sabato 6 luglio 2019

Migranti-Massoneria-Soros. Una convergenza per la libertà? Maddai!

Migranti-Massoneria-Soros (George). Cosa hanno in comune queste parole? Solo i migranti, non certo l’aspirazione a liberare i popoli del Nord Africa. E interessi nascosti, ovviamente. Rifiutare un Mars® li aiuterebbe davvero.



Migranti-Massoneria-Soros. Una strana convergenza che dovrebbe fare riflettere sugli scopi umanitari del nostro malinteso concetto di accoglienza. Rinunciamo alla Nutella®, piuttosto.

Nel post “Immigrazione: traffici criminali e solidarietà d’interesse” ho scritto che il senso delle parole “accoglienza” e “integrazione” di alcuni politici (Laura Boldrini in testa) è molto sospetto.

Ho cercato di esprimere che vengono create sacche di emarginazione.

Non possiamo “accogliere” tutta l’Africa in Italia a causa della obiettiva impossibilità. È la legge fisica della impenetrabilità dei corpi ed è semplicemente impossibile violarla. 

In realtà costruiamo sacche in cui mettono radici le organizzazioni criminali.

Spaccio di droga, prostituzione (maschile e femminile, anche minorile), e perfino violenza, terrorismo e traffico di organi trovano terreno fertile.

Perché alcune parti politiche e alcuni giornali continuano a fare propaganda?

C’entra la strana convergenza “Migranti-Massoneria-Soros”? Se c’entra, allora dovremmo dismettere l’ipotesi degli scopi umanitari.

Analizziamo gli elementi.
I Migranti e la Massoneria.

Sul sito del Grande Oriente di Francia l’8 settembre 2015 è apparsa una dichiarazione.

Semmai dovesse sparire il link (come vedremo dopo – per il caso dei leaks di Soros – non è impossibile) ecco l’immagine

Migranti e Massoneria: il Grande Oriente di Francia e altre obbedienze

A firmare questa dichiarazione svariate “Obbedienze Massoniche”, fra cui la Gran Loggia d’Italia

obbedienze firmatarie della dichiarazione “pro-migrazioni”

Con l’inglese me la cavo, ma per il francese devo affidarmi al traduttore di Google:

Traduzione da google della dichiarazione

“Diritti umani”, “fuggono dalle guerre”, il riferimento a una Europa “forgiata” sulle migrazioni… A me pare che la Massoneria voglia spingere i Governi a una sempre maggiore “accoglienza”. Non pare pure a chi legge?

E inoltre non vi pare che le “parole chiave”, i ritornelli, siano uguali a quelli che vengono portati avanti da politici e giornali “main stream”?
Migrazioni? Dalle tasche di George Soros un mare di soldi!

Lo scorso anno sono stati pubblicati migliaia di documenti rubati alla Open Society di George Soros.

Immagino non sia necessario alcun approfondimento sul finanziere spregiudicato e senza scrupoli George Soros.

Avrei dovuto dire “erano stati pubblicati” perché adesso il sito non c’è. Erano al link soros.dcleaks.com che è irraggiungibile. Cercando su google “soros leaks” si trovano circa 402.000 risultati, quindi che il sito ci sia stato non esistono dubbi.
Per fortuna avevo scaricato una cinquantina di documenti.

L’azione di Soros si sviluppa in due direzioni. Da una parte finanziando organismi (come le ONG) che operano direttamente sul campo, dall’altra esercitando pressioni sui Governi (dirette o finanziando gruppi di pressione) per allentare le legislazioni che regolano l’immigrazione.

Questa azione è ben chiarita in uno dei documenti che metto a disposizione.

Già in testa a pagina 2 si legge:

Fin dal principio, nel 2010, IMI ha investito sui corridoi di migrazione, partendo con Asia/Medio Oriente e America Centrale/Messico, prima di aggiungere Russia/Asia Centrale nella metà del 2013. Nel frattempo l’IMI ha concesso piccoli contributi per progetti o per organizzazioni di respiro globale. Questi iniziali contributi “globali” erano concessi a organizzazioni ben conosciute che coprivano varie aree geografiche e uno spettro di tematiche rilevanti per la missione complessiva dell’IMI.

Sempre a pagina 2 viene scritto che:

Oggi una revisione di questi investimenti ci aiuta a verificare l’efficacia dell’approccio che abbiamo usato per ottenere cambiamenti a livello internazionale. Ed è ancora più rilevante adesso, in quanto la crisi dei rifugiati sta creando lo spazio per riconsiderare il governo delle migrazioni e il regime internazionale dei rifugiati.

Il resto, chi vuole lo legge da solo. È una lettura che consiglio perché davvero illuminante.

Migranti e Soros: il finanziamento alle ONG.


Vengono finanziati progetti specifici. Moltissimi per influenzare l’opinione pubblica e i media verso politiche di “accoglienza” e “integrazione”, ma non solo.

Su questo tema abbiamo, per esempio

$ 49.782 all’Associazione 29 Luglio per un progetto che includa “il monitoraggio delle fonti mediatiche per rilevare comportamenti discriminatori o che incitino al razzismo verso i migranti. Azioni correttive e contenziosi strategici (dove applicabili)”.

$ 99.690 all’Arcigay per “mobilitare, canalizzare e amplificare la voce e le pretese (“demands”, è scritto proprio così) della comunità LGBT italiana costruendo uno strumento permanente per monitorare diffondere, mobilitare e fare azione di lobbying nella campagna elettorale europea 2014 e nelle prossime.

Pochissimi altri (ma significativi: 175.576 $) per inculcare al pubblico le meraviglie della finanza : “Fare pressione sui candidati al Parlamento europeo direttamente e attraverso mobilitazioni del generico pubblico per rendere le riforme finanziarie una priorità chiave per il Parlamento che si insedierà. Assicurarsi che la copertura dei media delle elezioni europee rifletta la priorità “la finanza serve la società”.

Gli obiettivi

Se gli obiettivi del sistema Migranti-Massoneria-Soros non fossero già chiari, il documento OSI Brussels EU advocacy-osepi strategy 2014 2017-osepi strategy update 2015 16 li esplicita meglio:
Strategia per la migrazione, collaborando strettamente con George Soros, OSIFE, IMI e altri colleghi per rispondere alla crisi del Mediterraneo, ma anche per ridurre la detenzione amministrativa per i migranti privi di documenti e richiedenti asilo in Europa e per migliorare le norme per il processo giusto utilizzato per espellere immigrati dall’UE;
Influenzare la legislazione dell’UE che punta ai flussi finanziari illeciti e i regolamenti che rivelerebbero la fonte e l’importo dei ricavi imponibili generati da grandi multinazionali. Lavorare con OSIFE per mappare l’influenza russa in Europa e il targeting di OSF e dei beneficiari. La diffusione della percezione della società aperta come democrazia illiberale e il populismo stanno avendo un impatto crescente sulle politiche dell’UE dalla migrazione alle relazioni estere.

Ricapitolando:

abbattimento di ogni regola relativa alle migrazioni (incluse quelle relative a immigrati non identificabili) e indebolimento delle possibilità di espulsione;
impedire norme che regolamentando i flussi finanziari illeciti rivelerebbero fonti e importi generati dalle grandi multinazionali;
evitare che la “società aperta” (obiettivo della fondazione di Soros) venga percepita come democrazia illiberale.

In buona sostanza creare una società globale in cui i flussi migratori e finanziari siano assolutamente non controllati. Così creando un mercato unico con un unico Dio: la finanza.

Per raggiungere l’obiettivo viene utilizzato un elenco di parlamentari europei definiti “alleati affidabili”. L’elenco passa in rassegna tutte le cariche del Parlamento, le 11 commissioni e le 26 delegazioni, così come gli organi decisionali più alti del Parlamento Europeo ed è distinto per nazionalità, partito eccetera.
La rete di Soros

Migranti-Massoneria-Soros. Un sistema in cui la parte debole è costituita dai migranti.

MOAS, Refugees International, Oxfam e Open migration sono ONG ultimamente saltate agli onori della cronaca per via delle indagini sugli scafisti nel mediterraneo. Ma troviamo anche l’Associazione Luca Coscioni, Arcigay, Carta di Roma.

E poi Amnesty International, Human Rights Watch e altre.

Non sono stati forse Amnesty International e Human Rights Watch a propagandare la bufala dei soldati di Gheddafi imbottiti di viagra per stuprare le donne? Salvo, poi, essi stessi a smentire, ma la Libia era già stata distrutta.
Il gas nervino di Bashar al-Assad e le bufale su Saddam Hussein

E non furono ancora loro a sostenere che Assad nel 2013 ha usato il gas sarin contro il suo stesso popolo siriano?

