giovedì 26 marzo 2020

Coronavirus, Roche fornisce gratuitamente il tocilizumab e assistenza ai medici

Roche Italia schiera le sue forze e il suo network a sostegno del personale sanitario e delle istituzioni che sono in prima linea nel fronteggiare l'emergenza coronavirus, dei pazienti e dei giovani delle zone più colpite. Il gruppo si impegna a fornire gratuitamente per il periodo dell'emergenza, tocilizumab (RoActemra) a tutte le Regioni che ne facciano richiesta.


Roche Italia schiera le sue forze e il suo network a sostegno del personale sanitario e delle istituzioni che sono in prima linea nel fronteggiare l’emergenza coronavirus, dei pazienti e dei giovani delle zone più colpite. Con una lettera inviata al Ministro della Salute e a tutti i Presidenti delle Regioni, l’azienda farmaceutica leader nella si è messa a disposizione del sistema in affanno.

“Come azienda che opera nelle scienze della vita, raggiungiamo ogni giorno milioni di italiani con farmaci e test diagnostici e in questa situazione di emergenza sentiamo ancora più forte la responsabilità del nostro ruolo sociale. Tempi straordinari richiedono sforzi altrettanto straordinari. Se vogliamo lasciare un’impronta, come Azienda e come persone, dobbiamo pensare in maniera diversa e mettere a disposizione del Paese le nostre competenze e le nostre risorse. Grazie all’ascolto di diversi interlocutori, abbiamo individuato quattro aree di bisogno alle quali vogliamo rispondere con interventi capillari su tutto il territorio”, sottolinea il Presidente e Amministratore delegato di Roche Farma Maurizio de Cicco che si fa portavoce anche dei colleghi di Roche Diabetes Care e Roche Diagnostics.

Con l’operazione “Roche si fa in 4”, l’azienda ha deciso di rispondere innanzitutto al bisogno più urgente indotto dalla pandemia: la necessità di disporre di farmaci utili a contrastare l’aggravamento delle condizioni di salute dei pazienti positivi al virus SARS-CoV-2. Il gruppo si impegna a fornire gratuitamente per il periodo dell’emergenza, tocilizumab (RoActemra) a tutte le Regioni che ne facciano richiesta, fatte salve le scorte necessarie a consentire la continuità terapeutica ai pazienti affetti da patologie per cui il prodotto è autorizzato. Il farmaco, attualmente impiegato per il trattamento dell’artrite reumatoide, non è indicato per il trattamento della polmonite da Covid-19, ma la comunità scientifica sta dimostrando interesse al suo utilizzo dopo l’inserimento nelle linee guida cinesi.

Oltre alla donazione del farmaco, l’Azienda ha dato la propria disponibilità ad AIFA per avviare uno studio clinico sull’efficacia e sicurezza di tocilizumab anche in questi pazienti.

Inoltre, fino alla risoluzione dell'emergenza, l’azienda mette a disposizione gratuitamente il servizio di telemedicina integrata per le persone con diabete che consente la comunicazione della cartella clinica Smart Digital Clinic e l’app mySugr.

Il secondo bisogno individuato riguarda l’onda d’urto che ha investito il personale sanitario, la Protezione Civile e le associazioni di volontariato che non hanno risorse sufficienti per arginare, gestire e indirizzare appropriatamente le crescenti richieste della cittadinanza. Roche vanta un personale altamente specializzato, circa 1.000 persone, il 50% delle quali opera capillarmente su tutto il territorio e possiede un titolo di laurea in materie scientifiche, un capitale umano che può essere, parzialmente e su base volontaria, messo a disposizione del sistema, per offrire supporto e consulenza telefonica collaborando con chi già svolge questo difficile compito.

La terza emergenza cui Roche intende offrire un supporto concreto, riguarda le strutture sanitarie che operano con mezzi economici e dotazioni insufficienti rispetto all’entità del fenomeno. Roche, in collaborazione con Cittadinanzattiva e FIMMG, si impegna a erogare 1 milione di euro per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza individuale, mascherine e occhiali protettivi, per i medici di medicina generale che in questo momento ne sono sprovvisti. Questa operazione include anche una precedente donazione di caschi per la ventilazione dei pazienti ricoverati in terapia intensiva.

L’isolamento sociale forzato è all’origine del quarto bisogno individuato, una condizione che richiede notevole dose di pazienza e resilienza emotivo-psicologica, soprattutto da parte delle giovani generazioni. Roche, in partnership con un importante editore, dà avvio alla campagna “Stai a casa, leggi un libro”, rivolta agli under 25 dei territori in cui opera: in collaborazione con gli Assessorati alla Cultura di Milano e Monza Brianza, regalerà un libro accompagnato da materiale informativo utile ad aumentare la consapevolezza delle giovani generazioni sul tema della centralità del senso civico individuale e collettivo in una fase di emergenza sanitaria.

“Abbiamo ritenuto doveroso aderire all’invito del Presidente della Repubblica – afferma il Presidente e Amministratore Delegato di Roche Maurizio de Cicco – che ha raccomandato a tutti coesione assoluta e inderogabile impegno per fronteggiare l’emergenza. Un’azienda come la nostra non può non rispondere all’appello perché siamo parte integrante del sistema sanitario nazionale, a servizio dei pazienti, degli operatori sanitari e di tutto il Paese. Voglio cogliere l’occasione per testimoniare la nostra gratitudine ai medici tutti, agli infermieri, ai farmacisti, ai volontari, a tutti coloro che sono in prima linea per affrontare e superare una difficoltà che avrà il pregio di unirci ancora di più”.

La svolta di Ferrari: a Maranello pronta a produrre respiratori e ventilatori

DALLE PANDEMIE QUOTATE IN BORSA ALLA RICONVERSIONE DELLE PRODUZIONI. COME FARE CASSA IN TEMPI DIFFICILI. TUTTO IL BUSINESS DELLA SALUTE MINUTO PER MINUTO....


Risultato immagini per la Ferrari produrrà ventilatori polmonari


Anche il Cavallino Rampante vuole fare la sua parte nella lotta al Coronavirus. Con l’inizio del mondiale di Formula 1 rimandato a data da destinarsi e la produzione in stand by, la Ferrari vorrebbe mettere a disposizione i suoi impianti di Maranello per produrre respiratori polmonari da destinare poi alla rete sanitaria nazionale.


Il piano, in fase di definizione, vede la collaborazione di Magneti Marelli e di Siare Engineering International, azienda di Bologna leader nella produzione di ventilatori e respiratori. Il supporto della Ferrari e dei suoi operai permetterebbe di raddoppiare la produzione settimanale della Siare, dando così una risposta più efficace e pronta alle richieste del mercato. Va detto, però, che al momento si tratta solamente di un progetto in fase di studio e non è dato sapere se e quando la produzione di respiratori e ventilatori avrà inizio a Maranello.

Ventilatori e respiratori a Maranello: il piano Ferrari

Stando alle voci circolate nelle ultime ore, i vertici della casa di Maranello avrebbero approntato un piano per riconvertire gli impianti produttivi del modenese alla produzione di ventilatori e respiratori polmonari. Da tempo, infatti, le aziende sanitarie delle regioni italiane lamentano la carenza di questi macchinari, fondamentali nei reparti di terapia intensiva per la cura dei malati di Coronavirus. In questo progetto sono coinvolte la Magneti Marelli e Siare Engineering, azienda bolognese leader del settore.


