martedì 24 settembre 2019

Rettiliani, i vicini della porta accanto


RETTILIANI: EVIDENZE STORICO-SCIENTIFICHE DELLA LORO ESISTENZA TRA NOI 

I rettiliani sono sulla terra - La storia di Credo Mutwa - ALIENI


Secondo la Bibbia Adamo ed Eva coabitavano nell'Eden con un'altra specie più o meno antropomorfa che poi, dopo la condanna divina, fu condannata a "strisciare in terra" come i serpenti. Creature che, secondo l'esegesi del caso, hanno iniziato la specie umana alla conoscenza


L’umanità sembra convivere sullo stesso pianeta, dall’antico Eden ad oggi, con un’altra specie misteriosa, più antica, intelligente e più evoluta dell'uomo. Le teorie del complotto rettiliano dell’epoca moderna. Le facoltà mutaforma dei rettiliani e il caso inaspettato della tradizione cristica

di Giancarlo Barbadoro


Il mistero dei rettiliani

Leggendo la narrazione biblica del mito dell’antico Eden, contenuta nei versetti nel libro della Genesi, si evince facilmente che Adamo ed Eva non erano i soli inquilini del “Paradiso Terrestre”, ma che con loro coabitava un’altra specie creata dagli Elohim, nome ebraico che ha il significato plurale di "dèi" e che secondo la tradizione druidica corrisponde alla figura di Fetonte.

La tradizione biblica riporta infatti che i nostri progenitori a un certo punto incontrarono una creatura con le sembianze di un serpente che li iniziò alla conoscenza, contraddicendo, secondo l’interpretazione ebraica, il volere dei loro creatori.

Un serpente ben strano, visto che doveva possedere gambe e braccia come Adamo ed Eva in quanto avrebbe perso, sempre secondo la Bibbia, questa caratteristica solo dopo che gli Elohim l’avrebbero punito per l’aiuto dato agli esseri umani.

Si direbbe quindi che i nostri progenitori avessero coabitato nell’antico Eden, culla di molte delle specie viventi attuali, con creature rettiloidi che erano comparse sul pianeta molto tempo prima di loro.

Secondo i vari miti europei e aborigeni, al momento della grande catastrofe ambientale che milioni di anni fa sconvolse il pianeta con le sue glaciazioni, le creature rettiloidi e i progenitori dell’umanità abbandonarono insieme l’antica “Terra Imperitura”. I primi per rifugiarsi in grandi caverne sotterranee e i secondi per disperdersi su tutta la superficie del pianeta. Rimase nelle viscere della terra coperta dai ghiacci, sempre secondo le varie tradizioni, una esigua rappresentanza delle due specie a celebrare il ricordo dell’antico focolare.

Se così fosse realmente avvenuto, oggi non dovremmo avere la sola presenza sul pianeta degli esseri umani e delle altre specie animali conosciute, ma anche quella delle creature rettiloidi che in qualche modo convivrebbero con l’umanità condividendo la Terra.

La creatura rettiloide, alta sui tre metri, incontrata nel dicembre 1978 dal metronotte genovese Piero Zanfretta

Questo significa che dovremmo avere l’occasione di sentir parlare di creature rettiloidi nelle cronache del nostro tempo e attraverso le testimonianze degli antichi popoli.

E in effetti se sfogliamo le varie cronache del presente e del passato non mancano testimonianze dell’incontro con creature antropomorfe simili a dei grandi rettili. Ne parlano le cronistorie medievali e le testimonianze del nostro tempo date dai contadini del delta del Po, in Italia.

Un caso particolare è quello controverso di Piero Zanfretta, il metronotte di Genova che nel dicembre 1978 sarebbe stato testimone dell'incontro con una di queste creature. Stando al suo racconto e assecondando la veridicità della sua testimonianza, del resto supportata da fatti e da testimonianze di altre persone coinvolte nell'evento, si può ipotizzare con ragione che i rettiloidi possano essersi evoluti in maniera più avanzata del genere umano, da sempre ipotecato da guerre e da ideologie religiose, dimostrando di possedere esempi di tecnologia avanzatissima.


I rettiliani e le teorie della cospirazione

L’esperienza emblematica di Zanfretta apre a prospettive che vanno al di là del campo della “criptozoologia”. La sua vicenda dimostrerebbe che queste creature rettiloidi non solo esistono, ma sembrano essere in grado di possedere un’avanzata tecnologia che permette loro di fare ciò che vogliono senza essere contrastate dagli esseri umani.

E forse sta in questo fatto l’accanimento con cui molti studiosi, tra cui noti ufologi, hanno sottoposto Zanfretta a un linciaggio morale senza precedenti, messi di fronte ad una realtà scomoda che se fosse vera toglierebbe all’uomo il primato di creatura privilegiata da Dio e sconvolgerebbe la storia che conosciamo, come ci è stata raccontata sino ad ora. Se Zanfretta, come tanti altri, avesse parlato di aver incontrato i “piccoli grigi” sarebbe stato lasciato in pace e non avrebbe perso il lavoro, la famiglia e gli amici.

Del resto, non per nulla religioni come quella cattolica hanno demonizzato la figura del drago e quindi dei rettiloidi al fine di mantenere in piedi la loro primogenitura teologica basata su Adamo ed Eva.

Viene addirittura da pensare che possano essere questi stessi rettiloidi a lasciare di tanto in tanto un loro messaggio simbolico a testimonianza della loro presenza planetaria, tracciando nei campi di tutti i Paesi della Terra i misteriosi agroglifi noti come Cerchi nel Grano o Crop Circles. Quelli veri, realizzati con l'impiego di forti emissioni di microonde, nei campi di grano. Senza dimenticare gli inspiegabili fenomeni elettromagnetici che dal 2003 avvengono a Caronìa, in Sicilia, e persistono tuttora, anch’essi legati al fenomeno dei crop circles e definiti, alla conclusione dei lavori della Commissione di indagine promossa dal Governo Italiano, come una manifestazione di “forze aliene”.

Secondo una leggenda aborigena nelle viscere dell'Antartide dimorerebbe la “tribù segreta”, conosciuta anche come la “tribù scomparsa” o i “fratelli segreti”, che sarebbe la capostipite di tutte le altre tribù del continente australiano. La comunità sarebbe costituita da aborigeni e da creature rettiloidi dagli sgargianti piumaggi

Nel corso della fine del secolo, a seguito delle testimonianze sui rettiloidi, o rettiliani, sono nate alcune correnti culturali che, per dare loro un posto nella storia, propongono varie "teorie della cospirazione". Teorie che sostengono come queste creature, grazie alla loro abilità e alle loro conoscenze scientifiche, siano i veri padroni della Terra e gestiscano le redini dello scacchiere socioeconomico dell’intero pianeta.

Alcune di queste teorie si riferiscono ad una origine terrestre dei rettiliani, altre invece portano ad ipotizzare che queste creature provengano dallo spazio. Tutte le teorie della cospirazione sono comunque concordi nell'affermare che queste creature sarebbero in grado mutare la loro forma, tanto da assumere un aspetto antropomorfo, e quindi di potersi confondere tra gli esseri umani senza essere scoperte.

Una di queste teorie cospirazionistiche, la più attuale, cerca addirittura di far coesistere la presenza dei rettiliani con le recenti scoperte della scienza e le teorie fantascientifiche del film Matrix. Questa teoria moderna sull'esistenza e sul ruolo dei rettiliani porterebbe a spiegare la teoria dell'universo olografico, che vuole che l'universo non sia a tre dimensioni come lo percepiamo, bensì piatto a due dimensioni, come l'esito di una proiezione cerebrale che proprio i rettiliani indurrebbero negli individui con la loro tecnologia attivando una rappresentazione olografica cerebrale.


La teoria della cospirazione di John Rhodes

John Rhodes è un criptozoologo statunitense che dal 1990 ha sviluppato una sua specifica ricerca sul caso della manifestazione dei rettiliani.

Negli USA è molto conosciuto ed è autore di conferenze e di workshop sull’argomento dei rettiliani ed ha rilasciato numerose interviste e conferenze sui media nazionali e internazionali.

Una statuetta sumera che mostra un Anunnaki o Nefilim, creatura rettiloide citata dall'archeologo Zecharia Sitchin a seguito dei suoi studi sulla cultura sumera. Queste creature dall'aspetto rettiloide operavano anticamente sulla Terra a fianco degli Elohim celesti, la versione ebraica del mito di Fetonte, che diedero origine alla specie umana nell'Eden

La sua ipotesi comporta che i rettiliani avrebbero origine sulla Terra e sarebbero evoluti tecnologicamente, tanto da essere in grado di viaggiare nello spazio. Secondo la sua teoria, milioni di anni fa gli antenati degli attuali rettiloidi si sarebbero rifugiati in caverne sotterranee per sfuggire ai cataclismi ambientali sofferti dalla Terra, dentro alle quali avrebbero continuato a vivere e a evolversi sino ad oggi. I loro attuali discendenti possiederebbero la conoscenza di un’alta tecnologia non ancora sviluppata dall’umanità e starebbero intrattenendo rapporti segreti con enti militari e civili delle varie Nazioni della Terra.

Secondo John Rodhes i rettiliani sarebbero alti circa tre metri, come quello visto da Zanfretta, rivestiti di pelle squamata, con tre dita e pollice opponibile, senza ombelico, con grandi occhi neri e distanziati tra loro, con la testa allungata, la bocca sottile e alle volte con canini pronunciati, senza orecchie e con due creste ossee sul cranio come fossero delle corna. Sulla schiena si allungherebbe una coda dalle svariate misure.

