Dhabi e raggiungere gli Emirati Arabi Uniti nella prima visita di un Pontefice della Chiesa Cattolica nella penisola musulmana.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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