Grazie al supporto della Ferrari, la Siare potrebbe raddoppiare la sua produzione settimanale. In questo modo riuscirebbe a produrre 300 respiratori in sette giorni, a fronte dei 150 che l’azienda bolognese “sforna” oggi. Si tratterebbe di 600 macchinari in più ogni mese, che potrebbero così essere distribuiti alle varie aziende ospedaliere che ne hanno fatto richiesta in questi giorni.

Non solo Ferrari: l’impegno del gruppo FCA contro il Coronavirus

Il caso-Ferrari, comunque, non è affatto isolato all’interno del gruppo Fiat Chrysler Automobiles. Il gruppo italo-statunitense, infatti, ha donato 10 milioni di euro a vari istituti di cura piemontesi in prima linea nella lotta al Coronavirus e ha messo a disposizione il supporto logistico per individuare altri respiratori fuori dai confini italiani e acquistarli, così da poterli importare nel più breve tempo possibile.

Inoltre, FCA ha messo a disposizione di Croce Rossa Italiana una flotta di mezzi per la distribuzione di alimenti e medicinali nelle città italiane a malati, anziani e a persone bisognose di assistenza.

Ritorna l’eugenetica?



Ci risiamo: Ritorniamo all’eugenetica di memoria nazionalsocialista? Hitler l’aveva imposta e in Germania si praticava correntemente. Sono stati tempi bui per l’intera umanità, non solo per l’Europa diventata tedesca con la conquista hitleriana. Tempi in cui il livello di civilizzazione ha raggiunto i punti più bassi. Ma ciò nonostante, in Europa si parla ora di “grande scrematura”. Se ne parla in Gran Bretagna, che con la Brexit sembrava si fosse liberata dalle pastoie comunitarie dell’Unione europea, per ritrovare interamente la sua sovranità. Ma se questa viene impiegata per consentire la “grande scrematura” sarà una sovranità da condannare, perché, bene o male, ci riporterà ai tempi bui del nazionalsocialismo hitleriano. E’ vero che l’eugenetica si praticava già in Gran Bretagna ed in America, sia pure in misure non di massa, come in Germania, ma è altrettanto vero che prima di allora mai in Europa si erano accettate forme simili di purificazione della razza. La differenza, tra l’altro, tra l’esperienza europea e quella inglese o americana, consisteva nella diversa ragione della “scrematura”. Fuori Europa i motivi erano pragmatici: ridurre le spese delle cure per i vecchi ammalati, per gli inabili e per i bambini considerati inguaribili. Per i nazionalsocialisti le motivazioni erano ideologiche. Sopprimendo gli ammalati e gli impuri, si contribuiva a migliorare la razza, a purificarla di tutte le scorie, a renderla ariana nella sua essenza. Il che non si capisce che cosa voglia significare realmente. Ma i miti sono duri a morire. Quando anziché la ragione è l’ideologia che ispira le azioni umane, c’è sempre da temere il peggio, c’è sempre il rischio di catastrofi immense. Ma siamo veramente giunti a questo punto ora? No, non ancora, ma potremmo arrivarci. Il tema è stato rilanciato da Boris Johnson e dai suoi consiglieri per la sanità in una recente conferenza stampa. A dire il vero il tema è stato quello della “grande scrematura”, cioè il ricambio delle generazioni, con la sostituzione dei vecchi con i meno vecchi. I costi della vecchiaia sono alti, quasi insopportabili, “e non sarebbe la prima volta – dice Ferrara sul foglio – che civilizzazione e natura si trovano alleate in una selezione demografica spinta”. Il che significherebbe, nella situazione attuale del corona virus, non curare i vecchi e lasciare che la pandemia faccia il suo corso. Ci penserà lei a selezionare quelli che sono in grado di farcela. Gli altri saranno sacrificati sull’altare della convenienza e della selezione naturale. Fa un certo effetto sentir dire queste cose. Cresciuti in un’Europa dalla profonde radici cristiane, oggi platealmente negate dalla cultura imperante, ci sembra inverosimile che questa stessa cultura assecondi la morte anziché la vita. E’ un rovesciamento dei valori e non possiamo non osservare che a mano a mano che i giorni passano notiamo un abbassamento di civiltà dove i valori e i principi cristiani vengono meno. Dove è stata confinata la dignità dell’uomo? I diritti umani di che cosa sono sostanziati, se non dalla consapevolezza che l’uomo ha una dignità irrepetibile, unica, universale. E senza dignità non ci possono essere diritti umani. Ci saranno i dettami delle nuove religioni: l’ambientalismo, la laicità, il politicamente corretto, il pansessualismo, ecc., ma non ci sarà un collante che lega l’uomo alla sua dignità ed al suo diritto all’infinito. La “grande scrematura” rimane una visione pagana, resa tra l’altro ignobile da motivi anche economici, oltre che ideologici. Se la Brexit della Gran Bretagna si macchierà anche di questo delitto, vorrà dire che si merita le astruserie di un premier noto per imboccarle tutte nel verso sbagliato. Uno che non si pettina da anni e che se lo fa è per spettinarsi, quali garanzie di serietà e di credibilità può offrire? Che qualche commentatore straniero critichi l’Italia per la sua decisione di curare tutti i vecchi colpiti dal virus, anziché lasciarli al loro destino, e senza preoccuparsi in primis delle conseguenze economiche, ci fa pensare che il nostro Paese sia ancora abitato da una comunità umana animata da pietas e da solidarietà con la vita. Che è sempre meglio, in ogni caso, della solidarietà con la morte e delle politiche per la purezza della razza ariana.


Le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus


Nel 1919, J. M. Keynes ha pubblicato una bellissima monografia sulle conseguenze economiche della pace. Si tratta della sua reazione alle condizioni imposte alla Germania per la sconfitta della prima guerra mondiale. Condizioni inique, secondo Keynes, che poi avrebbero portato a una grave crisi economica e sociale e alla nascita delle funeste ideologie del nazismo, del fascismo e del comunismo.

Lo stesso titolo potrebbe essere adatto per le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus che stiamo vivendo a livello mondiale. Si deve parlare di pandemia perché attualmente interessa più della metà dei paesi di tutto il mondo.

Le conseguenze economiche sono particolarmente gravi per l’Italia, ad oggi il secondo Paese con il maggior numero di contagi dopo la Cina.

Non è irrealistico ipotizzare, tenuto conto della durata e dell’intensità della curva dei contagi, che nel corrente anno si potrebbe registrare una perdita del prodotto interno lordo (PIL) fino ad un massimo di un mese, cioè 150 miliardi di euro. In tale ipotesi, la perdita di PIL si potrebbe collocare tra il 4 e il 5%, se non di più, con conseguenti effetti negativi sul tasso di disoccupazione. Attualmente, i principali Istituti di previsione collocano la perdita di PIL per il nostro Paese nel 2020 a causa del coronavirus tra l’1 e il 2%.

Le conseguenze sulle nostre finanze pubbliche sarebbero pesantissime, con una salita del rapporto tra debito pubblico e PIL sopra il 140%. Come conseguenza salirebbe lo spread tra il rendimentodei titoli pubblici italiani e quello dei titoli pubblici tedeschi e quindi un appesantimento del deficit al di là di quello che è consentito dalle regole europee. Attualmente, lo spread si sta avvicinando ai 300 punti base, con un aggravio per interessi sul debito pubblico dell’ordine dei 70 miliardi all’anno.

