domenica 4 agosto 2019

Rapporto Te-Sat 2019: prospettive attuali e future – by Barbara Lucini e Marco Maiolino


Due settimane fa è stato pubblicato il nuovo Terrorism Situation & Trend Report di Europol. Come ogni anno rappresenta un documento importante e utile per tutti coloro che addetti ai lavori o meno vogliano avere una fotografia di respiro internazionale, circa la minaccia terroristica e altre forme di estremismo violento.

Dalla sua lettura emergono alcuni punti interessanti, che è opportuno sottolineare in quanto si stima possano avere un impatto importante, per la generale comprensione di fenomeni complessi, quali quelli del terrorismo e crimini affini.

In particolare:
le analisi degli attacchi terroristici di estrema sinistra e anarchici ripercorrono una linea di spiegazione e presentazione essenzialmente criminologica, permanendo all’interno di una definizione “classica” di attività terroristica. Qui la prima nota: sempre più nel corso degli anni, il presente report si è caratterizzato per un focus specifico sugli attacchi occorsi o sventati, promossi da organizzazioni terroristiche. E’ una prospettiva importante da percorrere, perché pone in risalto solo una parte del fenomeno ovvero quella emersa, non approfondendo le attività informali e sommerse che invece sono cifra costitutiva della natura stessa di tali organizzazioni;
correlata al precedente, un’altra considerazione è degna di nota: gli attacchi effettuati e quelli sventati sono sempre preceduti da weak signals presenti nel milieu socio- culturaleche trovano però poca riflessione, non solo in questo report, ma anche nelle linee guida per il counter – extremism e le più ampie attività di governance di questi fenomeni nel medio – lungo periodo;
prendendo in esame i fenomeni legati a gruppi di estrema destra emerge la frammentarierà e la complessità di tali organizzazioni sia sul piano della variabilità culturale e geografica, sia da quello di organizzazione effettiva di azioni estremiste;
l’aspetto più importante però che emerge dal documento è l’aleatorietà di tali fenomeni. Infatti come scritto: “While the vast majority of rightwing extremist groups across the EU have not resorted to violence, they nevertheless help entrench a climate of fear and animosity against minority groups. Such a climate, built on xenophobia, anti-Semitic, Islamophobic and anti-immigration sentiments, may lower the threshold for some radicalised individuals to use violence against persons andproperty of minority groups.”, la maggioranza dei contributi e delle riflessioni occorse in questi ultimi anni e riguardanti l’estremismo di destra si basano sui sentimenti, sulle percezioni delle persone, sulle interpretazioni più o meno esperienziali di tali questioni nonché su un media coveragesbilanciato e poco analitico. E’ essenziale comprendere la portata di tale impostazione sia metodologica sia teorica, perché guida direttamente alla discrepanza fra le percezioni quotidiane di molte persone in vari Stati Europei e non, supportata ampiamente dai mass media tradizionali e dai social media, e la portata reale del fenomeno. I sentimenti come driver interpretativi dell’estremismo di destra sono una costante anche di altri lavori di ricerca e pubblicazioni sia accademiche sia extra accademiche. Un limite di tale approccio è che il fenomeno sembra rimanere relegato ad uno stato del “sentire” e non del “valutato”: una maggiore attenzione alle peculiarità locali, ma anche alle reti internazionali di tali organizzazioni dovrebbe essere posta, al fine di meglio comprendere e gestire la complessità interpretativa di tali fenomeni.

Ancora, il Te-Sat 2019 presenta un quadro puntuale dei gruppi gravitanti nell’orbita dell’estrema destra europea registrati in attività nel corso del 2018, menzionando un totale di 16 organizzazioni in 8 diversi paesi.Già nel marzo 2017, in relazione all’estrema destra, il commissario per la sicurezza dell’UE aveva allertato che “it tended to receive less media coverage. This may contribute to underreporting on the subject”[1].

È curioso notare che comparando il rapporto corrente con quello del 2018 (15 gruppi registrati attivi in 10 paesi), nel primo il focus sarebbe centrato sugli identitari, tendenza non confermata nel secondo, e solo 4 delle 31 organizzazioni complessivamente citate apparirebbero in entrambi i documenti. Dettaglio che potrebbe evidenziare la necessità di una copertura maggiormente sistematica del fenomeno nonostante la sua sottolineata eterogeneità.

Un altro elemento degno di nota riguarda la lettura di questo fenomeno come “localizzato”, il quale però troverebbe sempre meno posto all’interno della contemporanea realtà globalizzata, dove le relazioni di interdipendenza sarebbero in grado di generare il cosiddetto rischio sistemico globale per il quale: sebbene un evento accada all’interno di un contesto definito, gli effetti che produce si ripercuotono ben al di là dei meri confini di quel contesto.

A tale proposito, è interessante notare che all’interno del rapporto oltre ad un terrorismo di matrice jihadista dal comprovato carattere globale, vengono riportati i tentativi diinternazionalizzazione sia degli anarchici e dell’estrema sinistra, come l’utilizzo della Hambacher Forst tedesca “as a setting for international networking”[2], sia dell’estrema destra con vari esempi menzionati fra i quali Pegida, Identitarian Movement, Blood and Honor e Nova Ordem Social.Infine, la sezione dedicata al Single-issue terrorism risulta di particolare interesse. Sebbene all’interno del Te-Sat 2019 venga menzionato unicamente un attacco incendiario contro un macellaio ad Atene rivendicato dal gruppo animalista (estremista) Mavroprasini Midenistes, tematiche trasversali in termini politici, sociali e culturali come le migrazioni o i citati diritti degli animali e l’ambiente hanno recentemente conseguito risultati straordinari in termini di seguito e mobilitazione.

Tali eventi costituirebbero segnali significativi della crescente rilevanza di numerose problematiche contemporanee, nonché di tendenze sociali, potenzialmente capaci di determinare un impatto rivoluzionario sulla società e che sarebbe imperativo comprendere e gestire al meglio.

Nel quadro quindi delineato dal rapporto in oggetto, diventa essenziale un’analisi e un focus specifici al fine di meglio identificare tutti quei weak signals – tanti e già in essere – delle società attuali, in modo da poter supportare le più adeguate politiche di governance e attività efficaci di prevenzione. Il fine ultimo di tali azioni congiunte – politiche e operative – dovrebbe di fatto essere la promozione di una comprensione olistica di fenomeni che invece, per loro natura già frammentati, non trovano una ricomposizione equilibrata in fase di analisi, comprensione e identificazione.



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