martedì 17 settembre 2019

Antonio Socci: BERGOGLIO HA “MANOVRATO” CONTE PER SILURARE SALVINI.

A QUESTO PUNTO, SE LA CHIESA BERGOGLIANA SI OCCUPA DELLA POLITICA, LA POLITICA DEVE OCCUPARSI DELLA CHIESA BERGOGLIANA.... 




INTANTO A MEDJUGORJE I FEDELI MEDITANO SUL MESSAGGIO DEL 25 AGOSTO SUL “ROSARIO” E PENSANO A SALVINI. BERGOGLIO SCOMUNICHERA’ LA MADONNA O LA MADONNA HA SCOMUNICATO BERGOGLIO?






Mai si è discusso così tanto della Madonna, nella politica italiana, come negli ultimi tempi. Alle elezioni europee Salvini si affidò a lei e Bergoglio si affidò al PD: stravinse la Lega.


Aperta la crisi, in Senato, Salvini ha sopportato le randellate di Conte (applaudite dal Vaticano), baciando il rosario di Medjugorje. E questo ha scatenato le reazioni avvelenate dei laicisti e dei bergogliani.


Ma è accaduto un fatto particolare che ha colpito i cattolici, specie i fedeli di Medjugorje. E’ noto che adesso il santuario della Bosnia Erzegovina è stato “sdoganato” dalla Chiesa.


Ebbene, domenica 25 agosto, nel pieno della crisi di governo, da quel santuario è arrivata, a sorpresa, una notizia che ha creato molto malumore a Santa Marta.


Perché, a quanto pare, la Madonna stessa – che era stata al centro del furibondo attacco bergogliano a Salvini sul rosario – ha detto la sua, facendo uno straordinario “endorsement” proprio a favore del leader leghista che a lei aveva affidato, a più riprese, se stesso e le sorti dell’Italia.


Così, adesso, a meno che Bergoglio non voglia “scomunicare” anche la Madonna, sarà molto difficile attaccare Salvini sul rosario.


Ci sono degli antefatti. Il leader leghista ha fatto riferimento proprio a Medjugorje, il 5 agosto scorso, ricordando il “compleanno” di Maria, e ha spiegato che il rosario che ha mostrato pubblicamente, affidando l’Italia alla Madonna, e che teneva fra le dita anche durante la seduta del Senato, viene appunto dal santuario bosniaco.


Il Vaticano, incredibilmente, invece di approvare si è indignato come per una profanazione. Ha tuonato contro questo gesto di Salvini il presidente della Cei, eterodiretto da Santa Marta. 

Poi il gesuita Antonio Spadaro, braccio destro di Bergoglio, è arrivato a scrivere che quello di Salvini è “un gesto sanguisuga della fede”.


Per la verità il mondo clericale fa autogol se parla di “sanguisughe della fede” perché qualcuno potrebbe ricordare che la Chiesa deve ancora pagare l’Ici del passato alle casse pubbliche, come deciso dalla Corte di giustizia UE (inoltre da anni ottiene dallo Stato italiano un 8X1000 assai vantaggioso).


Ma, al di là di questo, il popolo cattolico è rimasto sconcertato. Si chiede: perché si bastona con questa veemenza chi affida il Paese alla Madonna e non si è fatta nessuna opposizione alle leggi laiciste dei governi PD, anzi si è fatto votare quel partito?


Perché scandalizza il rosario di Salvini e non si dice nulla – per esempio – su enormità dottrinali come quella del Generale dei gesuiti, secondo cui il diavolo non esiste come persona, ma è solo un simbolo?


Al Senato lo stesso Conte ha “bacchettato” Salvini per quel rosario, ritenendolo un attacco alla laicità dello Stato: strano argomento dal momento che Conte ben conosce le forti pressioni del Vaticano di Bergoglio per far saltare il governo gialloverde ed espellere Salvini (questa sì che è un’ingerenza indebita di uno Stato straniero nelle vicende interne dell’Italia).


Il mondo bergogliano ha condannato Salvini, quasi che baciare il rosario, invitando a pregare la Madre di Dio per l’Italia, fosse una bestemmia. Lo hanno accusato di voler volgarmente strumentalizzare la Madonna, come se avesse commesso un sacrilegio.


In tutto questo bailamme, si arriva a domenica 25 agosto. Ogni 25 del mese la veggente Marija, a Medjugorje, riceve un messaggio pubblico dalla Madonna, durante l’apparizione.


E stavolta – come dicevo – il “messaggio” ha fatto sobbalzare il Vaticano perché le parole riportate, della Madonna, sono testualmente queste: “Figlioli, testimoniate con il rosario nella mano che siete miei”.


I fedeli di Medjugorje hanno letto questa frase in riferimento alle polemiche di questi giorni: stando a quel messaggio è la Madonna stessa che invita a non vergognarsi del rosario e a testimoniare pubblicamente la propria devozione a lei.


Una smentita più clamorosa alle parole dei bergogliani, da Spadaro a Bassetti, non si poteva immaginare. Altro che relegare i gesti di devozione all’interno delle sacrestie e delle chiese.


Del resto tutto il messaggio del 25 agosto – in perfetta consonanza con i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI – è una forte esortazione a testimoniare pubblicamente la fede cattolica e a battersi perché, nella vita pubblica, non prevalga quella che Ratzinger definì “la dittatura del relativismo”.


L’esatto contrario di quanto sta facendo oggi Bergoglio che – dicono i media – sostiene a spada tratta un nuovo governo PD/M5S, ossia un governo ultralaicista e anticattolico.


Ecco l’intero messaggio di Medjugorje: “Cari figli! Pregate, lavorate e testimoniate con amore il Regno dei Cieli affinché possiate stare bene qui sulla terra. Figlioli, Dio benedirà al centuplo il vostro sforzo e sarete testimoni tra i popoli, le anime dei non credenti sentiranno la grazia della conversione ed il Cielo sarà grato per le vostre fatiche ed i vostri sacrifici. Figlioli, testimoniate con il rosario nella mano che siete miei e decidetevi per la santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.


Ovviamente il contenuto interessa i cattolici. Ma i non cattolici possono notare che queste parole sono perfettamente in linea con la tradizione di sempre della Chiesa e il popolo cattolico ci si riconosce e per questo – nella gran parte – alle elezioni nega il voto alla Sinistra (come è accaduto alle recenti europee).


Invece quello stesso popolo cattolico non si riconosce affatto nelle manovre politicanti dei bergogliani a sostegno del governo Pd/M5S, come non si riconosce nell’ossessiva e irresponsabile campagna migrazionista fatta da Bergoglio dal 2013.


E’ una campagna a cui il PD si assoggettò, così avemmo, in cinque anni, centinaia di migliaia di arrivi in Italia. Invece Salvini vi si oppose e – una volta al governo – fermò tutto. Cosa che ha scatenato le ire bergogliane.


Oltretutto alle elezioni europee il voto (e anche il voto dei cattolici) ha chiaramente premiato Salvini e bocciato Bergoglio, visto dalla sinistra come suo leader.


Così dal Vaticano è stata amplificata la demonizzazione del leader leghista: appena si è affacciata la crisi di governo hanno preso a “consigliare” il premier Conte, legato da antica amicizia col Segretario di Stato vaticano, di cogliere l’occasione per rompere.


E’ stato Conte infatti a spingere verso la frattura. Prima portando il M5S sulle posizioni dell’establishment franco-tedesco a Bruxelles (l’operazione Ursula).


