venerdì 23 agosto 2019

RENZI È NELLE MANI DEL MOSSAD ISRAELIANO? SCRIVEVA MANLIO DI STEFANO DEI 5 STELLE

GUARDATE CHE COSA SCRIVEVA NEL 2016 SU FB IL MINISTRO 5 STELLE MANLIO DI STEFANO A PROPOSITO DELL' "ALLEATO" RENZI....


RENZI È NELLE MANI DEL MOSSAD ISRAELIANO?
Oggi Il Fatto Quotidiano ha pubblicato questa indagine sulla rete di consulenti del nostro Presidente Renzi ed in particolare del suo amico Carrai, (futuro consulente dell'organismo di coordinamento dei Servizi Segreti).
Si parla, in particolare, del ruolo di Michael Ledeen, faccendiere e persona dichiarata non gradita all’Italia già negli anni ’80, coinvolto in scandali internazionali, complicati rapporti diplomatici tra stati e azioni riferibili ai servizi segreti italiani, americani e israeliani.
Io, però, ne parlai già due anni fa senza avere mai risposte da Renzi, ecco cosa scrissi il 10.09.2014 sul mio blog http://www.manliodistefano.it/chi-e-michael-ledeen/:
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CHI È MICHAEL LEDEEN?
Michael Ledeen, faccendiere e persona dichiarata non gradita all’Italia già negli anni ’80, coinvolto in scandali internazionali, complicati rapporti diplomatici tra stati e azioni riferibili ai servizi segreti italiani, americani e israeliani, è oggi annoverato tra i collaboratori del Primo Ministro Matteo Renzi e rappresenta il consigliere “a stelle e strisce” per la politica estera italiana. La sua figura, molto nebulosa, potrebbe rappresentare la causa delle “discutibili” scelte politiche del nostro Paese nelle recenti controversie in Medioriente e Russia.
E’ proprio questo uno dei motivi per cui dovremmo interessarci di Ledeen: se le nostre aziende sono messe in ginocchio dall’embargo russo, potrebbe essere anche “merito” di questo equivoco personaggio che Renzi ha voluto con sè.
Chi è Ledeen? Michael Ledeen è uno storico e giornalista dal passato alquanto oscuro negli ambienti dell’intelligence americana e italiana. Negli anni Ottanta senza ricoprire nessun incarico ufficiale è, di fatto, consulente strategico per i servizi americani lavorando nelle Amministrazioni di Ronald Regan e di George W. Bush. Neoconservatore e, da sempre, “appassionato” di Italia, ha anche lavorato come consulente storico per il SISMI (servizio informazioni e sicurezza militare italiano). Nel 1980, infatti, è stato al servizio di Giuseppe Santovito, il generale pidduista all’epoca capo del SISMI. In quegli anni ha coltivato alcune “pesanti” amicizie tra le quali Bettino Craxi e Francesco Cossiga, quest’ultimo ritenuto tra i più grandi protettori di GLADIO (organizzazione paramilitare clandestina italiana di tipo “stay behind” promossa dalla NATO per contrastare una possibile invasione dell’Europa occidentale da parte dell’Unione Sovietica).
Ledeen è membro dell’American Enterprise Institute uno degli organismi che, dopo l’11 Settembre, hanno forzato la politica estera Usa nell’attuale e rovinosa guerra al terrorismo globale, hanno indotto l’invasione dell’Afghanistan, l’occupazione dell’Iraq, hanno provato ripetutamente l’aggressione dell’Iran. Consulente di vari ministri israeliani, Ledeen è stato anche tra i capi del Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA), ossia la cupola semi-segreta in cui si allacciano i rapporti inconfessabili tra l’esercito israeliano, alcuni settori del Pentagono e l’apparato militare industriale americano.