Il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh ha poi scoperto che il gas sarin lo aveva mandato Hillary Clinton ai ribelli per incastrare Assad.

E l’uranio che l’Iraq di Saddam aveva comprato in Niger? Bufala sostenuta dalle ONG. E il furto delle incubatrici di Saddam in Kuwait lasciando morire i neonati? Altra notizia “verificata” dalle ONG che si è rivelata una bufala.

Adesso ci riprovano con il gas sarin utilizzato da Assad in Siria. Un rapporto che a definirlo una barzelletta è un eufemismo (qui in download).

Ci sarebbero testimoni oculari locali che giurano che l’ISIS non aveva depositi di gas Sarin. Peccato che il pulitzer Seymour Hersh abbia già dimostrato il contrario (vedi sopra)

E i testimoni oculari locali? Se sono civili è ovvio che dei depositi di sarin dell’ISIS non sanno nulla, ma se sono militanti ISIS negheranno che esistessero.


Senza alcun mandato ONU e senza che nessuno gridi allo scandalo. Anzi, nel silenzio mediatico più assoluto.

Il “rapporto ONU” (sopra linkato per chiunque volesse leggerlo “di prima mano”) non accenna ad alcuna verifica sull’origine dei “testimoni oculari”.

Le ONG: “braccio armato” di Soros, delle multinazionali finanziarie e dei signori della guerra

Questa è la rete del “filantropo” George Soros. E le ONG, ormai, si comportano esattamente come le multinazionali. Il loro interesse è focalizzato sull’interesse dei loro padroni, dei loro finanziatori. Se è necessario inventare bufale per assecondarne gli obiettivi, lo fanno senza alcuno scrupolo. E i media amplificano semplicemente ciò che è necessario venga detto.

Perché, come abbiamo visto, uno degli obiettivi è “creare una percezione”.

Chi crede che sui migranti non ci siano secondi fini è in malafede o un babbeo.
Migranti-Massoneria-Soros e Multinazionali: Criminalità politico/finanziaria


Non “aiutiamoli a casa loro”, per carità!

“Aiutiamoli a casa loro”, dice Matteo Renzi. 
Tremo solo al pensiero, visto il suo concetto di aiuto.
Visti i suoi rapporti di affari e di fornitura di armi all’Arabia Saudita, principale elemento di instabilità di quell’area.
Ma dallo Yemen, implacabilmente bombardato dall’Arabia Saudita con le bombe italiane, non arrivano migranti. Quindi è tutto a posto!
Visto che la sua ENI ha svaligiato le enormi risorse naturali dei Paesi con cui è venuta in contatto. Con cui ha scontrato i suoi interessi.
Poco tempo fa sono emersi gli scandali delle mazzette pagate dall’ENI (come fosse una novità) per saccheggiare le risorse naturali nigeriane.
Qualche notizia qui, qui e qui

Ma non è tutto li.

Giusto per fare un esempio, l’ENI ha interesse che la Somalia sia uno Stato instabile!

Nel 2011 il Kenya, con la scusa di difendersi dagli attacchi sul suo territorio dei terroristi jihadisti di Al Shabaab, ha occupato la parte meridionale della Somalia superando i tradizionali confini.

È quasi pronto il post in cui spiego come e perché Boko Haram, Al Shabaab e tutti gli altri gruppi terroristici sono strettamente legati al mondo di affari occidentale attraverso la corrente religiosa islamica che fa capo all’Arabia Saudita: il wahabismo salafita di derivazione sunnita.

Ma torniamo all’argomento, per adesso.

In realtà questa occupazione ha consentito al Kenya di attingere ai giacimenti offshore scoperti da Siad Barre negli anni Ottanta, quando nell’area marittima somala si accertò la presenza di ingenti quantità di petrolio e di gas.


A seguito dell’occupazione meridionale della Somalia, il Kenya ha concesso nel luglio 2012, all’ENI, alla norvegese Anadarko Petroleum e alla francese Total, i permessi di estrazione nell’area contesa. L’ENI si è aggiudicata dal Kenya i lotti L-21, L-23 e L-24. (fonte).

Il crimine del cacao illegale 

Pochi giorni fa “InvestireOggi” ha pubblicato un articolo: “L’oscuro segreto del cioccolato: lo scandalo colpisce Ferrero, Lindt (e tanti altri)” che consiglio di leggere per intero.

Alcuni estratti:

La denuncia è importante: la maggior parte dei marchi più famosi (parliamo di Mars, Nestlè, Lindt, Ferrero, Olam, Cargill, Barry Callebaut) acquisterebbero come materia prima per i propri prodotti dolciari cacao ‘illegale’.

La situazione in Africa Occidentale è davvero molto complessa: da un lato ci sono le multinazionali europee e americane (non solo del cacao) che hanno interessi affinché i governi siano deboli o consenzienti (si tratta dl classico fenomeno del ‘neo-colonialismo’, che si vorrebbe rilanciare con il nuovo motto ‘aiutiamoli a casa loro’), dall’altro chiunque provi a fare luce su determinati scandali fa una brutta fine. Proprio per quanto concerne le illegalità e i disastri ambientali connessi alla filiera del cacao, il giornalista Guy-André Kieffer è scomparso senza lasciare tracce. Sicuramente, ucciso. All’interno di questo sistema, fatto di corruzione di alto livello, di de-forestazione illegale e mercato che arricchisce soprattutto gli europei, a farne le spese è, come al solito, la popolazione locale, il cui sfruttamento nelle piantagioni di cacao dovrebbe far vergognare qualunque essere umano. Ma la cioccolata è pur sempre la cioccolata.

Insomma, per le popolazioni occidentali viene creata la percezione dell’aiuto quale sinonimo di accoglienza, mentre dall’altra parte l’Occidente crea le guerre (agevolate dalle ONG finanziate da Soros) da cui questa gente fugge e vengono depredati i territori creando la povertà e sopprimendo la liberta dei popoli.

Il tutto con la complicità dei Governi e delle cariche politiche. Sig.ra Boldrini, ha qualcosa da replicare?
Evitiamo di essere complici del percorso stabilito per noi: “Migranti-Massoneria-Soros -Multinazionali-Crimine”.

Vogliamo davvero aiutare le popolazioni che a causa dell’occidente sono costrette a lasciare i loro Paesi e le loro case?

Se davvero vogliamo migliorare le condizioni dei Paesi che noi stessi opprimiamo, deprediamo, saccheggiamo sull’altare della finanza globale, guardiamo oltre.

Rompiamo il frame che ci è stato costruito attorno dalle lobby finanziare Migranti-Massoneria-Soros.

Serve ad alterare la nostra percezione e agevolare la razzìa delle ricchezze di quei Paesi.

Se vogliamo spezzare la catena Migranti-Massoneria-Soros, anziché gridare “vogliono la libertà ed è nostro dovere accoglierli”, cominciamo rinunciando alla cioccolata.

Ma comprendo. Per alcuni rifiutare la Nutella® è difficile. È più facile “accogliamoli tutti”, pur sapendo che è una ipocrisia perché, in effetti, non siamo in condizione di accogliere nessuno.

È più facile abbandonarsi al frame costruito “Migranti-Massoneria-Soros-Multinazionali-Finanza Globale” che rinunciare alla Nutella® a un Mars® o a una tavoletta Lindt®.

NOBILE, SEA-WATCH E OICOFOBIA. MA PERCHÈ LA SINISTRA (E LA CHIESA) ODIANO GLI ITALIANI?

UN BELLISSIMO ARTICOLO DI AGOSTINO NOBILE RIPORTATO DA STILUM CURIAE

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Agostino Nobile ci offre una sua riflessione sul caso della Sea-Watch, e soprattutto sul significato di questa vicenda – di per sé forse trascurabile – nel panorama italiano e internazionale. Mentre leggevo la riflessione veramente molto acuta, documentata e interessante di Nobile, mi sono ricordato di uno spezzo di intervista registrata da un TG nazionale (credo il sinistrassimo TG3) in cui un signore con un bell’accento siciliano diceva di essere stato, e di essere ancora comunista, e di votare Salvini non una ma dieci volte, perché è l’unico che difende il popolo. Ho pensato a mio zio, operaio, segretario del PCI a Sampierdarena, partigiano, scampato per miracolo con un compagno all’eccidio nazista di Cravasco, che nel 1984 smise di rinnovare la tessera del Partito. La mutazione genetica dalla sinistra di popolo alla sinistra di salotto (e non solo…di soldi, di finanza, di affari) era già chiara, a qualcuno. Buona lettura.