Poi, al momento della crisi, adoperandosi non per ricucire come avrebbe tentato di fare qualsiasi premier, ma anzi rendendo tutto irreparabile e attaccando pesantemente Salvini.


Che il piano di cui Conte è stato protagonista avesse come obiettivo la rottura del governo e l’espulsione di Salvini, lo si è visto quando il premier ha voluto la “parlamentarizzazione” della crisi, ma l’ha usata per demolire il suo vicepremier e invece di aspettare mozioni e voti si è sfiduciato da solo dimettendosi, mentre Salvini tendeva la mano.


Anche la durezza degli epiteti usati dal premier – che hanno stupito Salvini, il quale aveva lavorato con lui fino al giorno prima – portano una firma che probabilmente non è di Conte o non solo sua. Sembra più un livore clericale.


Adesso il Vaticano deve fare i conti con l’irruzione sulla scena di una protagonista che non aveva calcolato, ma che il popolo cattolico invece ascolta devotamente: la Madonna di Medjugorje.


Bergoglio “condannerà” anche lei? La accuseranno di “strumentalizzare” il rosario? Di non essere europeista e di sabotare il governo giallorosso?
Chissà che il Cielo non rovesci, alla fine, i progetti di potere del “partito dell’odio” anti-Salvini oggi fiorente in Vaticano.


Il gesto di Salvini ha avuto un forte impatto culturale perché ha ridato legittimità pubblica alla fede cattolica e ci ha ricordato la nostra storia e l’identità profonda del nostro popolo. L’opposto del progetto di Bergoglio.


Antonio Socci
Da “Libero”, 27 agosto 2019



LITURGIA DEL GIORNO

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Messa del Giorno
MARTEDÌ DELLA XXIV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO DISPARI)
Grandezza Testo A A A
Colore Liturgico Verde

Antifona

Da’, o Signore, la pace a coloro che sperano in te;
i tuoi profeti siano trovati degni di fede;
ascolta la preghiera dei tuoi fedeli
e del tuo popolo, Israele. (Cfr. Sir 36,15-16)

Colletta

O Dio, che hai creato e governi l’universo,
fa’ che sperimentiamo la potenza della tua misericordia,
per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima LetturaBisogna che il vescovo sia irreprensibile; allo stesso modo i diaconi conservino il mistero della fede in una coscienza pura.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1Tm 3,1-13

Figlio mio, questa parola è degna di fede: se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi, perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? Inoltre non sia un convertito da poco tempo, perché, accecato dall'orgoglio, non cada nella stessa condanna del diavolo. È necessario che egli goda buona stima presso quelli che sono fuori della comunità, per non cadere in discredito e nelle insidie del demonio.
Allo stesso modo i diaconi siano persone degne e sincere nel parlare, moderati nell'uso del vino e non avidi di guadagni disonesti, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio. Allo stesso modo le donne siano persone degne, non maldicenti, sobrie, fedeli in tutto. I diaconi siano mariti di una sola donna e capaci di guidare bene i figli e le proprie famiglie. Coloro infatti che avranno esercitato bene il loro ministero, si acquisteranno un grado degno di onore e un grande coraggio nella fede in Cristo Gesù.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 100 (101)R. Camminerò con cuore innocente.

Amore e giustizia io voglio cantare,
voglio cantare inni a te, Signore.
Agirò con saggezza nella via dell'innocenza:
quando a me verrai? R.

Camminerò con cuore innocente
dentro la mia casa.
Non sopporterò davanti ai miei occhi azioni malvagie,
detesto chi compie delitti: non mi starà vicino. R.

Chi calunnia in segreto il suo prossimo
io lo ridurrò al silenzio;
chi ha occhio altero e cuore superbo
non lo potrò sopportare. R.

I miei occhi sono rivolti ai fedeli del paese
perché restino accanto a me:
chi cammina nella via dell'innocenza,
costui sarà al mio servizio. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Un grande profeta è sorto tra noi,
Dio ha visitato il suo popolo. (Lc 7,17)

Alleluia.


VangeloRagazzo, dico a te, àlzati!


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7,11-17

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Parola del Signore

Sulle offerte

Accogli con bontà, Signore,
i doni e le preghiere del tuo popolo,
e ciò che ognuno offre in tuo onore
giovi alla salvezza di tutti.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Quanto è preziosa la tua misericordia, o Dio!
Gli uomini si rifugiano all’ombra delle tue ali. (Sal 35,8)

Oppure:

Il calice della benedizione che noi benediciamo
è comunione con il sangue di Cristo;
e il pane che spezziamo è comunione con il corpo di Cristo. (Cfr. 1Cor 10,16)

Dopo la comunione

La potenza di questo sacramento, o Padre,
ci pervada corpo e anima,
perché non prevalga in noi il nostro sentimento,
ma l’azione del tuo Santo Spirito.
Per Cristo nostro Signore.

lunedì 16 settembre 2019

AUTOSTRADE, INTERCETTAZIONI SHOCK: «I REPORT SUI PONTI? LI INVENTI»


AGLI ARRESTI DOMICILIARI FUNZIONARI E DIRIGENTI DELLE SOCIETA’ ASPI E SPEA SOTTO ACCUSA AD ANCONA PER LA MORTE DEI CONIUGI SCHIACCIATI DAL VIADOTTO PER LA FINANZA ALTERAVANO LE RELAZIONI CRITICHE IL GIUDICE: «A RISCHIO LA SICUREZZA DEGLI UTENTI» MA PER IL GESTORE: «NON CI SONO PERICOLI»


___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___



85 morti per manutenzioni assenti o difettose non sono bastati. Le 43 vittime del crollo del Ponte Morandi a Genova, le 40 precipitata dal viadotto Acqualonga per i new-jersey coi bulloni corrosi e le altre due rimaste schiacciate dal manufatto in riparazione vicino a Loreto non sono state sufficienti per indurre Autostrade per l’Italia spa (Aspi) a cambiare metodi operativi. Ma nemmeno per indurre i giudici a spalancare le porte di una cella per spazzare via il senso di impunità che emerge dal comportamento di dirigenti e tecnici Aspi e Spea, azienda specializzata in grandi infrastrutture.



Se prima erano i pm a censurare la politica aziendale «che non pensa alla sicurezza, ma risponde alla logica del profitto», disse il procuratore di Avellino Rosario Cantelmo nel chiedere ed ottenere la condanna di 6 dirigenti Autostrade per la strage sull’A16, oggi sono gli stessi tecnici, intercettati dal I Gruppo della Guardia di Finanza di Genova nell’inchiesta bis sul collasso del viadotto Polcevera, ad ammettere di infischiarnese della sicurezza…




IL GIUDICE: «GRAVI RISCHI PER GLI UTENTI DELLA STRADA»

Lo scrive chiaramente il giudice per le indagini preliminari Angela Nutini, lo stesso che ha disposto la perizia sul Ponte Morandi che dimostra la grave corrosione nei giunti di sostegno, nell’ordinanza per le misure cautelari emesse nei confronti di nove dirigenti di Aspi e Spea per i report taroccati sulle condizioni critiche di alcuni viadotti gestiti da Autostrade.


Il gip nell’ordinanza delle misure cautelari scrive che le condotte degli indagati sono “gravemente minatorie della sicurezza degli utenti della strada”. Le misure cautelari, tre arresti domiciliari e sei misure interdittive, riguardano le presunte false relazioni sull’imponente viadotto Pecetti della A26 Genova-Gravellona Toce, in Liguria (nel comune di Mele), e il Paolillo, piccolo ponte che sovrasta l’omonimo torrente, sull’A16 Napoli-Canosa a Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trapani).