Ledeen e l’Italia. Come detto, Ledeen è stato anche attratto dal mondo dei servizi segreti italiani e la sua abilità di depistaggio è stata riservata anche al nostro paese. Il suo nome appare in alcuni “misteri” nostrani: da “esperto” in aiuto di Cossiga al tempo del sequestro Moro, a consulente del già citato SISMI al quale avrebbe venduto dei “corsi” antiterrorismo. Il suo nome è legato anche all’attentato al Papa Giovanni Paolo II: allora Leeden concepì la pista bulgara, in gran parte considerata falsa, per nascondere alcune verità inconfessabili. Ciò sarà confermato dalla spia Francesco Pazienza che nel corso del processo del 1986-1988, in cui fu imputato e poi condannato per i depistaggi nella strage di Bologna, ha raccontato che Ledeen era nel Supersismi prima che lui ci entrasse. Pazienza si espresse così: “Il Supersismi non era una struttura ma un’organizzazione. […] tra loro c’era Michael Ledeen, che era già lì prima che arrivassi io, e continuò a collaborare con i servizi, tanto che io arrivai a sapere con assoluta certezza che nel 1985 lui ottenne tutto il materiale dell’inchiesta sull’attentato al Papa”. Il Supersismi, quindi, fu la struttura segreta sovrimposta ai servizi militari dalla P2 di Licio Gelli. Dalle indagini sulla strage di Bologna risulta che gli insabbiamenti furono coordinati dalla P2, soprattutto con i suoi uomini nel SISMI. A metà degli anni ottanta, l’allora capo del SISMI, Fulvio Martini allontanò Ledeen dal paese definendolo “persona non gradita all’Italia”.
Ledeen riappare in un altro scandalo italiano: “Mani Pulite”. Invitò più volte Antonio Di Pietro, immediatamente dopo essersi tolto la toga per approdare alla politica, a Washington all’American Enterprise Institute, il think tank neoconservatore di cui Ledeen era membro di punta.
Da alcuni appunti di Craxi si legge: “Ciò che si può onestamente dire è che l’azione di Di Pietro nel corso delle sue inchieste e delle sue attività di presentazione internazionale è stata fortemente sostenuta dal governo americano. Di certo, in alcuni dei suoi viaggi negli Usa, secondo notizie riportate dalla stampa, Di Pietro apparve accompagnato da un personaggio notoriamente legato agli ambienti informativi Usa (CIA)”. Il personaggio in questione è, neanche a dirlo, Michael Ledeen vecchio amico di Craxi.
Proprio con Craxi, Ledeen, fu protagonista di un altro inquietante episodio italoamericano. Nell’autunno del 1985, durante la cosiddetta crisi di Sigonella, gli USA decisero arbitrariamente di dirottare l’aereo che trasportava quattro terroristi palestinesi sulla base Naval Air Station di Sigonella, in Sicilia. Durante il colloquio telefonico tra Craxi e il presidente Regan, Ledeen si inserì nella traduzione simultanea in inglese e alla domanda di Craxi del “perché in Italia?”, Ledeen rispose così: “per il vostro clima perfetto, la vostra favolosa cucina e le tradizioni culturali che la Sicilia può offrire”. Il traduttore ufficiale Thomas Longo jr, capo dell’Italian Desk del dipartimento di Stato protestò vivamente e ottenne l’allontanamento di Ledeen.