Bisogna pertanto prepararsi a questo preoccupante quadro e mettere in atto, fin da adesso, uno straordinario programma di investimenti pubblici e di politica industriale. In totale, dovrebbe trattarsi di 400 miliardi di euro in 5 anni, di cui 250 di investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali e 150 miliardi di investimenti del nostro sistema industriale, con particolare riguardo al salto verso la digitalizzazione e al conseguente aumento di produttività di cui abbiamo estremo bisogno per la nostra competitività. Ipotizzando un moltiplicatore degli investimenti molto contenuto, cioè 1,1 come media, avremmo un aumento del PIL di circa 80 miliardi di euro all’anno per cinque anni, cioè una crescita intorno al 4%. Si tratta della crescita di cui avremmo bisogno per il risanamento della nostre finanze pubbliche e per uscire dalla depressione della nostra economia, che ci accompagna danni, nell’arco di un quinquennio.
Coronavirus: il mondo occidentale punta al reshoring

I maggiori Paesi industrializzati, con in testa gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea, stanno operando per riportare in patria quote di produzione industriale emigrate all’estero negli ultimi decenni, con effetti pesanti sui loro livelli occupazionali. Si tratta del cosiddetto reshoring.

Il tema riguarda direttamente l’industria italiana e la necessità di sostenere questo processo con un’adeguata politica industriale, latitante da troppo tempo, salvo alcuni sporadici interventi riguardanti Industria 4.0.

L’obiettivo del reshoring è testimoniato dall’impegno della Commissione Europea (Un’industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica, 2012) di passare, entro il 2020, dall’attuale 16,5% del PIL legato al manifatturiero al 20%, a cui è seguita la cospicua allocazione di fondi comunitari destinati alla ricerca e allo sviluppo nel settore industriale.

Per quanto riguarda l’Italia, ciò significa un aumento del valore aggiunto industriale di quasi 70 miliardi di euro, con aumenti di notevole significato dei livelli occupazionali nel settore manifatturiero.

La via del reshoring è particolarmente sentita negli Stati Uniti d’America che ha perso notevoli quote di valore aggiunto industriale a favore soprattutto della Cina, con pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali e sull’andamento dei conti con l’estero. E’ questo il motivo per cui il Presidente americano Trump ha lanciato con determinazione la volontà di un forte rilancio della politica industriale per sostenere il reshoring. Tale politica è accompagnata da quella dei dazi all’importazione e dalle pressioni sulla Federal Reserve per abbassare i tassi di interesse, come è avvenuto di recente, per ridurre la forza del dollaro nei confronti delle principali valute.

Al di là di ogni giudizio che in questa sede non si desidera esprimere, tutto questo ha portato alla guerra commerciale dei dazi e ad una visione bilaterale nei rapporti economici internazionali rispetto alla visione del multilateralismo che ha caratterizzato il grande sviluppo economico del dopoguerra. Di fronte alle tendenze che sono state illustrate, è evidente che dobbiamo andare alla ricerca di un nuovo ordine economico mondiale, perché quello nato con gli accordi di Bretton Woods del 1944 è ormai entrato in una crisi irreversibile. E’ questa una delle grandi sfide che abbiamo davanti a noi: costruire un nuovo ordine economico mondiale.
Coronavirus: serve un cambio di paradigma

La pandemia di coronavirus che ha colpito tutto il mondo ci deve fare riflettere sui limiti della natura umana e sull’importanza di vedere il nostro futuro con humilitas, senza farci prendere da idee di onnipotenza come quelle del trans-umanesimo, del post-umanesimo e dell’intelligenza artificiale. Come ci ricorda Benedetto XVI nella Caritas in veritate, “Di fronte a questi drammatici problemi, ragione e fede si aiutano a vicenda. Solo assieme salveranno l’uomo. Attratta dal puro affare tecnico, la ragione senza la fede è destinata a perdersi nell’illusione della propria onnipotenza. La fede senza la ragione, rischia l’estraniamento dalla vita concreta delle persone” (n.74). Una visione questa, anticipata da Giovanni Paolo II nell’aureo libretto Fides et ratio del 1998 e ribadita da Papa Francesco nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium del 2013 e nell’Enciclica sociale "Laudato sì" sulla cura della casa comune del 2015.

In una recente indagine condotta insieme da Italia, Germania, Polonia e Russia sui giovani e la loro idea di futuro, risulta che il bene salute risulta al primo posto della graduatoria in tutti i quattro Paesi analizzati. All’ultimo posto della graduatoria troviamo l’interesse dei giovani per la religione e la politica. Grandi dovrebbero essere pertanto gli investimenti degli Stati per la cura della salute dei loro cittadini, comprese le fasce più deboli come gli anziani. La pandemia di coronavirus ci richiama a questa fondamentale realtà che certamente era stata sottovalutata, a partire dal nostro Paese.

Abbiamo toccato con mano, con la pandemia di coronavirus, che è sbagliato ridurre le risorse per la salvaguardia della salute dei cittadini. Se la salute dei cittadini viene meno, entra in crisi tutto il sistema economico.

E’ tempo di coniugare l'etica con l’economia e con il lavoro, con l’efficienza, con gli obiettivi aziendali, con la competizione internazionale. Eravamo arrivati ad un punto in cui la libertà sembrava senza limiti. Tutto è veloce, integrato e iper-connesso.

La pandemia di coronavirus è un esempio di globalizzazione cattiva che ci deve far riflettere per cambiare il nostro modello di sviluppo, come affermano Benedetto XVI e Papa Francesco.

A inizio 2020 ci accorgiamo che anche un virus proveniente dalla lontana Cina può arrivare subito da noi. Non solo quindi merci prodotte a basso costo che potevano portarci economie ed arricchimento, ma anche un virus che minaccia la salute di molti cittadini.

Il tanto inflazionato termine economia circolare non significherà forse che anche il negativo può tornarci indietro e non solo i vantaggi?

Non appena si sono diffuse le notizie sulla portata della pericolosità del coronavirus, i mercati finanziari di tutto il mondo sono entrati in fibrillazione, con perdite di molti miliardi dicapitalizzazione di borsa. In venti giorni, la Borsa di Milano ha perso più del 40% e quella di NewYork più del 20%. Bisogna quindi prenderne atto e agire subito. La sua diffusione, infatti, si sta ora allargando anche ad altri Paesi, come Francia e Germania e ciò rende necessario modificare le regole europee in materia di bilancio, rivedendo i limiti di spesa e la possibilità di investire in deficit.
Coronavirus: i numeri sulla sanità pubblica in Italia e all'estero

In Italia serve una sana unità nazionale in grado di tutelare la salute pubblica, il vero bene comune, e misure per intervenire a sostegno dell’economia del Paese anche derogando al patto di stabilità.

Quali misure ha finora messo in campo il governo italiano? Facciamo un sintetico raffronto con quanto fatto negli Stati Uniti, dove sono stati stanziati 850 miliardi di dollari per l’emergenza coronavirus ovvero il 4,4% del PIL. Ebbene, l’Italia ha stanziato 27,5 miliardi di dollari (25 miliardidi euro), pari all’1,2% del nostro PIL. In pratica, per fare come gli statunitensi, dovremmo stanziare circa 90 miliardi di euro.