In particolare, sono finiti ai domiciliari Massimiliano Giacobbi (Spea), Gianni Marrone (direzione VIII tronco) e Lucio Torricelli Ferretti (direzione VIII tronco). Le misure interdittive, sospensione dai pubblici servizi per 12 mesi, riguardano tecnici e funzionari di Spea e Aspi: Maurizio Ceneri; Andrea Indovino; Luigi Vastola; Gaetano Di Mundo; Francesco D’antona e Angelo Salcuni.


Il viadotto Gargassa sull’A26 e nel riquadro le gravi tracce di corrosione dei piloni

Oltre al Paolillo e al Pecetti, nel mirino degli investigatori erano finiti anche i report sul viadotto Moro, vicino Pescara, il Sei Luci e il Gargassa in Liguria e il Sarno sull’A30. Nell’inchiesta sui falsi report risultano indagati anche l’ad di Spea Antonino Galatà e Michele Donferri Mitelli, ex responsabile nazionale delle manutenzioni di Aspi trasferito ad altro incarico.

La circostanza era emersa nel corso degli interrogatori dei testimoni durante le indagini sul crollo di Ponte Morandi. In particolare i tecnici di Spea avevano raccontato agli inquirenti che i report “talvolta erano stati cambiati dopo le riunioni con il supervisore Maurizio Ceneri mentre in altri casi era stato Ceneri stesso a modificarli senza consultarsi con gli altri”.


Il viadotto Pecetti sull’A26 Genova-Gravellona Toce

La falsificazione della relazione sul viadotto Pecetti in A26, sarebbe servita a garantire il passaggio di un trasporto eccezionale da 141 tonnellate: con lauto guadagno di pedaggio per la società Autostrade. Un cavo si era rotto nell’agosto del 2018 e Maurizio Ceneri avrebbe compilato il documento che attestava falsamente la perdita di precompressione al 18% a fronte di quella reale del 33%. I report erano stati redatti a settembre e ottobre, a indagini già in corso.


IL DIRIGENTE ASPI: «DEVO RIDURRE I COSTI. IL REPORT LO INVENTI»

L’allarme per il Pecetti, lungo 140 metri con un’altezza di oltre 30 dal suolo, era finito su tutti i media sia nel dicembre 2018, quando fu riportata anche l’immagine di un pilone con evidenti segni di corrosione, sia nel gennaio 2019 quando si diffuse la notizia dell’inchiesta bis sul Ponte Morandi per le precarie condizioni di sicurezza di altri viadotti e l’iscrizione di 21 funzionari e tecnici Aspi e Spea nel registro degli indagati.


L’allarme lanciato nel dicembre scorso anche da un reportage del TG LA7 sul viadotto Pecetti

Quello che oggi desta sconcerto è la spavalderia emersa dalle intercettazioni telefoniche nonostante l’utilizzo da parte degli interessati persino di uno “jammer”, un disturbatore di frequenze. Dalle chiacchierate emerge una totale consapevolezza ed incuranza per la sicurezza a vantaggio di logiche di profitto condivise come in una vera affiatata “cricca”. Un jammer portatile a 8 bande: un disturbatore di frequenze per impedire le intercettazioni telefoniche

Va rammentato che entrambe le società Aspi e Spea sono controllate da Atlantia, la finanziaria che vede soci di maggioranza i fratelli Benetton ma è partecipata anche dalla Fondazione Cassa Risparmio Torino e dal potentissimo fondo americano BlackRock, e per tutte e due la Procura di Ancona ha chiesto il rinvio a giudizio (insieme ad un’altra società del gruppo e altri 19 soggetti) per il crollo del ponte 167 sull’A14 dove, nei pressi di Loreto, il 9 marzo 2017 morirono i coniugi Emilio Diomede ed Antonella Viviani.


E proprio in merito ai lavori nelle Marche è stata registrata una delle conversazioni più inquietanti. «Tra i tecnici e dirigenti di Spea c’è il sospetto di essere i “parafulmini” di Autostrade – scrive l’ANSA – E per tutelarsi qualcuno registra gli incontri, le riunioni con i vertici di Aspi e li conserva pure nel proprio computer. Grazie a quei file custoditi nel pc di uno degli indagati nell’inchiesta sui falsi report sui viadotti, gli investigatori scoprono che già nel 2017 le carte venivano truccate sempre per un obiettivo: ridurre i costi, una logica di comportamento che “prevale sulla finalità di garantire la sicurezza dell’infrastruttura”».


Il viadotto crollato il 9 marzo 2017 vicino al casello Loreto Sud

A maggio 2017 si discute del ripristino del viadotto Giustina, sulla A14. A fare la voce grossa è Michele Donferri Mitelli, l’ex responsabile nazionale delle manutenzioni di Aspi. “Devo ridurre i costi – dice Donferri – Adesso te inventi quello che c… te pare e te lo metto per obbligo”. Lucio Torricelli Ferretti, di Aspi, (ai domiciliari da ieri insieme a Gianni Marrone di Aspi e a Massimiliano Giacobbi di Spea) prova a fare capire che non basta e Donferri risponde che “non ha alcuna rilevanza se sia vero o no”.


ATTI AD AVELLINO PER L’INCHIESTA ACQUALONGA

La procura di Genova ha anche trasmesso alcuni atti ai colleghi di Avellino che hanno indagato sulla strage del bus precipitato nel 2013 dal viadotto “Acqualonga” dell’A16 Napoli-Canosa, causando la morte di 40 persone. In particolare, i magistrati genovesi hanno inviato le intercettazioni relative a Paolo Berti, all’epoca del crollo del ponte Morandi direttore Operazioni centrali di Autostrade.


Il disastro trovato dai soccorritori dopo la caduta del bus dei pellegrini dal viadotto Acqualonga

In quella conversazione telefonica, secondo quanto emerso nell’inchiesta sui falsi report sui viadotti autostradali, Berti parla con Michele Donferri Mitelli, ex responsabile nazionale manutenzione di Aspi. Il primo manifesta disappunto per essere stato condannato (5 anni e 10 mesi) per quell’incidente lamentandosi che avrebbe potuto dire la verità e mettere nei guai anche altri. L’altra risponde che non ci avrebbe guadagnato nulla mentre, alla luce del suo comportamento, può “stringere un accordo col capo”. “Tu hai ragione ma non è che se metti in galera anche un altro a te cambiava qualcosa. Quindi a questo punto fregatene! Aspettali al varco e pensa solo a stringere un accordo col capo”.


Ed è anche per queste frasi che il Gip genovese Angela Nutini ha disposto arresti domiciliari. «Per la maggior parte degli indagati le esigenze cautelari sono anche correlate al pericolo di inquinamento probatorio – scrive il giudice nell’ordinanza riportata da Telenord – Se rispetto ad alcuni può ritenersi che l’interdizione sia sufficiente, vi sono altri che hanno dimostrato un’assoluta spregiudicatezza a compiere attività per contrastare le indagini. Per questi non possono ritenersi adeguate le misure interdittive, poiché non consentirebbero di prevenire l’inquinamento probatorio, anche in relazione della distorta logica aziendale. Esiste il concreto e attuale pericolo che, in relazione a taluni indagati, l’allontanamento dal ruolo ricoperto non li distolga dal continuare a inquinare le indagini, potendo confidare in un tornaconto, anche di tipo economico, come ventilato da Donferri a Berti in relazione a un’acquisizione documenti sul ponte di Avellino: Donferri gli suggerisce di tenere una certa condotta perché è più proficua rispetto a collaborare».