Il passato di Ledeen. Il Sole24Ore riporta alcune iniziative di Ledeen finite fra gli episodi più imbarazzanti nella storia dell’Italia. Nel 1985-1986 è stato al centro dello scandalo Iran-Contras (più noto col nome di Irangate) ovvero un traffico illegale di armi con l’Iran (su cui vigeva l’embargo), allo scopo di facilitare il rilascio di sette ostaggi statunitensi in quel momento nelle mani degli Hezbollah (storicamente legati all’Iran) in Libano. Col ricavato si è finanziata in modo occulto l’opposizione violenta dei Contras al governo sandinista del Nicaragua, legittimamente eletto, ma inviso agli USA perché filo-cubano. Una commissione d’inchiesta parlamentare definirà la faccenda come “episodio imbarazzante” ed “esemplare dei rischi di iniziative fuori dai canoni“. Anche perché che l’iraniano individuato e patrocinato da Ledeen come perno dell’intera operazione, era risultato un inaffidabile faccendiere e acclarato bugiardo.
Quindici anni dopo, il nome di Ledeen è riemerso in un’altra inchiesta parlamentare su un’altra operazione da lui escogitata. Parliamo di un “summit” segreto organizzato a Roma nell’ottobre del 2011 tra due funzionari del Pentagono e i vertici del SISMI per valutare un’operazione di spionaggio in Iran. E chi era il perno di quell’operazione? Ancora Ghorbanifar.
Il nome di Ledeen appare al centro di un altro scandalo, Nigergate, legato a presunti contatti tra Niger e Iraq in merito alla fornitura di uranio per la fabbricazione di armi nucleari. La vicenda venne alla luce con un’inchiesta svolta dai giornalisti italiani Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, secondo cui l’intelligence militare italiana il SISMI, avrebbe consegnato alla CIA falsi documenti che avrebbero dovuto provare l’importazione di uranio dal Niger da parte dell’Iraq di Saddam Hussein. Tali documenti sarebbero stati, poi, utilizzati dal Presidente degli Stati Uniti George W. Bush come prova dei tentativi del dittatore iracheno di procurarsi armamenti nucleari. Da questo falso si costruì la seconda guerra del Golfo.
Ledeen e Renzi. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele come anche pro Arabia Saudita. In questa direzione va anche il suo principale consulente politico, Marco Carrai (ricordate l’imprenditore/amico che pagò l’affitto della casa di Firenze a Renzi per ben 34 mesi?) magicamente impegnato in Israele in venture capital e nuove tecnologie.
Ledeen ha spesso difeso Berlusconi, mentre seguiva la crescita politica di Renzi del quale oggi è consigliere. Una storia che si ripete dopo Craxi e Di Pietro. I suoi interessi sembrano cambiare continuamente.
Mi chiedo, gli italiani sanno che questo personaggio incontra periodicamente il Presidente del Consiglio italiano per parlare di “cose che forse m’illudo di conoscere – Medio Oriente, Russia, chi sale e chi scende nella scena politica americana” (sue parole al Sole 24Ore)?
Ritengo doverose alcune domande. E aspetto delle risposte:
Ogni nazione ha facoltà di scegliere i propri consulenti, ma l’amministrazione del Democratic Party di Obama, non ha niente di meglio da fare che “piazzare” in Italia, oggi, un vecchio trombone della destra neoconservatrice repubblicana?Un uomo così controverso su cui è stato versato un mare d’inchiostro. E se Ledeen non obbedisse a direttive e interessi coincidenti con quelli della Casa Bianca? Certo, bisognerebbe porre domande analoghe anche a Renzi, ma lui, si sa, è un habitué della non risposta…
Perché l’ammiraglio Fulvio Martini, capo dei servizi segreti italiani, uomo che nessuno può definire nemico degli USA (incastrò i sovietici di Kruscev sugli aiuti militari negati da Mosca nella crisi Cuba/Kennedy dando a Washington le prove degli aiuti russi!), espulse Ledeen dall’Italia? Chi ha deciso, e quando, che Ledeen fosse riabilitato nella nostra nazione? E con quale motivazione?
Qualcuno ci risponderà oppure dovremo aspettare 1000 giorni?