Menzogne, oicofobia e cinismo 

Ero ancora un bambinetto quando un vicino di casa uscì sul suo balcone con le braccia alzate e i pugni chiusi, gridando euforico “abbiamo vinto!” La partita di calcio giocata a Mosca era finita 2 a 0, per i sovietici. Questo signore non era una scheggia impazzita dell’universo comunista. Palmiro Togliatti aveva un rispetto tale per gli italiani che rinunciò alla cittadinanza per abbracciare quella sovietica. Al XVI Congresso del PCUS ne dette la motivazione: “È motivo di particolare orgoglio per me l’aver abbandonato la cittadinanza italiana per quella sovietica. Io non mi sento legato all’Italia come alla mia Patria, mi considero cittadino del mondo, di quel mondo che noi vogliamo vedere unito attorno a Mosca agli ordini del compagno Stalin. È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano”.

Dunque, niente di nuovo sotto il sole. In Italia gli eredi del comunismo hanno esteso su larga scala l’odio per le proprie radici per vedere uniti i popoli europei attorno agli Stalin dell’Alta Finanza. Uno dirà, che c’azzeccano Stalin e il comunismo con la finanza mondiale? C’entrano eccome. Il programma delle due ideologie mira alla creazione di un nuovo paradigma sociale. Distruggendo la cultura cristiana, imperniata sui i diritti umani dalla nascita alla morte naturale, i marpioni della finanza vogliono, come il comunismo mondialista, imporre una società di schiavi. L’immigrazione illegale insieme all’odio indotto per la propria cultura agli italiani, facilita l’infiltrazione dei popoli cresciuti in una società dove i diritti umani non li hanno visti nemmeno col cannocchiale.

Il filosofo britannico Roger Scruton definisce l’odio per le proprie radici oicofobia, dal greco òikos/famiglia o casa (considerate l’unità di base della società) e phobia/paura, definizione coniata in ambito scientifico dallo psichiatra Carl Westphal in una monografia sull’agorafobia del 1871. La vicenda della Sea Watch è l’ennesimo esempio di oicofobia. Per sostenere una giovane capitana tedesca che si fa beffe del Governo e degli italiani, alcuni politici di Sinistra s’insediano sull’imbarcazione sbeffeggiando il ministro dell’Interno Salvini. In poche ore riescono a racimolare più euro di quanti ne servono per pagare la multa che i giudici dovrebbero affibbiare alla capitana tedesca Carola Rackete.

Soldi arrivati alla velocità della luce, certamente non donati dalla classe operaia. Questa parvenu, paladina del gay pride, protetta dalla Sinistra, dalle toghe rosse, da Bruxelles e dall’ONU, ringalluzzita dal dinherino ricevuto dai sorosiani, sperona una piccola motovedetta della Guardia di Finanza mettendo in pericolo la vita degli agenti che cercano di far rispettare le leggi italiane e internazionali. Se questi fatti fossero avvenuti in qualsiasi porto di qualsiasi paese del mondo, molto probabilmente la vicenda non sarebbe finita – come probabilmente accadrà in Italia – a tarallucci e vino.

Basti ricordare i governi olandese e tedesco che, nonostante i richiami del ministro dell’Interno italiano, hanno fatto spallucce dicendo chiaro e tondo che da loro non entra la Sea Watch e nemmeno i migranti. Subito dopo l’attraccaggio illegale e violento della Sea Watch, con tempismo calcolato le tv nazionali e i grandi quotidiani sottolineano il disappunto di Berlino: “Non criminalizzare soccorso in mare”. Un direttore di giornale minimamente oggettivo avrebbe dovuto rilevare l’ipocrisia del Governo teutonico che prima se ne lava le mani e poi accusa il Governo italiano. Al contrario, i media mondialisti hanno già santificato la capitana. Il quotidiano La Stampa ha addirittura rappresentato la pulzella Carola come Gesù e Salvini come Barabba. In pratica gli italiani hanno votato un Barabba.

Solo gli sprovveduti non vedono in queste mosse un piano stabilito. Tanto più che non si tratta di salvataggio ma di palese tratta di africani. A questo sommiamo la chiesa bergogliana. L’arcivescovo di Ferrara Giancarlo Perego ha superato la fantasia suicida dei politici di Sinistra, suggerendo di titolare il porto di Lampedusa all’eroina che ha portato illegalmente in Italia 41 migranti musulmani.

Chiunque possieda un IQ poco superiore di quello delle galline dovrebbe sapere che i giovani immigrati che arrivano in Italia non sono poveri, o perlomeno non lo sono come quei bambini denutriti che muoiono ogni giorno in Africa. Creature di cui i nostri sorosiani manco ci pensano. Si dovrebbe altresì sapere che gli scafisti non sono suore orsoline, ma schiavisti che portano carne umana alle ONG, che a loro volta vengono pagati profumatamente dai sorosiani promotori dell’immigrazione coatta. Nonostante queste evidenze macroscopiche l’oicofobia, il cinismo e le calunnie di gente in malafede continuano ad impestare tutti i media.

Bergoglio, ormai fuori controllo, ripete come un mantra di abbattere i muri. Il cinico presentatore tv Fabio Fazio, a proposito della vicenda Sea Watch, commenta: “Un giorno ci si chiederà conto di tutto questo… Prima di tutto essere italiani! Riconoscersi cioè nei valori fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. Valori di pace, solidarietà e inclusione che la nostra bandiera riassume”. Commento degno di Kaa, il simpatico e viscido serpente boa del film disneyano Il libro della giungla. Non ha detto nulla di concreto, di vero e di ragionevole. Una mielosa doppiezza.

Massimo Cacciari, che con i suoi sforzi intellettuali cerca di superare sé stesso, sul caso Sea Watch commenta: “Totale solidarietà nei confronti di chi infrange leggi che trasgrediscono principi fondamentali sanciti dal diritto internazionale”. Sentire sulla bocca di un comunista queste parole solleticano il sarcasmo più irrispettoso. Vauro Senesi, uno dei depressi meno simpatici e graffianti, chiosa: “Forse, oggi, abbiano perso tutti. Non c’è umanità, non c’è empatia. E se non c’è verso il migrante che giunge nel nostro Paese, non ci sarà nemmeno nei confronti del vicino di casa. Costretti o condannati ad accettare la legge del più forte”. Come il milionario Fazio, molto miele e poca sensatezza. I personaggi che marcano la stessa linea di quelli su citati, non sono stupidi. Sono i soliti cinici che stanno dalla parte di chi li paga meglio. Se oggi imperasse il fascismo sarebbero tutti fascisti, come gran parte dei loro colleghi durante periodo fascista.

Grazie all’ingenuità di milioni di italiani che credono supinamente a questi odiatori di italiani ci stiamo giocando la dignità e la democrazia. Anche perché, se un Governo democraticamente eletto ha le mani legate da una magistratura ideologizzata, il suffragio universale non vale un fico secco. I personaggi mediatici, dopo essersi arricchiti con gli italiani, non pensano ai milioni di poveri autoctoni, ma a fare politica con l’immigrazionismo irregolare pagato dai contribuenti italiani.

Anche qui niente di nuovo sotto il sole. Basta leggere le righe conclusive della lettera che Palmiro Togliatti scrive all’amico Vincenzo Bianco, allora funzionario del Komintern. Alla richiesta di fare qualcosa per i tanti prigionieri italiani nei Gulag russi, il Migliore risponde: “Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popola la convinzione che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l’avvenire d’Italia…”.

Questo pensiero agghiacciante si ripete oggi nei fatti e nelle parole dei neocomunisti che accusano di fascismo coloro che non si piegano alla loro ideologia. “Tanto meglio sarà per l’avvenire d’Italia…” se sosteniamo gli africani musulmani invece dei miserabili mandolinisti italiani. La Chiesa è con noi e gli imbelli che ci votano non mancano. Tradotto: le tratte continueranno e li seppelliremo di immigrati. A meno che Salvini non attui una politica meno dialogante e più determinata.

Agostino Nobile

I servizi segreti governano il mondo?




unz.com

I complottisti si sono sempre immaginati il governo mondiale ombra come composto da un gruppo di malvagi savi, circondati da finanzieri e magnati del cinema. La realtà è però ben peggiore. Non è infatti un governo; è una Rete, come la massoneria di una volta, e consta principalmente di ingannevoli pennivendoli e spie. Due categorie che di lavoro raccolgono dati altrui, e che, invece di servire lealmente i propri padroni, hanno deciso di guidare il mondo nella direzione da loro più gradita.