È utile inoltre riflettere sul modello economico e produttivo “impostoci” dalla globalizzazione e al quale oggi siamo tutti abituati, quello della dipendenza dalla Cina. Infatti, con il crescere della “psicosi da contagio” il coronavirus è diventato il principale nemico per lo sviluppo economico mondiale.

Occorre tenere presente che esiste una correlazione tra gli impatti economici e il cosiddetto “effetto sorpresa”, legato alla paura, all’ansietà e alla perdita di fiducia. La paura influenza le decisioni degli individui e soprattutto quelle riguardanti gli investimenti, da cui dipendono la crescita del reddito e dell’occupazione. Dobbiamo prestare molta attenzione all’effetto “mandria”, seguendo come pecorele reazioni negative degli operatori economici.

Occorre rendersi conto che è giunto il momento di correggere le distorsioni di un’economia sempre più globalizzata, che pur essendo fonte di nuove opportunità e di vantaggi economici e culturali, mostra come la crisi di un Paese, in questo caso la Cina, condizioni gli stili di vita di tutte le altre nazioni. Ma il benessere di un popolo non può dipendere dall’economia di un solo Paese, per quanto grande possa essere, che ormai produce tutto ed è diventato la “fabbrica del mondo”. La Cina ha un peso del 18% sulla popolazione mondiale, del 17% come PIL, dell’11% sul commercio mondiale,del 10% sul turismo di tutto il mondo.È necessario che la politica economica e la politica industriale valorizzino le nostre imprese mettendole nelle condizioni di produrre in Italia (reshoring), soprattutto attraverso agevolazioni fiscali e alleggerimenti burocratici. Dobbiamo dire basta ad andare all’estero per produrre con manodopera a basso costo e senza tutele. Per questo abbiamo assoluto bisogno di una visione di lungo periodo della nostra economia, facendoci trovare pronti per la fine della pandemia o per la prossima pandemia o crisi.

Non c’è dubbio che occorre agire con celerità, per salvaguardare, tra l’altro, l’occupazione con misure a tutela di tutte le categorie interessate dai provvedimenti restrittivi. Auspicabili, in particolare, il sostegno al reddito con l'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali, compresa la cassa in deroga per i dipendenti delle piccole imprese e gli aiuti alle imprese con la sospensione a tempo, almeno per tre mesi, di contributi previdenziali, tassazioni, mutui e finanziamenti per garantire loro più liquidità, anche attraverso il potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese e le imprese artigiane per facilitare l’accesso al credito. Inoltre, bisogna stabilire degli automatismi per estendere i benefici, aumentandone la portata e tenendo conto dei gravi contraccolpi negativi segnalati dagli operatori nel settore del commercio e del turismo.
Coronavirus e globalizzazione

In questi momenti difficili, occorre più attenzione alle persone povere dei paesi in via di sviluppo, lottando contro la violazione dei diritti umani e della dignità delle persone.

La globalizzazione ha creato insicurezze e diseguaglianze, mettendo in pericolo anche valori fondamentali quali la dignità del lavoro, l’esercizio di una democrazia effettiva, l’affermarsi della politica ad esclusivo vantaggio degli interessi di pochi privilegiati, con l’unico obiettivo del profitto. In sostanza, ad una globalizzazione dei mercati, estranea ai diritti dei popoli, non è seguita, come affermava Giovanni Paolo II, una globalizzazione della solidarietà, ponendo l’uomo al centro dei processi di sviluppo con i suoi valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività.

La globalizzazione, come ci ricorda Benedetto XVI, ci ha resi più vicini ma non per questo più fratelli. La fratellanza umana è fondamentale per dare un futuro al nostro pianeta, soprattutto alle giovani generazioni, speranza di un mondo migliore.

In sintesi, per le conseguenze economiche della pandemia coronavirus occorre porre grande attenzione agli effetti sulla recessione mondiale e quella sui singoli Paesi, probabilmente sottovalutati; alla nuova architettura che bisogna dare alle politiche economiche, soprattutto, per quanto ci riguarda, a quelle dell’Unione europea con un forte riequilibrio tra politica fiscale e politica monetaria; ad un ripensamento dei vantaggi e degli svantaggi della globalizzazione; ad un organismo mondiale di prevenzione degli “eventi catastrofici” in seno alle Nazioni Unite per non trovarsi impreparati ad eventi come quelli della pandemia coronavisrus e ad altre gravi calamità conosciute almeno negli ultimi vent’anni; ad una maggiore coesione e unità di intenti da parte dei Paesi dell’Unione europea, soprattutto dopo l’evento doloroso della Brexit affinchè non possa ripetersi.

L’Unione europea per il suo futuro deve assolutamente superare la “sindrome” della famiglia in disaccordo, costruendo una famiglia unita su solide basi etiche e morali come ci hanno insegnato i nostri Padri fondatori. Serve un cambio di passo radicale ed occorre pensare al dopo in maniera nuova. Lo dobbiamo ai nostri giovani che sono la speranza di un mondo migliore.

Christine Lagarde e il “problema” longevità: come ti smantello lo stato sociale

POSSIAMO BIASIMARE IL REGNO UNITO SE HA PREFERITO TENERE LE DISTANZE DA CERTI AGUZZINI? E L'ITALIA QUANDO SI SVEGLIA? DALLE PAROLE DELLA LAGARDE, NEL 2012, L'AMMISSIONE IMPLICITA DI UN PIANO OMICIDA PER SFOLTIRE LA POPOLAZIONE, IN ACCORDO CON GLI ISTITUTI DI PREVIDENZA SOCIALE DIVENTATI ORMAI CENTRI DI POTERE FINANZIARIO PIU' CHE ENTI ASSISTENZIALI. TUTTO MOLTO POCO UMANO....



“Se si va in pensione prima, quando si è ancora in buona salute, è un costo, perché qualcuno te la deve pagare“.



Christine Lagarde sarà il nuovo presidente della BCE. Dalla padella alla brace. Riportiamo qui sotto un articolo del 2012, che potrebbe essere stato scritto oggi, tanto è attuale. La Lagarde, infatti, è una di quelle persone che pensano che il cittadino debba essere al servizio dell’economia. In particolare, dell’economia in mano ai di lei padroni. Alla faccia di chi pensa che l’economia serva a far vivere meglio i cittadini, specialmente gli anziani…

Per la Lagarde gli anziani non sono una ricchezza, ma un costo. (E.C.)

Sembra un paradosso, ma persino la longevità è diventata un nemico, se non da combattere, almeno da rendere inoffensivo: troppe spese per lo stato in pensioni e assistenza sanitaria. L’allarme lo ha lanciato Christine Lagarde. La soluzione proposta dalla direttrice dell’Fmi, nel classico stile neoliberista, sta nello smantellamento del sistema previdenziale.


