venerdì 27 marzo 2020

LE VERITA' DI KAREN HUDES SU CHI CONTROLLA VERAMENTE IL MONDO: ILLUMINATI, GESUITI, CARTELLO BANCARIO, SISTEMI CORROTTI DI POTERE. E SAPETE PERCHE' TENGONO LE CHIESE CHIUSE? RIVELAZIONI ESCLUSIVE!

LE SPECIE NON TERRESTRI PIU' PERICOLOSE SI TROVANO AI VERTICI DEL POTERE....

LORO SONO QUI E CONTROLLANO TUTTO
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LITURGIA DEL GIORNO

La Liturgia di Venerdi 27 Marzo 2020

Venerdì della IV settimana di Quaresima

Buon giorno, oggi venerdì 27 la Chiesa... - Congregazione SS ...

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Viola 

Antifona d'ingresso
Salvami, o Dio, per il tuo nome, 
e nella tua potenza rendimi giustizia. 
Ascolta, o Dio, la mia preghiera, 
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca. (Sal 54,3-4) 

Colletta
Padre santo, che nei tuoi sacramenti 
hai posto il rimedio alla nostra debolezza, 
fa’ che accogliamo con gioia i frutti della redenzione 
e li manifestiamo nel rinnovamento della vita. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo... 

PRIMA LETTURA (Sap 2,1.12-22)
Condanniamolo a una morte infame.

Dal libro della Sapienza

Dicono [gli empi] fra loro sragionando:
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e chiama se stesso figlio del Signore.
È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri;
ci è insopportabile solo al vederlo,
perché la sua vita non è come quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
Siamo stati considerati da lui moneta falsa,
e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure.
Proclama beata la sorte finale dei giusti
e si vanta di avere Dio per padre.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».
Hanno pensato così, ma si sono sbagliati;
la loro malizia li ha accecati.
Non conoscono i misteriosi segreti di Dio,
non sperano ricompensa per la rettitudine
né credono a un premio per una vita irreprensibile.

Parola di Dio 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)
Rit: Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato. 

Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano i giusti e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore. 

Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. 

Canto al Vangelo (Mt 4,4b) 
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio! 

VANGELO (Gv 7,1-2.10.25-30
Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora giunta la sua ora. 

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». 
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Parola del Signore 

Preghiera dei fedeli
Avvicinandosi la sua ora, Gesù dà testimonianza al Padre. Con lui, giusto perseguitato, servo sofferente e solidale con noi fino alla fine, ci rivolgiamo al Padre dicendo: 
Fà che rimaniamo in te, Signore! 

Dona alla tua Chiesa il coraggio di scegliere Gesù Cristo, il Signore ieri, oggi e sempre. Ti preghiamo: 
Provvedi il tuo popolo di profeti e pastori, perchè compia un buon cammino sulla strada del Regno. Ti preghiamo: 
Assisti gli innocenti perseguitati e quelli che sono bisognosi di redenzione e di speranza. Ti preghiamo: 
Toglici dal cuore l'aggressività e il rancore verso chi ci turba con la sua diversità. Ti preghiamo; 
Donaci uno sguardo sincero quando esaminiamo i nostri sentimenti, le abitudini e le scelte di vita. Ti preghiamo: 
Per quanti patiscono violenza fisica e psichica. 
Per le minoranze che devono difendere i loro valori. 

O Signore, che ci hai redenti nel sangue del Figlio, custodisci nella prova, perchè rimaniamo miti e fiduciosi come l'Agnello cui dobbiamo la nostra salvezza. Egli vive e regna con te nei secoli dei secoli. Amen. 

Preghiera sulle offerte
La potenza di questo sacrificio 
ci liberi, Signore, dal peccato 
e ci faccia giungere più puri alle feste pasquali, 
principio della nostra salvezza. 
Per Cristo nostro Signore. 

PREFAZIO DI QUARESIMA IV 
I frutti del digiuno 

È veramente cosa buona e giusta, 
nostro dovere e fonte di salvezza, 
rendere grazie sempre e in ogni luogo 
a te, Signore, Padre santo, 
Dio onnipotente ed eterno. 
Con il digiuno quaresimale 
tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito, 
infondi la forza e doni il premio, 
per Cristo nostro Signore. 
Per questo mistero si allietano gli angeli 
e per l’eternità adorano la gloria del tuo volto. 
Al loro canto concedi, o Signore, 
che si uniscano le nostre umili voci 
nell’inno di lode: Santo... 

Antifona di comunione
In Cristo abbiamo la redenzione 
mediante il suo sangue, 
la remissione dei peccati 
secondo la ricchezza della sua grazia. (Ef 1,7) 

Preghiera dopo la comunione
O Padre, questo sacramento 
che segna per noi il passaggio 
dall’antica alla nuova alleanza, 
ci spogli dell’uomo vecchio 
e ci rivesta del Cristo nella giustizia e nella santità. 
Per Cristo nostro Signore. 

Commento
Il Vangelo di oggi ci presenta il dramma di Gesù abbandonato dai capi della sua nazione. Gesù deve nascondersi, e il popolo non sa cosa pensare di lui, perché i capi religiosi della nazione non credono nella sua dignità di Messia. I farisei non credono in Gesù, perché lo giudicano secondo i principi formali del sabato e delle abluzioni rituali, e non penetrano in profondità nel suo insegnamento. I sacerdoti rifiutano Gesù per motivi politici. Che cosa ne è di lui oggi, fra di noi? Le parole di Gesù che attestano la sua identità ed invitano a credere, non si scontrano oggi nel nostro mondo con simili difficoltà di credibilità? 
Quali sono le cause della debolezza della nostra fede? Sicuramente le forme attuali di pensiero sembrano diverse da quelle del tempo di Gesù, e non si tratta sempre di formalismo religioso. È a volte scientifico, a volte legato ai costumi. Anche le considerazioni politiche si formano in modo diverso pur essendo comunque essenziali. I marxisti non sono i soli ad aver rifiutato la fede nel nome di una teoria politica. Le società del consumo, nella corsa al benessere materiale, fanno in pratica la stessa cosa, anche se non la teorizzano. E noi, siamo capaci di credere in modo da assumere la responsabilità del dramma di Gesù e, con lui, di esporci al rifiuto, al giudizio degli altri, o ancora di lasciarci implicare in qualche conflitto con chi ci sta intorno? Si può trattare semplicemente di un conflitto all’interno della Chiesa a motivo del formalismo morale, o un conflitto all’interno di una società laica nella difesa del bene, del prossimo e dei suoi diritti alla vita e a una giustizia equa. Che cosa abbiamo fatto per introdurre nella vita sociale e politica dei nostri paesi, che conoscono il Vangelo da secoli, i principi dell’amore del prossimo? Non meritiamo forse il rimprovero di Gesù, perché non osserviamo la legge divina, perché uccidiamo e nuociamo agli altri?

giovedì 26 marzo 2020

Il coronavirus potrebbe essere una "chimera" di due virus diversi, suggerisce analisi

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In pochissimo tempo, abbiamo imparato molto sul COVID-19. Il numero di articoli scientifici su questo argomento è continuamente in aumento, ma ci sono ancora molte dubbi per quanto riguarda le sue origini. In quali specie animali è sbucato fuori la prima volta il virus? Un pipistrello, un pangolino o altro? Da dove proviene? La risposta è incerta.