L’ammiraglio tedesco Wilhelm Canaris, ultimo capo dell’Abwehr, l’intelligence militare di Hitler, era una spia con ambizioni politiche. Sostenne Hitler in quanto nemico del comunismo; giunse però poi alla conclusione che gli Stati Uniti avrebbero svolto meglio tale funzione, e decise quindi di passare alla parte anglo-americana. Venne scoperto e giustiziato per tradimento. Anche il Generale Reinhard Gehlen, suo collega, tradì il Führer e passò alla fazione americana. Dopo il conflitto mondiale, continuò la propria guerra contro la Russia sovietica, stavolta non per l’Abwehr ma per la CIA.

Le spie sono infìde di natura. Contattano persone che hanno tradito i propri paesi; lavorano sotto copertura, fingendo di essere qualcun altro; per loro, cambiare alleato è cosa all’ordine del giorno. Si mescolano con spie straniere, uccidono e sono impuniti; infrangono qualsiasi legge, divina od umana che sia. Se lavorano per il paese sono estremamente pericolosi. Se lavorano per sé stessi lo sono infinitamente di più, soprattutto se continuano a mantenere posizioni istituzionali.

Recentemente abbiamo assistito ad un episodio che ci ha ricordato della loro natura. La principale spia venezuelana, l’ex direttore del Sebin (il Servizio di Intelligence Nazionale Bolivariano), Manuel Cristopher Figuera, ha cambiato fazione durante l’ultimo tentativo di colpo di stato, fuggendo all’estero una volta compreso che il golpe era destinato a fallire. Ha realizzato che l’appartenenza alla Rete è per lui ben più importante del dovere nei confronti della costituzione del paese.

Negli Stati Uniti, le “agenzie-alfabeto” (CIA, FBI ed NSA), ovviamente hanno anch’esse tradito la nazione, come fatto da Figuera, Tuttavia non sono scappate, perlomeno non fino ad ora. I nostri colleghi Philip Giraldi e Mike Whitney hanno ben tratteggiato il complotto architettato da Brennan della CIA e Comey dell’FBI per compiere un regime change negli USA. Le agenzie di intelligence straniere, in primis la britannica GCHQ, hanno svolto un ruolo preminente nel piano. Come prescrive la legge, le spie non sono autorizzate ad operare nel proprio paese. Si entra quindi in una logica di “do ut des”. La CIA spia in Inghilterra e passa i risultati all’intelligence britannica. L’MI6 spia negli Stati Uniti e passa i risultati alla CIA. Oramai sono incredibilmente integrati nella rete mondiale dello spionaggio.

Non è più una questione di Stato Profondo; si tratta di agenti nel mondo che si uniscono contro i legittimi governi. Invece di rimanere fedeli al paese, lo tradiscono. Non lo fanno sempre e solo per soldi – è che pensano di sapere cosa sia meglio per gli altri. In un certo senso, sono una riedizione della Cecil Rhodes Society. Politici e statisti democraticamente eletti devono obbedire a loro od affrontare le conseguenze della loro rabbia, come accaduto a Corbyn e Trump.

Ovunque, che sia nel Regno Unito, in Russia, negli Stati Uniti od altrove, le spie hanno acquisito un potere difficilmente gestibile. La CIA era dietro l’assassinio di JFK ed ha cercato di destituire Trump. L’intelligence britannica ha indebolito Corbyn, dopo aver aiutato la CIA a spingere per la guerra in Iraq. Hanno creato il dossier Steele, inventato la bufala Skripal e portato la Russia e l’Occidente sull’orlo di una guerra nucleare.

Le spie russe sono in relazioni speciali con la Rete globale – e non da pochi anni. Voci persistenti in Russia sussurrano che la perniciosa perestrojka di Gorbaciov sia stata in realtà progettata ed intrapresa da Andropov, capo del KGB dal ’67 all’82. Assieme ai propri incaricati, smantellò lo stato socialista e preparò il cambio di paradigma del ’91, nell’interesse del progetto ‘Unico Ordine Mondiale’.

Andropov (che successe a Brezhnev nell’82 e morì nell’84) lasciò carta bianca a Gorbaciov e ad Alexander Yakovlev, architetto della glasnost. Promosse anche l’arcitraditore Oleg Kalugin, Generale del KGB, a capo del controspionaggio. Più tardi, Kalugin tradì il paese, fuggì negli Stati Uniti e consegnò nelle mani dell’FBI tutte le spie russe di cui era a conoscenza.

Tra fine anni ’80 ed inizio anni ’90, il KGB, originariamente cane da guardia a difesa della classe operaia, passò a lavorare per la Rete. Senza il suo tradimento, Gorbaciov non sarebbe stato in grado di distruggere il paese così in fretta: il KGB disinformò e neutralizzò la leadership comunista.

Permise l’incidente di Chernobyl; permise ad un pilota tedesco di atterrare sulla Piazza Rossa – disastro poi usato da Gorbaciov come scusa per cacciare l’intero lotto di generali patriottici. Il KGB è stato attivo anche nel sovvertire altri stati socialisti. Giustiziò il leader romeno Ceausescu; fece cadere la DDR, la Germania socialista; complottò con Yeltsin contro Gorbaciov e con Gorbaciov contro Romanov. I suoi complotti portarono al crollo dell’URSS.


I cospiratori del KGB del ’91 pensavano che la Russia postcomunista sarebbe stata trattata dall’Occidente come l’evangelico figliol pròdigo, accolto da un vitello ingrassato fatto macellare per la festa di benvenuto. Con loro delusione, scoprirono che alla festa il proprio paese avrebbe dovuto recitare la parte del vitello. Da invisibili sovrani vennero demansionati a guardie del corpo di miliardari. Anni dopo salì al potere Putin, con la benedizione di banchieri e spie mondiali. Essendo però uomo troppo indipendente per potersi sottomettere, è riuscito a traghettare il paese verso il suo attuale corso nazionalista, cercando di recuperare il terreno perduto. La parte lealista dei servizi lo ha sostenuto.

Solo di recente Putin ha iniziato a tagliare la crescita selvaggia dell’FSB, il personale servizio di intelligence. Forse il di solito cauto presidente è stato allarmato dall’insistenza con la quale i media occidentali hanno attribuito il caso Skripal al GRU, la relativamente piccola intelligence militare russa, mentre il molto più grande FSB veniva dimenticato. Il capo del dipartimento dell’FSB per i reati informatici è stato arrestato e condannato ad un lungo periodo di reclusione. Due colonnelli sono stati arrestati, e la perlustrazione dei loro locali ha rivelato immense somme di denaro, in valùta sia russa che straniera. Tali pile di rubli e dollari possono essere raccolte solo se si tenta un regime change, che era ciò che la Rete richiedeva.

In Ucraina, i capi dell’SBU, la sicurezza statale, hanno complottato contro l’ultimo presidente legittimamente eletto, Victor Yanukovich. Hanno aiutato ad organizzare e gestire le manifestazioni di Maidan del 2014, costringendolo a fuggire all’estero. Quelle proteste potrebbero essere paragonate al movimento dei Gilet Gialli; tuttavia Macron, membro della Rete, il supporto dei servizi ce l’ha e quindi è rimasto al potere, mentre Yanukovych è stato tradito e detronizzato.

Negli Stati Uniti, gli agenti hanno permesso a Trump di diventare il principale candidato repubblicano, in quanto ritenuta certa la sua sconfitta contro la Clinton. A sorpresa però ha conseguito la vittoria: da allora quest’uomo, lasciato fare in quanto ritenuto un mezzo buffone, è stato braccato dalla massoneria dei servizi.

Potreste chiedervi ‘ma sono stati così stupidi da credere alla loro stessa propaganda dell’inevitabile vittoria delle Clinton?’. La risposta è sì: erano e sono stupidi. Non sono né buoni né cattivi né saggi. La mia principale obiezione ai complottisti è che di solito vedono i cospiratori come onnipotenti ed onniscienti. In realtà sono troppo avidi per poter essere onnipotenti, e troppo sciocchi per poter essere onniscienti.