IL PD VUOLE SALVARE L’ITALIA DALL’AUMENTO IVA DECISO DAL PD



“PIU’ EUROPA E PIU’ MIGRANTI”

ZINGARETTI AL QUIRINALE CON GENTILONI

PER PROPORRE L’INCIUCIO COI 5STELLE

E RIDARE AL PAESE POLITICHE SUICIDE


___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Più Europa, più migranti e una manovra economica monstre per scongiurare l’aumento dell’Iva. Sono questi i punti cardini della proposta del Partito Democratico per creare la maggioranza di una svolta. In una prosopopea spudorata che odora di paradosso ed ipocrisia sulla politica aleggia l'incubo del ritorno dei morti viventi. Gli zombie piddini che vagano senza una vera anima dopo tre batoste elettorali (referendum Costituzionale 4 dicembre 2016, Politiche 4 marzo 2018 ed Europee 26 maggio 2019) ora si travestono da crocerossine per portare nel kit di pronto soccorso quelle stesse politiche che hanno sancito la deriva del Transatlantico Italia nel settennato di Governo a marca Pd, pilotato dal Quirinale dei presidenti Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, entrambi Pd, con la scelta di ben 4 governi tecnici a trazione rossa (Monti, Renzi, Letta e Gentiloni).

«Abbiamo manifestato al presidente della Repubblica la disponibilità a verificare la formazione di una diversa maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova e un governo nel segno della discontinuità politica e programmatica», ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine dell’incontro con Mattarella. Nell’ODG approvato all’unanimità dalla Direzione del Partito Democratico oltre al richiamo europeista ed alla differente gestione dei flussi migratori, si evidenzia la necessità impellente sul piano finanziario. «Il problema non è l’esercizio provvisorio ma la mostruosa manovra di bilancio che bisognerà fare: trovare 20-30 mld, non è facile, occorre una assunzione di responsabilità profonda. La legge di bilancio è il punto da cui parte ogni confronto» ha dichiarato Zingaretti per «evitare l’inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’Iva» che graverebbe su ogni cittadino, secondo le associazioni di consumatori, dai 500 ai 1200 euro di tassazioni extra ogni anno.

Il segretario PD Nicola Zingaretti in conferenza stampa al Quirinale con la delegazione di partito in cui era presente anche l’ex premier Paolo Gentiloni, colui che varò la clausola di salvaguardia sull’aumento Iva

Come in un’opera drammaturgica tragicomica di Aristofane o Molière, come in una trama dell’assurdo di Kafka o Pirandello, ecco il PD proporsi anche per rimuovere lo spettro che ciondola sul capo degli italiani: la spada di Damocle dell’aumento Iva ideato e proposto dal premier dem Paolo Gentiloni e approvato dalla maggioranza parlamentare piddina per permettere al Governo il lusso nel 2017 d varare una DEF (Documento Economico Finanziario) per il 2018 libera da eccessivi condizionamenti nella percentuale deficit/PIL. Si chiamano ufficialmente Leggi di Salvaguardia ma in raltà sono normative capestro, fatte apposta per concedere respiro all’Economia politica del paese con una bombola ad ossigeno noleggiata a carissimo prezzo dall’Unione Europea.

Di fronte alla necessità di un DEF di sopravvivenza e per potersi permettere un indice deficit/PIL di emergenza del 2,04 a fronte dell’1,8 promesso all’Ue per il 2018 dal governo Gentiloni ormai consapevole dell’imminente débacle alle elezioni, il 18 aprile 2019 la Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sul Documento di Economia e Finanza 2019 (DEF 2019) che ha messo nero su bianco la “sterilizzazione” delle clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’IVA. Una risoluzione, studiata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha impegnato il Governo Lega-5Stelle ad «adottare misure per il disinnesco delle clausole di salvaguardia fiscali del 2020» e a «continuare, nel disegno di legge di bilancio per il prossimo anno, il processo di riforma delle imposte sui redditi [Flat Tax – ndr] e di generale semplificazione del sistema fiscale, alleviando l’imposizione a carico dei ceti medi».



In pratica è stato scongiurato l’aumento per il 2019 ma rimane il rischio per il 2010. In ballo c’è l’incubo che l’IVA ordinaria salga dal 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021 e l’IVA agevolata dal 10% al 13% nel 2020. Una mazzata per tutti i consumatori finalizzata a dare “garanzie” sul contenimento del debito a Bruxelles ed ai banchieri privati della BCE che gestiscono il controllo dell’euro in combutta con i prestiti del Fondo Monetario Internazionale a sua volta controllato dall’azionista di maggioranza, gli USA, vincolati ai dettami di un’altra banca centrale come la Federal Reserve, amministrata e controllata dalle banche sioniste private che controllano l’alta finanza mondiale.



