mercoledì 20 marzo 2019

“Al Congresso Xi ribadisce: Sinicizzare le religioni sotto il Partito comunista”

LA NUOVA VIA DELLA SETA RAPPRESENTA SOPRATTUTTO UN'INSIDIA PER LA LIBERTA' RELIGIOSA OCCIDENTALE, ANCHE SE ABILMENTE MASCHERATA DA INTERESSI PURAMENTE LOGISTICI E COMMERCIALI



Nel suo discorso di ieri al Congresso del Partito, Xi Jinping ha ribadito i “nuovi approcci” verso le attività religiose. Per la Chiesa cattolica si ribadisce l’indipendenza delle nomine e delle ordinazioni dei vescovi. Al Congresso sono presenti due vescovi: mons. Giovanni Fang Xingyao di Linyi e mons. Giuseppe Ma Yinglin di Kunming.

“Sinicizzare le religioni”: è la direzione insistita e sottolineata da Xi Jinping nel suo rapporto di lavoro esposto ieri all’apertura del 19mo Congresso nazionale del Partito comunista cinese. La “sinicizzazione”, assieme ad altri scopi e visioni fanno parte del “Xi Jinping-pensiero” che egli ha espresso nel suo discorso da molti definito “epico”, e che si pensa diventerà dogma del Partito.

Ieri, subito dopo il discorso di Xi, durato tre ore e mezza, “Weyan Zhongjiao”, un account ufficiale su Wechat (il Whatsapp cinese) dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi (Sara) ha diffuso un riassunto in quattro punti delle parti riferite alle religioni nel discorso del Segretario generale del Partito.

Con ogni probabilità il Congresso durerà fino al 24 ottobre e vede la partecipazione di 2280 rappresentanti del Partito. Fra I 74 ospiti speciali invitati all’incontro, oltre a cinque leadr di Quattro religioni, vi sono i vescovi Giovanni Fang Xingyao di Linyi (Shandong) (v. foto 2) e mons. Giuseppe Ma Yinglin di Kunming (Yunnan), rispettivamente presidenti dell’Associazione patriottica e del Consiglio dei vescovi cinesi. Entrambe le organizzazioni non sono riconosciute dalla Santa Sede.

Nel suo discorso, Xi ha detto che il Partito applicherà in pieno la sua politica di base sulle attività religiose, “mantenendo il principio che le religioni in Cina devono essere cinesi nell’orientamento, e provvederà guida attiva alle religioni così che esse possano adattarsi alla società socialista”.

Egli ha detto che il Partito deve anche proteggersi in modo rigoroso e prendere risolute misure per combattere ogni atto di infiltrazione, sovversione, sabotaggio, violente attività terroriste, attività di separatism etnico e di espremismo religioso per salvaguardare la sicurezza nazionale.

Xi ha parlato anche di una crescente democrazia consultiva socialista, del “consolidamento del fronte patriottico unito, e di nuovi approcci adottati per il lavoro legato agli affari etnici e religiosi” per compiere importanti passi nello sviluppo di una società socialista e dello stato di diritto.

Per sostenere e sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi, egli ha detto che il Partito deve compiere “analisi teoriche e provvedere una guida politica” negli affari etnici e religiosi, insieme ad altri aspetti quali gli affari politici, lo stato di diritto, la cultura, l’educazione, il benessere del popolo, il fronte unito, gli affari internazionali e la costruzione del Partito.

Nel suo discorso, Xi non ha spiegato quali siano questi “nuovi approcci” verso le attività religiose. Sul suo profilo Facebook, Ying Fuk-tsang direttore della Divinity School alla Chinese University di Hong Kong, scrive che la “sinicizzazione delle religioni”, una direzione stabilita da Xi nell’incontro con il Fronte unito nel 2015, è uno dei punti centrali della teoria sulle religioni per il socialismo con caratteristiche cinesi della nuova era.

Molti cristiani in Cina interpretano la parola “sinicizzare” come una sottomissione della religione al Partito.

Su “Qiushi”, una rivista di riflessioni comuniste a cura del Comitato centrale del Partito, alcune settimane fa è apparso un articolo che forse dà qualche indicazione riguardo a questi “nuovi approcci”.

Pubblicato il 15 settembre scorso, l’articolo è intitolato “Teoria e pratica innovativa nelle attività religiose dal 18mo Congresso nazionale del Partito comunista cinese”, ossia dal 2012 ad oggi. In esso si dice che Xi “ha offerto una serie di nuovi pensieri e visioni, come pure nuovi requisiti sulle attività religiose e ha tracciato una serie di importanti decisioni” alla Conferenza nazionale sulle attività religiose nel 2016.

L’articolo reassume i punti principali sottolineati da Xi alla Conferenza, che comprendono il provvedere a una “guida” ai settori religiosi, insistere sul principio di indipendenza nelle religioni, e per la Chiesa cattolica, sostenere elezione e ordinazione di vescovi in modo indipendente, potenziando le forze patriottiche.

Una personalità ecclesiale che ha richiesto l’anonimato, ha fatto notare che la Sara e il Dipartimento del Fronte unito “in numerosi articoli lo scorso anno hanno citato molte volte il ‘tracciare importanti strategie’ per le diverse religioni”.

“Questi articoli – continua la personalità ecclesiale – non danno modo di capire cosa siano questi piani o strategie, dato che non vengono pubblicizzati. Ma riguardo alla Chiesa cattolica è chiaro che si vuole tracciare una strategia per affrontare i negoziati fra Cina e Vaticano”.

Tali negoziati, che avvengono con incontri periodici – uno avvenuto anche in ottobre – si concentrano anzitutto sul tema delle nomine dei vescovi cinesi. Da quanto si conosce su questi dialoghi, la Cina rivendica il diritto di nominare e ordinare I propri vescovi, lasciando alla Santa Sede solo un potere di veto molto annacquato.

Li Yuan

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