Le prime 41 persone ricoverate in ospedale hanno raccontato di aver attraversato un mercato situato nel cuore della città di Wuhan, nella provincia di Hubei. Tuttavia, secondo uno studio, il primo caso umano identificato non ha frequentato questo mercato. Invece, una stima della datazione molecolare basata sulle sequenze genomiche SARS-CoV-2 indica un'origine a novembre; ciò solleva interrogativi sul legame tra questa epidemia e la fauna selvatica.

Il genoma SARS-CoV-2 è stato rapidamente sequenziato dai ricercatori cinesi: si tratta di una molecola di RNA di circa 30.000 basi contenenti 15 geni (per confronto, il nostro genoma ha circa 3 miliardi di basi e contiene circa 30.000 geni). Analisi genomiche comparative hanno dimostrato che la SARS-CoV-2 appartiene al gruppo dei Betacoronavirus, molto vicino al SARS-CoV, responsabile di un'epidemia di polmonite acuta del 2002.

È noto che i pipistrelli del genere Rhinolophus costituivano il serbatoio di questo virus e che un piccolo carnivoro, la civetta delle palme mascherata (Paguma larvata), potrebbe essere stato l'ospite intermedio tra i pipistrelli e i primi casi umani. Il 7 febbraio 2020 gli scienziati hanno confermato che un virus ancora più vicino alla SARS-CoV-2 era stato scoperto nel pangolino.

Si è finalmente scoperto il mezzo di veicolazione del virus? No. Recentemente, uno studio (ancora in esame) ha mostrato che il genoma del coronavirus isolato dal pangolino malese (manis javanica) è meno simile alla SARS-Cov-2, con solo il 90% della concordanza genomica. Solo una regione specifica della proteina S, quella che consente al virus di entrare nelle cellule umane, è simile al 99% a quella del nuovo coronavirus.

Al contrario, il virus RaTG13 isolato dal pipistrello è altamente divergente da questa regione specifica (solo il 77% della somiglianza). Ciò significa che il coronavirus isolato dal pangolino è in grado di entrare nelle cellule umane, mentre quello isolato dal pipistrello no. Questi confronti genomici suggeriscono che il virus SARS-Cov-2 sia il risultato di una ricombinazione tra due diversi virus, uno vicino al RaTG13 e l'altro più vicino a quello del pangolino. In poche parole, una chimera tra due virus preesistenti.

Questo meccanismo di ricombinazione era già stato descritto nei coronavirus, in particolare per spiegare l'origine della SARS-CoV. Perché si verifichi la ricombinazione, inoltre, i due virus divergenti devono aver infettato contemporaneamente lo stesso organismo. Resta ancora una domanda senza risposta: in quale organismo è avvenuta questa ricombinazione?


Ricordate la Sars, la Suina, l'Aviaria? Ecco che fine hanno fatto

QUANDO PENSAVAMO DI ESSERCI LASCIATI IL PEGGIO ALLE SPALLE. MAI ABBASSARE LA GUARDIA....

Debellate o domate. Le grandi emergenze sanitarie che hanno allarmato il mondo sono ricordi sbiaditi. Hanno mietuto vittime ma meno di un'influenza di stagione

Il morbo della mucca pazza è stato debellato, il virus della Suina è stato domato dal vaccino antinfluenzale stagionale, l'Aviaria resta un grave problema veterinario ma non è più pericoloso per l'uomo. Le grandi emergenze sanitarie sembrano dei ricordi sbiaditi e soppiantati dalla new-entry che sconvolge il mondo: l'Ebola. Ma sembra un copione già visto: prima i casi striscianti di malati, poi qualche morto ed ecco sale la febbre di una possibile pandemia. Così scatta il piano di emergenza planetario e l'Oms dichiara la guerra totale a questo o quel virus che potrebbe decimare la terra. Con tutte le ricadute economiche che questo comporta: milioni di dosi vaccinali poi buttati al macero, sistemi di sicurezza estremi, controlli serrati dove non ce ne sarebbe bisogno, miliardi di euro o dollari in fumo, psicosi generalizzata. E alla fine, vere e proprie pandemie non se ne sono ancora viste. Per ogni virus accertato i morti ci sono stati, certo, ma sempre meno di quanti ne miete ogni anno una banale influenza stagionale. In Italia, per esempio, quest'anno – stagione tranquilla -si prevedono circa 4 milioni di casi di influenza e si stimano 6-7000 morti: il doppio di quanti ne ha fatti Ebola in tutta l'Africa. E di molti altri virus «letali» diventati ormai un ricordo.

MUCCA PAZZA

Diagnosticata per la prima volta nel Regno Unito, il morbo della mucca pazza (Bse), ha segnato profondamente la filiera alimentare e nel 2001 ha sterminato gli allevamenti bovini d'Europa. I tecnici allora predissero migliaia di morti perché l'agente infettivo, il prione, poteva colpire l'uomo con la cosiddetta variante della Creutzfeldt Jakob, malattia degenerativa neurologica. Alla fine il bilancio è stato di 163 morti. Ora la bistecca con l'osso non è più un sogno dei carnivori e della Bse non c'è più traccia.

SARS

Nel 2002 è arrivata la Sars. La polmonite asiatica che ha monopolizzato i tg di tutto il mondo. In Italia la paura fu ingigantita dalla morte di Carlo Urbani, il virologo che aveva scoperto il virus e ne era rimasto contagiato pochi mesi prima. Alla fine la Sars ha colpito soltanto il Sudest asiatico e il Canada, registrando 8 mila casi di contagio e 880 morti. Del suo passaggio resta solo una ricca rendita dei produttori di mascherine. Della Sars oggi non c'è più traccia: il virus è tornato nel suo habitat naturale perché ha perso le caratteristiche aggressive.

AVIARIA

Appena tre anni dopo però l'allarme ritorna in tutto il mondo, con il nome tecnico di H5N1. L'influenza aviaria, la febbre dei polli, era pronta a irrompere in tutto il pianeta e a fare, secondo l'Oms «almeno un milione di morti». In realtà i decessi si sono fermati a 369 a dispetto degli esperti che l'avevano paragonata alla Spagnola, del 1918, o all'Asiatica del '57-'58. Nel frattempo, solo in Italia sono state stoccate 40 milioni di dosi di antivirali mentre gli Usa hanno acquistato 192 milioni di dollari di Tamiflu. L'Aviaria, però, rimane tuttora un grosso problema di carattere veterinario e nessuno esclude che il virus, presente in modo ancora così massiccio negli animali, possa trasmettersi all'uomo e diventare così altamente infettivo.