In estrema sintesi abbiamo spiegato l’assurdità del funzionamento economico internazionale ed ora anche dell’Unione Europea che si regge sul signoraggio bancario di prestiti “virtuali” fatti da consorterie di istituti di credito privati che non possiedono nemmeno le riserve auree in controvaluta del denaro che concedono in prestito a Stati e privati.


Nell’ambito di tutto ciò appare un paradosso davvero impudente che Zingaretti si presenti al Quirinale affiancato dall’ex premier Paolo Gentiloni che è colui che ha utilizzato le clausole di salvaguardia per scaricare sul successivo governo le responsabilità di fare una manovra finanziaria sufficiente a contenere il deficit come richiesto dalla Commissione Europea. Dall’assurdo pirandelliano si sconfina davvero nella sfacciataggine del Marchese del Grillo… Resta il fatto, forse ancor più grave, che la ricetta approvata nell’ODG da Zingaretti e compagni ha come punti cardini esattamente quelle politiche bocciate dagli elettori italiani in tutte le ultime consultazioni.


“PIU’ EUROPA E PIU’ MIGRANTI” LA MISSION SUICIDA DEI DEM

«L’impegno e l’appartenenza leale all’UE per una Europa profondamente rinnovata, un’Europa dei diritti, delle libertà, della solidarietà e sostenibilità ambientale e sociale, del rispetto della dignità umana in ogni sua espressione. Il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa incarnata dai valori e dalle regole scolpite nella Carta Costituzionale a partire dalla centralità del Parlamento – recita il documento programmatico – L’investimento su una diversa stagione della crescita fondata sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo modello di sviluppo. Una svolta profonda nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori fondata su principi di solidarietà, legalità sicurezza, nel primato assoluto dei diritti umani, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e in una stretta corresponsabilità con le istituzioni e i governi europei. Una svolta delle ricette economiche e sociali a segnare da subito un governo di rinnovamento in una chiave redistributiva e di attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. In tale logica affrontare le priorità sul fronte lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia».



«Non credo alla soluzione di un governo di transizione che assume il peso della manovra economica e porti dopo qualche mese il Paese al voto, sarebbe rischiosa per i democratici e dannosa per l’Italia – ha rimarcato il segretario del Partito Democratico – Non un governo a qualsiasi costo: serve un governo di svolta, alternativo alle destre, con un programma nuovo, solido, una ampia base parlamentare e ridia una speranza agli italiani. Se non dovessero esistere queste condizioni, tutte da verificare, lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni anticipate alle quali il Pd è pronto».



Il governo della svolta auspicato dal leader del PD per ritornare alle inveterate politiche piddine: più Europa, più migranti e, probabilmente, più Iva… La ricetta ideale per far sparire il Movimento 5 Stelle dall’Italia in caso di alleanza di sinistra nello slancio di rinnovamento che in queste ore sta accreditando il presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico, quale nuovo ipotetico premier: il nuovo che avanza per la svolta, dopo Monti nel 2011 ecco un ex esponente di Rifondazione Comunista papabile presidente del Consiglio in un paese dove il centrodestra è ormai accreditato sopra il 50 %.


L’ALTERNATIVA DI CENTRODESTRA

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, con Matteo Salvini, segretario federale della Lega

Bene a fatto Giorgio Meloni, presidente di Fratelli d’Italia ad indicare un unico bivio al Quirinale. «Diciamo no ad un governo che ha la maggioranza in Parlamento ma non tra i cittadini: sarebbe irrispettoso della volontà popolare e della nostra democrazia. L’unico modo che abbiamo per un governo stabile è andare a votare: tutto il resto durerà solo qualche – ha dichiarato Meloni dopo l’incontro con il Capo dello Stato – Là verità è che Mattarella è costretto a scegliere tra due diverse prescrizioni costituzionali: quella che chiede di verificare se esista una nuova maggioranza e quella che dice che la sovranità appartiene al popolo: e questa e prescrizione è tra le più vincolanti della nostra Costituzione».