La conoscenza dei peccati dei leader dà loro la sensazione di potere. Questa conoscenza però si traduce in controllo effettivo solo in caso di presidenti deboli. I leader forti non si sottomettono facilmente. Putin in passato ha sì commesso la propria quota di atti imprudenti, od apertamente criminali, ma non ha mai permesso ai ricattatori di dettargli l’ordine del giorno. Anche Netanyahu, altro uomo forte della politica moderna, è riuscito a sopravvivere ai ricatti. Dal canto suo, Trump ha sconfitto tutti i tentativi di spodestarlo, sebbene i suoi nemici abbiano strumentalizzato al massimo la sua presunta mancanza di delicatezza nei confronti di donne, ebrei e neri. Ha attraversato il profondo laghetto del Russiagate come fosse Gulliver. Per poter essere maggiormente al sicuro, dovrebbe però effettuare una ripulita nelle “agenzie-alfabeto”.

In Russia, il problema è profondo. Molte spie ed ex spie si sentono più vicine ai nemici ed ai colleghi stranieri che ai concittadini. C’è un tratto quasi massonico nel loro cameratismo. Una tale qualità potrebbe essere ritenuta encomiabile tra soldati dopo l’armistizio, ma qui la guerra sta andando avanti. Gli agenti russi hanno quasi un’infatuazione verso i nemici giurati; a quanto pare è la parte cristiana dell’animo russo, molto pericolosa.

Quando Snowden raggiunse Mosca dopo l’audace fuga da Hong Kong, un programma tv russo ospitò una discussione alla quale partecipai anch’io, in mezzo ad ex spie, giornalisti e parlamentari. Gli agenti russi dissero che era un traditore; un agente che tradisce la propria fazione non può essere ritenuto attendibile, e lo si sarebbe dovuto inviare negli Stati Uniti in catene. È evidente che il legame al gruppo sia molto più forte di quello alla nazione.

Durante la recente visita di Mike Pompeo a Sochi, Sergey Naryshkin, capo dell’SVR, il servizio di intelligence estera russo, ha proposto al Segretario di Stato, nonché ex direttore CIA, di intensificare i contatti tra i servizi speciali russi e quelli statunitensi. Ha chiarito di aver avuto continue interazioni con Pompeo nel periodo in cui quest’ultimo era a capo della CIA. Perché avrebbe avuto bisogno di contatti con l’avversario? Di norma li si evitano.

Persino Putin, che è innanzitutto un nazionalista russo (o un patriota, come si suol dire), e che ha concesso a Snowden asilo a Mosca, al caro prezzo di incrinare seriamente le relazioni con l’amministrazione Obama, ha detto ad Oliver Stone che l’agente statunitense non avrebbe dovuto far trapelare i documenti nel modo in cui l’ha fatto. “Se non gli aggradava il lavoro, avrebbe dovuto semplicemente rassegnare le dimissioni; invece è andato oltre”. Risposta che dimostra che ancòra non è completamente libero dall’influenza della massoneria dei servizi.

Le spia tramano, i pennivendoli difendono le trame. Anche i media sono un’arma, ed una potente. Nel ‘Lohengrin’ di Wagner, il protagonista viene sconfitto dalla campagna diffamatoria subìta. Nonostante il suo miracoloso arrivo e la conseguente gloriosa vittoria, la strega malvagia riesce a fare il lavaggio del cervello alla moglie dell’eroe ed alla corte. La penna può essere più fatale della spada. Quando le due si incontrano, come nel caso di pennivendoli e spie, diventano un potentissimo strumento, che deve essere arginato.


In molti paesi europei, le politiche editoriali internazionali vengono esternalizzate all’Atlantic Council, think tank con base a Washington D.C. Questo ha forte connessioni con Bruxelles e NATO, i due strumenti di controllo sull’Europa. Un altro player è The Integrity Initiative, in cui la differenza tra giornalisti e spie è molto sfocata. E così quella tra destra e sinistra. I media di destra e di sinistra usano argomentazioni diverse ma giungono alla medesima meta, in quanto nodi entrambi della stessa Rete.

Negli anni ’30 erano invece divisi. Gli agenti britannici e tedeschi manovravano in direzioni opposte. L’esercito russo divenne così amichevole coi tedeschi che, ad un certo momento, Hitler credeva che i generali russi si sarebbero schierati con lui contro i propri superiori. Gli inglesi invece si resero amici i servizi russi, i quali quindi cercarono di spingere il governo ad affrontare Hitler. Il cauto maresciallo Stalin epurò dall’Armata Rossa i generali pro-tedeschi e le spie pro-britanniche dell’NKVD, ritardando quanto più possibile lo scoppio delle ostilità. Diversamente, ai giorni nostri la coesione e l’integrazione dei servizi sono salite al livello successivo, rendendo ancor più difficile la loro gestione.

Se sono così potenti, integrati ed uniti, dovremmo forse arrenderci? Assolutamente no! Il loro successo è anche la loro rovina. Possono tramare quanto vogliono, ma non possono controllare tutto. Anzi, quando riescono a corrompere un partito, la gente vota l’altro. La Brexit ne è l’esempio perfetto. La Rete la voleva indebolire; hanno quindi neutralizzato Corbyn accusandolo di antisemitismo, mentre dietro le quinte la May faceva tutto il possibile per sabotare l’uscita dall’UE. Molto intelligente da parte loro – sennonché l’elettore britannico ha risposto abbandonando entrambi i partiti mainstream. In quel caso, hanno fatto un buco nell’acqua.

Il popolo è volubile, non sempre sa cosa sia meglio per sé. Molti demagoghi vogliono ingannarlo. Ciononostante, i funzionari legittimamente eletti dovrebbero avere la precedenza nel governare, ed i non eletti dovrebbero obbedire. I pennivendoli e le spie della Rete invece dovrebbero stare al proprio posto.





UNA MAGLIE FIAMMEGGIANTE AFFONDA LA SEA WATCH: ''NON CI STO A PASSARE PER DISUMANA E ORA ANCHE PER FESSA DOPO LA DECISIONE DEL MAGISTRATO. NON CI STO A SENTIRE CAROLA DIPINTA COME UN'EROINA DELL'ILLEGALITÀ MORALE CONTRO SALVINI BULLO DELLA LEGALITÀ BELLUINA. SE LEI SI VERGOGNA DI ESSERE OCCIDENTALE, IO SONO INVECE ORGOGLIOSA E ARRABBIATA. SE I GIORNALI NON VENDONO PIÙ È PERCHÉ IGNORANO BIBBIANO E POMPANO CAROLA. IGNORANO L'ITALIANA PRO-MIGRANTI CONDANNATA IN FRANCIA, MENTRE TRATTANO DA ANALFABETI FUNZIONALI IL 60% DEL PAESE. INSULTATEMI PURE PERCHÉ IO INVECE PENSO CHE…''

Lettera di Maria Giovanna Maglie a Dagospia



MARIA GIOVANNA MAGLIE

Caro Dago, eh no che non ci sto a passare per disumana e ora anche per fessa, viste le decisioni della ineffabile magistrato che non ravvisa nel comportamento di Carola Rackete alcun reato, e loro sì che applicano la legge, nessuna ombra di uso politico della giustizia li sfiora.


Non ci sto a sentire che c'è addirittura allarme rosso, e Salvini rischia di alimentare il clima di odio in Italia. Parola dell'Associazione Nazionale magistrati, rappresentanti di quella categoria che si riuniva con politici del PD per decidere posti e poltrone, in un giro di toghe retribuite o castigate, di processi da tenere bassi o da esaltare per rovinare gli avversari politici, che un momento di silenzio per vergogna non lo osserva neanche a morire.
Non ci sto a sentire che lui, Salvini, e' cattivo, non la gip che ha deciso che tentare di ammazzare dei finanzieri in servizio non è reato, figurarsi tentata strage, alimentando così qualunque tipo di clima di odio e aggressione futura verso qualunque iniziativa e presenza di forze dell'ordine.

CAROLA RACKETE

E non ci sto a sentire in televisione, era da Nicola Porro se non sbaglio, qualcuno di quelli veramente buoni e umani, non disumani e cattivi come me, che assomiglio o imito per piaggeria Salvini, sostenere che è colpa della motovedetta della guardia di Finanza, che si è messa in mezzo invece di lasciar passare la capitana mia capitana, in missione per conto di Dio.
Non ci sto ad apprendere che si è scandalizzata doverosamente anche l'Anpi, associazione zombie di partigiani che dovrebbero aver terminato il lavoro nel 1945, e che invece ci affliggono 74 anni dopo, e intervengono non si capisce a che titolo nella politica italiana stabilendo chi è buono e chi è cattivo, naturalmente a seconda della vicinanza politica alla sinistra.