SUINA

Il Virus H1N1, per l'Oms doveva scatenare la prima pandemia del ventunesimo secolo. È scoppiato nel 2009 con i primi focolai in Messico e ha causato circa 18mila morti accertate e ha contagiato 482mila persone. Ma non c'è stato nulla di drammatico se non i 229 milioni di dosi di vaccini negli Usa mandati al macero. Del resto, il numero delle vittime è risibile rispetto a quelle che miete l'influenza invernale, che ogni anno uccide tra 250mila e 500 mila persone nel mondo. Il virus H1N1 ora è stato inglobato nel normale vaccino antinfluenzale e non fa più paura a nessuno.

Coronavirus, Roche fornisce gratuitamente il tocilizumab e assistenza ai medici

Roche Italia schiera le sue forze e il suo network a sostegno del personale sanitario e delle istituzioni che sono in prima linea nel fronteggiare l'emergenza coronavirus, dei pazienti e dei giovani delle zone più colpite. Il gruppo si impegna a fornire gratuitamente per il periodo dell'emergenza, tocilizumab (RoActemra) a tutte le Regioni che ne facciano richiesta.


Roche Italia schiera le sue forze e il suo network a sostegno del personale sanitario e delle istituzioni che sono in prima linea nel fronteggiare l’emergenza coronavirus, dei pazienti e dei giovani delle zone più colpite. Con una lettera inviata al Ministro della Salute e a tutti i Presidenti delle Regioni, l’azienda farmaceutica leader nella si è messa a disposizione del sistema in affanno.

“Come azienda che opera nelle scienze della vita, raggiungiamo ogni giorno milioni di italiani con farmaci e test diagnostici e in questa situazione di emergenza sentiamo ancora più forte la responsabilità del nostro ruolo sociale. Tempi straordinari richiedono sforzi altrettanto straordinari. Se vogliamo lasciare un’impronta, come Azienda e come persone, dobbiamo pensare in maniera diversa e mettere a disposizione del Paese le nostre competenze e le nostre risorse. Grazie all’ascolto di diversi interlocutori, abbiamo individuato quattro aree di bisogno alle quali vogliamo rispondere con interventi capillari su tutto il territorio”, sottolinea il Presidente e Amministratore delegato di Roche Farma Maurizio de Cicco che si fa portavoce anche dei colleghi di Roche Diabetes Care e Roche Diagnostics.

Con l’operazione “Roche si fa in 4”, l’azienda ha deciso di rispondere innanzitutto al bisogno più urgente indotto dalla pandemia: la necessità di disporre di farmaci utili a contrastare l’aggravamento delle condizioni di salute dei pazienti positivi al virus SARS-CoV-2. Il gruppo si impegna a fornire gratuitamente per il periodo dell’emergenza, tocilizumab (RoActemra) a tutte le Regioni che ne facciano richiesta, fatte salve le scorte necessarie a consentire la continuità terapeutica ai pazienti affetti da patologie per cui il prodotto è autorizzato. Il farmaco, attualmente impiegato per il trattamento dell’artrite reumatoide, non è indicato per il trattamento della polmonite da Covid-19, ma la comunità scientifica sta dimostrando interesse al suo utilizzo dopo l’inserimento nelle linee guida cinesi.

Oltre alla donazione del farmaco, l’Azienda ha dato la propria disponibilità ad AIFA per avviare uno studio clinico sull’efficacia e sicurezza di tocilizumab anche in questi pazienti.

Inoltre, fino alla risoluzione dell'emergenza, l’azienda mette a disposizione gratuitamente il servizio di telemedicina integrata per le persone con diabete che consente la comunicazione della cartella clinica Smart Digital Clinic e l’app mySugr.

Il secondo bisogno individuato riguarda l’onda d’urto che ha investito il personale sanitario, la Protezione Civile e le associazioni di volontariato che non hanno risorse sufficienti per arginare, gestire e indirizzare appropriatamente le crescenti richieste della cittadinanza. Roche vanta un personale altamente specializzato, circa 1.000 persone, il 50% delle quali opera capillarmente su tutto il territorio e possiede un titolo di laurea in materie scientifiche, un capitale umano che può essere, parzialmente e su base volontaria, messo a disposizione del sistema, per offrire supporto e consulenza telefonica collaborando con chi già svolge questo difficile compito.

La terza emergenza cui Roche intende offrire un supporto concreto, riguarda le strutture sanitarie che operano con mezzi economici e dotazioni insufficienti rispetto all’entità del fenomeno. Roche, in collaborazione con Cittadinanzattiva e FIMMG, si impegna a erogare 1 milione di euro per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza individuale, mascherine e occhiali protettivi, per i medici di medicina generale che in questo momento ne sono sprovvisti. Questa operazione include anche una precedente donazione di caschi per la ventilazione dei pazienti ricoverati in terapia intensiva.

L’isolamento sociale forzato è all’origine del quarto bisogno individuato, una condizione che richiede notevole dose di pazienza e resilienza emotivo-psicologica, soprattutto da parte delle giovani generazioni. Roche, in partnership con un importante editore, dà avvio alla campagna “Stai a casa, leggi un libro”, rivolta agli under 25 dei territori in cui opera: in collaborazione con gli Assessorati alla Cultura di Milano e Monza Brianza, regalerà un libro accompagnato da materiale informativo utile ad aumentare la consapevolezza delle giovani generazioni sul tema della centralità del senso civico individuale e collettivo in una fase di emergenza sanitaria.

“Abbiamo ritenuto doveroso aderire all’invito del Presidente della Repubblica – afferma il Presidente e Amministratore Delegato di Roche Maurizio de Cicco – che ha raccomandato a tutti coesione assoluta e inderogabile impegno per fronteggiare l’emergenza. Un’azienda come la nostra non può non rispondere all’appello perché siamo parte integrante del sistema sanitario nazionale, a servizio dei pazienti, degli operatori sanitari e di tutto il Paese. Voglio cogliere l’occasione per testimoniare la nostra gratitudine ai medici tutti, agli infermieri, ai farmacisti, ai volontari, a tutti coloro che sono in prima linea per affrontare e superare una difficoltà che avrà il pregio di unirci ancora di più”.

La svolta di Ferrari: a Maranello pronta a produrre respiratori e ventilatori

DALLE PANDEMIE QUOTATE IN BORSA ALLA RICONVERSIONE DELLE PRODUZIONI. COME FARE CASSA IN TEMPI DIFFICILI. TUTTO IL BUSINESS DELLA SALUTE MINUTO PER MINUTO....


Risultato immagini per la Ferrari produrrà ventilatori polmonari


Anche il Cavallino Rampante vuole fare la sua parte nella lotta al Coronavirus. Con l’inizio del mondiale di Formula 1 rimandato a data da destinarsi e la produzione in stand by, la Ferrari vorrebbe mettere a disposizione i suoi impianti di Maranello per produrre respiratori polmonari da destinare poi alla rete sanitaria nazionale.


