mercoledì 17 aprile 2019

Perché abbiamo bisogno della cattedrale di Notre-Dame di Parigi

Ripubblichiamo il passo del Portico dei misteri della seconda virtù in cui Charles Péguy parla della cattedrale Notre-Dame di Parigi, sconvolta ieri sera da un violento incendio.
Ma viene un giorno, viene un’ora.
Viene un momento in cui san Marcello e santa Germana.
E san Germano stesso e la nostra grande amica quella grande santa Genoveffa.
E quel grande san Pietro stesso non basta più.
E in cui bisogna fare risolutamente ciò che bisogna fare.
Allora bisogna prendere il coraggio a due mani.
E rivolgersi direttamente a colei che è al di sopra di tutto.
Essere arditi. Una volta. Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente bella.
Perché è anche infinitamente buona.
A colei che intercede.
La sola che possa parlare con l’autorità di una madre.
Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente pura.
Perché è anche infinitamente dolce.
A colei che è infinitamente nobile.
Perché è anche infinitamente cortese.
Infinitamente accogliente.
Accogliente come il prete che sulla soglia della chiesa va incontro al
neonato fin sulla soglia.
Il giorno del suo battesimo.
Per introdurlo nella casa di Dio.
A colei che è infinitamente ricca.
Perché è anche infinitamente povera.
A colei che è infinitamente alta.
Perché è anche infinitamente discendente.
A colei che è infinitamente grande.
Perché è anche infinitamente piccola.
Infinitamente umile.
Una giovane madre.
A colei che è infinitamente giovane.
Perché è anche infinitamente madre.
A colei che è infinitamente diritta.
Perché è anche infinitamente inclinata.
A colei che è infinitamente gioiosa.
Perché è anche infinitamente dolorosa.
Settanta e sette volte settanta volte dolorosa.
A colei che è infinitamente commovente.
Perché è anche infinitamente commossa.
A colei che è tutta Grandezza e tutta Fede.
Perché è anche tutta Speranza.

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