Un enorme problema grava sull’Europa e sul mondo intero, e preoccupa economisti e statistici, tecnici e analisti di varie discipline. È già diverso tempo che se ne sente parlare, ma nessuno ancora aveva trovato la forza di denunciarlo a gran voce. Fino a l’altro ieri. È stata Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, a lanciare l’allarme e a mettere tutti in guardia contro il rischio più imminente per l’umanità: la longevità. Già, viviamo troppo a lungo, e secondo le stime siamo destinati a vivere ancora di più.
Vita media

La vita media sarà cresciuta di tre anni nel 2050. Ora, nella nostra ingenuità, potremmo pensare che in fondo vivere qualche anno in più su questa terra – pur con tutti i problemi e le storture da cui è afflitta – non sia una cosa poi così terribile; le nostre menti contorte potrebbero persino arrivare a gioire della notizia. Per fortuna ci ha pensato la signora Lagarde a ridare al fatto la gravità che merita. “Le implicazioni finanziarie del vivere più a lungo sono enormi – ha dichiarato ai media nel presentare il Global Financial Stability Report, il rapporto che l’Fmi diffonderà la settimana prossima durante i lavori primaverili a Washington e di cui sono stati anticipati due capitoli –; se nel 2050 la vita media si allungherà di 3 anni rispetto alle attese attuali, i costi già ampi dell’invecchiamento della popolazione aumenteranno del 50 per cento”. Nei prossimi anni le persone che invecchiano “consumeranno una quota crescente di risorse, pesando così sui conti pubblici e privati”. E sebbene gli enti che pagano le pensioni si siano preparati a questa evenienza, “le stime sono state fatte su previsioni che hanno in passato sottovalutato quanto le persone avrebbero vissuto”. La soluzione, per la direttrice del Fmi, è da ricercare in due semplici mosse, valide indistintamente in qualsiasi paese: aumentare i contributi versati da parte dei lavoratori ed alzare l’età pensionabile. Ovvero, pagare ancora più tasse ed andare in pensione ancora più tardi. E laddove si è già intervenuti a fondo su questi due fattori, non resta che “abbassate le prestazioni”, ovvero diminuire l’entità delle pensioni. È importante poi, ha ribadito la Lagarde, che i governi agiscano immediatamente e attuino le riforme strutturali necessarie per ridurre i rischi; riforme che “impiegano anni per dare i frutti” e che quindi vanno implementate subito, anche a costo di manovre molto impopolari. D’altronde si sa, ogni strumento è concesso quando si tratta di debellare – o perlomeno rendere inoffensivo – il terrificante spettro della longevità.
Risposta curiosa

È curioso vedere che la risposta fornita dal Fmi al “problema” della longevità consista nello smantellamento del welfare. La stessa risposta che il Fondo fornisce agli stati afflitti dal problema del debito pubblico, a chi gli chiede prestiti per la ricostruzione dopo una guerra o un disastro, a chi cerca fondi per lo sviluppo. Lo smantellamento del sistema previdenziale è, assieme alle privatizzazioni/liberalizzazioni del settore pubblico e alla riduzione dei diritti dei lavoratori, uno dei tre punti chiave di ogni ricetta neoliberista. Ma allora non sarà che la longevità, al pari del debito pubblico e dei vari disastri, è diventato l’ennesimo espediente utilizzato dal potere per mettere in pratica il suo progetto di prevaricazione sociale e distruzione dei diritti di cittadinanza? A ben vedere quel distopico mondo improduttivo che la Lagarde sembra vaticinare con le sue parole, in cui la popolazione che non lavora (e non produce) è troppa per essere mantenuta da quella produttiva, è ben lungi dal realizzarsi. Tant’è che la crisi economica attuale, al pari di tutte le crisi del capitalismo da un secolo a questa parte, è una crisi di sovrapproduzione. Produciamo persino di più di quanto, pur con i nostri acquisti compulsivi, riusciamo a consumare. Ma allora forse la Lagarde si è confusa, si è spiegata male. Probabilmente intendeva dire che nel 2050, quando buona i sistemi assistenziali e previdenziali saranno stati del tutto smantellati e una fetta enorme della popolazione sarà stata ridotta alla fame dalle ricette neoliberiste, allora la longevità sarà un problema. Non più per la società, per i longevi.

Coronavirus. Tutte le misure e gli stanziamenti del decreto anticrisi “Cura Italia”



Il Consiglio dei ministri del 16 marzo ha approvato il tanto atteso, ma anche molto discusso, decreto “Cura Italia”. Il provvedimento prevede l’adozione di misure utili a fronteggiare l’emergenza sanitaria per il mese di marzo. Nel mese di aprile sarà varato un nuovo decreto con misure aggiuntive. La dotazione finanziaria del decreto, necessario per sostenere l’economia italiana, è di 25 miliardi di euro, con la speranza di attivare flussi economici per oltre 350 miliardi di euro.

Alla fine del Cdm, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo e il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri hanno illustrato in una conferenza stampa il provvedimento che, a distanza di 24 ore, non è ancora stato pubblicato in Gazzetta ufficiale.

[Aggiornamento – Successivamente alla pubblicazione di questo post, il decreto è entrato in Gazzetta ufficiale: si può consultare cliccando qui].

Sono state previste misure per potenziare il Servizio sanitario nazionale, con nuove assunzioni di medici e di personale aggiuntivo per il ministero della Salute, per la Difesa e per l’Inail, e con la possibilità di mantenere in servizio personale che ha maturato i requisiti pensionistici.

Invece, sul fronte delle infrastrutture, il decreto sancisce la possibilità di requisire aree con la finalità di creare zone temporanee sanitarie. Saranno altresì stanziati contributi a fondo perduto per la produzione di dispositivi medici sotto la guida di Invitalia. Vediamo in sintesi i principali provvedimenti previsti dal decreto sui rispettivi 4 fronti.
1. Misure per potenziare il Sistema sanitario, la Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati a fronteggiare l’emergenza sanitaria
Sono state previste 20.000 nuove assunzioni già deliberate per il Sistema sanitario nazionale e stanziati 150 milioni di euro per il 2020 per gli straordinari del personale sanitario.
Vengono finanziati gli aumenti dei posti letto in terapia intensiva e nelle unità di pneumologia e malattie infettive (anche in deroga ai limiti di spesa) mentre le strutture private devono mettere a disposizione il personale sanitario in servizio, i locali e le proprie apparecchiature (per un costo di 340 milioni).
La società pubblica Invitalia viene autorizzata a erogare finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto alle imprese produttrici di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale (50 milioni).
La Protezione civile potrà disporre la requisizione da soggetti pubblici o privati di presidi sanitari e medico-chirurgici e di beni mobili necessari per fronteggiare l’emergenza sanitaria. I Prefetti potranno disporre la requisizione di alberghi o altri immobili aventi analoghe caratteristiche per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria (150 milioni).
Vengono modificate le regole per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, e pertanto il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia abiliterà all’esercizio della professione di medico chirurgo previo giudizio di idoneità sui risultati relativi alle competenze dimostrate nel corso del tirocinio pratico-valutativo svolto all’interno del corso di studi.
Saranno velocizzate le procedure d’acquisto e di pagamento di materiali e strumentazioni sanitari e più fondi anche per la pulizia straordinaria degli ambienti scolastici.
Aumentati i fondi per il pagamento degli straordinari e l’acquisto di dispositivi di protezione individuale per le Forze di polizia, le Forze armate, il Corpo di polizia penitenziaria, il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.
2. Sostegno ai lavoratori e alle aziende, con l’obiettivo che nessuno perda il posto di lavoro a causa dell’emergenza
La cassa integrazione in deroga viene estesa all’intero territorio nazionale, a tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi. I datori di lavoro, comprese le aziende con meno di 5 dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica, possono ricorrere alla cassa integrazione guadagni in deroga per la durata massima di 9 settimane. Tale possibilità viene estesa anche alle imprese che già beneficiano della cassa integrazione straordinaria.
La possibilità di accesso all’assegno ordinario viene estesa anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti.
Viene riconosciuto un indennizzo di 600 euro, su base mensile, non tassabile, per i lavoratori autonomi e le partite Iva. L’indennizzo è previsto per quasi 5 milioni di persone: professionisti non iscritti agli ordini, co.co.co. in gestione separata, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori del settore spettacolo, lavoratori agricoli.
Viene istituito un Fondo per il reddito di ultima istanza con una dotazione di 300 milioni di euro come fondo residuale per coprire tutti gli esclusi dall’indennizzo di 600 euro, compresi i professionisti iscritti agli ordini.
Viene equiparata alla malattia il periodo trascorso in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva per Coronavirus, per il settore privato (per il settore pubblico l’equiparazione era già stata inserita nel Dl del 9 marzo 2020).
Per il sostegno dei genitori lavoratori, a seguito della sospensione del servizio scolastico, è prevista la possibilità di usufruire, per i figli di età non superiore ai 12 anni o con disabilità in situazione di gravità accertata, del congedo parentale per 15 giorni aggiuntivi al 50% del trattamento retributivo. In alternativa, è prevista l’assegnazione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite di 600 euro, aumentato a 1.000 euro per il personale del Servizio sanitario nazionale e le Forze dell’ordine.
Il numero di giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa di cui alla legge 104/92 in caso di handicap grave è incrementato di ulteriori complessive dodici giornate.
3. Sostegno alla liquidità delle famiglie e delle imprese