«Se invece il presidente Mattarella dovesse scegliere l’ipotesi di un mandato allora forse bisognerebbe ripartire dalle elezioni del 2018 e affidare il mandato a un esponente di centrodestra perché sarebbe più affine alla volontà popolare» è l’alternativa suggerita da Meloni con l’ipotesi di esplorare un governo di centrodestra, sebbene i numeri siano risicati e non potrebbe avere la maggioranza alla Camera senza di voti di qualche parlamentare di gruppi indipendenti. Una posizione identica a quella manifestata dall’ex premier Silvio Berlusconi di Forza Italia pronto ad allearsi con la Lega di Matteo Salvini, ormai consolidata intorno al 37 % dei consensi. Ma che di certo non avrà i favori del primario consulente del Quirinale: ovvero l’ex presidente Giorgio Napolitano che è riuscito ad imporre un altro compagno Pd come suo successore a tutela del potere della sinistra, anche in assenza di maggioranza alle urne…


Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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giovedì 22 agosto 2019

Parla Carrai: “Io, Renzi, il Mossad e quando fondai un club Forza Italia”

Parla Carrai: “Io, Renzi, il Mossad e quando fondai un club Forza Italia”

L'italia "regalata" al Mossad. Il Mossad vuole riportare Renzi in auge....


Marco Carrai - L’imprenditore: “Soldi all’ex premier da Israele? Chiedete ai tesorieri”


Quand’è che Marco Carrai, il ragazzo di provincia da Greve in Chianti, diventa l’uomo d’affari Marco Carrai con relazioni dagli Stati Uniti a Israele?

“La mia vita è in due atti. Il primo da giovane appassionato di politica, assessore a Greve e consigliere comunale a Firenze, oltreché nel Partito Popolare e nella Margherita. Poi ho scoperto che non faceva per me e ho alimentato la mia passione: creare impresa”.

Perché non ha seguito l’ascesa politica di Renzi?

Ognuno ha una aspirazione, La mia non era quella politica. Mi dava troppo stress.

È sempre il migliore amico di Renzi?

Perché me lo chiede?

Anche le amicizie cambiano.

Quando sono sincere e solide, no. Le circostanze non interferiscono, altrimenti che amicizie sarebbero.

Ascolta i suoi consigli?

Questo lo deve chiedere a lui. Non sono il suo consigliori.

Qual è l’ultimo?

Andare in giro in Italia a scovare uomini e idee. E poi gli ho suggerito l’attenzione a coloro che da soli non ce la fanno e la cui rabbia aumenta. Tutte cose che già sa bene.

Perché non l’ha portata nel governo?

Io avevo deciso di fare altro.

Ma poi ha pensato di affidarle la struttura di cyber security. Chi ha bloccato la nomina?

Non mi interessa sapere. Era per un ruolo tecnico, non politico. È una cosa che non cercavo e che, se fosse andata a buon fine, avrebbe comportato di fare un trust (credo di essere l’unico in Italia a porsi il problema di un possibile conflitto) e di dimettermi da tutte le mie cariche sociali e diminuire le mie entrate economiche. Non è successo e ne sono sollevato. È stato scritto che non ero competente. Forse lo ero anche troppo.

Chi dai servizi segreti americani e italiani fino al Quirinale – che sembrava perplesso – ha impedito il suo arrivo a Chigi?

Dubito che su di me si sia scatenato un complotto internazionale.

Renzi ha insistito parecchio. Perché? Temeva di essere spiato?

Chi spia il presidente commette un reato. Quello che mi era stato proposto, non era in alcun modo di andare a occuparmi di servizi segreti o di intercettazioni o di altri aspetti che stanno in capo (e bene) al Dipartimento per l’informazione e la sicurezza e ai due servizi operativi. Io non dovevo entrare nei servizi segreti, per intenderci, ma coordinare la parte “civile” della cyber, allora frammentata. C’era un’urgenza per i continui attacchi alle strutture sensibili dell’Italia, Renzi se ne rendeva conto.

Luigi Bisignani ha scritto un articolo in cui faceva riferimento a sua figlia e le sconsigliava di guidare la sicurezza cibernetica.

