venerdì 9 agosto 2019

MARIO DRAGHI, OVVERO COME CAPIRE CHI ESSO SIA E A QUALE DISEGNO DI POTERE APPARTENGA




Una cosa giusta il torrentizio Matteo Renzi ha detto in difesa della sua ex-preferita Maria Elena Boschi e mi riferisco a cosa ci possa essere dietro a questo non coraggio di affrontare il problema complessivo delle banche italiane, non limitandosi alla vicenda Banca Etruria. Renzi è cresciuto nella Toscana massonica, lui non massone, suo padre non massone, certamente amici entrambi di massoni. Renzi, ad onor del vero, quando ha pensato che fosse arrivato il suo turno, ha “bussato”, in Italia e negli USA, ma nessuno ha aperto. Può sembrare incredibile ma anche per Berlusconi era successa una cosa simile, tanto che lo zanza cazzafrullone si era dovuto organizzare in autarchia, in accordo con altri ambienti a lui più consoni e con meno tradizione culturale. Dopo il fallimento della P2 (di cui Berlusconi era consapevole affiliato da molti anni prima che scoppiasse lo scandalo), Silvio Nazionale si era dovuto accontentare di una sua loggia (Del Drago) e a frequentazioni di massoni affiliati a logge sorte nell’est europeo. Renzi e Berlusconi accumunati dallo stesso destino massonico di bussanti rifiutati. E rancorosi. Ecco perché ora Renzi chiede chiarezza su Banca d’Italia che sa essere una dependance delle ur-lodges frequentate e “sostenute” da quello che invece è un “gran maestro” rispettato e temuto: Mario Draghi.


Draghi, come ci siamo permessi di postare mai smentiti il 30 novembre 2014, rimasto orfano di entrambi i genitori quando era quindicenne, fu avviato a diventare ciò che è, da persone di grande potere (e cultura) che, avvenuta la disgrazia, gli si erano affezionate, conoscendolo e apprezzandolo, qualche anno dopo, all’Università di Roma, tramite Federico Caffè che era docente di Draghi. Draghi era un ragazzo intelligente che accettò subito la logica della fratellanza e della grande famiglia. Due nobel si mettono a spingere Super Mario da dietro e lo mandano a finire la formazione al MIT. Certo siamo di fronte ad una storia veramente misteriosa se si pensa che il “padrone/custode” dell’Euro, si è formato impregnandosi di visione professionale ebraico-statunitense, dopo essere stato impostato dai gesuiti qui in Italia e aver discusso una tesi di laurea con Federico Caffè, dove il testo, che alcuni ricordano di aver letto, era, in molti passaggi, fortemente critico nei confronti di una moneta unica europea.

Mi raccomando che non scrivo queste cose per gareggiare nella disciplina di moda oggi, cioè per disinformare ma per non sottovalutare che la formazione è la formazione e che i maestri sono i maestri. E che in un personaggio che si può classificare fra i primi 8/9 più potenti del mondo eviterei di prendere per oro colato quel che si vede e mi sforzerei di provare ad estrarre dalla sua storia e dai suoi comportamenti una eventuale altra verità che non si dovesse cogliere da un esame superficiale. Ad esempio, dal momento che è vivo, io andrei a chiedere, se fossi un giornalista o un politico con importanti responsabilità anche in tema di sicurezza internazionale, ad uno come Cirino Pomicino cosa pensava ai bei tempi dell’IRI e cosa pensi oggi di Mario Draghi. Sono ore difficili per l’Umanità e chi pretende di giocare al gioco della politica e della convivenza tra i popoli deve fare un grandissimo sforzo per capire chi sono i protagonisti delle vicende e cosa, eventualmente, arrivino a pensare nel segreto della loro mente e del loro cuore quelli che giocano a Risiko.

Giustamente vi potrebbe sfuggire chi siano stati Franco Modigliani e Robert Solow per cui vi allego due brevi biografie.


Chi fosse Federico Caffè, viceversa, lo trovate, in parte, nella scheda che a suo tempo avevo già pubblicato. Torno alla narcisistica segnalazione: chi sia Mario Draghi, che ricordiamo ragazzo ai Parioli e schivo all’Università durante i primi anni del ’68 (Draghi è del 1947 e nel 1968 aveva 21anni), caratterizzato da quella particolare deambulazione, un po’ sulle punte, sempre con il baricentro spostato in avanti, lo abbiamo già detto più volte in questo marginale ed ininfluente luogo telematico. Oggi lo ribadiamo, aggiungendo che abbiamo da sempre l’idea, coincidente con quella di Cirino Pomicino, che Draghi sia poco “italiano”. Sperando che Pomicino non abbia cambiato idea. Aggiungo oggi, in prima mondiale, che potrebbe, paradossalmente, essere anche poco “europeo”. O, meglio, vista la formazione forgiante, una personalità doppia, ma sostanzialmente/completamente al servizio del disegno statunitense consistente in un mondo senza Europa degli Europei, terra esclusivamente lasciata a ragionare di utilità di cambi intorno all’unica cosa alla fine cresciuta da queste parti che è la finanza, gli indebitamenti, le tasse, l’inflazione. La verità è che Draghi (un uomo tanto potente non deve tenere in nessuna considerazione questa mia ipotetica fake news dedicata a lui) è stato messo, dalla massoneria americana che lo ha protetto e spinto, a capo dell’Europa perché così, al di là del gioco delle parti, nella stanza dei bottoni, si decidessero vita, morte e miracoli di tutti voi europei. Non possiamo diventare nulla, stretti tra re, regine e massoni filoamericani. E non siamo diventati nulla. Oggi vi raggiunge la notizia che su 8.800 ricercatori di valore che abbiamo in Italia ne consolideremo solo 200. Draghi che non è, per sangue, un re, è però un massone “americano”. E come massone americano, per ordini di loggia, non ha nessun interesse a che esista una qualunque forma di bioinformatica italiana. Tanto per fare un esempio. E quella che eventualmente dovesse svilupparsi deve stare sotto schiaffo dei burattinai. E non chiamate complottismo questa chiave interpretativa o metto mano alla fondina. Per niente italiano e, per tanto, certamente non europeo, Draghi, fedelmente agli intendimenti dei suoi fratelli, ha prima disarmato l’Italia concorrendo a privarla di ogni luogo d’eccellenza produttiva (le privatizzazioni, attuate dal 1991 al 2001 e che nelle frattaglie perdurano) poi, piazzato in sfera internazionale, ha concorso a smantellare il tessuto connettivo assistenziale culturale microeconomico europeo. Immaginate se uno come Renzi poteva, alla fine, scardinare assetti di tale dimensione e complessità. Tantomeno la sua ex Boschi. Intendendo, ex ministra.

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