I rettiloidi, sempre secondo John Rhodes, avrebbero creato la specie degli alieni conosciuti come “piccoli grigi”, quelli di Roswell, che si troverebbe ad essere una via di mezzo tra incroci genetici con umani e androidi intelligenti.

Nella cosmologia rettiliana di John Rhodes ci sarebbero diverse descrizioni dell'aspetto dei rettiloidi, che a seconda del colore della loro epidermide, rivestono varie posizioni nella scala gerarchica della loro specie.

John Rodhes è convinto che le creature rettiliane vivano attualmente in tre aree.

La prima area è quella dei rettiliani che vivrebbero sotto la superficie della Terra, in città e in villaggi situati in grandi caverne sotterranee esistenti sotto il suolo di regioni selvagge del pianeta o di alcuni grandi parchi statali, sia negli USA sia in altri Paesi.

A questa convinzione si può associare una leggenda degli Aborigeni australiani, relativa al Bunyip Park nello stato del Victoria in Australia. Essa narra dell'esistenza del “Bunyip”, una creatura rettiloide che vi abiterebbe e che difenderebbe il proprio habitat spaventando gli occasionali visitatori. In effetti in quest’area, molto bella e verdeggiante, stranamente non ci furono insediamenti dei colonizzatori europei e da allora è rimasta disabitata, tanto da essere destinata all’uso di parco nazionale. Un’altra leggenda Aborigena riguarda la “tribù segreta”, conosciuta anche come la “tribù scomparsa” o la comunità dei “fratelli segreti”, considerata come la capostipite di tutte le altre tribù del continente australiano. Questa tribù si nasconderebbe in una città sotterranea nel continente antartico, là dove la Chiesa e le Società iniziatiche medievali avevano collocato l’antico Eden. In questo modo questa tribù sarebbe riuscita a custodire gli antichi segreti del popolo Aborigeno e a garantire il loro ritorno alla libertà.

Il libro "cospirazionista" di David Icke. Secondo questo autore la Terra sarebbe controllata in gran segreto da creature rettiloidi che, essendo in grado di mutare la propria forma in quella umana, occuperebbero i posti chiave, economici e militari, del pianeta.


Sempre secondo le tradizioni aborigene questa comunità sarebbe costituita da creature rettili dagli sgargianti piumaggi e da aborigeni che convivrebbero pacificamente insieme. Parlerebbero una lingua segreta per impedire che la loro esistenza venga scoperta dai colonizzatori invasori e praticherebbero riti legati al mito del "serpente piumato" o "serpente arcobaleno". Gli ingressi che consentirebbero di raggiungere la città subantartica sarebbero mantenuti segreti e custoditi da pochi iniziati.

La seconda area della teoria di John Rodhes è quella che vede una parte di altri rettiliani dimorare su alcuni dei pianeti, e dei loro satelliti, del nostro sistema solare.

La terza area è quella dei rettiliani dislocati in altre dimensioni spaziotemporali a cui la loro elevata tecnologia consentirebbe di accedere.

Gli Anunnaki di Zecharia Sitchin

Zecharia Sitchin, nato a Baku in Azerbaijan nel 1922 e vissuto successivamente a New York, è stato uno scrittore azero autore di numerosi libri di divulgazione sulla cosiddetta archeologia misteriosa, ed è stato un sostenitore della "teoria degli antichi astronauti colonizzatori" come spiegazione dell'origine dell'uomo.

Nei suoi lavori attribuisce la creazione dell'antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Nefilim in ebraico o Anunnaki in sumero. Secondo la sua interpretazione rappresentava una specie rettiloide che proveniva, nella mitologia sumera, dal pianeta Nibiru, un ipotetico nono pianeta del sistema solare, dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni, presente nella mitologia babilonese. Sitchin afferma anche che in corrispondenza della fascia principale degli asteroidi del sistema solare si sarebbe trovato anticamente un pianeta che i Sumeri chiamavano Tiamat.

Zecharia Sitchin afferma di aver individuato in tavolette sumere che la razza aliena rettiloide degli Anunnaki avrebbe creato la razza umana come frutto di esperimenti di ibridazione genetica mischiando i propri geni con quelli dell'Homo Erectus, allo scopo di utilizzare gli uomini come schiavi nelle sue miniere in Africa.

Odino, il re degli dei Asi, celebrato dalla mitologia nordica come il trionfatore sul dominio dei giganti, era anch'esso di natura rettiloide e aveva la facoltà di mutare il suo aspetto a seconda del bisogno

Gli Anunnaki, da sempre, abiterebbero il pianeta Nibiru, trasformato in una specie di "nave spaziale", convivendo con le altre razze aliene.

Secondo Sitchin le tavolette su cui ha studiato attesterebbero che il popolo Sumero dalla "testa nera" sarebbe stato creato da questi esseri mescolando "l'essenza di vita" di "uomini e bestie".

L'esistenza di uomini serpente secondo Sitchin sarebbe provata dalla concezione di regalità e dal suo collegamento alla figura del drago, definita in Babilonia come 'Sir' o dragoni, ossia "grande serpente", dal sanscrito “sarpa,” parola che originariamente descriveva il grande "Dio-Dragone", creatore e governatore della antichissima cultura dravidica.

Alle teorie di Sitchin si è unito Sir Laurence Gardner, scrittore e esoterista inglese, secondo il quale esisterebbe una "Linea del Sangue dei Dragoni", la “Bloodline of the Holy Grail”, una variante dell’epopea del Sacro Graal in questo caso collocata nell'antica Mesopotamia e che avrebbe avuto inizio quando gli Anunnaki sarebbero discesi nella regione creando una linea di sangue reale attraverso le loro manipolazioni genetiche.


La teoria del complotto di David Icke

David Icke è certamente il più famoso dei divulgatori moderni della manifestazione dei rettiliani sul pianeta. Ex giornalista della BBC ed ex deputato verde inglese, è autore di molti libri a sfondo politico e si è fatto conoscere con il suo libro “The Biggest Secret: The Book That Will Change the World” pubblicato nel 1999 ha affrontato approfonditamente il tema dei rettiliani. A differenza di John Rodhes non si è limitato a un lavoro di criptozoologia, ma ha anche sviluppato una complessa teoria del complotto che prevede come i rettiliani siano in grado di dominare il mondo.

Quasi ventun anni dopo l’avventura dell’abduction subita e testimoniata da Piero Zanfretta, e sul filo di alcune leggende nordiche, Icke propone l’idea che i rettiliani siano creature alte tre metri, originarie della Terra e costituiscano i precursori della specie umana. Una specie sconosciuta alla storia che, giunta all’apice della sua evoluzione tecnologica e soggetta ad una estinzione di specie, avrebbe abbandonato il pianeta per cercare un riparo nello spazio in uno dei mondi del nostro sistema solare.

Ritornerebbero sulla Terra per fornirsi di vari beni e materiali che possono servire ai loro bisogni e per controllare, secondo l’autore, la specie umana anche a livelli di alta politica allo scopo di preservare l’accesso indisturbato delle risorse di materie prime che loro utilizzano.

Le leggende medievali del Piemonte citano spesso le "masche", streghe che avevano la facoltà di trasformarsi all'occorrenza in animali

Nel suo libro “Figli di Matrix” pubblicato nel 2001 ha sviluppato il tema dei rettiliani aggiungendo come il mondo occidentale sia occultamente dominato da una élite occulta, costituita in parte da rettiliani malvagi e in parte da umani corrotti, in grado di guidare gli Stati e i grandi organismi internazionali come ONU, la Banca Mondiale, le Banche centrali e ovviamente la stampa e le televisioni delle varie nazioni. Questa élite, dice Icke, sarebbe di indole satanista e pedofila, praticando sacrifici umani ed esprimendosi con simbologie esoteriche come i grandi attentati degli ultimi anni.

Per fortuna dell'umanità, secondo quanto l'autore è andato a correggersi negli ultimi tempi, esisterebbe anche una élite di rettiliani benevoli che sarebbero intenti a contrastare l'azione dei rettiliani malvagi.

L'ipotesi di David Icke è esplosa in maniera mediatica dal 1995 coinvolgendo migliaia di appassionati. Per la cronaca, Piero Zanfretta che denunciò la sua avventura nel 1978, all’epoca non poteva prevedere questa forte corrente mediatica futura e la constatazione a posteriori porta inevitabilmente a valutare la veridicità dell'avventura vissuta dal metronotte genovese. Un’avventura che in seguito ha travalicato ogni aspettativa e che tutto sommato, probabilmente, ha aperto la strada alle ipotesi sociopolitiche di Icke.

Le creature mutaforma tra scienza e leggenda

Rimane un interrogativo relativo alle proprietà mutaforma dei rettiliani come ha avanzato David Icke. Esistono per davvero rettiloidi che possono mutare la loro forma?

Possiamo ricordare come per molte delle divinità rettiloidi del passato, da Zeus a Odino, esisteva la credenza che fossero in grado di mutare la loro forma in quella di animali o di altre persone.

Ma l’idea della possibilità di mutare l’aspetto del corpo non è attribuibile solamente alle creature rettiliane di Icke.

In Piemonte esistono infatti le leggende popolari medievali delle “masche”, le streghe che erano ritenute in grado di mutare la loro forma trasformandola in varie tipologie di animali. Ma possiamo citare anche le leggende sui vampiri che erano ritenuti in grado di trasformarsi in animali di vario genere, compresi rettili volanti e pipistrelli.

Un polipo mutaforma fotografato dopo aver preso l'aspetto di roccia marina. La singolare specie venne rilevata dal biologo marino Mark D. Norman del Museo Victoria di Melbourne, Australia

Tuttavia, al di là delle leggende dobbiamo prendere atto che esistono concretamente delle creature in grado di mutare il loro aspetto e anche la loro forma. Come ad esempio i camaleonti, che mutano il colore della loro pelle a seconda dell’ambiente, gli insetti foglia che prendono il colore e la strutture di foglie e di rametti, oppure le lucertole che si fanno ricrescere la coda quando viene strappata via.