AUTOSTRADE: «NESSUN PERICOLO». SOSPESI INDAGATI ASPI E SPEA

Il gruppo Atlantia, precipitato in borsa nei giorni scorsi dopo la notizia delle misure cautelari sui falsi report e la società controllata Aspi ha rilasciato una nota ufficiale in cui contesta l’esistenza di pericoli per la viabilità: «Per garantire ai cittadini la più ampia informazione sulle condizioni di sicurezza dei viadotti della propria rete, Autostrade per l’Italia comunica di aver pubblicato sulla homepage del sito www.autostrade.it, nell’area ‘Sicurezza Viadotti’, schede di dettaglio sulle condizioni di sicurezza del viadotto Pecetti e del ponticello Paolillo e le relative comunicazioni inviate al Mit. Dalle informazioni e dai documenti consultabili da chiunque emerge una condizione di piena sicurezza delle due opere».

Mentre Benetton fa sapere che verranno prese le iniziative necessarie “a salvaguardia della credibilità” ed il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio ribadisce “la volontà di revocare le concessioni ai Benetton”, le società del gruppo agiscono contro i loro “parafulmini” come riferito dall’Ansa: «Il Cda di Spea Engineering “ha disposto la sospensione immediata dall’incarico dei dipendenti medesimi”. Inoltre il Cda “Si è reso disponibile a rimettere il proprio mandato nelle mani del Presidente per consentire la più efficace tutela della Società. Ogni atto ulteriore e conseguente sarà assunto dal Consiglio di Amministrazione già convocato per il prossimo martedì 17 settembre”.


Ma anche Autostrade per l’Italia ha sospeso i due dipendenti “coinvolti nel procedimento di falso sui viadotti Pecetti e Paolillo”. Un Cda di Autostrade è stato convocato lunedì. Va anche rammentato che la sospensione degli indagati è un atto direttamente consequenziale alla interdizione dai pubblici servizi disposta dal giudice.


Le precarie condizioni della soletta del ponte Paolillo – foto Dagospia

In merito alle conversazioni sul ponte Paolillo, sull’A16, la Direzione di Tronco di Bari di Autostrade per l’Italia entra nel dettaglio comunicando che “si riferiscono a un’incongruenza nella documentazione della costruzione, negli anni ’70”, “incongruenza superata dal collaudo e dalle relative prove di carico sulla trave installata”, mentre “non vi e’ nessun riferimento alla staticita’ del ponte, la cui sicurezza e’ sempre stata confermata”, né c’è mai stata volonta’ di omettere informazioni. La sede barese Aspi “ritiene opportuno chiarire che si tratta evidentemente di frammenti estrapolati da un confronto piu’ articolato tra committente e fornitore” omettendo però di specificare che entrambi, ovvero Autostrade per l’Italia e Spea fanno parte del Gruppo Atlantia.



Il ponticello Paolillo sull’A16 Napoli-Canosa sull’omonimo torrente

«I contenuti delle intercettazioni – da valutare alla luce dei fatti e delle circostanziate evidenze gia’ rappresentate al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti nella corrispondenza intercorsa con la Direzione di Tronco sul caso in questione – non delineano la volonta’ di omettere informazioni rilevanti per la sicurezza del ponticello, ma solo l’opportunita’ di esporre in un modo meno soggetto a possibili fuorvianti interpretazioni un’apparente discrepanza rilevata tra i documenti di costruzione (risalenti agli anni ’70)» aggiunge la Direzione di Tronco.

Una dichiarazione apparentemente coerente che non basta però a confutare le prove documentali e le sconcertanti intercettazioni raccolte dalla Finanza in quasi un anno di indagini sui report manipolati per il profitto ad ogni costo. Anche a spese della vita degli ignari automobilisti.


Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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LITURGIA DEL GIORNO

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Messa del Giorno
SS. CORNELIO PAPA E CIPRIANO VESCOVO, MEMORIA
Grandezza Testo A A A
Colore Liturgico Rosso

Antifona

La salvezza dei giusti viene dal Signore;
egli è loro difesa nel tempo della prova. (Sal 36,39)

Colletta

O Dio, che hai dato al tuo popolo
i santi Cornelio e Cipriano,
pastori generosi e martiri intrepidi,
con il loro aiuto rendici forti e perseveranti nella fede,
per collaborare assiduamente all’unità della Chiesa.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Prima LetturaSi facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio, il quale vuole che tutti gli uomini sono salvati.

Dalla prima lettera d San Paolo apostolo a Timoteo
1Tm 2,1-8

Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo - dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.

Parola di Dio.


Salmo Responsoriale
Dal Sal 27 (28)R. Sia benedetto il Signore, che ha dato ascolto alla voce della mia supplica.

Ascolta la voce della mia supplica,
quando a te grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio. R.

Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie. R.

Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna. (Cfr. Gv 3,16)

Alleluia.


VangeloNeanche in Israele ho trovato una fede così grande.


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7,1-10

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».
All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Parola del Signore.



Sulle offerte

Accetta, Signore, l’offerta che ti presentiamo
nel ricordo dei santi Cornelio e Cipriano,
e donaci la forza meravigliosa,
che nell’ora della prova essi attinsero dal tuo sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Se moriamo con Cristo, vivremo anche con lui;
se con lui perseveriamo
con lui anche regneremo. (2Tm 2,11-12)


Dopo la comunione

La partecipazione a questi santi misteri, Signore,
ci comunichi il tuo Spirito di fortezza,
perché sull’esempio dei martiri Cornelio e Cipriano
possiamo rendere testimonianza alla verità del Vangelo.
Per Cristo nostro Signore.

domenica 15 settembre 2019

LITURGIA DEL GIORNO

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Messa del Giorno
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C
Grandezza Testo A A A
Colore Liturgico Verde

Antifona

Da’, o Signore, la pace a coloro che sperano in te;
i tuoi profeti siano trovati degni di fede;
ascolta la preghiera dei tuoi fedeli
e del tuo popolo, Israele. (Cfr. Sir 36,15-16)


Colletta

O Dio, che hai creato e governi l’universo,
fa’ che sperimentiamo la potenza della tua misericordia,
per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Dio, che per la preghiera del tuo servo Mosé
non abbandonasti il popolo ostinato nel rifiuto del tuo amore,
concedi alla tua Chiesa per i meriti del tuo Figlio,
che intercede sempre per noi,
di far festa insieme agli angeli
anche per un solo peccatore che si converte.
Egli è Dio, e vive e regna con te...


Prima LetturaIl Signore si penti del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Dal libro dell'Esòdo
Es 32,7-11.13-14

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».

Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».

Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».

Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio


Salmo Responsoriale
Dal Salmo 50 (51)R. Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R.


Seconda LetturaCristo è venuto per salvare i peccatori.Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1 Tm 1,12-17

Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.

Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.

Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio


Acclamazione al Vangelo

Alleluia, Alleluia.

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione. (Cfr. 2Cor 5,18)

Alleluia.

VangeloCi sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore

Oppure forma breve: Lc 15,1-10
Ci sarà gioia in cielo
per un solo peccatore che si converte.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-10)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Parola del Signore


Sulle offerte

Accogli con bontà, Signore,
i doni e le preghiere del tuo popolo,
e ciò che ognuno offre in tuo onore
giovi alla salvezza di tutti.
Per Cristo nostro Signore.