Questo è un bel Paese frequentato a volte da brutte persone. Mi sono chiesto perché, ma non ho voluto scoprirlo. A me non piace nuotare in acque melmose. Mi piace nuotare in quelle sconosciute e scoprire cose quando ho chiare le regole del gioco.

Qualche anno fa, Naor Gilon, ambasciatore di Israele in Italia, presentò un ospite ai suoi commensali romani: “Non sapete neanche il suo nome, ma vi assicuro che è tra gli uomini più importanti del vostro Paese”. E apparve lei. Quali interessi ha in Israele, perché viene accostato al Mossad?

Sono molto legato a Israele e mi riconosco nella sua storia e identità. È un luogo sempre sull’orlo di una guerra, dove però si riesce a creare innovazione come solo in California. Le mie società trovano lì larga parte del loro sapere. Non sono purtroppo il primo né sarò l’ultimo che, essendo vicino a Israele, viene dipinto come vicino al Mossad. Preferisco essere accostato impropriamente al Mossad piuttosto che al Ku Klux Klan. E quindi me ne faccio una ragione.

Investitori israeliani hanno finanziato le campagne elettorali di Renzi?

Io non gli ho mai presentato israeliani per le donazioni. La domanda è da rivolgere ai tesorieri.

Però gli ha presentato il premier Netanyahu.

No. Renzi ha conosciuto Netanyahu durante un incontro con alcuni sindaci a Gerusalemme. Era sindaco di Firenze.

E c’era anche lei?

No, era un appuntamento istituzionale. C’ero in quel viaggio perché Matteo voleva capire a fondo Israele e gli organizzai degli incontri.

Che bisogno aveva Renzi di un’abitazione a Firenze, peraltro affittata a suo nome?

Io non ho mai affittato la casa a Renzi. Quella era la casa che io avevo affittato per me, a volte ospitavo Matteo. Rispettando il codice civile, lì ha preso la residenza. È stato detto che in cambio mi ha nominato Ad di Firenze Parcheggi. Peccato che lo fossi già tempo, indicato dai privati per sanare l’azienda.

I renziani – il Giglio magico – hanno danneggiato Renzi?

Credo che la narrazione dei giornali l’abbia fatto.

Ma Carrai è un petalo del Giglio magico?

Ho da sempre in tasca solo una tessera: quella dell’Azione cattolica italiana.

Ha apprezzato la promozione a sottosegretario di Palazzo Chigi di Maria Elena Boschi dopo la bocciatura della “sua” riforma.

È competente, tuttavia non commento faccende politiche.

Il renzismo assomiglia al Castello dei destini incrociati. Alberto Bianchi, presidente della renziana Fondazione Open, è anche consulente legale di Ferrovie e Consip. Non è un conflitto di interessi di sistema?

Bianchi è legale di questi due soggetti giuridici da prima dell’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi. Una democrazia non deve impedire a professionisti di contribuire con il proprio impegno a un’idea di Paese.

Assieme a Bianchi è in Open e assieme avete fondato una società.

Con Bianchi e altri abbiamo creato una società che mirava a valorizzare dei brevetti farmaceutici. Questa società, però, non è mai partita. È in liquidazione.

Il capo di Consip, Luigi Marroni, le ha chiesto di aiutare la sua compagna Frati Gucci o l’ha fatto tramite Bianchi?

È barbaro rispondere alle domande basate su intercettazioni pubblicate sui giornali. Quello che Laura Frati Gucci voleva – secondo Marroni – non l’ha ottenuto. Io conosco Laura, questa vicenda non ne dovrebbe minare le aspirazioni. Al plauso della folla preferisco il fattore umano. A Barabba, Gesù.

Quali ambizioni coltivava Frati Gucci?

Laura è uno storico socio dell’ente Cassa di Risparmio di Firenze – di cui sono socio e consigliere in Cda – ben prima di conoscere Marroni. Voleva entrare nel Cda. Frati Gucci – non Bianchi – ha fatto presente la sua volontà a molti soci e membri dei vari organi per capire come provarci. Nelle elezioni di cariche associative, funziona così: ti candidi e devi raccogliere consenso.