Per evitare a imprese e nuclei familiari la carenza di liquidità sono stati previsti numerosi interventi, anche attraverso la collaborazione con il sistema bancario.
Ci sarà una moratoria dei finanziamenti a micro, piccole e medie imprese (che riguarda mutui, leasing, aperture di credito e finanziamenti a breve in scadenza).
Sarà facilitata l’erogazione di garanzie per finanziamenti a lavoratori autonomi, liberi professionisti e imprenditori individuali.
Previsto il rafforzamento dei Confidi per le microimprese, attraverso misure di semplificazione e l’estensione ai lavoratori autonomi e semplificazione dell’utilizzo del fondo per mutui prima casa.
Nuove norme circa il rimborso dei contratti di soggiorno e sulla risoluzione dei contratti di acquisto di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi della cultura, con la previsione del diritto al rimborso per le prestazioni non fruite sotto forma di voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall’emissione.
L’istituzione di un fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo e ulteriori disposizioni urgenti per sostenere il settore della cultura.
4. Misure in campo fiscale, allo scopo di evitare che obbligazioni e adempimenti aggravino i problemi di liquidità
Sospensione, senza limiti di fatturato, per i settori più colpiti, dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per i mesi di marzo e aprile, insieme al versamento Iva di marzo. I settori interessati sono: turistico-alberghiero, termale, trasporti passeggeri, ristorazione e bar, cultura (cinema, teatri), sport, istruzione, parchi divertimento, eventi (fiere/convegni), sale giochi e centri scommesse.
Sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi per contribuenti con fatturato fino a 2 milioni di euro (versamenti Iva, ritenute e contributi di marzo).
Previsto il differimento scadenze per gli operatori economici ai quali non si applica la sospensione, il termine per i versamenti dovuti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, inclusi quelli relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi per l’assicurazione obbligatoria, dal 16 marzo viene posticipato al 20 marzo.
Prevista anche la disapplicazione della ritenuta d’acconto per professionisti senza dipendenti, con ricavi o compensi non superiori a euro 400.000 nel periodo di imposta precedente, sulle fatture di marzo e aprile.
Sospensione sino al 31 maggio 2020 dei termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici dell’Agenzia delle entrate.
Sospensione dei termini per la riscossione di cartelle esattoriali, per saldo e stralcio e per rottamazione-ter, sospensione dell’invio nuove cartelle e sospensione degli atti esecutivi.
Ai lavoratori con reddito annuo lordo fino a 40.000 euro che nel mese di marzo svolgono la propria prestazione sul luogo di lavoro (non in smart working) viene riconosciuto un premio di 100 euro, non tassabile (in proporzione ai giorni lavorati).
L’introduzione di incentivi e contributi per la sanificazione e sicurezza sul lavoro: per le imprese vengono introdotti incentivi per gli interventi di sanificazione e di aumento della sicurezza sul lavoro, attraverso la concessione di un credito d’imposta, nonché contributi attraverso la costituzione di un fondo Inail.
Per gli affitti commerciali, cioè per negozi e botteghe, viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo.

Foto Ansa


Coronavirus. Dopo le Messe, anche le chiese?

Nel decreto legge si prevede la «completa chiusura». Una misura che lede la libertà religiosa e di culto, in netto contrasto col Concordato


All’art. 1 comma 2 lettera h) del decreto legge, annunciato ma non ancora pubblicato sulla G.U., si prevede la «sospensione delle cerimonie civili e religiose, limitazione dell’ingresso nei luoghi destinati al culto, nonché completa chiusura degli stessi».

Sono già state sospese le Messe con pubblico; in chiesa entrano ormai pochissime persone distanziate l’una dall’altra, certamente più di quanto accada nei supermercati. Una misura del genere lede la libertà religiosa e di culto, costituzionalmente fondata, e si pone in contrasto col Concordato, che prevede su questo versante solo il previo paritario accordo fra Stato italiano e Chiesa. 

Confidiamo che non si giunga a una così irragionevole limitazione, in un momento in cui decine di sacerdoti non fanno mancare il loro conforto a chi soffre, anche a rischio della vita.

Foto Ansa

Recita oggi questa potente preghiera di guarigione a Gesù e cura tutte le tue ferite





Signore Gesù, credo che sei vivo e risorto. Credo che sei presente realmente nel Santissimo Sacramento dell’altare e in ciascuno di noi che crediamo In te. Ti lodo e ti adoro. Ti rendo grazie, Signore, per essere venuto da me, come Pane Vivo disceso dal cielo. Tu sei la pienezza della vita, tu sei la risurrezione e la vita, tu, Signore, sei la salute dei malati. Oggi ti voglio presentare tutti i miei mali, perché tu sei uguale ieri, oggi e sempre e tu stesso mi raggiungi dove mi trovo. Tu sei l’eterno presente e mi conosci. Ora, Signore, ti chiedo d’aver compassione di me.
Visitami per il tuo vangelo, affinché tutti riconoscano che tu sei vivo, nella tua Chiesa, oggi; e che si rinnovi la mia fede e la mia fiducia in te; te ne supplico, Gesù.


Abbi compassione delle sofferenze del mio Corpo, del mio cuore e della mia anima.

Abbi compassione di me, Signore, benedicimi e fa che possa riacquistare la salute.

Che cresca la mia fede e che mi apra alle meraviglie del tuo amore, perché sia anche testimone della tua potenza e della tua compassione.

Te lo chiedo, Gesù
per il potere delle tue sante piaghe
per la tua santa Croce e per il tuo Preziosissimo Sangue.

Guariscimi, Signore.
Guariscimi nel corpo,
guariscimi nel cuore,
guariscimi nell’anima.

Dammi la vita, la vita in abbondanza.
Te lo chiedo per l’intercessione
di Maria Santissima, tua Madre, la Vergine dei dolori,
che era presente, in piedi, presso la tua Croce;
che fu la prima a contemplare le tue sante piaghe,
e che ci hai dato per Madre.

Tu ci hai rivelato d’aver preso su di te i nostri dolori
e per le tue sante piaghe siamo stati guariti.

Oggi, Signore, ti presento con fede tutti i miei mali
e ti chiedo di guarirmi completamente.