Il piano, in fase di definizione, vede la collaborazione di Magneti Marelli e di Siare Engineering International, azienda di Bologna leader nella produzione di ventilatori e respiratori. Il supporto della Ferrari e dei suoi operai permetterebbe di raddoppiare la produzione settimanale della Siare, dando così una risposta più efficace e pronta alle richieste del mercato. Va detto, però, che al momento si tratta solamente di un progetto in fase di studio e non è dato sapere se e quando la produzione di respiratori e ventilatori avrà inizio a Maranello.

Ventilatori e respiratori a Maranello: il piano Ferrari

Stando alle voci circolate nelle ultime ore, i vertici della casa di Maranello avrebbero approntato un piano per riconvertire gli impianti produttivi del modenese alla produzione di ventilatori e respiratori polmonari. Da tempo, infatti, le aziende sanitarie delle regioni italiane lamentano la carenza di questi macchinari, fondamentali nei reparti di terapia intensiva per la cura dei malati di Coronavirus. In questo progetto sono coinvolte la Magneti Marelli e Siare Engineering, azienda bolognese leader del settore.


Grazie al supporto della Ferrari, la Siare potrebbe raddoppiare la sua produzione settimanale. In questo modo riuscirebbe a produrre 300 respiratori in sette giorni, a fronte dei 150 che l’azienda bolognese “sforna” oggi. Si tratterebbe di 600 macchinari in più ogni mese, che potrebbero così essere distribuiti alle varie aziende ospedaliere che ne hanno fatto richiesta in questi giorni.

Non solo Ferrari: l’impegno del gruppo FCA contro il Coronavirus

Il caso-Ferrari, comunque, non è affatto isolato all’interno del gruppo Fiat Chrysler Automobiles. Il gruppo italo-statunitense, infatti, ha donato 10 milioni di euro a vari istituti di cura piemontesi in prima linea nella lotta al Coronavirus e ha messo a disposizione il supporto logistico per individuare altri respiratori fuori dai confini italiani e acquistarli, così da poterli importare nel più breve tempo possibile.

Inoltre, FCA ha messo a disposizione di Croce Rossa Italiana una flotta di mezzi per la distribuzione di alimenti e medicinali nelle città italiane a malati, anziani e a persone bisognose di assistenza.

Ritorna l’eugenetica?



Ci risiamo: Ritorniamo all’eugenetica di memoria nazionalsocialista? Hitler l’aveva imposta e in Germania si praticava correntemente. Sono stati tempi bui per l’intera umanità, non solo per l’Europa diventata tedesca con la conquista hitleriana. Tempi in cui il livello di civilizzazione ha raggiunto i punti più bassi. Ma ciò nonostante, in Europa si parla ora di “grande scrematura”. Se ne parla in Gran Bretagna, che con la Brexit sembrava si fosse liberata dalle pastoie comunitarie dell’Unione europea, per ritrovare interamente la sua sovranità. Ma se questa viene impiegata per consentire la “grande scrematura” sarà una sovranità da condannare, perché, bene o male, ci riporterà ai tempi bui del nazionalsocialismo hitleriano. E’ vero che l’eugenetica si praticava già in Gran Bretagna ed in America, sia pure in misure non di massa, come in Germania, ma è altrettanto vero che prima di allora mai in Europa si erano accettate forme simili di purificazione della razza. La differenza, tra l’altro, tra l’esperienza europea e quella inglese o americana, consisteva nella diversa ragione della “scrematura”. Fuori Europa i motivi erano pragmatici: ridurre le spese delle cure per i vecchi ammalati, per gli inabili e per i bambini considerati inguaribili. Per i nazionalsocialisti le motivazioni erano ideologiche. Sopprimendo gli ammalati e gli impuri, si contribuiva a migliorare la razza, a purificarla di tutte le scorie, a renderla ariana nella sua essenza. Il che non si capisce che cosa voglia significare realmente. Ma i miti sono duri a morire. Quando anziché la ragione è l’ideologia che ispira le azioni umane, c’è sempre da temere il peggio, c’è sempre il rischio di catastrofi immense. Ma siamo veramente giunti a questo punto ora? No, non ancora, ma potremmo arrivarci. Il tema è stato rilanciato da Boris Johnson e dai suoi consiglieri per la sanità in una recente conferenza stampa. A dire il vero il tema è stato quello della “grande scrematura”, cioè il ricambio delle generazioni, con la sostituzione dei vecchi con i meno vecchi. I costi della vecchiaia sono alti, quasi insopportabili, “e non sarebbe la prima volta – dice Ferrara sul foglio – che civilizzazione e natura si trovano alleate in una selezione demografica spinta”. Il che significherebbe, nella situazione attuale del corona virus, non curare i vecchi e lasciare che la pandemia faccia il suo corso. Ci penserà lei a selezionare quelli che sono in grado di farcela. Gli altri saranno sacrificati sull’altare della convenienza e della selezione naturale. Fa un certo effetto sentir dire queste cose. Cresciuti in un’Europa dalla profonde radici cristiane, oggi platealmente negate dalla cultura imperante, ci sembra inverosimile che questa stessa cultura assecondi la morte anziché la vita. E’ un rovesciamento dei valori e non possiamo non osservare che a mano a mano che i giorni passano notiamo un abbassamento di civiltà dove i valori e i principi cristiani vengono meno. Dove è stata confinata la dignità dell’uomo? I diritti umani di che cosa sono sostanziati, se non dalla consapevolezza che l’uomo ha una dignità irrepetibile, unica, universale. E senza dignità non ci possono essere diritti umani. Ci saranno i dettami delle nuove religioni: l’ambientalismo, la laicità, il politicamente corretto, il pansessualismo, ecc., ma non ci sarà un collante che lega l’uomo alla sua dignità ed al suo diritto all’infinito. La “grande scrematura” rimane una visione pagana, resa tra l’altro ignobile da motivi anche economici, oltre che ideologici. Se la Brexit della Gran Bretagna si macchierà anche di questo delitto, vorrà dire che si merita le astruserie di un premier noto per imboccarle tutte nel verso sbagliato. Uno che non si pettina da anni e che se lo fa è per spettinarsi, quali garanzie di serietà e di credibilità può offrire? Che qualche commentatore straniero critichi l’Italia per la sua decisione di curare tutti i vecchi colpiti dal virus, anziché lasciarli al loro destino, e senza preoccuparsi in primis delle conseguenze economiche, ci fa pensare che il nostro Paese sia ancora abitato da una comunità umana animata da pietas e da solidarietà con la vita. Che è sempre meglio, in ogni caso, della solidarietà con la morte e delle politiche per la purezza della razza ariana.


Le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus


Nel 1919, J. M. Keynes ha pubblicato una bellissima monografia sulle conseguenze economiche della pace. Si tratta della sua reazione alle condizioni imposte alla Germania per la sconfitta della prima guerra mondiale. Condizioni inique, secondo Keynes, che poi avrebbero portato a una grave crisi economica e sociale e alla nascita delle funeste ideologie del nazismo, del fascismo e del comunismo.