Esistono anche alcune nuove specie di cefalopodi, molluschi che sono notoriamente dotati della capacità di modificare la forma e il colore del loro corpo allo scopo di assumere l'aspetto di altre creature, ad esempio in forma di pesci o di formazioni rocciose.

Uno di questi molluschi è una specie di polipo mai osservato prima che manifesta elaborate capacità di trasformismo. Mark D. Norman del Museo Victoria di Melbourne, in Australia, ha dichiarato che le prime osservazioni di questa creatura risalgono ad alcune fotografie sottomarine, alcune delle quali rimangono ancora oggi aperte a numerose interpretazioni, tanto da dichiarare: "All'inizio sembrava aver preso la forma di un pianoforte, poi di un divano, quindi di una roccia e anche di un pesce".

Il polipo mutaforma, è una scoperta recente e non possiede ancora un nome scientifico, si conosce il suo habitat nelle distese melmose dove i fiumi finiscono nel mare dell'Indonesia. Si è osservato come il polipo vada in cerca di cibo in pieno giorno e in posti dove ci sono pochi luoghi in cui nascondersi. Una tale baldanza potrebbe derivare dalla sua abilità nel cambiare forma, colore e movimenti, che lo rende in grado di "impersonare" altri animali, magari velenosi o pericolosi. Oppure creature di piccole dimensioni come felini domestici, cani e anche bambini.

Molti di questi polipi mutaforma assumono il colore della corteccia o della sabbia per mimetizzarsi con l'ambiente circostante e giungono addirittura a confondersi così perfettamente con l'ambiente che sembrano svanire.

La creatura mutaforma di Steytlerville, una cittadina sudafricana a circa 200 chilometri nell’entroterra da Port Elizabeth, nella zona della provincia dell'Eastern Cape


Tom Tregenza dell'Università inglese di Leeds riferisce che la capacità di impersonare specie così diverse tra loro è del tutto nuova: "La cosa straordinaria è che il fenomeno si sviluppa in maniera molto più performante di quanto sia stato osservato negli altri animali mimetici".


Un mutaforma tra la gente di Steytlerville

Steytlerville è una tranquilla cittadina a circa 200 chilometri nell’entroterra da Port Elizabeth, Sud Africa, nella zona della provincia dell'Eastern Cape, dove non era mai accaduto nulla di particolarmente inconsueto.

Solo dopo un funerale, all'inizio del 2011, a cui aveva partecipato la maggior parte dei suoi abitanti avrebbe fatto la sua prima apparizione una misteriosa creatura dalle facoltà di mutaforma. In seguito, per oltre un mese, molti testimoni hanno asserito di aver incontrato la strana creatura che aveva mutato la sua forma sotto i loro occhi. E gli incontri con la creatura si sono moltiplicati. Più testimoni affermano di aver visto con i loro occhi un uomo in giacca e cravatta trasformarsi all'improvviso in un maiale oppure in un pipistrello.

Era anche apparso nei dintorni della chiesa e più di una volta i fedeli in preghiera lo hanno scorto mentre guardava incuriosito all’interno attraverso i vetri, ma una volta corsi al di fuori la creatura era scomparsa.

Negli ultimi giorni della sua apparizione la strana creatura è stata vista soprattutto nei pressi del pub locale. Le cronache dei quotidiani locali riportano il caso di due persone che stavano camminando tranquillamente quando hanno notato uno sconosciuto con una giacca nera, e mentre si avvicinavano si sono accorti che non aveva la testa. Quando lo hanno visto tramutarsi in una grande cane rabbioso i due sono fuggiti, ma altri testimoni che erano lì presenti affermano di averlo visto diventare in seguito una grande scimmia, una sorta di gorilla, per poi sparire.

La comunità Steytlerville, anche se sembra che il "mostro" non abbia mai aggredito passanti o animali domestici, è rimasta tuttavia inquietata dalla sua sconcertante presenza.

La polizia del luogo per ora non ha fatto altro che raccogliere i resoconti dei cittadini, che dichiarano che la creatura cambia forma nel momento in cui la si guarda. L’ufficiale preposto ha chiesto a lungo e invano alla gente di scattare delle foto del mostro, per avere delle prove. Ma l'unica fotografia lo ritrae mentre sta riposando in forma di una sorta di cane sotto un albero e l’immagine, una volta sviluppata, evidenzia solo la presenza di un animale sconosciuto.

Il manoscritto in lingua copta rinvenuto nel monastero di Saint Michel vicino all'attuale al-Hamuli nel deserto egiziano. Il testo risalente ad almeno 1500 anni fa riporta la credenza che Gesù Cristo possedesse facoltà di un mutaforma, modificando all'occorrenza il suo aspetto in giovinetto, in adulto e in altro ancora

La comunità è sconcertata e spaventata, ma allo stesso tempo è incuriosita e ha deciso di chiamare la creatura che coabita nella stessa cittadina con il nome di "Bawokozi", cioè "fratellastro".

Un mutaforma dalle origini divine

Ma le sorprese sulla proprietà dei mutaforma non mancano di stupire per il suo coinvolgimento di un personaggio considerato di origine divina come quello del Cristo.

La notizia proviene dalla biblioteca del vecchio monastero di Saint Michel, vicino all'attuale al-Hamuli nel deserto egiziano, dove alcuni archeologi avrebbero reperito, nella primavera del 1910, cinquanta manoscritti in lingua copta vecchi di almeno 1200 anni. Uno dei testi riporta la dicitura che rivela essere un regalo dell'Arciprete Padre Paul, considerato con tutta probabilità come lo stesso autore.

Viene stimato che il monastero sia stato chiuso intorno all'inizio del IX o X secolo e la serie di manoscritti è stata ritrovata per pura casualità mentre la gente del posto stava cercando di liberare i suoi ruderi dalla sabbia del deserto.

Uno di questi testi si è rivelato particolarmente interessante poiché rivela l'inaspettata credenza a cui, 2000 anni fa, veniva data fede dai monaci che vi dimoravano e dai fedeli che frequentavano all'epoca quel luogo, reputato sacro dai cristiani copti.

Questo testo contiene, in maniera esplicita, la testimonianza che Gesù era in grado di modificare a volontà la sua forma apparente, di cambiare il proprio aspetto e di rendersi invisibile a seconda delle sue necessità.

Il testo, scritto in lingua copta e nel nome di San Cirillo di Gerusalemme, un teologo vissuto intorno al 313-386 d.C., ha portato in luce una parte della storia della crocifissione del Cristo assolutamente inedita e canonicamente poco usuale.

Una parte del testo, decifrato e tradotto Roelof Van den Broek dell’Università di Ultrecht in Olanda, riporta infatti affermazioni che mostrano in maniera esplicita la natura mutaforma del Cristo: "Allora gli ebrei dissero a Giuda: Come possiamo andare a catturarlo [Gesù], perché non ha una unica forma, ma può cambiare di apparenza. Talvolta, è biondo, talvolta, è bianco, talvolta, è rosso, talvolta, è di colore del grano, talvolta, è pallido come gli asceti, talvolta, è un giovane, talvolta è un vecchio uomo."

Secondo Roelof Van den Broek una simile descrizione mutaforma di Gesù sembra trovare conferma in un manoscritto dell'anno 200 d.C., scritto dal teologo Origène, in un lavoro intitolato "Contro Celso". In questo testo,Origène avrebbe dichiarato che "per tutti quelli che vedevano Gesù, non sembrava che il suo aspetto fosse sempre simile alla stessa immagine e totalmente visibile per tutti".

Il manoscritto in questione, parecchi mesi più tardi dopo il suo rinvenimento, nel dicembre del 1911, è stato acquistato da J.P. Morgan che poi ne ha fatto dono al Morgan Library, un ente legato al Museo di Storia Naturale di New York, dove è tuttora custodito.



lunedì 23 settembre 2019

LITURGIA DEL GIORNO

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Messa del Giorno
S. PIO DA PIETRELCINA – SACERDOTE, MEMORIA
Grandezza Testo A A A
Colore Liturgico Bianco

Antifona

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice;
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi meravigliosi,
magnifica è la mia eredità. (Sal 15,5-6)

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, per grazia singolare
hai concesso al sacerdote san Pio (da Pietrelcina)
di partecipare alla croce del tuo Figlio,
e per mezzo del suo ministero hai rinnovato
le meraviglie della tua misericordia;
per sua intercessione, concedi a noi,
uniti costantemente alla passione di Cristo,
di giungere felicemente alla gloria della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima LetturaChiunque appartiene al popolo del Signore, salga a Gerusalemme e costruisca il tempio del Signore.

Dal libro di Esdra
Esd 1,1-6

Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: "Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme"».
Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 125 (126)R. Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia. R.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia. R.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia. R.

Nell'andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro. (Mt 5,16)

Alleluia.


VangeloLa lampada si pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 8,16-18

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Parola del Signore

Sulle offerte

O Padre misericordioso, che in san Pio
hai impresso l'immagine dell'uomo nuovo,
creato nella giustizia e nella santità,
concedi anche a noi di rinnovarci nello spirito,
per essere degni di offrirti il sacrificio di lode.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

In verità vi dico: voi che avete lasciato tutto
e mi avete seguito riceverete cento volte tanto
e avrete in eredità la vita eterna. (Mt 19,28-29)


Dopo la comunione

O Dio onnipotente, che in questi sacramenti
ci comunichi la forza del tuo Spirito,
fa' che sull'esempio di san Pio impariamo
a cercare te sopra ogni cosa, per portare in noi
l'impronta del Cristo crocifisso e risorto,
che vive e regna nei secoli dei secoli.