CAROLA RACKETE CON DAVIDE FARAONE

Cattivo, ammoniscono, Salvini, che "compie un attacco eversivo alla magistratura"; pessimo il professor Marco Gervasoni, del quale si chiede la testa per aver scritto che, una volta svuotata di tutte gli esseri viventi, la Sea Watch utilmente si potrebbe affondare, un bel bum bum ed è finita la iacovella dell'avanti indietro con le coste libiche, puntando dritti solo ed esclusivamente verso l'Italia. 
Buono invece, e già ricoperto di solidarietà partigiana, il sindaco PD di Bibbiano, Reggio Emilia, dove sta venendo fuori una terrificante storia di bambini manipolati e sottratti alle famiglie naturali e legittime per essere ceduti ad in un giro micidiale di affari, favori, complicità sociali.

MARCO GERVASONI

Il Comune era il vertice, sia pur solo burocratico, della banda di medici, psicologi, assistenti sociali tutti ideologicamente motivati oltre che spinti dal portafogli, ed è difficile credere il sindaco nulla sapesse, non l'avesse capito in tanti anni e con tante nefandezze compiute e tanti bambini torturati. Staremo a vedere, ma l'Anpi già deciso che lui è buono, e dal PD quartier generale silenzio di tomba. Stai a guardare il capello, a rispondere di Reggio Emilia o delle truffe della Regione Umbria o di Lotti e Csm, una spiegazione si troverà, intanto tutti sulla prossima barca.
Io non ci sto se la vulgata è che dalla barca è scesa la buona per definizione, una che ha invece violato tutte le leggi che le riusciva di violare, italiane, europee, del mare, ed anche quelle umane, visto che pur di arrivare e sbarcare in Italia i suoi migranti li ha lasciati friggere su un ponte bollente in mezzo al Mediterraneo per due settimane invece di sbarcarli in Tunisia.


SEA WATCH SALVINI

Non ci sto, se nessuno si è mai occupato del caso di Francesca Peirotti; lei la chiamiamo con nome e cognome, perché non è di casa, non le vogliamo tanto bene. 31 anni, studi internazionali, legami con Ong, è stata condannata a sei mesi di prigione dai giudici francesi per avere introdotto dalla frontiera di Ventimiglia in Francia alcuni clandestini, cioe' lo stesso reato di cui è accusata Carola. Le due ragazze infatti hanno la stessa idea del mondo, la certezza che le leggi sono un optional per loro, e che certe volte è un dovere morale infrangerle, E chi se ne frega se tanto l'Italia quanto la Francia sono a tutti gli effetti Paesi democratici. Loro si comportano come se fossero in Corea del nord, tanto di quello che succederebbe se fossero in Corea del Nord per davvero a fare le loro bullate, non hanno la minima idea.


ANDREA CARLETTI SINDACO DI BIBBIANO

Però Francesca Peirotti non ha portato migranti sul territorio europeo, ci stavano già, non ha aggredito o speronato nessuna forza dell'ordine per aiutarli. Ma e' italiana, il reato lo ha commesso In Francia. Ergo per lei nessuno si è mobilitato. Nessun Sofri ha perso la brocca insultando Salvini, nessun piddino ha trovato barche su cui salire, nessuna lucrosa raccolta di fondi, nessuna vocazione a vanvera di Antigone, nessun ricordo di Schindler's list, niente Gino Strada che evoca Hitler, niente, nemmeno per notare la piccola contraddizione per la quale Le President Micron trovi degno a casa sua quel che trova indegno in Italia.


BIBBIANO

A me viene in mente che in Europa tutti zitti perché Francesca è italiana, e non ci sto. Dicono: zitta tu che sei sovranista. Certo che sono sovranista, è legittima difesa. Io non ci sto perché la conosco bene la sinistra italiana e del mondo, quella tradizionale dalla dialettica macha violenta e le nuove versioni metoo e politically correct, ma sempre lo stesso veleno e'. 
L'ho frequentata, e sono scappata quando sono diventata grande e ho capito quale miseria si nasconde dietro la superiorità morale ostentata. So quale mondo ha prodotto Bibbiano e i bambini torturati e sottratti ai genitori in nome di un'educazione più evoluta. 
Io non ci sto a sentire Carola Rackete dipinta come un'eroina della illegalità morale contro Matteo Salvini bullo della legalità belluina, quando è soltanto una ragazza arrogante e confusa, culturalmente munita solo di autofobia, anti occidentalismo, culto del multiculturalismo, contro un politico che ascolta le sofferenze e la richiesta del popolo e che si espone con coraggio per affermare la legalità. 
Io non ci sto, non ci sono mai stata, che il moralismo si sostituisca a una concezione razionale della politica.
Se Carola si vergogna di essere bianca e occidentale e di essere nata in un Paese del primo mondo, se si sente in colpa, io sono invece orgogliosa e sono molto arrabbiata, parafrasando Oriana Fallaci, all'idea che qualche sventato che ci casca e più di un progetto politico demenziale, tentino di togliermi la forza di queste prerogative e di questa storia.


FRANCESCA PEIROTTI SEGNALATA DA BAGNAI

Io non ci sto al racconto opaco di tv e giornali, ai commossi inviati con la lacrimuccia sul porto di Lampedusa, anche loro, i media, tutti intenti a raccontare il lato morale e politically correct, tutti a misurare il buono il cattivo, l'umano il disumano, mai preoccupati di capire dov'è l'italiano e l'antitaliano. Non sia mai, questo è fascismo. 
Io non ci sto naturalmente neanche alla barbarie degli insulti che alcuni esagitati e maleducati e incivili hanno rivolto alla Rackete nel momento dello sbarco con arresto, con tanto di auguri di stupro e misurazione dei falli dei migranti che hanno ispirato la prosa di Saviano in una originalissima intemerata sull'invidia Italica del pene. 
Però mi aspetto dagli indignati speciali altrettanto orrore per coloro che hanno ricoperto di insulti Giorgia Meloni che è tanto cattiva visto che ha proposto di affondare le navi delle ong una volta sbarcati i migranti, così non potranno reiterare il reato. «Ti devono sbranare i cani» è la frase più gentile rivoltale su Twitter e Facebook, insieme a «Puttana». «A quando il prossimo marito». «Zoccola». «Topo di fogna». Siccome per una donna di destra va bene tutto, anche gli insulti più feroci, e gli intellettuali di sinistra in questo caso si danno compiaciuti di gomito, io non ci sto.

FRANCESCA PEIROTTI

Io non ci sto infine alla vulgata diffusa secondo la quale sono tutti i voti per Salvini e la Lega. Che più li attaccate, più gli date del fascista, più dite che dovremmo aprire i porti, essere buoni e accoglienti, come se la crisi economica già non mordesse gli italiani, più sostenete cavolate contro il sovranismo contrapposto al globalismo, come se il primo non fosse un'esigenza maturata naturalmente e il secondo un fallimento misurato mondialmente; che più negate che i migranti arrivano in Italia nell'indifferenza, nell'egoismo del resto d'Europa, che ci tratta come una pattumiera, soprattutto giovani uomini africani dotati di forte fede musulmana e di grande disprezzo per il mondo occidentale e cristiano, misogini, omofobi, destinati a non integrarsi, non trovare lavoro, a vagare sempre più disperati per il Paese, a diventare manovalanza per la criminalità, per la mafia nigeriana; insomma, che più negate tutto ciò da sinistra e più i media polarizzati nascondono la realtà, più la reazione popolare è forte e il consenso a un partito come la Lega aumenta.


MIGRANTI SOCCORSO AL LARGO DI LAMPEDUSA

Questo è sicuramente vero e lo dimostrano i voti e i sondaggi, ma non è giusto, è un racconto falso e pericoloso della realtà. Non è giusto che gli italiani siano dipinti come dei rancorosi reazionari chiusi nelle loro case, rinserrati, spaventati di ciò che di buono verrebbe dal mondo, perché non è vero, come non è giusto dire che gli italiani non lavorano, che sono le cicale d'Europa, che meritano i richiami severi di quei vampiri che stanno a Bruxelles. 
Non è per reazione la loro scelta politica, non sono gli analfabeti funzionali del racconto di certi piddini, e non smettono di leggere e comprare giornali perché sono ignoranti e privi di interesse, e' perché sanno che ci sono un sacco di bufale, e che è meglio internet e i social. Come e' accaduto nel racconto di Carola e della Seawatch.