Lo stesso titolo potrebbe essere adatto per le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus che stiamo vivendo a livello mondiale. Si deve parlare di pandemia perché attualmente interessa più della metà dei paesi di tutto il mondo.

Le conseguenze economiche sono particolarmente gravi per l’Italia, ad oggi il secondo Paese con il maggior numero di contagi dopo la Cina.

Non è irrealistico ipotizzare, tenuto conto della durata e dell’intensità della curva dei contagi, che nel corrente anno si potrebbe registrare una perdita del prodotto interno lordo (PIL) fino ad un massimo di un mese, cioè 150 miliardi di euro. In tale ipotesi, la perdita di PIL si potrebbe collocare tra il 4 e il 5%, se non di più, con conseguenti effetti negativi sul tasso di disoccupazione. Attualmente, i principali Istituti di previsione collocano la perdita di PIL per il nostro Paese nel 2020 a causa del coronavirus tra l’1 e il 2%.

Le conseguenze sulle nostre finanze pubbliche sarebbero pesantissime, con una salita del rapporto tra debito pubblico e PIL sopra il 140%. Come conseguenza salirebbe lo spread tra il rendimentodei titoli pubblici italiani e quello dei titoli pubblici tedeschi e quindi un appesantimento del deficit al di là di quello che è consentito dalle regole europee. Attualmente, lo spread si sta avvicinando ai 300 punti base, con un aggravio per interessi sul debito pubblico dell’ordine dei 70 miliardi all’anno.

Bisogna pertanto prepararsi a questo preoccupante quadro e mettere in atto, fin da adesso, uno straordinario programma di investimenti pubblici e di politica industriale. In totale, dovrebbe trattarsi di 400 miliardi di euro in 5 anni, di cui 250 di investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali e 150 miliardi di investimenti del nostro sistema industriale, con particolare riguardo al salto verso la digitalizzazione e al conseguente aumento di produttività di cui abbiamo estremo bisogno per la nostra competitività. Ipotizzando un moltiplicatore degli investimenti molto contenuto, cioè 1,1 come media, avremmo un aumento del PIL di circa 80 miliardi di euro all’anno per cinque anni, cioè una crescita intorno al 4%. Si tratta della crescita di cui avremmo bisogno per il risanamento della nostre finanze pubbliche e per uscire dalla depressione della nostra economia, che ci accompagna danni, nell’arco di un quinquennio.
Coronavirus: il mondo occidentale punta al reshoring

I maggiori Paesi industrializzati, con in testa gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea, stanno operando per riportare in patria quote di produzione industriale emigrate all’estero negli ultimi decenni, con effetti pesanti sui loro livelli occupazionali. Si tratta del cosiddetto reshoring.

Il tema riguarda direttamente l’industria italiana e la necessità di sostenere questo processo con un’adeguata politica industriale, latitante da troppo tempo, salvo alcuni sporadici interventi riguardanti Industria 4.0.

L’obiettivo del reshoring è testimoniato dall’impegno della Commissione Europea (Un’industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica, 2012) di passare, entro il 2020, dall’attuale 16,5% del PIL legato al manifatturiero al 20%, a cui è seguita la cospicua allocazione di fondi comunitari destinati alla ricerca e allo sviluppo nel settore industriale.

Per quanto riguarda l’Italia, ciò significa un aumento del valore aggiunto industriale di quasi 70 miliardi di euro, con aumenti di notevole significato dei livelli occupazionali nel settore manifatturiero.

La via del reshoring è particolarmente sentita negli Stati Uniti d’America che ha perso notevoli quote di valore aggiunto industriale a favore soprattutto della Cina, con pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali e sull’andamento dei conti con l’estero. E’ questo il motivo per cui il Presidente americano Trump ha lanciato con determinazione la volontà di un forte rilancio della politica industriale per sostenere il reshoring. Tale politica è accompagnata da quella dei dazi all’importazione e dalle pressioni sulla Federal Reserve per abbassare i tassi di interesse, come è avvenuto di recente, per ridurre la forza del dollaro nei confronti delle principali valute.

Al di là di ogni giudizio che in questa sede non si desidera esprimere, tutto questo ha portato alla guerra commerciale dei dazi e ad una visione bilaterale nei rapporti economici internazionali rispetto alla visione del multilateralismo che ha caratterizzato il grande sviluppo economico del dopoguerra. Di fronte alle tendenze che sono state illustrate, è evidente che dobbiamo andare alla ricerca di un nuovo ordine economico mondiale, perché quello nato con gli accordi di Bretton Woods del 1944 è ormai entrato in una crisi irreversibile. E’ questa una delle grandi sfide che abbiamo davanti a noi: costruire un nuovo ordine economico mondiale.
Coronavirus: serve un cambio di paradigma

La pandemia di coronavirus che ha colpito tutto il mondo ci deve fare riflettere sui limiti della natura umana e sull’importanza di vedere il nostro futuro con humilitas, senza farci prendere da idee di onnipotenza come quelle del trans-umanesimo, del post-umanesimo e dell’intelligenza artificiale. Come ci ricorda Benedetto XVI nella Caritas in veritate, “Di fronte a questi drammatici problemi, ragione e fede si aiutano a vicenda. Solo assieme salveranno l’uomo. Attratta dal puro affare tecnico, la ragione senza la fede è destinata a perdersi nell’illusione della propria onnipotenza. La fede senza la ragione, rischia l’estraniamento dalla vita concreta delle persone” (n.74). Una visione questa, anticipata da Giovanni Paolo II nell’aureo libretto Fides et ratio del 1998 e ribadita da Papa Francesco nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium del 2013 e nell’Enciclica sociale "Laudato sì" sulla cura della casa comune del 2015.

In una recente indagine condotta insieme da Italia, Germania, Polonia e Russia sui giovani e la loro idea di futuro, risulta che il bene salute risulta al primo posto della graduatoria in tutti i quattro Paesi analizzati. All’ultimo posto della graduatoria troviamo l’interesse dei giovani per la religione e la politica. Grandi dovrebbero essere pertanto gli investimenti degli Stati per la cura della salute dei loro cittadini, comprese le fasce più deboli come gli anziani. La pandemia di coronavirus ci richiama a questa fondamentale realtà che certamente era stata sottovalutata, a partire dal nostro Paese.

Abbiamo toccato con mano, con la pandemia di coronavirus, che è sbagliato ridurre le risorse per la salvaguardia della salute dei cittadini. Se la salute dei cittadini viene meno, entra in crisi tutto il sistema economico.

E’ tempo di coniugare l'etica con l’economia e con il lavoro, con l’efficienza, con gli obiettivi aziendali, con la competizione internazionale. Eravamo arrivati ad un punto in cui la libertà sembrava senza limiti. Tutto è veloce, integrato e iper-connesso.

La pandemia di coronavirus è un esempio di globalizzazione cattiva che ci deve far riflettere per cambiare il nostro modello di sviluppo, come affermano Benedetto XVI e Papa Francesco.