Antifona alla comunione

Quanto è preziosa la tua misericordia, o Dio!
Gli uomini si rifugiano all’ombra delle tue ali. (Sal 35,8)

Oppure:

Il calice della benedizione che noi benediciamo
è comunione con il sangue di Cristo;
e il pane che spezziamo è comunione con il corpo di Cristo. (Cfr 1Cor 10,16)

* C
«Facciamo festa, perché mio figlio era morto
ed è tornato in vita, era perduto
ed è stato ritrovato». (Lc 15,24)


Dopo la comunione

La potenza di questo sacramento, o Padre,
ci pervada corpo e anima,
perché non prevalga in noi il nostro sentimento,
ma l’azione del tuo Santo Spirito.
Per Cristo nostro Signore.

sabato 14 settembre 2019

LITURGIA DEL GIORNO

+

Messa del Giorno
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE – FESTA
Grandezza Testo A A A
Colore Liturgico Rosso

Antifona

Di null'altro mai ci glorieremo
se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati. (Cfr. Gal 6,14)

Colletta

O Padre, che hai voluto salvare gli uomini
con la Croce del Cristo tuo Figlio,
concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra
il suo mistero di amore,
di godere in cielo i frutti della sua redenzione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Prima LetturaChiunque sarà stato morso e guarderà il serpente, resterà in vita.

Dal libro dei Numeri
Nm 21,4b-9

In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».

Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo.

Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Parola di Dio


Oppure:

Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fil 2,6-11

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio


Salmo Responsoriale
Dal Salmo 77 (78)R. Non dimenticate le opere del Signore!

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. R.

Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. R.

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua croce hai redento il mondo.

Alleluia.


VangeloBisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo.


Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Parola del Signore

Sulle offerte

Ci purifichi, o Padre, da ogni colpa
il sacrificio del Cristo tuo Figlio,
che sull'altare della Croce espiò il peccato del mondo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla comunione

«Quando sarò elevato da terra,
attirerò tutti a me», dice il Signore. (Gv 12,32)

Oppure:

«Chi crede nel Figlio di Dio, non muore,
ma ha la vita eterna», dice il Signore. (Cfr. Gv 3,16)

Dopo la comunione

Signore Gesù Cristo, che ci hai nutriti alla mensa eucaristica,
fa' che il tuo popolo, redento e rinnovato dal sacrificio della Croce,
giunga alla gloria della risurrezione.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

venerdì 13 settembre 2019

Ieri sono arrivati 100 immigrati dalla Libia in Italia. Ma nessuno ne ha parlato


Roma, 13 set – Sull’immigrazione tutta l’attenzione è concentrata sulle navi Ong. Succedeva ai tempi dei porti più o meno chiusi di Salvini, succede oggi con la redistribuzione europea auspicata dal governo giallofucsia. Ma ieri, mentre tutti gli occhi erano puntati sulla nave Ocean Viking, 98 immigrati provenienti dalla Libia sono arrivati in Italia. Come? Grazie all’Unhcr. “Un gruppo di 98 rifugiati vulnerabili è stato evacuato oggi dalla Libia verso l’Italia, la terza evacuazione umanitaria diretta nel paese quest’anno”.

Nel 2019 quasi 400 immigrati trasferiti in Italia

Come spiega attraverso i suoi organi di informazione lo stesso Alto commissariato Onu per i rifugiati, nel 2019 su “1.474 rifugiati vulnerabili che hanno lasciato la Libia”, ne sono stati trasferiti “710 in Niger, 393 in Italia e 371 che sono stati reinsediati in altri paesi in Europa e Canada”. Insomma il Belpaese da solo ne accoglie più di quanto fanno insieme il resto d’Europa e il Canada. Ovviamente il programma di questi “corridoi umanitari” non è una novità del governo targato Pd-M5S, accadeva già quando al ministero dell’Interno siedeva Matteo Salvini.

Ne potrebbero arrivare a migliaia

Certo ora il rischio è l’aumento indiscriminato di questi arrivi, come farebbero presupporre le dichiarazioni dell’Unhcr: “Oggi abbiamo portato in salvo 98 persone, ma questo è ancora solo un piccolo numero delle migliaia che hanno bisogno di tale aiuto. Ci sono ancora circa 3.600 rifugiati nei centri di detenzione. Abbiamo urgentemente bisogno di trovare soluzioni per loro, così come per altre migliaia di rifugiati vulnerabili che vivono nelle aree urbane”. Se le proporzioni delle divisioni negli Stati europei e occidentali in genere restano queste, si prevede l’arrivo di migliaia di immigrati in Italia.

Il governo giallofucsia si è mostrato disponibile

Del resto il nuovo governo ha subito dimostrato all’Unhcr di essere ben disposto ad accogliere di più: “L’evacuazione di oggi è un esempio di solidarietà e ringraziamo le autorità italiane per averlo reso possibile. Speriamo che altri paesi prestino attenzione a questo esempio e forniranno simili evacuazioni umanitarie salvavita”, ha affermato Roland Schilling, rappresentante regionale dell’Unchr per l’Europa meridionale.
Il ruolo della Comunità di Sant’Egidio

La questione dell’immigrazione connessa ai cosiddetti “corridoi umanitari” non va sottovalutata. A premere perché il numero degli arrivi di “potenziali rifugiati” aumenti in modo indiscriminato c’è la Comunità di Sant’Egidio, per la quale il corridoio umanitario con la Libia “dovrebbe essere una nuova via di accesso legale e sicuro in Europa per 50 mila profughi che, tramite un sistema di quote, dovrebbero trovare accoglienza nei paesi europei disponibili a partecipare al progetto”.


Lo afferma la Comunità di Sant’Egidio sul proprio sito ufficiale, spiegando come il progetto abbia riscontrato “l’interesse del presidente del Consiglio Giuseppe Conte”. Del resto il premier buono per tutte le occasioni è considerato vicino alla comunità fondata da Andrea Riccardi: nel luglio del 2018, a poche settimane della sua nomina a presidente del Consiglio, Giuseppe Conte fece visita alla Comunità di Sant’Egidio nella sua sede di Trastevere a Roma. Un’organizzazione che è sempre stata in grado di influenzare pesantemente i nostri governi. Difficile pensare che la politica dell’accoglienza dell’esecutivo giallofucsia non subirà pressioni da parte della Comunità guidata da Riccardi.

Davide Di Stefano

LITURGIA DEL GIORNO

+

Messa del Giorno
S. GIOVANNI CRISOSTOMO, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA
Grandezza Testo A A A
Colore Liturgico Bianco

Antifona

Il Signore gli ha aperto la bocca
in mezzo alla sua Chiesa;
lo ha colmato dello Spirito di sapienza e d'intelletto;
lo ha rivestito di un manto di gloria. (Cfr. Sir 15,5)

Colletta

O Dio, sostegno e forza di chi spera in te,
che ci hai dato in san Giovanni Crisòstomo
un vescovo mirabile per l'eloquenza
e per l'invitta costanza nelle persecuzioni,
fa' che il popolo cristiano, illuminato dalla sua dottrina,
sappia imitare la sua fortezza evangelica.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Prima LetturaPrima ero un bestemmiatore, ma mi è stata usata misericordia.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Timòteo
1Tm 1,1-2.12-14

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro salvatore e di Cristo Gesù nostra speranza, a Timòteo, vero figlio mio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro.

Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.

Parola di Dio


Salmo Responsoriale
Dal Salmo 15 (16)R. Tu sei, Signore, mia parte di eredità.
Oppure:
R. Signore, solo in te è il mio bene.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.


Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

La tua parola, Signore, è verità;
consacraci nella verità. (Cfr. Gv 17,17b.a)

Alleluia.