Papa Francesco invita i leader politici a firmare il "Patto globale". "Reinventare l'alleanza educativa globale"



BERGOGLIO: un nuovo patto educativo per la cura del creato



IL PAPA INVITA POTENTI E GIOVANI A CONTRIBUIRE ALLA DEMOLIZIONE DEFINITIVA DEL DISEGNO DIVINO SULL'UMANITA'. LA SUA ISPIRATRICE? HILLARY CLINTON.... 

Segna ulteriormente la sua accettazione del globalismo durante un'epoca di accresciuto nazionalismo, Papa Francesco ha ora invitato i leader a firmare un "Patto globale" per creare un "nuovo umanesimo".

"L'evento globale, che si svolgerà in Vaticano il 14 maggio 2020, è incentrato sul tema: Reinventare l'alleanza educativa globale", riferisce LifeSiteNews . "Il Papa sta invitando rappresentanti delle principali religioni, organizzazioni internazionali e varie istituzioni umanitarie, nonché figure chiave del mondo della politica, dell'economia e del mondo accademico e importanti atleti, scienziati e sociologi a firmare un "Patto globale sull'istruzione come tramandare alle giovani generazioni una casa comune unita e fraterna".
Il 12 settembre, il Santo Padre ha affermato in un videomessaggio che la "solidarietà universale" può essere raggiunta solo attraverso un "patto di educazione globale".

LifeSiteNews ha osservato che papa Francesco ha emesso un "messaggio straordinariamente secolare" sul patto che conteneva solo un riferimento a Dio e ha persino fatto eco alla frase preferita dell'ex First Lady Hillary Clinton: "Ci vuole un villaggio per crescere un bambino".

"Questo [Patto globale] si tradurrà in uomini e donne che sono aperti, responsabili, preparati ad ascoltare, dialogare e riflettere con gli altri e in grado di intrecciare relazioni con le famiglie, tra generazioni e con la società civile, e quindi creare un nuovo umanesimo ", ha detto papa Francesco.
Il Papa ha aggiunto che deve essere formata una "alleanza" tra gli abitanti della terra e la nostra "casa comune", di cui siamo tenuti a prenderci cura e rispetto. Un'alleanza che genera pace, giustizia e ospitalità tra tutti i popoli della famiglia umana, così come il dialogo tra le religioni ".
L'invito del Papa a un "Patto globale" fa eco alla sua recente dichiarazione che il "bene comune è diventato globale" mentre critica lo stato-nazione per non essere in grado di soddisfare questo bisogno umano. Tuttavia, non ha lanciato un appello per un governo mondiale.

"Nell'attuale situazione della globalizzazione non solo dell'economia ma anche degli scambi tecnologici e culturali, lo stato-nazione non è più in grado di procurarsi da se stesso il bene comune della sua popolazione ", ha detto Papa Francesco alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali a maggio . "Mentre, secondo il principio di sussidiarietà, le singole nazioni devono avere il potere di operare per quanto possono, d'altra parte, gruppi di nazioni vicine - come già accade - possono rafforzare la loro cooperazione attribuendo l'esercizio di determinate funzioni e servizi alle istituzioni intergovernative che gestiscono i loro interessi comuni ".
In quella che fu vista come una critica velata alla posizione del papa, il cardinale Raymond Burke in seguito disse al Rome Life Forum che la legge naturale consente il patriottismo "in accordo con l'ordine scritto sul cuore umano" e "non rende giusto e legittimo un unico governo globale ".

"Prima delle sfide del nostro tempo, ci sono quelli che propongono e lavorano per un singolo governo globale, cioè per l'eliminazione dei singoli governi nazionali, in modo che tutta l'umanità sia sotto il controllo di una singola autorità politica", ha detto Burke. "Per coloro che sono convinti che l'unico modo per raggiungere il bene comune sia la concentrazione di tutto il governo in un'unica autorità, la lealtà verso la propria patria o il patriottismo è diventato un male".

Nota di SD 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

PER IL LANCIO DEL PATTO EDUCATIVO


Carissimi,
nell’Enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune, affrontando insieme le sfide che ci interpellano. A distanza di qualche anno, rinnovo l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente.
Per questo scopo desidero promuovere un evento mondiale nella giornata del 14 maggio 2020, che avrà per tema “Ricostruire il patto educativo globale”: un incontro per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione. Mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna.
Il mondo contemporaneo è in continua trasformazione ed è attraversato da molteplici crisi. Viviamo un cambiamento epocale: una metamorfosi non solo culturale ma anche antropologica che genera nuovi linguaggi e scarta, senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia. L’educazione si scontra con la cosiddetta rapidación, che imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica e digitale, cambiando continuamente i punti di riferimento. In questo contesto, l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che «contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica» (Enc. Laudato si’, 18).
Ogni cambiamento, però, ha bisogno di un cammino educativo che coinvolga tutti. Per questo è necessario costruire un “villaggio dell’educazione” dove, nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte. Un proverbio africano dice che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio, come condizione per educare. Il terreno va anzitutto bonificato dalle discriminazioni con l’immissione di fraternità, come ho sostenuto nel Documento che ho sottoscritto con il Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi, il 4 febbraio scorso.
In un simile villaggio è più facile trovare la convergenza globale per un’educazione che sappia farsi portatrice di un’alleanza tra tutte le componenti della persona: tra lo studio e la vita; tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali. Un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la “casa comune”, alla quale dobbiamo cura e rispetto. Un’alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le religioni.
Per raggiungere questi obiettivi globali, il cammino comune del “villaggio dell’educazione” deve muovere passi importanti. In primo luogo, avere il coraggio di mettere al centro la persona. Per questo occorre siglare un patto per dare un’anima ai processi educativi formali ed informali, i quali non possono ignorare che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare - secondo una sana antropologia - altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso. In un percorso di ecologia integrale, viene messo al centro il valore proprio di ogni creatura, in relazione con le persone e con la realtà che la circonda, e si propone uno stile di vita che respinga la cultura dello scarto.
Un altro passo è il coraggio di investire le migliori energie con creatività e responsabilità. L’azione propositiva e fiduciosa apre l’educazione a una progettualità di lunga durata, che non si arena nella staticità delle condizioni. In questo modo avremo persone aperte, responsabili, disponibili a trovare il tempo per l’ascolto, il dialogo e la riflessione, e capaci di costruire un tessuto di relazioni con le famiglie, tra le generazioni e con le varie espressioni della società civile, così da comporre un nuovo umanesimo.
Un ulteriore passo è il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità. Il servizio è un pilastro della cultura dell’incontro: «Significa chinarsi su chi ha bisogno e tendergli la mano, senza calcoli, senza timore, con tenerezza e comprensione, come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli. Servire significa lavorare a fianco dei più bisognosi, stabilire con loro prima di tutto relazioni umane, di vicinanza, legami di solidarietà».[1] Nel servizio sperimentiamo che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr Atti degli Apostoli 20,35). In questa prospettiva, tutte le istituzioni devono lasciarsi interpellare sulle finalità e i metodi con cui svolgono la propria missione formativa.
Per questo desidero incontrare a Roma tutti voi che, a vario titolo, operate nel campo dell’educazione a tutti i livelli disciplinari e della ricerca. Vi invito a promuovere insieme e attivare, attraverso un comune patto educativo, quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo. Insieme a voi, faccio appello a personalità pubbliche che a livello mondiale occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni. Ho fiducia che accoglieranno il mio invito. E faccio appello anche a voi giovani a partecipare all’incontro e a sentire tutta la responsabilità nel costruire un mondo migliore. L’appuntamento è per il giorno 14 maggio 2020 a Roma, nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Una serie di seminari tematici, in diverse istituzioni, accompagnerà la preparazione dell’evento.
Cerchiamo insieme di trovare soluzioni, avviare processi di trasformazione senza paura e guardare al futuro con speranza. Invito ciascuno ad essere protagonista di questa alleanza, facendosi carico di un impegno personale e comunitario per coltivare insieme il sogno di un umanesimo solidale, rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio.
Vi aspetto e fin d’ora vi saluto e benedico.
Dal Vaticano, 12 settembre 2019


FRANCESCO

L’indagine di Vincenzo Tufano, ricercatore e scrittore su una creatura”RETTILIANA”


RETTILIANI LUNGO IL PO

CONFRONTATE QUESTI VIDEO: IL PRIMO SUGLI AVVISTAMENTI E TRACCE NELLA ZONA DEL PO, IL SECONDO SUGLI AVVISTAMENTI E TRACCE NELLA ZONA DEL CASERTANO


Un gigantesco oggetto triangolare paragonabile a un TR3-B ha solcato i cieli di Alvignanello, ( Caserta) la sera del 12 Febbraio 2019.


Nel buio della notte il velivolo è stato visto e fotografato da un cittadino del posto, riuscendo ad immortalarlo con alcuni scatti fotografici. Nelle analisi l’ Ufo triangolare appare ben delineato nella sua forma, con i tre vertici chiari e netti sormontati da un’ intensa luce rossa.


Questo però è soltanto l’ultimo di una serie di eventi anomali. Dai primi di Febbraio qualcosa di strano e di inspiegabile sta operando nei territori casertani in modo silenti, senza però creare panico o destare paura.

L’ultima indagine di Vincenzo Tufano, ricercatore e scrittore, riguarda il rinvenimento, avvenuto il 5 febbraio 2019, di orme ungulate a 3 artigli in seguito a una segnalazione da parte di un uomo della zona, accortosi di insolite orme che procedevano con un passo simile a quello di un uomo ma distanziate di circa 1, 70 cm l’una dall’altra, in direzione del fiume Volturno, partendo da una zona molto paludosa e boschiva di Alvignanello-Castel Campagnano.