I MIGRANTI E IL PESCHERECCIO TRAFFICO DI ESSERI UMANI COL TRUCCO 4


venerdì 5 luglio 2019

LO ZAMPINO DI SOROS NELL'INTERNATIONAL CRISIS GROUP

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L’International Crisis Group è una delle principali organizzazioni non governative che si occupa di prevenzioni di conflitti (in teoria). Ha sede a Bruxelles e può vantare nel suo organico numerosi politici, diplomatici e professori provenienti in particolare dagli Usa e dagli altri membri della Nato.

L’ICG ha uffici in più di 20 città in tutto il mondo, da New York a Dubai, da Kabul a Seoul, ed è probabilmente uno dei posti più ambiti da coloro che vogliono intraprendere una carriera internazionale. La narrazione comunemente accettata è che questa ONG lavora per prevenire i conflitti nel mondo. Tuttavia, essendo cofinanziata da George Soros il miliardario filantropo delle rivoluzioni "colorate" nel mondo per sovvertire i governi, è un po' difficile da credere. Tra gli amministratori può vantare anche l'italiana Emma Bonino. 



Bonino: “Abbiamo bisogno di 160.000 immigrati all’anno”

In Libia, come in altri scenari di guerra “regime change” precedenti e posteriori (Siria e Ucraina), la Open Society Foundations di Soros appoggia l’intervento militare, come testimoniato dall’articolo pubblicato sul sito ufficiale: “L’intervento in Libia, sebbene giustamente stabilito e con giusta causa data dalla responsabilità di proteggere, ha avuto una breve pianificazione. Anche gli interventi più limpidi sono in definitiva operazioni militari, e quindi hanno bisogno di una buona strategia, risorse ed esecuzione. (…) Inoltre, un intervento positivo, ma pianificato male, fa propaganda a tutti coloro che sostengono che gli interventi (militari) sono impossibili. La NATO e l’ONU devono rivalutare gli argomenti a proposito di “tutti i mezzi necessari” di protezione e decidere se possono impegnarsi in questi mezzi. Se non possono o non vogliono, la rivoluzione della Libia sarà lunga e sanguinosa, e certamente a favorire dell’opposizione democratica fiduciosa e speranzosa”.


Come nasce l'ICG?

L'International Crisis Group (ICG) è un'organizzazione non governativa, no-profit, transnazionale, fondata nel 1995, che svolge attività di ricerca sul campo in materia di conflitti violenti e avanza politiche per prevenire, mitigare o risolvere tali conflitti. Esso sostiene le proprie politiche direttamente presso i governi, le organizzazioni multilaterali e altri protagonisti politici come i mezzi di comunicazione. «Per molti aspetti il nuovo Gruppo è stato unico per quello che non è stato: non è stato progettato per fornire assistenza umanitaria; non era un corpo di mediazione; non era una organizzazione per i diritti umani, e non era avversa a raccomandare un intervento militare internazionale al termine dei conflitti». L'ICG è nato dopo un incontro casuale nel gennaio 1993 tra Morton Abramowitz, ex diplomatico statunitense e poi presidente della Carnegie Endowment for International Peace, e Mark Malloch Brown, l'allora prossimo vicepresidente della Banca Mondiale, su un volo per Sarajevo. La difficoltà della comunità internazionale nel rispondere alla guerra in Bosnia ha fornito il catalizzatore per "un'organizzazione indipendente che sarebbe servita come gli occhi e le orecchie del mondo sul campo in paesi in conflitto, mentre si preme per un intervento immediato."  Nelle discussioni della fase iniziale è stato coinvolto George Soros, che ha fornito il capitale di avviamento. Lo specialista in catastrofi Fred Cuny arrecò contributi significativi nell'alleviare la situazione in Bosnia, ed è stato poi ingaggiato quello stesso anno, anche se la sua partecipazione è stata presto interrotta dalla morte avvenuta nel 1995. L'International Crisis Group fornisce consulenza ai governi e agli organismi intergovernativi, come le Nazioni Unite, dell'Unione europea e della Banca Mondiale sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti mortali. Esso combina analisi sul campo, la prescrizione della politica, e dei patrocini. Con i propri conti, l'International Crisis Group svolge un ruolo importante in quattro modi: avvisare tempestivamente su blog e social media, nel bollettino mensile CrisisWatch e attraverso specifici "allarmi di crisi". Crisis Group raccoglie fondi da parte dei governi occidentali, soprattutto fondazioni di beneficenza, aziende e donatori individuali. Nel 2011/2012, il 49% del suo finanziamento è venuto dai governi, il 20% da organizzazioni filantropiche, e il 31% da privati e fondazioni private. Durante il 2012/2013 il "reddito per le operazioni annuali" è stato di 18,3 milioni di dollari con spesa totale di $ 21.900.000, con il 49% dei fondi provenienti dai governi, il 23% da privati e fondazioni private e il 30% delle organizzazioni filantropiche, in cui la differenza tra fondazioni d'impresa e le organizzazioni filantropiche non è stato spiegato. All'inizio, il finanziamento era molto meno diverso, soprattutto dal cofondatore George Soros, presidente della Open Society Institute. ICG ha un Advisory Council, che comprende aziende come Chevron e Shell, così come è elencato sul suo sito web come "Anonymous". Crisis Group è stato criticato per servire gli interessi dei suoi finanziatori aziendali e governativi. Il consiglio di fondazione della Crisis Group è stato co-presieduto da Mark Malloch Brown e Ghassan Salamé, Preside della Facoltà di Parigi degli affari internazionali e Scienze. A partire dal settembre 2014, il Presidente del ICG e capo esecutivo è Jean-Marie Guéhenno, ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di mantenimento della pace. Egli è stato preceduto da Louise Arbour, ex Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e la giustizia della Corte Suprema del Canada. È stata preceduta dal gennaio 2000 al luglio 2009 da Gareth Evans, ex ministro degli Esteri australiano. Il Vice Presidente del Consiglio è Ayo Obe, avvocato, giornalista e conduttrice televisiva dalla Nigeria. A partire dal gennaio 2014 fanno parte del Consiglio i seguenti "altri amministratori". 

Altri amministratori sono:


Mort Abramowitz
Hushang Ansary
Nahum Barnea
Samuel Berger
Carl Bildt
Emma Bonino
Micheline Calmy-Rey
Cheryl Carolus
Maria Livanos Cattaui
Wesley Clark
Sheila Coronel
Mark Eyskens
Lykke Friis
Frank Giustra
Mo Ibrahim
Wolfgang Ischinger
Asma Jahangir
Wu Jianmin


Altri amministratori continui
Wadah Khanfar
Wim Kok
Ricardo Lagos
Joanne Leedom-Ackerman
Sankie Mthembi Mahanyele
Lalit Mansingh
Thomas R. Pickering
Karim Raslan
Paul Reynolds
Olympia Snowe
George Soros
Javier Solana
Pär Stenbäck
Jonas Gahr Støre
Lawrence Summers
Wang Jisi
Lionel Xinsou

Presidenti Emeriti
Martti Ahtisaari
George J. Mitchell

Presidente Emerito
Gareth Evans


Crisis Group attualmente copre circa 70 aree di conflitto reale o potenziale, per gli analisti che operano da basi regionali o sul campo o consulenti.




America Latina e Caraibi: Colombia, Guatemala, Haiti, Venezuela


L'indipendenza dei membri del consiglio del Crisis Group è stata criticata e la CIG è stata criticata per "servire gli interessi occidentali". A luglio 2014, il numero speciale del trimestrale Terzo Mondo ha riunito le 10 critiche ai diritti dell'organizzazione. Da questo si intuisce che non sarà per niente facile per l'Italia fare fronte al problema dell'immigrazione clandestina, quando è intuibile chi "pilota" le crisi umanitarie internazionali. 





Las 10 crisis globales made in Soros e International Crisis Group


CINZIA PALMACCI 

I TECNOBUROCRATI DELLA UE SI AUTOCELEBRANO E ALZANO “CORDONI SANITARI” CONTRO I PARTITI POPULISTI




LA NOMINA DI URSULA VON DER LEYEN PER TRAGHETTARE L'UE VERSO IL PROGETTO MONDIALISTA DEGLI STATI UNITI D'EUROPA 



Le oligarchie di Bruxelles e i tecno burocrati delle Istituzioni Europee sono in tripudio in questi giorni, dopo avere autocelebrato la loro giornata di trionfo con la nomina dei presidenti e componenti delle Istituzioni eurocratiche.