VangeloPuò forse un cieco guidare un altro cieco?


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,39-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore


Sulle offerte

Accetta, Signore, il sacrificio,
che ti offriamo con gioia
nel ricordo di san Giovanni Crisòstomo,
e fa' che secondo il suo insegnamento
uniamo all'offerta eucaristica il dono di tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.


Antifona alla comunione

Il buon pastore dona la vita
per il suo gregge. (Cfr. Gv 10,11)

Dopo la comunione

O Signore, il mistero eucaristico,
che ha riunito la tua Chiesa
nella gloriosa memoria di san Giovanni Crisòstomo,
ci confermi nel tuo amore
e ci renda fedeli testimoni della tua verità.
Per Cristo nostro Signore.

giovedì 12 settembre 2019

PRETI E VOLONTARI PUGNALATI, MUTILATI E BRUCIATI PERCHE’ CRISTIANI

QUELLO DI CUI LA CHIESA DI BERGOGLIO SI VERGOGNA O SI COMPIACE, MA SEMPRE NELL'ASSOLUTO SILENZIO....

(SI AVVERTONO I LETTORI CHE L'ARTICOLO CONTIENE IMMAGINI FORTI)

AGOSTO DI SANGUE IN AFRICA, ASIA E SUDAMERICA
PRELATI UCCISI DA CLAN TRIBALE E JIHADISTI IN NIGERIA
RAPIMENTI DI MASSA DI DONNE INCINTE E BAMBINI
PARROCCHIANA IVORIANA TRUCIDATA COL MACHETE
VOLONTARIA GESUITA FILIPPINA TRAFITTA A MORTE
SACERDOTE ASSASSINATO A COLTELLATE IN MESSICO


___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Rapimenti di massa con il sequestro per violenza sessuale o richiesta di riscatto, di donne, anche incinte, e bambini. Un sacerdote ucciso a colpi di arma bianca e poi bruciato, la segretaria di una parrocchia cattolica trucidata col machete, orrendamente mutilata e lasciata in una pozza di sangue.

Se è sempre l’Africa la terra dove i nuovi barbari del Terzo Millennio compiono atrocità da primitivi negli ultimi giorni anche l’Asia evidenzia una violenza demoniaca contro i cristiani: nelle Filippine una giovane volontaria gesuita è stata infatti colpita da una raffica di pugnalate per il tentativo di rapina di una manciata di Peso (la moneta filippina) mentre in Messico, che si rivela la nazione dell’America Latina più pericolosa per i sacerdoti cattolici, è stato ucciso a coltellate in parrocchia un altro prete da una delle gang criminali che infestano il paese.


Come riferisce il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire nel 2019 sono già 11 i sacerdoti uccisi nel Continente Nero che rappresenta quello più critico per i cristiani per la presenza di tre tipologie di spietati e belluini aggressori. Oltre alle milizie islamiche jihadiste organizzate come Boko Aram (Nigeria), i qaedisti al-Murabitun e i filo-isis Ansar Ul Islam (Burkina Faso e Sahel), Al Shabaab (Somalia-Kenya), ci sono i pastori nomadi Peuls o Fulani, che sotto la fomite della guerra santa musulmana ispirata dal Salafismo Sunnita, imperversano dal Sahel alla Nigeria per strappare terre rigogliose agli agricoltori cristiani.


Ad essi si aggiungono i vari Cults di tradizione universitaria delle mafie nigeriane (Black Axe, Eiye, Maphite, Vikings) che da Benin City (dove sono dichiarati illegali dal 2001) si sono diffusi in varie parti dell’Africa ma soprattutto nel ricco occidente ed in particolare in Italia grazie ai barconi dell’immigrazione clandestina.


Infine agiscono i delinquenti di bande tribali che non esitano ad uccidere chi si mette sulla loro strada come padre David Tanko, barbaramente assassinato e bruciato con la sua auto mentre era in viaggio per una missione di pace il 28 agosto scorso.

Purtroppo sulle navi delle Ong ci sono molti di questi criminali, molti dei quali minorenni, nascosti insieme a migranti disperati, donne e bambini in fuga dalle guerre solo in minima parte (le richieste di asilo per motivi umanitari accolte sono inferiori al 10 % degli immigrati irregolari). Perlopiù abbandonano società economicamente fragili in cerca di un futuro che non sempre si rivela migliore come ampiamente riferito in precedenti reportage.

IL SACERDOTE UCCISO IN UNA GUERRA TRIBALE

Il brutale omicidio del sacerdote Tanko si aggiunge a quello di altri tre chierici uccisi in Nigeria nel corso dell’anno, altrettanti in Burkina Faso, uno in Congo ed un altro in Togo, di cui abbiamo dato notizia in altri articoli nella pagina Cristiani Perseguitati e Martiri.

L’ultimo assassinio omicidio è avvenuto nello stato di Taraba, nell’est della Nigeria. «Il 28 agosto don David Tanko è stato fermato da uomini armati sulla strada per il villaggio di Takum, dove avrebbe dovuto partecipare ad un incontro per mediare un accordo di pace volto a mettere fine alla crisi che oppone le popolazioni Tiv e Jukun – riferisce Fides, l’agenzia delle Pontificie Opere Missionarie Secondo fonti locali, i malviventi, forse appartenenti ad un milizia Tiv, dopo aver ucciso don Tanko hanno dato fuoco al corpo del sacerdote e alla sua automobile».


Padre David Tanko e il suo corpo orrendamente bruciato dopo l’omicidio

«Appena avuta la notizia della sua morte siamo rimasti scioccati. La diocesi è in lutto – ha dichiarato monsignor Charles Michael Hammawa, Vescovo di Jalingo – Abbiamo predicato la pace e fatto sforzi per portare entrambe le parti al tavolo negoziale. La polizia dello Stato mi ha promesso che sta indagando sul caso, preghiamo che gli autori siano assicurati alla giustizia. Non vogliamo che vi sia alcuna rappresaglia che non farà che peggiorare la situazione».

«Il conflitto tra i Tiv e i Jukun risale al 1953 (per altri al 1959 o al 1977), tra tregue e ritorni di fiamma della violenza. Secondo alcuni studi storici le due popolazioni vivevano in armonia fino all’avvento della colonizzazione britannica, quando le autorità del Regno Unito favorirono i Jukun a scapito dei Tiv, piantando il seme della discordia che è germogliato e fruttificato fino ai giorni nostri» rammenta l’agenzia Fides.


La lotta è riesplosa con violenza il 1° aprile. A fare da detonatore una disputa tra un Tiv e un Jukun scoppiata nel villaggio di Kente nell’area di Wukari, presto degenerata in una serie di raid nei villaggi delle due popolazioni, con morti e saccheggi. Le violenze si sono estese anche al confinante Stato di Benue. A luglio i governatori dei due Stati interessati, Benue e Taraba, hanno lanciato un appello alla pacificazione, mentre il dottor Isaiah Jirapye, Presidente della locale sezione della Christian Association of Nigeria (CAN), ha chiesto alle due parti di dialogare, affermando di “aver preso i contatti necessari per un dialogo immediato per garantire la fine delle ostilità”.