Tufano: ricordo ancora le sue parole, trafitte da un velo di paura e ansia:
<< Vincenzo, Corri in Via Castel Campagnano, quel punto che circoscrive il Fiume, mi sono imbattuto casualmente in delle orme spaventose e abominevoli, che non ho mai visto prima!>>. Così recandosi sul posto ha potuto constatare la presenza di queste tracce anomale e la silhouette di un’orma artigliata di 30/35 cm, seguita da altre due molto più grandi di circa 60 cm. 



Il resoconto ancora superficiale di un primo veterinario parlava di possibili orme appartenenti in apparenza a un anfibio di qualche specie rettile, ma vista la sagoma dell’intera impronta molto grande, almeno per ora non è stato possibile identificarla con precisione. Una di queste, la prima rinvenuta di circa 30 cm, era molto differente rispetto alle altre due, e questo particolare inficiò nei veterinari un dubbio che potesse trattarsi non di una zampa ma delle tracce di una mano o comunque uno degli arti superiore del presunto criptide, nel tentativo di deambulare come un quadrupede. Nell’ampio scenario della criptozoologia ”aliena” molte specie, ad oggi non classificabili, avrebbero nel proprio DNA la capacità di deambulare alternativamente sia su quattro che su due zampe. E ciò spiegherebbe il dettaglio di cui sopra.

Un secondo zoologo invece, osservando attentamente le orme ha attestato la natura artigliata delle stesse, ma date le dimensioni non è stato possibile per ora associarle a qualche animale della zona.

Ma il fattore che sconcertò di più la ricerche di Vincenzo Tufano, oltre alle dimensioni non umane delle orme, fu una sostanza quasi fluorescente che rinvenne a pochi metri dalle tracce ”aliene”. Di cosa si trattava? Chi le aveva lasciate? Sembravano i resti di una gelatina melmosa. Per ora resta un mistero. Vincenzo Tufano decise così di recuperare i calchi in gesso di tutte le impronte per custodirle e magari sottoporle in futuro ad analisi più approfondite.

Un passo a ritroso nel tempo. 

In questo contesto è opportuno menzionare un inedito avvenimento che coinvolse un giovane ragazzo, un amico del testimone di cui sopra che segnalò le orme verosimilmente ricollegabile alle medesime tracce al suolo. Erano gli anni Ottanta, e il giovane testimone stava pescando sulle rive del fiume Volturno, era all’imbrunire, quando notò un singolare movimento nell’acqua. A circa 20 metri, come da un vortice, fuoriuscì la sagoma scura di un umanoide alto circa 2 metri, descritto come se indossasse una tuta aderente e una maschera. Non aveva capelli e i suoi occhi erano color rosso fuoco, al loro interno si intravedeva la fenditura oculare tipica dei rettili. 
Il testimone terrorizzato lanciò via la canna da pesca e urlando scappò. Quest’ultimo inedito caso potrebbe dare ancor di più una forte spinta alla ricerca della verità. Una verità celata forse tra le pieghe di un passato antico, ma ricco di sorprese.

Orme di Entità rettiliane?

All’interno del vasto panorama UFO-Alienologico si manifesta in modo sempre più palese la figura di una creatura bipede, dalle fattezze di un rettile-sauroide. Un gigantesco sauropode che lascerebbe orme definite in gergo tecnico ”tre-ungulate”, molto grandi, a testimoniare in modo incontrovertibile la sua spaventosa statura, che oscillerebbe tra i tre e i cinque metri nei casi limite. Questo ”essere anfibioide” è stato molte volte associato da molti ricercatori a un bio-robot con finalità di monitoraggio, una macchina rilasciata per scopi di ricerca in varie località boschive, sotto una stretta libertà vigilata. Secondo i pochi elementi a disposizione la sua matrice potrebbe essere ”aliena”, oppure terrestre-militare. Queste gigantesche tracce munite di tre artigli sono apparse in vari luoghi d’Italia dalla metà degli anni Ottanta, non solo al Sud Italia come occorso ad Alvignanello, ma anche nel Polesine e nella Valtellina, ma non mancano casi molti più datati, che sembrano affondare le proprie radici in epoche protostoriche. Quest’ultimo dettaglio, non di poco conto, testimonierebbe la firma di una presenza molto più antica di quanto si pensi, recondita e dominante nella controversa storia della razza umana.



La creatura di Piana di Monteverna

Alcuni giorni dopo il rinvenimento delle orme ungulate ad Alvignanello, Vincenzo Tufano ebbe modo di indagare un ulteriore caso, avvenuto a pochi km dal sito di ritrovo delle ”tracce aliene”. Fu a Piana di Monteverna che la notte del 2 Febbraio Saverio visse l’esperienza più sconcertante della sua vita: l’uomo disse di aver visto la notte del 2 Febbraio, lungo una strada casertana una creatura aberrante con un groviglio di vene tipo tendini che percorrevano tutto il suo corpo, non più bassa di 4/5 metri, assolutamente non minacciosa, immobile al centro della strada.


”Buongiorno Signor Vincenzo Tufano, sono Saverio S., e la contatto per informarla di un evento ai limiti dell’immaginabile che mi ha coinvolto e sconvolto nello stesso tempo. Vi dico subito che ho reperito il vostro account email su Internet e su un numero della rivista Mistero. Non vorrei dilungarmi troppo quindi procedo nel raccontare ciò che mi è successo la notte del 2 Febbraio intorno alle 2.00, sarebbe quindi meglio dire la mattina del 2 Febbraio. Ecco, io stavo percorrendo la strada Piana di Monte Verna dopo la rotonda in direzione Caiazzo. Ad un tratto in lontananza vedo come una gigantesca sfera o palla al centro della strada. Era così grande che occupava anche le due corsie. Quindi rallentai l’auto fino a fermarmi a circa 15,20 metri. Misi gli abbaglianti e cominciai a suonare forte. Intorno a me non c’era un’ anima viva, nessuna auto. Così stufo della situazione (sto sintetizzando) scesi dalla vettura portando con me il cellulare e attivando una specie di ”effetto torcia”. Sinceramente credevo, ero certo che si trattasse di un bidone della spazzatura magari gettato lì dal vento. Ma non appena arrivai a circa 10 metri ”questo coso” si alzò mostrandomi due enormi zampe. Realizzai così che era tipo un uomo gigantesco, ma non era umano. La zona era buia e a malapena illuminata dalla mia pseudo torcia. Cominciai a sudare freddo e il cuore era in gola. In quel momento potei solo constatare la sua altezza, e le dico Vincenzo che io sono alto quasi due metri, sono un giocatore amatoriale di basket, e questa sottospecie di umano gli arrivavo a livello delle ginocchia, un po' sotto i quadricipidi. Quindi sono certo se le dico che superava abbondantemente i 5 metri di altezza. In quei pochi secondi constatai un altro elemento prima di scappare, cioè le zampe artigliate simili a quelle dei rettili e le gambe leggermente divaricate. Appurato ciò scappai in fretta rientrando nella mia auto che misi a folle. Giunto dentro l’essere era ancora lì fermo, come una statua. Così la curiosità mi spinse a dare un’ ultima occhiata alla creatura puntandogli i fari contro. Riuscii a veder la sua pelle verdastra tipo un’armatura, tutta rugosa e squamata con delle spine o creste lungo tutto il corpo. Gli occhi erano grandi e rossi come i caimani e le mani erano grandi e le dita molto lunghe. Il terrore non mi impedì di ricordare questi dettagli, così fortunatamente quando stavo facendo retromarcia, l’essere lentamente si incamminò verso un boschetto posto alla sua sinistra e sparì nel buio.


Ero pronto, sgommai e attraversai quel tratto con il cuore e il fiato in gola. La notte non dormii, come potevo, fu l’esperienza più brutta della mia vita che non auguro a nessuno, nonostante questa creatura non credo che avesse intenzioni ostili”.

L’inchiesta proseguirà nei prossimi giorni e dovrà appurare molti lati oscuri di questa storia controversa.

Resta inoltre un secondo fattore X da appurare, quante basi militari ci sono in Campania? E quante sono sotto il Top Secret? Ci sono basi ”aliene miste” sotterranee? Ci sono creature che vengono prodotte e detenute qui sulla Terra e poi liberate sotto una stretta vigilanza controllata.