A inizio 2020 ci accorgiamo che anche un virus proveniente dalla lontana Cina può arrivare subito da noi. Non solo quindi merci prodotte a basso costo che potevano portarci economie ed arricchimento, ma anche un virus che minaccia la salute di molti cittadini.

Il tanto inflazionato termine economia circolare non significherà forse che anche il negativo può tornarci indietro e non solo i vantaggi?

Non appena si sono diffuse le notizie sulla portata della pericolosità del coronavirus, i mercati finanziari di tutto il mondo sono entrati in fibrillazione, con perdite di molti miliardi dicapitalizzazione di borsa. In venti giorni, la Borsa di Milano ha perso più del 40% e quella di NewYork più del 20%. Bisogna quindi prenderne atto e agire subito. La sua diffusione, infatti, si sta ora allargando anche ad altri Paesi, come Francia e Germania e ciò rende necessario modificare le regole europee in materia di bilancio, rivedendo i limiti di spesa e la possibilità di investire in deficit.
Coronavirus: i numeri sulla sanità pubblica in Italia e all'estero

In Italia serve una sana unità nazionale in grado di tutelare la salute pubblica, il vero bene comune, e misure per intervenire a sostegno dell’economia del Paese anche derogando al patto di stabilità.

Quali misure ha finora messo in campo il governo italiano? Facciamo un sintetico raffronto con quanto fatto negli Stati Uniti, dove sono stati stanziati 850 miliardi di dollari per l’emergenza coronavirus ovvero il 4,4% del PIL. Ebbene, l’Italia ha stanziato 27,5 miliardi di dollari (25 miliardidi euro), pari all’1,2% del nostro PIL. In pratica, per fare come gli statunitensi, dovremmo stanziare circa 90 miliardi di euro.

È utile inoltre riflettere sul modello economico e produttivo “impostoci” dalla globalizzazione e al quale oggi siamo tutti abituati, quello della dipendenza dalla Cina. Infatti, con il crescere della “psicosi da contagio” il coronavirus è diventato il principale nemico per lo sviluppo economico mondiale.

Occorre tenere presente che esiste una correlazione tra gli impatti economici e il cosiddetto “effetto sorpresa”, legato alla paura, all’ansietà e alla perdita di fiducia. La paura influenza le decisioni degli individui e soprattutto quelle riguardanti gli investimenti, da cui dipendono la crescita del reddito e dell’occupazione. Dobbiamo prestare molta attenzione all’effetto “mandria”, seguendo come pecorele reazioni negative degli operatori economici.

Occorre rendersi conto che è giunto il momento di correggere le distorsioni di un’economia sempre più globalizzata, che pur essendo fonte di nuove opportunità e di vantaggi economici e culturali, mostra come la crisi di un Paese, in questo caso la Cina, condizioni gli stili di vita di tutte le altre nazioni. Ma il benessere di un popolo non può dipendere dall’economia di un solo Paese, per quanto grande possa essere, che ormai produce tutto ed è diventato la “fabbrica del mondo”. La Cina ha un peso del 18% sulla popolazione mondiale, del 17% come PIL, dell’11% sul commercio mondiale,del 10% sul turismo di tutto il mondo.È necessario che la politica economica e la politica industriale valorizzino le nostre imprese mettendole nelle condizioni di produrre in Italia (reshoring), soprattutto attraverso agevolazioni fiscali e alleggerimenti burocratici. Dobbiamo dire basta ad andare all’estero per produrre con manodopera a basso costo e senza tutele. Per questo abbiamo assoluto bisogno di una visione di lungo periodo della nostra economia, facendoci trovare pronti per la fine della pandemia o per la prossima pandemia o crisi.

Non c’è dubbio che occorre agire con celerità, per salvaguardare, tra l’altro, l’occupazione con misure a tutela di tutte le categorie interessate dai provvedimenti restrittivi. Auspicabili, in particolare, il sostegno al reddito con l'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali, compresa la cassa in deroga per i dipendenti delle piccole imprese e gli aiuti alle imprese con la sospensione a tempo, almeno per tre mesi, di contributi previdenziali, tassazioni, mutui e finanziamenti per garantire loro più liquidità, anche attraverso il potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese e le imprese artigiane per facilitare l’accesso al credito. Inoltre, bisogna stabilire degli automatismi per estendere i benefici, aumentandone la portata e tenendo conto dei gravi contraccolpi negativi segnalati dagli operatori nel settore del commercio e del turismo.
Coronavirus e globalizzazione

In questi momenti difficili, occorre più attenzione alle persone povere dei paesi in via di sviluppo, lottando contro la violazione dei diritti umani e della dignità delle persone.

La globalizzazione ha creato insicurezze e diseguaglianze, mettendo in pericolo anche valori fondamentali quali la dignità del lavoro, l’esercizio di una democrazia effettiva, l’affermarsi della politica ad esclusivo vantaggio degli interessi di pochi privilegiati, con l’unico obiettivo del profitto. In sostanza, ad una globalizzazione dei mercati, estranea ai diritti dei popoli, non è seguita, come affermava Giovanni Paolo II, una globalizzazione della solidarietà, ponendo l’uomo al centro dei processi di sviluppo con i suoi valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività.

La globalizzazione, come ci ricorda Benedetto XVI, ci ha resi più vicini ma non per questo più fratelli. La fratellanza umana è fondamentale per dare un futuro al nostro pianeta, soprattutto alle giovani generazioni, speranza di un mondo migliore.

In sintesi, per le conseguenze economiche della pandemia coronavirus occorre porre grande attenzione agli effetti sulla recessione mondiale e quella sui singoli Paesi, probabilmente sottovalutati; alla nuova architettura che bisogna dare alle politiche economiche, soprattutto, per quanto ci riguarda, a quelle dell’Unione europea con un forte riequilibrio tra politica fiscale e politica monetaria; ad un ripensamento dei vantaggi e degli svantaggi della globalizzazione; ad un organismo mondiale di prevenzione degli “eventi catastrofici” in seno alle Nazioni Unite per non trovarsi impreparati ad eventi come quelli della pandemia coronavisrus e ad altre gravi calamità conosciute almeno negli ultimi vent’anni; ad una maggiore coesione e unità di intenti da parte dei Paesi dell’Unione europea, soprattutto dopo l’evento doloroso della Brexit affinchè non possa ripetersi.

L’Unione europea per il suo futuro deve assolutamente superare la “sindrome” della famiglia in disaccordo, costruendo una famiglia unita su solide basi etiche e morali come ci hanno insegnato i nostri Padri fondatori. Serve un cambio di passo radicale ed occorre pensare al dopo in maniera nuova. Lo dobbiamo ai nostri giovani che sono la speranza di un mondo migliore.