Il reverendo David Tanko con la casula talare rossa che rievoca il sangue di Gesù Cristo e ei martiri ma anche lo Spirito Santo fiammeggiante

L’omicidio di padre Tanko ha scosso anche le autorità nazionali. «L’assassinio di un prete cattolico sottolinea l’urgenza di affrontare questo conflitto duraturo e imbarazzante. A nome del governo federale e dell’intera popolazione del Paese, porgo le mie condoglianze alla comunità cattolica, al governo e al popolo di Taraba per le perdite derivanti dalle violenze che hanno sconvolto le comunità» ha affermato il Presidente della Nigeria Muhammadu Buhari chiedendo ai governatori di Taraba e Benue, ai capi tradizionali, ai leader religiosi di «incontrarsi urgentemente per porre fine a persistenti scontri violenti tra Jukun e Tiv». Il Capo dello Stato ha anche aggiunto che non rimarrà fermo a guardare.


IL PRETE UCCISO DAI PASTORI ISLAMICI FULANI

Agosto era già iniziato nel segno del sangue. Il primo del mese si era già consumanto l’assassinio del sacerdote cattolico Paul Offu, Padre Paul Offu, parroco della chiesa di San Giacomo maggiore a Ugbawka, nella Diocesi di Enugu, la capitale dell’omonimo stato nella Nigeria settentrionale. Il sacerdote, è caduto sotto i colpi di arma da fuoco sparati da un gruppo di persone armate definite “pastori fulani” mentre percorreva in automobile la Ihe-Agbudu Road a Awgu. Secondo le prime ricostruzioni, il presbitero non si sarebbe fermato davanti agli assalitori che gli intimavano di bloccare la sua vettura. Gli estremisti islamici Peuls girano sempre muniti di potenti fucili d’assalto semiautomatici AK 47, i kalashnikov assai diffusi tra i jihadisti.

Il sacerdote Paul Offu, ucciso in Nigeria all’inizio di agosto dai pastori terroristi islamici Fulani

La la comunità cattolica locale si è raccolta nell’arena della Sacra Famiglia, presso la cattedrale di Enugu, per prendere parte a una concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo Callisto Onaga ed invocare, nella preghiera, pace e sicurezza per tutta la regione. La Diocesi ha anche diffuso un comunicato ufficiale in cui ricorda la drammatica condizione dell’area, segnata da massacri, rapimenti, stupri, incendi dolosi e devastazioni, e si chiamano in causa anche le responsabilità delle autorità politiche davanti agli scenari di devastazione delineati.

Il comunicato, pervenuto all’Agenzia Fides, descrive uno scenario di anarchia e di totale annullamento di ogni presidio di legalità, in cui “un numero inquietante di persone del nostro popolo – tra cui preti e ufficiali di governo – è stato ucciso”. Per paura di essere stuprate – si legge tra l’altro nel documento – le nostre donne non possono più svolgere le loro attività regolari nei villaggi, nel lavoro agricolo e nelle altre imprese”. Nella dichiarazione si richiede al governo di “cacciare i cattivi Fulanis dal nostro Stato”, e di “equipaggiare in maniera appropriata i gruppi di vigilantes per fornire protezione e sicurezza nelle diverse località”.


Alcuni pastori nigeriani Fulani sempre armati da guerriglieri

Di tutt’altro avviso le parole di un altro alto prelato che al fine di scongiurare ulteriori rappresaglie è intervenuto con un invito esattamente opposto che, vista la gravità della situazione, equivale ad un appello al martirio.

«La diffusione di discorsi di incitamento all’odio contro i pastori Fulani, in corso sui social media, costituisce una minaccia per l’unità e la pace della Nigeria» ha avvertito monsignor Matthew Hassan Kukah, Vescovo di Sokoto, nel suo intervento ad un seminario organizzato dal Centro di studi africani Olusegun Obasanjo, della National Open University della Nigeria (NOUN) della capitale federale Abuja.


Il Vescovo ha ricordato che storicamente i discorsi incitanti all’odio verso un particolare gruppo di persone hanno sempre preceduto i genocidi, in qualsiasi parte del mondo. Ma l’ex presidente Olusegun Obasanjo ha scritto una lettera aperta al presidente Muhammadu Buhari, avvertendolo del rischio di un “genocidio in stile rwandese” in Nigeria se il governo non prenderà misure immediate per fermare le violenze.


RAPIMENTI DI MASSA E VIOLENZE SENZA SOSTA IN NIGERIA

A conferma della tragica emergenza nei giorni scorsi c’è stato un vero e proprio assalto armato a un villaggio nel nord-ovest della Nigeria. I media locali riferiscono che almeno 50 persone, tra cui donne incinte e bambini, sono stati rapite durante l’attacco, come riporta il quotidiano Avvenire.

Il blitz compiuto da almeno cento criminali armati è avvenuto martedì 27 agosto a tarda sera nel villaggio di Wurma, vicino a Katsina. Una donna, le cui due figlie erano tra le persone sequestrate, ha detto che più di 100 banditi hanno lanciato l’assalto «sparando da tutte le angolazioni». «Hanno operato per circa tre ore senza che nessuno li sfidasse», ha detto. Hanno preso anche pecore, capre e cibo. Alcuni rapiti sarebbero stati rilasciati in seguito a scontri armati con le forze dell’ordine.


I danni causati dal raid con sequestro di 40 persone nel villaggio di Wurma in Nigeria

La polizia riferisce che i rapiti sono 15, ma secondo la testimonianza di alcuni abitanti sono almeno 53. Alcune famiglie avrebbero ricevuto richieste di riscatto. Non si sa a quale gruppo appartenesse il commandos ma le modalità d’azione sono identiche a quelle dei terroristi Peuls.

«La popolazione è tra due fuochi: i soprusi di politici, militari e forze dell’ordine, da una parte, le violenze e le razzie dei pastori Fulani e di altri banditi, dall’altra» denunciano in una lettera pastorale i vescovi della Provincia ecclesiastica di Owerri (capitale dello stato dell’Imo), nel del sud-est della Nigeria, che comprende anche le diocesi suffraganee di Aba, Ahiara, Okigwe, Orlu e Umuahia (capitale dello Stato Federato di Abia).


«Ogni giorno, in tutti i nostri Stati, ascoltiamo storie strazianti di rapimenti, stupri, mutilazioni, estorsioni, accaparramento di terre, uccisioni e distruzione delle fonti di sostentamento delle persone. Continuiamo a sperare invano che i pubblici funzionari eletti e gli agenti di sicurezza proteggano i nostri cittadini come previsto e sancito dalla Costituzione» si legge nel documento, pervenuto all’Agenzia Fides.

I vescovi esortano i fedeli a pregare e a rimanere vigili «nel promuovere la visione cristiana al fine di contrastare l’ideologia brutale dell’odio, della malvagità e della violenza», ma lanciano anche un messaggio ai politici: «Il governo nigeriano e i suoi leader devono assumersi l’obbligo costituzionale di proteggere e difendere ogni cittadino nigeriano indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa o etnica».


SEGRETARIA DI PARROCCHIA MUTILATA E UCCISA COL MACHETE

Questa efferata e barbara violenza in Africa non ha confini ma anzi si aggrava per l’instabilità in Burkina Faso, dove il 19 agosto in un attacco jihadista sono morti 24 militari, altri 7 sono feriti mentre 5 loro commilitoni sono dati per dispersi. L’assalto si è verificato nelle prime ore del giorno a Koutougou, nel nord del Paese.

«Il popolo del Burkina Faso è sempre rimasto saldo nella lotta di grande durata contro il terrorismo» ha affermato il presidente Roch Marc Christian Kaboré che ha ribadito che «il Burkina Faso non cederà mai nessuna parte del suo territorio, a costo delle nostre vite». Dallo scorso febbraio sono cinque gli attacchi compiuti nella stessa zona da gruppi armati di matrice jihadista: nei primi giorni di agosto a Diblou, un villaggio nel nord del Paese sono infatti rimaste uccise almeno 15 persone.