INCONTRI RAVVICINATI CON ESSERI RETTILOIDI IN ITALIA

UN VIDEO PER CAPIRE MEGLIO LE DINAMICHE MESSE IN ATTO DALLE STIRPI RETTILIANE

RETTILIANI LUNGO IL PO

Rettiliani sono rettili umanoidi di origine extraterrestre con un'altezza molto diversificata, proprio come noi terrestri; tuttavia, tale altezza potrebbe anche essere imputata all'evolversi di un essere che nasce, cresce e muore. I Rettiliani sarebbero dotati di una forza notevole, avrebbero un corpo interamente squamoso, con toni dal verdino al marrone, una testa priva di capelli ma con diverse protuberanze, naso ed orecchi ridotti a piccole fessure e, infine, enormi occhi rossi con pupille verticali. I Rettiliani, detti anche draconiani, provengono dai pianeti della costellazione del Drago.
Le più antiche leggende, in ogni parte del mondo, hanno sempre raccontato dell'esistenza di questi esseri rettiloidi, intesi perlopiù come divinità e, come tali, rappresentati attraverso statue, dipinti o disegni.
Negli anni '80 è stato realizzato un programma televisivo denominato "VISITORS", che ha giocato la sua parte nell'individuazione di questa presunta razza aliena. Tuttavia, vi sono testimonianze abbastanza accreditate della loro esistenza, sia nel mondo che in Italia. Ne ha parlato la cantante Jazz americana Pamela Stonebrooke, dichiarando di aver avuto addirittura dei rapporti sessuali veri e propri con alcuni di essi. Nel 2005 è poi stata data alle stampe la pubblicazione del prof. Di Gennaro Sebastiano, fondatore e presidente dell'associazione ufologica denominata USAC (Ufological Studies Academy Centre) e situata a Santa Maria Maddalena (Rovigo). Secondo tale studioso, ben cinque testimoni avrebbero avvistato questi esseri o nell'atto di uscire dall'acqua o nell'atto di entrarvi o nell'atto, infine, di camminare lungo la riva dei più grandi corsi d'acqua compresi fra le province di Ferrara, Rovigo e Bologna (vedi anche esperienze di avvistamenti al Volturno in Campania di Vincenzo Tufano https://www.youtube.com/watch?v=J-lV-ri9-Co). Poiché gli avvistamenti si sono susseguiti nel corso degli anni c'è sicuramente di che riflettere sulla possibile esistenza di questi strani esseri.
David Icke
Nel 1999, Icke scrisse e pubblicò The Biggest Secret: The Book That Will Change the World, nel quale affermò che il pianeta fosse controllato da un Nuovo Ordine Mondiale, manovrato da una razza di umanoidi rettiliani chiamati la "Fratellanza di Babilonia" ("Babylonian Brotherhood"). Scrisse:« Le mie ricerche [nota: scritto "resaerch" nel testo originale] suggeriscono che sia da un'altra dimensione, la quarta dimensione inferiore ("lower fourth dimension"), che il controllo e la manipolazione sono orchestrati. Altre persone sanno che è dalla dimensione astrale ("lower astral dimension"), la leggendaria casa dei demoni e delle entità [nota: scritto "antities" nel testo] nei loro rituali di magia nera... »(D. Icke, The Biggest Secret: The Book That Will Change the World)
Secondo Icke, il DNA "ibrido rettile-umano" dei rettiliani permetterebbe loro di cambiare dalla forma originaria a quella umana se questi consumano del sangue umano. Icke stese un parallelo con la miniserie TV degli anni ottanta V - Visitors in cui la Terra è conquistata da rettiloidi alieni camuffati da umani.
Il gruppo rettiliano secondo Icke comprenderebbe molti personaggi importanti e in pratica ogni leader mondiale dalla defunta Regina Madre inglese a George H.W. Bush, Bill Clinton, Harold Wilson, Tony Blair, e persino Bob Hope. Queste persone o sono essi stessi rettiliani, o lavorano per loro in quella che Icke chiama "sindrome dalla personalità multipla simile a schiavitù":« I Rothschild, i Rockefeller, la Famiglia Reale inglese e le famiglie dominanti della politica e dell'economia negli USA e nel resto del mondo vengono dalle STESSE discendenze. Non è perché sono snob, è per mantenere al meglio la loro struttura genetica: il DNA rettiliano-mammifero che gli permette di cambiare forma ("shape-shifting")». (D. Icke)
Icke ha scritto che la famiglia Rothschild avrebbe pianificato l'ascesa al potere di Adolf Hitler, e che lo stesso Hitler era un Rothschild.
I personaggi rettiliani, secondo Icke sarebbero dediti a sacrifici umani, avidi di sangue umano e di violenze carnali su dei minorenni e manipolerebbero la gente con riti satanisti e con ingegneria sociale.
Icke descrisse lo "shape-shifting" come un "Fenomeno riportato da testimoni che hanno visto persone (molto spesso in posizioni di potere) trasformarsi di fronte ai loro occhi, da una forma umana a una forma rettiliana e poi ritornare a quella originale". Icke in una intervista affermò che Christine Fitzgerald, una confidente della Principessa Diana confidò a lui che Diana stessa credeva che la Famiglia Reale inglese fosse collegata ai rettiliani e che loro stessi fossero in grado di trasformarsi.
Icke da allora ha pubblicato un gran numero di altri testi sugli stessi temi. I suoi ultimi lavori vedono in George W. Bush, anch'egli un rettiloide, uno dei ruoli centrali in quella che Icke definisce la Cospirazione dell'11 settembre ("9/11 conspiracy").


NASA: "Cambiamenti climatici" causati da variata orbita terrestre e inclinazione assiale

CI SIAMO CHIESTI COME MAI GRETA THUNBERG NON PUNTI MAI IL DITO CONTRO LE SCIE CHIMICHE, I VACCINI, L'USO SCONSIDERATO DELLE TECNOLOGIE MILITARI PER IL CONTROLLO CLIMATICO ED ALTRE ARGOMENTAZIONI "SCOMODE"? SEMPLICE, IL SISTEMA CHE C'E' DIETRO L'ADOLESCENTE SVEDESE E' LO STESSO CHE METTE IN ATTO LE SUDDETTE "MISURE" PER IL DEPOPOLAMENTO MONDIALE. NOI ESSERI UMANI SIAMO FRAGILI, E LE SPECIE RETTILOIDI AL POTERE CHE STANNO TERRAFORMANDO IL PIANETA PER LA LORO SOPRAVVIVENZA LO SANNO BENE. STANNO SFRUTTANDO A LORO VANTAGGIO IL CAMBIAMENTO ASSIALE DELLA TERRA CHE SI E' PERICOLOSAMENTE AVVICINATA ALL'ORBITA SOLARE. I RETTILI SONO ESSERI A SANGUE FREDDO, E L'AUMENTATO CALORE SOLARE SULLA TERRA E' CONGENIALE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA....

Finalmente un buon articolo che spiega i veri motivi scientifici della variazione climatica attuale, spiegazione ben diversa da quanto vogliono farci credere squallidi soggetti come Bill Gates e il suo entourage che incolpano l'umanità di questo problema. Questo articolo ha il pregio di esemplificare una verità scientifica nascostaci fino ad oggi, in maniera tale che tutti possono capirne la portata e gli effetti, ci spiega e sconfessa la teoria del riscaldamento climatico dovuto alla CO2, con le attività biologiche umane, un complotto imbastito come possiamo vedere dalle élite globaliste con l'intento di eliminare più gente possibile, usando strumenti atti alla depopolazione come le scie chimiche. Sa Defenza




Per oltre 60 anni, la National Aeronautics and Space Administration (NASA) ha saputo che i cambiamenti che si verificano ai modelli meteorologici planetari sono completamente naturali e normali .

L'agenzia spaziale, ha scelto di far persistere e diffondere la bufala del riscaldamento globale creato dall'uomo, a scapito della libertà umana.

Era l'anno 1958, per essere precisi, quando la NASA osservò per la prima volta cambiamenti dell'orbita solare della terra, insieme alle alterazioni dell'inclinazione assiale della terra, entrambi responsabili di quanto gli scienziati del clima oggi definiscono "riscaldamento" (o " raffreddamento ", a seconda della loro agenda).

Nel 2000, la NASA ha pubblicato informazioni sul suo sito web dell'Osservatorio della Terra sulla teoria del clima di Milankovitch, rivelando che il pianeta sta cambiando clima a causa di fattori estranei che non hanno assolutamente nulla a che fare con l'attività umana.

Questa informazione NON ancora acquisita dal mainstream, a distanza di 19 anni dalla sua scoperta, motivo per cui [persone con programmi loschi] hanno iniziato a dichiarare che rimangono solo 18 mesi prima che il pianeta muoia per un eccesso di anidride carbonica (CO2).

La verità, tuttavia, è molto più simile a quella dell'astrofisico serbo Milutin Milankovitch, da cui prende il nome la teoria del clima di Milankovitch, su come le variazioni stagionali e latitudinali della radiazione solare che colpiscono la terra in modi diversi e in momenti diversi, hanno maggiore impatto sui mutevoli cambiamenti climatici della Terra.

Le due immagini seguenti (di Robert Simmon, GSA della NASA) aiutano a illustrarlo, con la prima che mostra la terra a un'orbita quasi zero, e la seconda che mostra la terra a un'orbita di 0,07.

Questo cambiamento orbitale è rappresentato dall'eccentrica forma ovale nella seconda immagine, che è stata intenzionalmente esagerata allo scopo di mostrare il grande cambiamento della distanza che si verifica tra la terra e il sole, a seconda che si tratti di perielio o afelio.


L'eccentricità dell'orbita terrestre cambia lentamente nel tempo da quasi zero a 0,07. Man mano che l'orbita diventa più eccentrica (ovale), la differenza tra la distanza dal Sole alla Terra al perielio (approccio più vicino) e l'afelio (più lontano) diventa sempre più grande. Nota che il Sole non è al centro dell'ellisse orbitale terrestre, ma piuttosto in uno dei punti focali.

Nota: l'eccentricità dell'orbita mostrata nell'immagine inferiore è 0,5 esagerata. Anche la massima eccentricità dell'orbita terrestre - 0,07 - sarebbe impossibile mostrarlo alla risoluzione di una pagina web. Così anche, per l'attuale eccentricità di 0,017, la Terra è 5 milioni di chilometri più vicina al Sole al perielio che all'afelio. (Immagini di Robert Simmon, NASA GSFC)

"Anche la massima eccentricità dell'orbita terrestre - 0,07 - sarebbe impossibile mostrarlo alla risoluzione di una pagina web", osserva Hal Turner Radio Show. "Anche così, con l'attuale eccentricità di 0,017, la Terra è 5 milioni di chilometri più vicina al Sole al perielio che all'afelio."