Ti chiedo, per la gloria del Padre del cielo,
di guarire anche i malati della mia famiglia e i miei amici.
Fa che crescano nella fede, nella speranza
e che riacquistino la salute per la gloria del tuo nome.

Perché il tuo regno continui ad estendersi sempre più nei cuori attraverso i segni e i prodigi del tuo amore.

Tutto questo, Gesù, te lo chiedo perché sei Gesù.
Tu sei il Buon Pastore e noi tutti siamo le pecorelle del tuo gregge.

Sono così sicuro del tuo amore,
che prima ancora di conoscere il risultato
della mia preghiera, ti dico con fede:
grazie, Gesù, per tutto quello che farai per me e per ciascuno di loro.
Grazie per i malati che stai guarendo ora,
grazie per quelli che stai visitando con la tua Misericordia.

Padre Emiliano Tardif


LITURGIA DEL GIORNO

La Liturgia di Giovedi 26 Marzo 2020

Giovedì della IV settimana di Quaresima

Risultato immagini per «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Viola

Antifona d'ingresso
Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto. (Sal 105,3-4)

Colletta
O Padre, che ci hai dato la grazia
di purificarci con la penitenza
e di santificarci con le opere di carità fraterna,
fa’ che camminiamo fedelmente
nella via dei tuoi precetti,
per giungere rinnovati alle feste pasquali.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Es 32,7-14)
Desisti dall’ardore della tua ira.


Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: “Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra”? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 105)
Rit: Ricòrdati di noi, Signore, per amore del tuo popolo.

Si fabbricarono un vitello sull’Oreb,
si prostrarono a una statua di metallo;
scambiarono la loro gloria
con la figura di un toro che mangia erba.

Dimenticarono Dio che li aveva salvati,
che aveva operato in Egitto cose grandi,
meraviglie nella terra di Cam,
cose terribili presso il Mar Rosso.

Ed egli li avrebbe sterminati,
se Mosè, il suo eletto,
non si fosse posto sulla breccia davanti a lui
per impedire alla sua collera di distruggerli.

Canto al Vangelo (Gv 3,16)
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.
Gloria e lode a te, o Cristo, Verbo di Dio!

VANGELO (Gv 5,31-47)
Vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
In tutte le Scritture freme l'attesa del Redentore, da cui la storia umana prende senso, direzione e salvezza. Accostiamoci a lui per conoscere il Padre e preghiamo:
Dalla durezza del cuore, liberaci, o Signore!

Quando restiamo indifferenti, contemplando il tuo volto ferito nei fratelli che soffrono. Ti preghiamo:
Quando rifiutiamo la solidarietà, per chiuderci nel piccolo cerchio del nostro benessere. Ti preghiamo:
Quando siamo sterili uditori della Parola e non portiamo frutto. Ti preghiamo:
Quando l'orgoglio e l'egoismo ci fanno ostinati nel peccato. Ti preghiamo:
Quando le croci della nostra vita ci turbano e ci disorientano. Ti preghiamo:
Quando non riusciamo a colloquiare tra gruppi parrocchiali.
Quando il dialogo tra genitori e figli è inceppato.

O Padre, che ci hai redenti col sangue del tuo Unigenito, fà che, accostandoci alla mensa eucaristica, la nostra debole umanità riceva da te luce, vigore e vita. Per Cristo, nostro amabile Salvatore, che con te vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera sulle offerte
Dio onnipotente e misericordioso,
l’offerta di questo sacrificio
guarisca la nostra debolezza
dalle ferite del peccato
e ci renda forti nel bene.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO DI QUARESIMA IV
I frutti del digiuno

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Con il digiuno quaresimale
tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito,
infondi la forza e doni il premio,
per Cristo nostro Signore.
Per questo mistero si allietano gli angeli
e per l’eternità adorano la gloria del tuo volto.
Al loro canto concedi, o Signore,
che si uniscano le nostre umili voci
nell’inno di lode: Santo...


Antifona di comunione
“Porrò la mia legge nel loro animo,
la scriverò nel loro cuore:
sarò il loro Dio ed essi il mio popolo”,
dice il Signore. (Ger 31,33)


Preghiera dopo la comunione
Il sacramento che abbiamo ricevuto, Signore,
ci liberi da ogni colpa,
perché sollevati dall’umiliazione del peccato
possiamo gloriarci della pienezza del tuo dono.
Per Cristo nostro Signore.



Commento
La lettura dell’Antico Testamento ci mette in guardia dalla tentazione di cercare il vitello d’oro, la divinità visibile e palpabile fatta su misura per noi. La lettura del Vangelo secondo Giovanni esige che noi crediamo in Gesù Cristo. Il fondamento della nostra fede è la testimonianza dell’Antico e del Nuovo Testamento. Testimonianza della verità che non si può apprendere né provare scientificamente, e neppure codificare in una legge. Gli Ebrei del tempo di Gesù avevano l’Antico Testamento, ma non capivano le parole di Mosè su Gesù. Avevano davanti ai loro occhi i miracoli compiuti dal profeta di Nazaret, ma i miracoli possono essere interpretati in molti modi. Bisogna credere per capire il loro contenuto. Gesù desiderava convincerli per dar loro la vita.
Molti credettero in lui, ma gli eruditi e gli anziani lo rifiutarono. E noi, come interpretiamo il Vangelo? Crediamo veramente alla testimonianza di Dio Padre in Gesù di Nazaret? Crediamo che egli è il Verbo di Dio, il Messia atteso? Non abbiamo mai visto Dio, ma abbiamo le parole di Gesù Cristo. Esiste il Verbo di Dio in noi? E noi, esistiamo in Gesù Cristo? Forse ci si può rimproverare di non aver ricevuto Gesù e i suoi messaggeri, mentre riceviamo qualunque passante che arriva con la sua teoria (teoria a volte strana) perché è interessante, alla moda, esotica, o perché lo scetticismo che essa comporta si presta all’edificazione della nostra gloria...? A volte semplicemente ci vergogniamo di credere e di cercare di incontrare Dio nell’antico cristianesimo. Preghiamo per il dono della fede, della speranza e della carità, per vedere in Gesù il Figlio di Dio e per essere a nostra volta trasformati in figli di Dio, divinizzati nell’unione con il Figlio Unigenito.

mercoledì 25 marzo 2020

LA PESTE DELLA CHIESA


Nei precedenti articoli dedicati all’epidemia abbiamo visto come il tema della peste sia correlato a quelli della crisi economica e delle crisi geopolitiche come Brexit e le tensioni nel Mediterraneo Orientale.
Si evidenziava il timore dell’espansione dell’epidemia e gli effetti che avrebbe potuto avere nell’economia mondiale.
Pochi giorni dopo vediamo come il virus abbia oltrepassato la Cina e si stia diffondendo a livello globale.
In Italia abbiamo assistito al panico del governo e all’incapacità della gestione dei primi giorni dell’emergenza il che la dice lunga sulle possibilità che abbiamo, come nazione, di affrontare le sfide che si approssimano con questa classe dirigente.


In questo articolo sposto l’attenzione sulla peste simbolica che invece colpisce la Chiesa Cattolica.