La segretaria di una parrocchia Faustine Brou N’Guessan, mutilata e uccisa a colpi di machete in Costa d’Avorio

Ma il più brutale e insensato degli omicidi di agosto è avvenuto in Costa d’Avorio dove è stata trucidata Faustine Brou N’Guessan. «L’uccisione della segretaria della parrocchia Sainte-Cécile du Vallon era stata preceduta dalla profanazione di alcune statue della Vergine Maria e da aggressioni contro sacerdoti e laici impegnati in servizi parrocchiali – evidenzia Fides – Il corpo agonizzante di Faustine Brou N’Guessan, attinto da colpi di machete, è stato trovato in una pozza di sangue intorno alle 11 del mattino del 10 agosto nel suo ufficio situato nell’edificio Jean Pierre Cardinale Kutwa della parrocchia. Portata alla clinica più vicina purtroppo è spirata poco dopo». La sessantenne era madre di una figlia e avrebbe dovuto andare in pensione alla fine dell’anno.


Agghiacciante lo spettacolo che si è trovata di fronte un’altra operatrice della parrocchia: «Ha ricevuto un colpo al cranio, uno al collo, le mani tagliate ma anche alcune dita amputate, ed ha ricevuto un taglio anche ad una gamba» ha riferito il media ivoriano Koaci. Nel giro di quindici giorni la polizia è riuscita ad individuare ed arrestare il presunto assassino, Heiman Tchi Niamké Anderson insieme a tre complici, grazie al cellulare rubato alla vittima. Resta però misterioso il movente in quanto, come riportato dai media locali, non sono stati rubati né il denaro in un cassetto della segreteria, né i soldi che la donna aveva nella borsa e nemmeno i monili d’oro che indossava.

«L’arcidiocesi di Abidjan si congratula con la polizia criminale per aver arrestato in così poco tempo il presunto assassino della segretario della parrocchia, insieme ai suoi tre complici» ha affermato padre Augustin Obrou, responsabile diocesano della comunicazione, che ha tuttavia aggiunto di attendere le conclusioni delle indagini. «Vogliamo sapere chi li ha inviati, perché lo hanno fatto e perché l’hanno fatto a Santa Cecilia e non da qualche altra parte» ha insistito, lasciando intendere che si sospetta che gli assassini abbiano agito su mandato di qualcuno. Il sacerdote ha sottolineato infine che sono state rafforzate le misure di sicurezza nelle parrocchie.


VOLONTARIA GESUITA PUGNALATA NELLE FILIPPINE

Misterioso è anche il delitto crudele avvenuto nelle Filippine ai danni di una giovane volontaria gesuita. Il 23 agosto scorso, Genifer Buckley, giovane filippina di 24 anni, originaria di Zamboanga del Sur, è stata pugnalata a morte diverse volte da un aggressore all’interno della casa dove risiedeva con una collega. L’altra volontaria, l’avvocato Anne Kathleen Gatdula, 30 anni, è stata ferita ma riuscita a scappare dopo essere stata inseguita, e attualmente è ricoverata in un ospedale locale. Le due volontarie stavano prestando servizio presso la Pangantucan Community High School, Bukidnon, in un progetto del movimento JVP.


La volontaria gesuita Genifer Buckley, pugnalata a morte nelle Filippine

Secondo fonti della polizia, l’aggressore, Arnold Naquilla, 36 anni, residente a Pangantucan, è stato arrestato. Avrebbe attaccato le due giovani con allo scopo di una rapina, ma non è ancora chiaro il motivo dell’omicidio. «E’ un atto esecrabile, che condanniamo: chiediamo giustizia, mentre preghiamo per lei e per la sua famiglia» ha detto a Fides il gesuita padre Jason Dy, Cappellano del movimento dei Volontari Gesuiti delle Filippine (Jesuit Volunteer Philippines, JVP).

Genifer aveva conseguito la laurea in Scienze dell’educazione presso l’Università Ateneo de Zamboanga gestita dai Gesuiti nel 2015 e, successivamente, ha insegnato alla Junior High School dell’università per quattro anni, prima di iscriversi al JVP quest’anno. Successivamente si è offerta volontaria per insegnare alla Pangantucan Community High School dal 27 maggio scorso.


Il Gesuita padre Karel San Juan, presidente dell’Ateneo de Zamboanga University ha elogiato Buckly per il suo servizio alla comunità come insegnante e volontaria: «Ci mancherà molto. La ricordiamo con affetto e per il suo prezioso servizio alle persone. Era un’anima coraggiosa, desiderosa di intraprendere la strada dell’amorevole servizio per Dio e per il Paese».

Il JVP si impegna a portare speranza alle popolazioni emarginate. Da 39 anni, i volontari gesuiti sono operano con scuole, parrocchie o organizzazioni non governative (ONG) per insegnare, formare leader della comunità di base, assistere le cooperative, attuare progetti di sostentamento, assistere i disabili e le vittime di violenza, impegnarsi nella formazione dei giovani, sostenere questioni ambientali, difendere la dignità delle popolazioni indigene, lottare per il diritto degli oppressi.


SACERDOTE ACCOLTELLATO IN MESSICO

Per i diritti dei più poveri stanno lottando anche i sacerdoti dell’America Latina esponendosi così al rischio di rappresaglie delle gang malavitose che invece vivono sull’estorsione e lo sfruttamento della popolazione. Il 22 agosto José Martín Guzmán Vega, 55 anni, parroco di Cristo Rey de la Paz, Ejido Santa Adelaida, nella Diocesi di Matamoros, Tamaulipas, in Messico, è stato raggiunto da un criminale all’interno degli uffici parrochiali e aggredito a morte.


Padre José Martín Guzmán Vega, ucciso in Messico

«Fonti vicine a questi media – ha riportato CCM, il Centro Catolico Multimedial messicano – hanno detto che giovedì sera intorno alle 22:00, il padre è stato ferito più volte con un coltello; i vicini hanno sentito le grida di aiuto all’interno della parrocchia, quando si sono avvicinati hanno visto padre José Martín gravemente ferito, quindi è stato trasferito all’ospedale generale della città». Lì, nel nosocomio Dr. Alfredo Pumarejo, è deceduto pochi minuti dopo il suo arrivo.

Per un fatale presagio lo stesso organo d’informazione, domenica scorsa, aveva pubblicato un editoriale intitolato “Sacerdoti nel mirino del crimine” in cui si evidenziava che «nel 2019, fortunatamente, non vi è traccia di omicidi perpetrati contro ministri cattolici, ma ci sono avvertimenti su minacce forti e intimidatorie contro la sicurezza e la vita dei sacerdoti che non dovrebbero essere sottovalutate». Pochi giorni dopo è giunta la notizia data alla Chiesa e alla Diocesi dal vescovo Eugenio Lira Rugarcía.

José Martín Guzmán Vega è nato a La Piedad, Michoacán, il 27 marzo 1964. Ordinato il 2 febbraio 2004 per il clero della diocesi di Matamoros, esercitava il suo ministero nel ministero pastorale della prigione diocesana e nella comunità di Cristo Rey de La Paz, ejido Santa Adelaida.

Il suo nome si unisce a quello di altri 26 sacerdoti uccisi in situazioni tragiche e violente dal 2012. Una lunghissima lista di martiri di una bieca violenza anticristiana che può trovare spiegazione solo in un’attenta lettura demonologica del Vangelo e del Libro dell’Apocalisse.



Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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