L’obiettivo dei tecno burocrati era quello di estromettere dai vertici del Parlamento i movimenti e partiti che, in Italia, come in Francia ed in altri paesi hanno vinto le elezioni e sono emersi come i partiti più votati dagli elettori, è il caso della Lega in Italia e del partito della Le Pen in Francia. I metodi sono sempre gli stessi: quelli meschini ed antidemocratici degli escamotage formali e degli accordi fra esponenti di peso a Bruxelles per escludere i candidati che potrebbero rappresentare un disturbo rispetto alla linea europeista, globalista e progressista in Europa.
Come ha dichiarato la europarlamentare leghista Mara Bizzotto “Oggi l’Europa ha dimostrato in maniera evidente la distanza che esiste tra l’arroganza del potere e la voglia di cambiamento espressa dal popolo. Questi falsi democratici che comandano i palazzi della UE continuino pure a prendersi gioco della volontà popolare: gli italiani non dimenticheranno i colpevoli di questo affronto e molto presto il nostro popolo li spazzerà via”, ha concluso la Bizzotto e come non dargli ragione.
LE SCELTE DELL’UE PER I POSTI DI VERTICE RIFLETTONO LE POLITICHE CHE HANNO PORTATO AL SUO ATTUALE PASTICCIO
Nonostante tutto quello che è accaduto nell’UE negli ultimi cinque anni, i suoi stati membri sono riusciti a selezionare in primo luogo quattro politici che incarnano una totale continuità con tutte le politiche che hanno portato l’Unione europea in questo pasticcio.
Nessuna delle recenti calamità ha convinto il blocco degli oligarchi europei a modificare leggermente il suo corso. Non l’ascesa dei partiti anti-sistema in Italia, Germania, Francia, Finlandia e altrove. Non l’ascesa delle forze patriottiche in Polonia e Ungheria. E tanto meno la Brexit, che, in termini economici equivale alla perdita di uno Stato membro tranne 20, e che distruggerà le attuali disposizioni del bilancio dell’UE.
Al contrario, tecnoburocrati della UE si sono “autocelebrati” e hanno alzato i “cordoni sanitari” contro i partiti populisti. 
L’annuncio più eclatante è ovviamente quello del miglior posto di vertice, così il ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen è stata designata come presidente della Commissione. 
Poiché è noto che la Commissione ha il monopolio dell’intero processo legislativo ed esecutivo nelle istituzioni dell’UE, questo organismo è il vero motore che guida l’intera macchina eurocrate. Il Parlamento Europeo, al confronto, è impotente. Il fatto che la Germania abbia ora acquisito il controllo della più importante istituzione europea è notevole, anche perché è la prima volta che un tedesco ha ricoperto questo incarico dal primo presidente della Commissione, Walter Hallstein, che ha avuto il lavoro tra il 1958 e il 1967. Nei decenni successivi, e in particolare dal 1990, la Germania è emersa come potenza egemonica nell’UE e nulla viene deciso a Bruxelles senza l’accordo di Berlino.
Il contributo specifico di Ursula von Leyen, a parte la sua nazionalità e il suo status di stretto alleato di Angela Merkel, è che lei è una sostenitrice impegnata non solo del concetto di Europa federale ma anche di un esercito europeo. Come ministro della difesa, in precedenza aveva annunciato l’intenzione di investire 130 miliardi di euro in un corpo militare tedesco in 15 anni e un aumento del 10% nel 2019 per portarlo a 50 miliardi di euro l’anno. Se questa ri-militarizzazione è vestita con abiti “europei”, le tensioni della Guerra Fredda nel continente europeo non potranno che aumentare, cosa che la onorevole von der Leyen chiaramente vuole: la stessa è nota per essere uno dei peggiori falchi anti-russi in Germania e Europa.

Charles Michel, il nuovo presidente del Consiglio europeo, è il secondo belga ad occupare questo posto essenzialmente onorifico: Herman van Rompuy è stato nominato primo presidente nel 2009. (Il secondo è stato Donald Tusk, Michel è il terzo). spesso si dice del Belgio che ha sette parlamenti ma nessuno stato: ora Michel avrà 27 governi ma ancora nessuno stato. 
Sarebbe difficile immaginare un politico più conformista di Charles Michel: questo liberale nato non ha mai pronunciato una parola originale nella sua vita. Inoltre, come Ursula von der Leyen, ha una politica europea nel suo sangue. Come Ernst Albrecht, padre di Ursula von der Leyen, che era un alto funzionario della Commissione europea prima di diventare ministro della Bassa Sassonia (Ursula era nata a Bruxelles e si era trasferita alla Scuola europea), il padre di Charles Michel, Louis, era un ministro degli esteri belga e commissario europeo. Due delle quattro nomine di ieri sono quindi dinastiche, sottolineando la classe politica europea simile a una casta, alla quale si dovrebbe forse aggiungere Josep Borrell, ex presidente del Parlamento europeo e ex presidente dell’Istituto universitario europeo di Firenze.
In breve, nessuno dei quattro brilla come personalità, mentre molti di loro sono stati coinvolti in scandali finanziari – Borrell per non aver dichiarato un lavoro di consulenza di € 300.000 all’anno nel 2012 e Lagarde per l’approvazione di un pagamento statale ad un amico di Nicolas Sarkozy. Leyen è stata spesso accusata di incompetenza come ministro, più preoccupata della sua pettinatura perfetta che dell’esecuzione dell’esercito tedesco. Tutti e quattro sono sopravvissuti in politica, nella maggior parte dei casi per decenni, proprio perché non hanno mai deviato dalla linea di partito e hanno invece ottenuto l’appoggio delle oligarchie in quello che stanno facendo, come si mormora negli ambienti informati.
In breve, di fronte a una crisi esistenziale e ad una grave mancanza di credibilità, il messaggio dell’UE ai suoi elettori e al mondo è: Business as usual.

Fonte:



VON DER LEYEN & LAGARDE: QUALCUNO FORSE SI ASPETTAVA CHE CAMBIASSE LO STATUS QUO NEOLIBERISTA?

Nessun confronto, nessun dibattito, nessun voto, nessuna elezione. In realtà, non c’è stato in alcun modo un procedimento democratico nella nomina dei vertici della UE. Neppure sono usciti sbuffi di fumo bianco dal camino di Bruxelles per avvisare centinaia di milioni di cittadini europei che i loro nuovi governanti stavano per essere nominati.

Semplicemente tutto si è svolto come in un semplice commercio di cavalli a cui per derisione era stato convocato anche un asino.


Lagarde, quella che è stata giudicata colpevole di negligenza legata all’abuso di fondi pubblici, quando era ministro delle finanze francese, oltre alla sua discutibile gestione del FMI che ha causato dolori e miseria in paesi come la Grecia, ha ottenuto le chiavi e la poltrona della presidenza della più grande banca di tutte (la BCE).Lagarde con Tsipras

Il commercio dei cavalli ha impiegato tre giorni interi ed è stato essenzialmente una disputa tra la Germania e la Francia, i due paesi per i quali l’UE era stata progettata e che sono quelli che ne hanno beneficiato di più.

La nostra opposizione all’UE si concentra sulle differenze geopolitiche e ideologiche. Tuttavia le stesse riserve ci sono anche con il mio governo. La differenza è quella che almeno per il mio governo posso votare. Nessun simile destino potrà mai accadere a Frau von der Leyen o Madame Lagarde, quelle non le vota nessuno e i loro posti sono oggetto di nomina.
Il significato per i cittadini europei e per il mondo è come al solito quello che le istituzioni della Ue sono dirette dalle oligarchie di Bruxelles.

Disoccupazione di massa e migrazione senza fine negli Stati membri più poveri e periferici, austerità e disoccupazione giovanile di massa anche negli stati più ricchi. Un ex apparato dell’FMI non farà nulla per alterare la marea neoliberale degli eventi.
Una politica estera che ha paura di affrontare la logica delle crescenti differenze dell’Europa con Washington – sui cambiamenti climatici, sull’Iran, sulle guerre commerciali scatenate dal presidente Trump e sugli impazziti scontri con il più grande paese europeo, la Russia. Nessun dibattito sulle sanzioni e sul pericolo di guerre che possono scoppiare in ogni momento, come la NATO si avvicina sempre più al cuore della Russia, in una ricetta che favorisce la possibilità del disastro. 
È altrettanto improbabile che un ministro della Difesa tedesco o uno francese siano pronti a creare un esercito europeo e che questo possa ridurre le tensioni.
Di tutto questo nei vertici europei neppure una parola. La politica estera della UE sembra una faccenda riservata a “lorsignori”.

Fonte: News Front