Christine Lagarde e il “problema” longevità: come ti smantello lo stato sociale

POSSIAMO BIASIMARE IL REGNO UNITO SE HA PREFERITO TENERE LE DISTANZE DA CERTI AGUZZINI? E L'ITALIA QUANDO SI SVEGLIA? DALLE PAROLE DELLA LAGARDE, NEL 2012, L'AMMISSIONE IMPLICITA DI UN PIANO OMICIDA PER SFOLTIRE LA POPOLAZIONE, IN ACCORDO CON GLI ISTITUTI DI PREVIDENZA SOCIALE DIVENTATI ORMAI CENTRI DI POTERE FINANZIARIO PIU' CHE ENTI ASSISTENZIALI. TUTTO MOLTO POCO UMANO....



“Se si va in pensione prima, quando si è ancora in buona salute, è un costo, perché qualcuno te la deve pagare“.



Christine Lagarde sarà il nuovo presidente della BCE. Dalla padella alla brace. Riportiamo qui sotto un articolo del 2012, che potrebbe essere stato scritto oggi, tanto è attuale. La Lagarde, infatti, è una di quelle persone che pensano che il cittadino debba essere al servizio dell’economia. In particolare, dell’economia in mano ai di lei padroni. Alla faccia di chi pensa che l’economia serva a far vivere meglio i cittadini, specialmente gli anziani…

Per la Lagarde gli anziani non sono una ricchezza, ma un costo. (E.C.)

Sembra un paradosso, ma persino la longevità è diventata un nemico, se non da combattere, almeno da rendere inoffensivo: troppe spese per lo stato in pensioni e assistenza sanitaria. L’allarme lo ha lanciato Christine Lagarde. La soluzione proposta dalla direttrice dell’Fmi, nel classico stile neoliberista, sta nello smantellamento del sistema previdenziale.


Un enorme problema grava sull’Europa e sul mondo intero, e preoccupa economisti e statistici, tecnici e analisti di varie discipline. È già diverso tempo che se ne sente parlare, ma nessuno ancora aveva trovato la forza di denunciarlo a gran voce. Fino a l’altro ieri. È stata Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, a lanciare l’allarme e a mettere tutti in guardia contro il rischio più imminente per l’umanità: la longevità. Già, viviamo troppo a lungo, e secondo le stime siamo destinati a vivere ancora di più.
Vita media

La vita media sarà cresciuta di tre anni nel 2050. Ora, nella nostra ingenuità, potremmo pensare che in fondo vivere qualche anno in più su questa terra – pur con tutti i problemi e le storture da cui è afflitta – non sia una cosa poi così terribile; le nostre menti contorte potrebbero persino arrivare a gioire della notizia. Per fortuna ci ha pensato la signora Lagarde a ridare al fatto la gravità che merita. “Le implicazioni finanziarie del vivere più a lungo sono enormi – ha dichiarato ai media nel presentare il Global Financial Stability Report, il rapporto che l’Fmi diffonderà la settimana prossima durante i lavori primaverili a Washington e di cui sono stati anticipati due capitoli –; se nel 2050 la vita media si allungherà di 3 anni rispetto alle attese attuali, i costi già ampi dell’invecchiamento della popolazione aumenteranno del 50 per cento”. Nei prossimi anni le persone che invecchiano “consumeranno una quota crescente di risorse, pesando così sui conti pubblici e privati”. E sebbene gli enti che pagano le pensioni si siano preparati a questa evenienza, “le stime sono state fatte su previsioni che hanno in passato sottovalutato quanto le persone avrebbero vissuto”. La soluzione, per la direttrice del Fmi, è da ricercare in due semplici mosse, valide indistintamente in qualsiasi paese: aumentare i contributi versati da parte dei lavoratori ed alzare l’età pensionabile. Ovvero, pagare ancora più tasse ed andare in pensione ancora più tardi. E laddove si è già intervenuti a fondo su questi due fattori, non resta che “abbassate le prestazioni”, ovvero diminuire l’entità delle pensioni. È importante poi, ha ribadito la Lagarde, che i governi agiscano immediatamente e attuino le riforme strutturali necessarie per ridurre i rischi; riforme che “impiegano anni per dare i frutti” e che quindi vanno implementate subito, anche a costo di manovre molto impopolari. D’altronde si sa, ogni strumento è concesso quando si tratta di debellare – o perlomeno rendere inoffensivo – il terrificante spettro della longevità.
Risposta curiosa

È curioso vedere che la risposta fornita dal Fmi al “problema” della longevità consista nello smantellamento del welfare. La stessa risposta che il Fondo fornisce agli stati afflitti dal problema del debito pubblico, a chi gli chiede prestiti per la ricostruzione dopo una guerra o un disastro, a chi cerca fondi per lo sviluppo. Lo smantellamento del sistema previdenziale è, assieme alle privatizzazioni/liberalizzazioni del settore pubblico e alla riduzione dei diritti dei lavoratori, uno dei tre punti chiave di ogni ricetta neoliberista. Ma allora non sarà che la longevità, al pari del debito pubblico e dei vari disastri, è diventato l’ennesimo espediente utilizzato dal potere per mettere in pratica il suo progetto di prevaricazione sociale e distruzione dei diritti di cittadinanza? A ben vedere quel distopico mondo improduttivo che la Lagarde sembra vaticinare con le sue parole, in cui la popolazione che non lavora (e non produce) è troppa per essere mantenuta da quella produttiva, è ben lungi dal realizzarsi. Tant’è che la crisi economica attuale, al pari di tutte le crisi del capitalismo da un secolo a questa parte, è una crisi di sovrapproduzione. Produciamo persino di più di quanto, pur con i nostri acquisti compulsivi, riusciamo a consumare. Ma allora forse la Lagarde si è confusa, si è spiegata male. Probabilmente intendeva dire che nel 2050, quando buona i sistemi assistenziali e previdenziali saranno stati del tutto smantellati e una fetta enorme della popolazione sarà stata ridotta alla fame dalle ricette neoliberiste, allora la longevità sarà un problema. Non più per la società, per i longevi.

Coronavirus. Tutte le misure e gli stanziamenti del decreto anticrisi “Cura Italia”



Il Consiglio dei ministri del 16 marzo ha approvato il tanto atteso, ma anche molto discusso, decreto “Cura Italia”. Il provvedimento prevede l’adozione di misure utili a fronteggiare l’emergenza sanitaria per il mese di marzo. Nel mese di aprile sarà varato un nuovo decreto con misure aggiuntive. La dotazione finanziaria del decreto, necessario per sostenere l’economia italiana, è di 25 miliardi di euro, con la speranza di attivare flussi economici per oltre 350 miliardi di euro.

Alla fine del Cdm, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo e il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri hanno illustrato in una conferenza stampa il provvedimento che, a distanza di 24 ore, non è ancora stato pubblicato in Gazzetta ufficiale.

[Aggiornamento – Successivamente alla pubblicazione di questo post, il decreto è entrato in Gazzetta ufficiale: si può consultare cliccando qui].

Sono state previste misure per potenziare il Servizio sanitario nazionale, con nuove assunzioni di medici e di personale aggiuntivo per il ministero della Salute, per la Difesa e per l’Inail, e con la possibilità di mantenere in servizio personale che ha maturato i requisiti pensionistici.