Il principale fattore che influenza il clima terrestre è il SOLE

Per quanto riguarda l'obliquità della Terra, ovvero il suo cambiamento nell'inclinazione assiale, le due immagini sottostanti ( di Robert Simmon, NASA GSFC) mostrano il grado in cui la Terra può spostarsi sia sul suo asse sia sul suo orientamento rotazionale. Alle inclinazioni più alte, le stagioni terrestri diventano molto più estreme, mentre alle inclinazioni più basse diventano molto più miti.

Una situazione simile esiste per l'asse di rotazione terrestre, che a seconda dell'emisfero puntato verso il sole durante il perielio, può influire notevolmente sugli estremi stagionali tra i due emisferi.


Sinistra: la variazione dell'inclinazione dell'asse terrestre (obliquità) influisce sull'entità della variazione stagionale. Alle inclinazioni più alte le stagioni sono più estreme e alle inclinazioni più basse sono più miti. L'attuale inclinazione assiale è di 23,5 °. Immagine di Robert Simmon, NASA GSFC)

A destra: Precessione - il cambiamento nell'orientamento dell'asse di rotazione della Terra [questo può essere visto più chiaramente in un'animazione (QuickTime piccola (290 kB) o grande (QuickTime da 290 MB))] - Altera l'orientamento della Terra rispetto al perielio e afelio. Se un emisfero è puntato verso il sole al perielio, per l'emisfero che punta verso l'afelio la differenza nelle stagioni sarà più estrema. Questo effetto stagionale è invertito per l'emisfero opposto. Attualmente, l'estate settentrionale si verifica vicino ad afelio. (Immagine di Robert Simmon, GSFC della NASA

Sulla base di queste diverse variabili, Milankovitch è stato in grado di elaborare un modello matematico completo in grado di calcolare le temperature superficiali sulla terra risalendo indietro nel tempo, e la conclusione è semplice: il clima terrestre è sempre cambiato, ed il costante stato di flusso NON è dovuto agli esseri umani.

Quando Milankovitch ha presentato per la prima volta il suo modello, è stato ignorato per quasi mezzo secolo. Quindi, nel 1976, uno studio pubblicato sulla rivista Science ha confermato che la teoria di Milankovitch è, in effetti, accurata e che corrisponde a vari periodi di cambiamento climatico verificatisi nel corso della storia.

Nel 1982, sei anni dopo la pubblicazione di questo studio, il National Research Council della National Academy of Sciences degli Stati Uniti adottò la teoria di Milankovitch, dichiarando che:


"... Le variazioni orbitali restano il meccanismo più accuratamente esaminato del cambiamento climatico su scale temporali di decine di migliaia di anni e sono di gran lunga il caso più evidente di un effetto diretto del cambiamento dell'insolazione sulla bassa atmosfera della Terra."
Se dovessimo riassumere il tutto in una semplice frase, sarebbe questo: il più grande fattore periodico che influenza il clima e gli schemi climatici sulla terra è il sole.

A seconda della posizione della terra rispetto al sole in qualsiasi momento, le condizioni climatiche possono variare in modo drammatico e persino creare anomalie drastiche che sfidano tutto ciò che gli umani pensavano di sapere sul funzionamento della terra.


VEDI ANCHE:

GLI ITALIANI ELEGGONO IL VETRO MATERIALE SOSTENIBILE PER ECCELLENZA: SIAMO I PRIMI CONSUMATORI D’EUROPA.

ABOLIRE LA PLASTICA E TORNARE AL VETRO, SOPRATTUTTO  PER LA CONSERVAZIONE DI CIBI E BEVANDE SAREBBE NON SOLO AUSPICABILE PER LA SALUTE UMANA, MA ANCHE PER L'AMBIENTE....




ECOLOGICO, RICICLABILE, SICURO PER CONSERVARE GLI ALIMENTI. L’ITALIA SI FIDA DI UNO DEI MATERIALI PIÙ ANTICHI DA SEMPRE SUL MERCATO.


Vetro materiale sostenibile? Sì, lo è per 28 milioni di Italiani che non rinuncerebbero mai alla sua versatilità. Al primo posto tra gli adulti spopolano le motivazioni legate alla salute dei cibi, tra i millennials invece “vetro” significa soprattutto materiale riciclabile.
Europei ed italiani amanti del vetro

Cosa usano gli europei per conservare i cibi o per portarsi il pranzo in ufficio? Una persona su due utilizza proprio contenitori in vetro. Ne sono contenti? Pare proprio di sì, l’85% dei cittadini comunitari e il 91% degli italiani lo consiglia vivamente.

Lo studio ha rivelato che è proprio l’Italia il paese in Europa con la più alta percentuale di gradimento nei confronti di questi antico materiale: addirittura il 6% in più rispetto alla media EU!
Vetro materiale sostenibile anche per l’economia

Una particolare simpatia che si riflette anche nella nostra economia e nell’occupazione: la produzione di bottiglie in vetro nei primi dieci mesi del 2017 ha goduto di un incremento dell’1,8% rispetto al 2016.
La lavorazione di 3,7 milioni di tonnellate di materiale (circa 62 kg per abitante) offre lavoro a 36 mila addetti e garantisce un fatturato di 1,5 miliardi di euro l’anno.

Il vetro è uno di quei materiali che possono essere riciclati al 100%: tra le bottiglie che ci passano sotto le mani 9 su 10 sono riciclate. Un materiale più eco-friendly di così è davvero difficile da trovare.
Le previsioni sono ottimiste: nei prossimi anni la percentuale di riciclaggio potrebbe raggiungere il 75%, ovvero due terzi del totale!

Il riciclaggio facilita la vita fiscale delle industrie riducendo drasticamente i costi di produzione se comparati al materiale vergine. Non solo, il beneficio è anche ambientale: è stato stimato che, in 10 anni di riutilizzo dei vetri usati, siano state emesse il -20% di emissioni di azoto, -9% di zolfo e -50% di polveri.
Una fiducia sempre solida tra italiani e vetro

Vetro materiale sostenibile che viene incontro alla mutata percezione degli italiani nei confronti dell’ambiente e della loro stessa salute.

Sono 28 milioni gli italiani che non lo sostituirebbero mai con altri materiali. Per quasi la metà di noi è impensabile comprare del vino in un packaging che non sia di vetro; circa il 31% invece non rinuncerebbe mai ad una bottiglia di birra!
L’81% degli italiani lo considera il packaging più sostenibile in assoluto.


Questi sono i dati dell’ultimo studio Censis chiamato “Valore sociale di prodotti e attività dell’industria vetraria in Italia” che ha indagato il rapporto tra italiani e vetro, vetro e ambiente.

Solo una questione di tradizione? No.
Al primo posto c’è la sicurezza alimentare. Il 65% dei nostri compatrioti lo reputa più sicuro per gli alimenti: dura nel tempo, non assorbe l’odore dei cibi e, quando scaldato, non li contamina con il rilascio di micro particelle o sostanze potenzialmente tossiche come avviene invece con plastiche di bassa qualità.
Nuovi valori per i giovanissimi

Sono però le nuove generazioni quelle che ritengono il vetro materiale sostenibile e versatile per eccellenza: al primo posto nella loro visione non c’è tanto tradizione o igiene, ma rispetto per la natura. Chiedendo ai millennials quale fosse l’aggettivo più adatto al vetro quasi il 30% ha risposto “ecologico” o “riciclabile”.
Nella concezione dei giovani infatti questo materiale è il paradigma di un potenziale infinito ciclo di raccolta e riutilizzo. E quindi anche un simbolo di economia circolare.


“Questa indagine, che vede l’Italia tra le prime nazioni d’Europa per la scelta di contenitori in vetro, più rispettosi dell’ambiente, più sicuri per gli alimenti e simboli dell’economia conferma una tendenza in atto, che vede in Italia consumatori sempre più attenti alla salute e alla sostenibilità dei prodotti alimentari. Ormai non si legge solo l’etichetta di un prodotto, ma si tiene conto anche della sostenibilità dei contenitori”. Marco Ravasi, Presidente dei contenitori in vetro di Assovetro
Infinite forme, colori, infiniti utilizzi e riutilizzi

Con il vetro si può giocare con forme diverse per supplire a varie necessità. La sua antica tradizione artigiana ci permette di arricchirlo di colori per dare libero sfogo ad esigenze estetiche senza trascurare il design.


Soprattutto, come rivelato dal Censis, il vetro è uno di quei materiali di cui la nostra società ha bisogno: è ecologico e, con l’aiuto dei consumatori, potrebbe non divenire mai rifiuto grazie al suo essere riciclabile al 100% (senza perdere le sue proprietà).


Il fatto che gli italiani gli siano così affezionati è sintomo di una società stanca dell’usa e getta, attenta alla propria salute e all’inquinamento ambientale.
Il valore che le nuove generazioni danno ai materiali riutilizzabili inoltre ci fa ben sperare in un futuro più green.

TERRENI INQUINATI? ECCO LA BONIFICA CON IL FITORIMEDIO

DALLA NATURA I RIMEDI AI DANNI DELL'UOMO. QUESTO PIANETA E' L'UNICO CHE DIO CI HA DATO DA CUSTODIRE. DALLA SALUTE DEL PIANETA DIPENDE LA NOSTRA. IN CASO CONTRARIO, LA NATURA ATTUA TUTTA UNA SERIE DI "PROTOCOLLI" DI AUTOCONSERVAZIONE NEI QUALI L'UOMO NON E' CONTEMPLATO....





ENI E ALTRI ISTITUTI DI RICERCA STANNO SVILUPPANDO NUOVE TECNOLOGIE IN GRADO DI CONSENTIRE RISANAMENTI NON INQUINANTI E CAPACI DI PRODURRE ENERGIA RINNOVABILE.