Prima di vedere le quartine però vorrei sottolineare un nefasto ricorso storico, “pestilenziale” potremmo dire, che viene dalla Francia.
Lo scorso anno abbiamo assistito durante la Settimana Santa all’incendio della Cattedrale di Notre Dame. Eravamo al tempo in cui Macron voleva dare risposte rassicuranti alle proteste di piazza dei Gilet Gialli.
Quest’anno invece, alla prima settimana di Quaresima, assistiamo all’incendio della Chiesa di S. Trivier de Courtes. Abbiamo dunque un nuovo “sacrificio pasquale”.

Non posso esimermi quindi dal sottolineare lo strano fenomeno dell’autocombustione delle Chiese di Francia.

Stavolta Macron nemmeno ci prova a dare risposte ai francesi anzi…ormai lo scontro è sempre più veemente e senza tentativo di dialogo.

La “peste” della Chiesa è invece quel modernismo che la sta corrodendo da dentro. Gli strappi dottrinali o pastorali o mezzi e mezzi stanno accendendo lo scontro tanto che ormai vediamo quasi apertamente vescovi contro vescovi e cardinali contro cardinali.
La barca di Pietro ondeggia pericolosamente, la ciurma è priva di una guida saggia e sicura e ognuno quindi sembra voler quasi andare per conto suo. I tedeschi ovviamente, ma non solo loro.

Sono tanti gli articoli ormai dedicati alla crisi della Chiesa e tante le quartine già analizzate in merito. Eppure altre ce ne sono e tale crisi è ancora all’inizio. Il virus non è soltanto quello fisico, ma anche e soprattutto quello spirituale. Se la classe dirigente del governo italiano non brilla di certo quella della Chiesa non si comporta meglio.


Dal Proemio del Terzo Millennio “La Grande Tribolazione e la Nuova Era“


549
Nul de l'Espagne, mais de l'antique France
Ne sera esleu pour le trembant nacelle
A l'ennemy sera faicte fiance,
Qui dans son regne sera peste cruelle.


549
Non dalla Spagna, ma dall'antica Francia
Colui che sarà eletto per la tremante navicella
Al nemico sarà fatta intesa,
Che dentro suo regno sarà peste crudele.

Questa quartina l’abbiamo già analizzata all’inizio del blog, dedicato alle dimissioni di Benedetto XVI e all’elezione del successore.
Colui che viene dalla Francia antica, il regno dei Franchi in Germania, sarà eletto per la tremante barca di Pietro. Il nome Francesco viene dalla parola germanica Frank, libero, che ha dato il nome al popolo franco.
Sarà fatta intesa col nemico che porterà nel Regno una peste crudele.
Leggere oggi questi versi fa un effetto diverso rispetto a sette anni fa.
Abbiamo visto il papa e la Chiesa prestare il fianco ai nemici e permettere che insinuassero le loro eresie nel magistero. E oggi la situazione di confusione e divisione, crudele peste dottrinaria, è sotto gli occhi di tutti.


Dal Ramo IV del 2000 “La Chiesa degli Ultimi Tempi”


256
Que peste et glaiue n'a peu seu definer,
Mort dans le puys, sommet du ciel frappé:
L'abbé mourra quand verra ruiner,
Ceux du naufraige, l'escueil voulant grapper.


256
Colui che non ha saputo arrestare ne peste ne spada,
La morte nel pozzo, sommità dal ciel colpita,
E l'abate morirà quando perir vedrà,
Quelli del naufragio che allo scoglio si volevano aggrappare.


La quartina 256 è estremamente interessante. Chi è che non ha saputo arrestare ne la peste ne la spada? A me sembra di scorgere l’identikit di un papa, probabilmente Benedetto XVI. Iniziò il suo pontificato chiedendo preghiera affinchè non fuggisse davanti ai lupi e lo ha terminato con le misteriose dimissioni. Dopo di lui, appunto, peste e spada. Il secondo verso somiglia alla descrizione del sogno profetico di Bruno Cornacchiola, il veggente delle Tre Fontane, che vede un papa gettato in un pozzo poiché non voleva concedere dei cedimenti al magistero perenne. Il verso continua: la sommità è colpita dal Cielo, come il fulmine che colpisce la guglia di S. Pietro nel giorno delle dimissioni di papa Benedetto XVI.
Il pozzo potrebbe dunque rappresentare l’”esilio” del papa emerito, chiuso nel convento in Vaticano, “come un prigioniero”.
Continua la quartina: l’abate morirà. L’”abate” richiama l’”Abate di Foix” della quartina 812 vista in “LA PROFEZIA DI NOSTRADAMUS: IL PAGANESIMO, IL TIRANNO E IL PAPA CROCIFISSO” che identifica Jacques Fournier della provincia di Foix che divenne papa col nome di Benedetto XII. Il nome del grande monaco, proprio come Ratzinger.
Morirà quando vedrà morire coloro che, colpiti dal grande naufragio della fede, vorranno aggrapparsi allo scoglio, o meglio alla Roccia petrina, senza riuscirci.
E non ci riusciranno forse perché la Roccia non sarà più tale, non più salda come dovrebbe.
Un annuncio di morte nel dolore di vedere la Chiesa naufragare senza aver potuto o saputo (la storia lo dirà) arrestare la peste e la spada che l’avrebbero colpita. Una quartina impressionante e drammatica.

Dal Ramo V del 2000 “La Guerra investe l’Europa”

265
Le parc enclin grande calamité,
Par l'Hesperie et Insubre fera:
Le feu en nef, peste et captiuité,
Mercure en l'Arc Saturne fenera.

265
Il destino inclinato verso grande calamità,
Per l'Esperia e l' Insubria farà:
Il fuoco sulla nave peste e schiavitù,
Mercurio in Sagittario, Saturno falcerà.

Permutando la 256 abbiamo la 265 sempre sullo stesso tema. Il terzo verso specifica che la “nave”, la barca di Pietro, va a fuoco ed è colpita dalla peste ed è ridotta in schiavitù. Qui in divenire abbiamo il futuro della Chiesa. Ancora una volta il termine “peste” è associato alla crisi ecclesiale.
Il destino infatti annuncia una grande calamità che colpirà l’Italia, sede di Pietro. L’Insubria è sostanzialmente l’attuale Lombardia mentre l’Esperia per i greci era l’Italia centro meridionale, il loro Occidente. In generale infatti l’Esperia rappresenta l’Occidente, ma in questo caso il riferimento all’Italia, da nord a sud, sembra specifico.
All’ultimo verso una probabile indicazione tolemaica: Saturno, ovvero l’Oriente, falcerà. In sostanza da Oriente viene il pericolo per l’Occidente.
Mercurio in Sagittario invece non è una congiunzione astrologica, ma geografica che rappresenta l’area che va dal Mediterraneo Orientale, dominato da Mercurio alla penisola Iberica, estremo Occidente, dominato dal Sagittario. Insomma, l’Unione Europea dalla Grecia alla Spagna.



Un richiamo in questo senso non può non andare alla profezia del Monaco Paisios e alla crisi che coinvolge l’Europa, la Grecia, la Siria, la Turchia, gli USA e la Russia. La provocazione ai confini greci, l’ondata migratoria. Le terre occupate dai turchi. La Russia che persegue in Medioriente e sugli stretti la propria politica. La guerra fra Turchia e Russia. L’Europa che vuole la sua parte.


Tutto è in movimento e le crisi concentriche convergono tutte insieme in una sola.
“Da Corinto ad Efeso ai due mari si navigherà e guerra si muove fra due desiderosi di lotta.”

https://ducadeitempi.blogspot.com/2020/03/la-peste-della-chiesa.html