Invece, sul fronte delle infrastrutture, il decreto sancisce la possibilità di requisire aree con la finalità di creare zone temporanee sanitarie. Saranno altresì stanziati contributi a fondo perduto per la produzione di dispositivi medici sotto la guida di Invitalia. Vediamo in sintesi i principali provvedimenti previsti dal decreto sui rispettivi 4 fronti.
1. Misure per potenziare il Sistema sanitario, la Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati a fronteggiare l’emergenza sanitaria
Sono state previste 20.000 nuove assunzioni già deliberate per il Sistema sanitario nazionale e stanziati 150 milioni di euro per il 2020 per gli straordinari del personale sanitario.
Vengono finanziati gli aumenti dei posti letto in terapia intensiva e nelle unità di pneumologia e malattie infettive (anche in deroga ai limiti di spesa) mentre le strutture private devono mettere a disposizione il personale sanitario in servizio, i locali e le proprie apparecchiature (per un costo di 340 milioni).
La società pubblica Invitalia viene autorizzata a erogare finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto alle imprese produttrici di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale (50 milioni).
La Protezione civile potrà disporre la requisizione da soggetti pubblici o privati di presidi sanitari e medico-chirurgici e di beni mobili necessari per fronteggiare l’emergenza sanitaria. I Prefetti potranno disporre la requisizione di alberghi o altri immobili aventi analoghe caratteristiche per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria (150 milioni).
Vengono modificate le regole per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, e pertanto il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia abiliterà all’esercizio della professione di medico chirurgo previo giudizio di idoneità sui risultati relativi alle competenze dimostrate nel corso del tirocinio pratico-valutativo svolto all’interno del corso di studi.
Saranno velocizzate le procedure d’acquisto e di pagamento di materiali e strumentazioni sanitari e più fondi anche per la pulizia straordinaria degli ambienti scolastici.
Aumentati i fondi per il pagamento degli straordinari e l’acquisto di dispositivi di protezione individuale per le Forze di polizia, le Forze armate, il Corpo di polizia penitenziaria, il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.
2. Sostegno ai lavoratori e alle aziende, con l’obiettivo che nessuno perda il posto di lavoro a causa dell’emergenza
La cassa integrazione in deroga viene estesa all’intero territorio nazionale, a tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi. I datori di lavoro, comprese le aziende con meno di 5 dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica, possono ricorrere alla cassa integrazione guadagni in deroga per la durata massima di 9 settimane. Tale possibilità viene estesa anche alle imprese che già beneficiano della cassa integrazione straordinaria.
La possibilità di accesso all’assegno ordinario viene estesa anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti.
Viene riconosciuto un indennizzo di 600 euro, su base mensile, non tassabile, per i lavoratori autonomi e le partite Iva. L’indennizzo è previsto per quasi 5 milioni di persone: professionisti non iscritti agli ordini, co.co.co. in gestione separata, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori del settore spettacolo, lavoratori agricoli.
Viene istituito un Fondo per il reddito di ultima istanza con una dotazione di 300 milioni di euro come fondo residuale per coprire tutti gli esclusi dall’indennizzo di 600 euro, compresi i professionisti iscritti agli ordini.
Viene equiparata alla malattia il periodo trascorso in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva per Coronavirus, per il settore privato (per il settore pubblico l’equiparazione era già stata inserita nel Dl del 9 marzo 2020).
Per il sostegno dei genitori lavoratori, a seguito della sospensione del servizio scolastico, è prevista la possibilità di usufruire, per i figli di età non superiore ai 12 anni o con disabilità in situazione di gravità accertata, del congedo parentale per 15 giorni aggiuntivi al 50% del trattamento retributivo. In alternativa, è prevista l’assegnazione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite di 600 euro, aumentato a 1.000 euro per il personale del Servizio sanitario nazionale e le Forze dell’ordine.
Il numero di giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa di cui alla legge 104/92 in caso di handicap grave è incrementato di ulteriori complessive dodici giornate.
3. Sostegno alla liquidità delle famiglie e delle imprese

Per evitare a imprese e nuclei familiari la carenza di liquidità sono stati previsti numerosi interventi, anche attraverso la collaborazione con il sistema bancario.
Ci sarà una moratoria dei finanziamenti a micro, piccole e medie imprese (che riguarda mutui, leasing, aperture di credito e finanziamenti a breve in scadenza).
Sarà facilitata l’erogazione di garanzie per finanziamenti a lavoratori autonomi, liberi professionisti e imprenditori individuali.
Previsto il rafforzamento dei Confidi per le microimprese, attraverso misure di semplificazione e l’estensione ai lavoratori autonomi e semplificazione dell’utilizzo del fondo per mutui prima casa.
Nuove norme circa il rimborso dei contratti di soggiorno e sulla risoluzione dei contratti di acquisto di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi della cultura, con la previsione del diritto al rimborso per le prestazioni non fruite sotto forma di voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall’emissione.
L’istituzione di un fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo e ulteriori disposizioni urgenti per sostenere il settore della cultura.
4. Misure in campo fiscale, allo scopo di evitare che obbligazioni e adempimenti aggravino i problemi di liquidità
Sospensione, senza limiti di fatturato, per i settori più colpiti, dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per i mesi di marzo e aprile, insieme al versamento Iva di marzo. I settori interessati sono: turistico-alberghiero, termale, trasporti passeggeri, ristorazione e bar, cultura (cinema, teatri), sport, istruzione, parchi divertimento, eventi (fiere/convegni), sale giochi e centri scommesse.
Sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi per contribuenti con fatturato fino a 2 milioni di euro (versamenti Iva, ritenute e contributi di marzo).
Previsto il differimento scadenze per gli operatori economici ai quali non si applica la sospensione, il termine per i versamenti dovuti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, inclusi quelli relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi per l’assicurazione obbligatoria, dal 16 marzo viene posticipato al 20 marzo.
Prevista anche la disapplicazione della ritenuta d’acconto per professionisti senza dipendenti, con ricavi o compensi non superiori a euro 400.000 nel periodo di imposta precedente, sulle fatture di marzo e aprile.
Sospensione sino al 31 maggio 2020 dei termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici dell’Agenzia delle entrate.
Sospensione dei termini per la riscossione di cartelle esattoriali, per saldo e stralcio e per rottamazione-ter, sospensione dell’invio nuove cartelle e sospensione degli atti esecutivi.
Ai lavoratori con reddito annuo lordo fino a 40.000 euro che nel mese di marzo svolgono la propria prestazione sul luogo di lavoro (non in smart working) viene riconosciuto un premio di 100 euro, non tassabile (in proporzione ai giorni lavorati).
L’introduzione di incentivi e contributi per la sanificazione e sicurezza sul lavoro: per le imprese vengono introdotti incentivi per gli interventi di sanificazione e di aumento della sicurezza sul lavoro, attraverso la concessione di un credito d’imposta, nonché contributi attraverso la costituzione di un fondo Inail.
Per gli affitti commerciali, cioè per negozi e botteghe, viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo.

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