mercoledì 6 marzo 2019

SETTE SATANICHE E ABUSI SU MINORI: L’OMERTÀ DEVE FINIRE


Finalmente il silenzio sulle sette sataniche e sugli abusi rituali a danno di minori si rompe e qualcuno ne parla. A farlo è Don Aldo Buonaiuto, esorcista e coordinatore del numero anti sette: “troppa omertà sugli abusi rituali. Chi sa parli. Il contrasto delle istituzioni alle violenze rituali non funziona, mancano formazione e coordinamento tra i vari operatori”.


Don Buonaiuto, in un’intervista di Giacomo Galeazzi, mette in luce come il fenomeno delle sette sataniche in Italia sia allarmante: “E’ molto più diffuso di quanto sono riuscite finora a portare a galla le forze dell’ordine e la magistratura” ma identificarle non è semplice.
Sono decenni che, in tutto il mondo, bambini di diverse età e diverse provenienze narrano di aver subito abusi e violenze all’interno di rituali satanici: tuttavia, soprattutto in Italia, non solo non si riesce a credere alle loro parole ma le loro storie non riescono nemmeno a trovare ascolto.
Perché è così difficile credere ai bambini abusati?
“Verificare le loro esternazioni è straziante – afferma don Bonaiuto –  I loro racconti sono talmente orribili che spesso chi raccoglie le loro parole ha la tendenza a non volerci credere. Per autodifesa inconscia si è portati a non credere a simili aberrazioni. Ricevere i racconti dei bambini abusati è un dramma. Siamo molto indietro […] bisogna fare molto di più. Formazione e coordinamenti non sono adeguati alla gravità dell’emergenza”.  La conseguenza di queste “inconsce difese” degli adulti porta a generare silenzio e solitudine attorno a quei bambini che hanno vissuto episodi così dolorosi che si porteranno con sé per il resto della propria esistenza. A causa dell’incredulità che si genera nella società di fronte a questi drammi i bambini vengono ritenuti inattendibili, non credibili, bugiardi persino nelle aule di tribunale. Come ha affermato Claudio Foti “i bambini sono testimoni sconvolti, fragilissimi, facilmente non credibili e quindi indifendibili: l’impunità dei colpevoli è assicurata. In sintesi, sappiamo che il fenomeno c’è, ne abbiamo le prove documentali e ne vediamo i danni nell’attività clinica. Eppure ciò che è inimmaginabile vince sulla realtà e il riconoscimento sociale è per ora impensabile” (cfr. l’inchiesta di Andrea Malaguti “I bambini abusati e le sette sataniche”. 
L’incredulità alimenta il rifiuto sociale ed istituzionale di riconoscere l’esistenza del problema. L’incredulità favorisce la difficoltà di acquisire informazioni sociali sulla consistenza del fenomeno e la difficoltà di acquisire informazioni impedisce di attivare una responsabilità istituzionale  nel contrasto e nella repressione del fenomeno.
Continua don Bonaiuto: “C’è una diffusa mentalità che porta a banalizzare i contesti rituali. Incidono l’ignoranza e una forma di difesa nel non voler accettare che ci si possa organizzare e incontrare per raggiungere obiettivi aberranti utilizzando innocenti. È una realtà disumana, orrenda spietata che anche le forze dell’ordine e la magistratura fanno fatica ad accettare. Sono crimini così pesanti che rendere difficile persino chiamarli per nome. E invece non deve esistere alcuna giustificazione. Bisogna parlare e uscire da un sistema omertoso. Sono reati da perseguire senza coprire nessuno. Chi sa deve parlare. Sono centinaia le famiglie distrutte dagli abusi rituali delle sette sataniche”.
Eppure nessuno parla.
“C’è l’urgenza di soccorrere innocenti persi nei meandri misteriosi, anomali, inimmaginabili. I guri, i leader delle sette sataniche, sono persone insospettabili che di giorno hanno vite stimabili e rispettabili” e, forse, questo rende il tutto ancor meno credibile, ancor meno pensabile. Chi sarebbe disposto a credere che il proprio vicino di casa, di giorno insegnante in una scuola elementare, di notte si trasformi in un “sacerdote del male” pronto a mettere in scena i più macabri riti sui piccoli corpi di bambini innocenti?
E cosa ne sarà, poi, di quelle piccole vittime? “Non saranno mai risarciti né compresi interamente. Le ferite rimangono per tutta la vita e non ci sarò neppure un risarcimento morale perché nessuno ne parlerà mai abbastanza. Sono persone che restano isolate, invisibili. Sono famiglie distrutte, isolate e abbandonate anche dalle istituzioni che non comprendono o non hanno strumenti per agire”.
Le ferite che tutto ciò crea sono profonde e irreversibili, tanto più quanto il responsabile di esse ha con la vittima un rapporto di fiducia o un dovere di cura nei suoi confronti: “Chi è stato tradito e abusato da una persona cara, cioè da chi doveva garantire sicurezza, vive sempre nell’insicurezza. È la sua caratteristica. Continui stati di ansia, incubi, paura di entrare in realtà aggregative e associative. Sono persone condannate a vivere nel terrore”.
E a condannarle siamo noi, con la nostra incapacità di ascoltare le loro parole perché fanno male, perché narrano episodi che non possiamo contenere nella nostra mente senza farci travolgere da tutto il male che portano con sè: eppure la vera ferita la portano addosso le vittime e il coraggio che ci viene chiesto per portare questo fenomeno alla luce non solo è irrisorio in confronto al loro, ma è decisamente dovuto.

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