È innegabile che in passato, in Italia, spesso siano state condotte a cuor leggero delle attività industriali dietro alle quali si sono nascoste per tantissimo tempo delle gravi e importanti minacce per l’ambiente. A pagarne il conto più caro sono da sempre i terreni circostanti a queste attività che spesso loro malgrado venivano contaminati da metalli pesanti o altamente tossici o da altri composti nocivi. Ancora oggi, sebbene siano passati in certi casi parecchi anni, questi materiali inquinanti resistono al processo di bonifica e continuano in maniera silenziosa, ma inesorabile, a procurare danni alle terre e agli animali.

Che fare allora?

In questi casi la bonifica con metodi tradizionali prevede la rimozione dal sito del suolo contaminato e una successiva serie di trattamenti chimici, fisici, termici o biologici che estraggono gli elementi inquinanti e li degradano in composti meno pericolosi, e sebbene sia una strada da percorrere non è forse la strada migliore. Esiste qualcosa di meglio? La risposta è sì. Eni sta infatti sviluppando dei processi di bonifica a basso impatto ambientale che siano in grado di eliminare gli agenti inquinanti presenti nel suolo o di ridurli a dei livelli non più pericolosi per la salute.

Come bonificare un terreno inquinato

La ricerca è condotta nell’unità Tecnologie Ambientali del Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente in collaborazione con l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR di Pisa per conto di Syndial, una società Eni che si occupa di risanamento ambientale. Tra le tecnologie di bonifica “sul posto” oggi disponibili merita sicuramente una menzione di merito il fitorimedio. Si tratta di un processo che sfrutta la naturale capacità depurante delle piante per estrarre dal suolo sia i metalli pesanti sia i composti organici.
I meccanismi principali sono due: da un lato, le piante estraggono dal suolo i metalli pesanti e li accumulano nelle radici e nelle foglie, il cosiddetto processo di fitoestrazione; dall’altro, sfruttando la sinergia tra i vegetali e i microrganismi presenti intorno e all’interno delle loro radici, si promuove la biodegradazione dei contaminanti organici in altre sostanze più semplici e meno tossiche.

Piante accumulatrici di metalli pesanti

Dimostrata l’efficacia di questa tecnologia, si stanno ora definendo dei protocolli di intervento condivisi da Eni e dalle autorità pubbliche preposte alla tutela dell’ambiente e della salute.
La grande biodiversità del regno vegetale e le numerose specie in grado di svilupparsi anche su terreni contaminati e di accumulare metalli pesanti nei loro tessuti rendono la fitoestrazione una valida alternativa ai trattamenti fisici e termici. Sono state individuate specie particolarmente promettenti come il girasole o le piante erbacee comprendenti specie molto diverse tra di loro, quali ad esempio la senape, la rapa e il cavolo, o ancora il salice, il pioppo o il granturco. Si tratta di specie in grado di estrarre e accumulare nelle radici e nelle foglie quantità significative dei diversi metalli, con efficienze variabili dal 35% al 40% a seconda del metallo considerato. È possibile quindi ipotizzare che in un terreno, dopo 4-5 successivi cicli stagionali si possa raggiungere il 100% di fitoestrazione della frazione metallica biodisponibile.

Un batterio per accelerare la bonifica

Questi test hanno anche dato risalto al ruolo giocato dai microrganismi rizosferici. Il processo di estrazione è stato supportato e coadiuvato dall’azione di ceppi batterici metallo-tolleranti, cioè che possono sopravvivere alla presenza di quei particolari metalli. I microrganismi hanno mostrato di possedere proprietà di promozione della crescita vegetale: aggiunti al terreno seminato con le diverse piante, hanno permesso di migliorare significativamente le prestazioni dei vegetali, sia come quantità di biomassa prodotta, sia come resa di fitoestrazione. Questa è aumentata del 40-50% rispetto alle prove senza microorganismi aggiunti, raggiungendo efficienze fino al 60% della frazione metallica biodisponibile in una stagione. Questo risultato può consentire di raggiungere gli obiettivi della bonifica in tempi molto più rapidi. Il risultato finale è un recupero ambientale efficiente, sostenibile e a costi ridotti rispetto alle convenzionali tecniche chimico-fisiche. Ma c’è di più: al processo di bonifica del suolo si può associare la valorizzazione a scopi energetici della biomassa prodotta bruciando periodicamente le piante in modo controllato per produrre energia termica. E non finisce qui: se il terreno è inquinato da metalli pesanti, questi, una volta concentrati dalle piante, possono essere recuperati dalle ceneri delle piante stesse permettendo di riutilizzarli (phytomining).

Una tecnologia che non disperde nulla

La tecnologia Eni, quindi, permette di evitare opere di bonifica inquinanti per sé stesse, riqualificare i siti contaminati, produrre energia da fonti rinnovabili e come se non bastasse di recuperare i metalli. Una specie di grande legge di Lavoiser applicata ai terreni bonificati e in cui nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma.

In collaborazione con Eni

GIAPPONE: LE ALTERNATIVE ALL’ENERGIA NUCLEARE




SE IL GIAPPONE DECIDERA' DI SVERSARE ACQUA RADIOATTIVA NELL'OCEANO, SAPPIA CHE PUNTARE SU EOLICO E SOLARE SARA' INUTILE E UN PURO PALLIATIVO AD UN DANNO AMBIENTALE DI PROPORZIONI PLANETARIE!  



DOPO L'INCIDENTE NUCLEARE DI FUKUSHIMA, IL GIAPPONE HA DECISO DI CONVERTIRE LE SUE FONTI DI PRODUZIONE DI ENERGIA, PUNTANDO SU EOLICO E SOLARE.


Da Chernobyl a Fukushima, l’energia nucleare ha più volte dimostrato nel corso della storia il potenziale effetto devastante derivante da un incidente in una centrale. Mutazioni genetiche, contaminazione radioattiva di flora e fauna e avvelenamento delle acque sono solo alcune tra le possibili conseguenze di una fuoriuscita di sostanze radioattive da una centrale nucleare. Ed è proprio Fukushima che per prima ha deciso di dire basta a questi rischi e di invertire la rotta, pubblicando nel 2012 un documento in cui ha affermato di volere convertire entro il 2040 il 100% delle fonti di energia utilizzate in fonti rinnovabili. Ci riusciranno? Ancora è presto per dirlo, quel che è certo è che il Giappone da qualche anno ha scelto di essere in prima linea nello sviluppo di tecnologie che forniscono energia alternativa a quella nucleare.
Pannelli solari nei campi da golf

Tra il 1986 e il 1991, il Giappone è stato protagonista di un boom immobiliare, durante il quale vennero costruiti in tutto il paese numerosi campi da golf. Terminato l’entusiasmo iniziale degli investimenti, però, ci si rese conto che questi nuovi spazi non erano economicamente sostenibili e vennero così abbandonati. Come utilizzarli quindi? Una possibile soluzione è arrivata dall’azienda nipponica Kyocera, che nel luglio 2015 ha annunciato l’inizio della costruzione di un impianto di energia solare negli spazi abbandonati di un campo da golf nella Prefettura di Kyoto. Si stima che il nuovo parco produrrà circa 26.312 MWh all’anno, che potranno alimentare oltre 8mila abitazioni locali (calcolo effettuato sulla base del consumo medio di elettricità delle famiglie, di 3,254.4 kWh all’anno).

Poco dopo, anche la Prefettura di Kagoshima nel sud del Paese ha seguito l’esempio e ha dato il via ad un altro cantiere, che ha già portato all’installazione di oltre 340mila pannelli solari, sufficienti ad alimentare circa 30mila abitazioni.
Eolico sì, ma galleggiante

Anche il settore dell’energia eolica ha visto un forte sviluppo. A poco più di 20km al largo di Fukushima è in costruzione il più grande parco eolico galleggiante al mondo. La prima turbina è stata installata nel novembre del 2016, è alta 106 metri e fornirà energia per 1,700 famiglie. Tra le varie esperienze già realizzate, troviamo anche quella della Chugoku Wind Power, una piccola azienda di quattro dipendenti che è riuscita a realizzare un parco eolico di 13 turbine, che producono energia per 14mila famiglie.
Le iniziative popolari

Yuji Onuma è un uomo di 39 anni che ha lanciato l’idea di un impianto solare nella prefettura di Tochigi per “poter avere un futuro luminoso senza energia nucleare”. Cosa c’è di speciale? Nulla, se non fosse che il signor Onuma è stato in passato tra i più convinti sostenitori dell’energia nucleare, fino all’incidente del marzo 2011, quando è stato costretto a lasciare la sua comunità e a vivere da rifugiato per 4 anni nel suo stesso paese. Da quel momento, Onuma, ha scelto di sostenere le rinnovabili.

Anche i coniugi Shin and Tatsuko Okawara hanno fatto la loro parte in questo processo di riconversione. Nel 2015 infatti hanno deciso di lanciare la campagna di crowfunding Solarise Fukushima, per riuscire a raccogliere i fondi necessari ad installare dei pannelli sul tetto del loro negozio. Numerose persone da tutto il Giappone hanno deciso di contribuire alla loro causa, riuscendo in poco tempo a farli raggiungere il target.
Energia: siamo pronti per la transizione?

Nonostante le alternative all’energia nucleare esistano e siano molto sviluppate ed efficienti, ancora alcuni stati non si dicono pronti ad un abbandono completo di questo tipo di produzione. è il caso della Svizzera che il 27 novembre 2016 ha scelto con un referendum di non chiudere, a partire dal 2017, le sue centrali, temendo un aumento dei costi della bolletta e una perdita dell’indipendenza energetica.


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