È amico di Marroni?

Lo conosco bene.

Conosce il presunto faccendiere Carlo Russo? Aveva aperto un centro estetico in una palestra di sua proprietà.

Ho appreso dell’esistenza di Russo dai giornali. Io sono azionista di una società che gestisce alcune palestre e un albergo in centro a Firenze. Ignoravo che la sua compagna, che non conosco, fosse stata affittuaria per un brevissimo periodo di un locale di una palestra. Dopo due o tre mesi, è stata sfrattata per morosità.

L’indagine coinvolge pure Tiziano Renzi. Avete mai parlato di affari o di imprese?

Mi spiace molto, provo dolore. Non abbiamo mai fatto impresa.

I renziani sostengono che la stagione di governo di Renzi sia sotto attacco della magistratura.

Non commento. Le racconto, però, una storia. Io mi sono avvicinato alla politica nel ‘94. A 19 anni. Una mattina di febbraio arrestarono il padre di uno dei miei migliori amici per una presunta tangente in una azienda pubblica dove era amministratore. Erano gli anni di Tangentopoli, anche a me ripugnava la corruzione. I miei miti erano Falcone e Borsellino. Però dopo l’arresto di una persona che conoscevo benissimo e sulla cui moralità avrei potuto giurare, successe un fatto strano. Il mio amico fu trattato da reietto da molti e la cosa mi indignò. Arrivò Berlusconi che prometteva una nuova Italia e noi fondammo uno dei primi club di Forza Italia. L’avventura fu breve, la mia estrazione era un’altra. Il padre del mio amico fu assolto su richiesta dei magistrati perché il fatto non sussisteva.


Anche lei vorrebbe secretare gli avvisi di garanzia?

L’Italia è affetta dal malaffare, ma tante volte la giustizia è arrivata troppo tardi per chi per sbaglio era stato ingiustamente colpito. Va trovato il giusto equilibrio tra la sacrosanta azione repressiva e il diritto delle persone a essere tutelate di fronte al linciaggio pubblico. Si chiama avviso di garanzia perché è una garanzia nei confronti dell’indagato e non una condanna preventiva.

È ancora in società con Luigi Berlusconi?

Sì. Si tratta di una società di analisi dei dati del web.

Il Paese dei poteri – mi dica lei se forti – ha già rinnegato Renzi?

Io credo nelle idee forti, più che nei poteri forti. Quando uno è al potere è più adulato. I poteri forti, se mai ci fossero, sono dei follower e non dei following. Ti seguono, non devi seguirli.

Quando ha conosciuto l’ex agente segreto Michael Ledeen?

Ho conosciuto Michael anni fa, lo invitai a un convegno. Non ricordo se la prima volta fosse per la presentazione di un libro su Machiavelli di cui lui in America è un cultore oppure per un convegno sulle grandi ideologie degli anni Duemila. Lo organizzai con la fondazione Eunomia che si occupa della formazione politica, ai tempi del comune di Firenze. A quel convegno portai Michael, Richard Perle e Massimo D’Alema. Erano i tempi dei neocon da una parte e della terza via blairiana dall’altra.

Tutto qui?

Ledeen per me è un intellettuale, un amante di Napoli (di recente ci ha scritto un libro). Ciascuno ha le sue idee. Comunque, a Michael voglio bene e non ho mai esplorato il suo lato oscuro ammesso che esista.

Pensa che l’amicizia con Ledeen l’abbia penalizzata?

Quando è vera, l’amicizia non penalizza mai.

Di quante aziende si occupa?

Una decina.

Quanti dipendenti ha?

Circa cento, e non calcolo i collaboratori.

Le sue società lavorano per aziende pubbliche?

Per mio espresso ordine, non lavoriamo e non accettiamo contratti con aziende interamente pubbliche. Semmai lavoriamo per quelle che sono partecipate dallo Stato o quotate.

Ha ricevuto commesse da Enel?

È quotata. Sì, abbiamo fatto dei lavori per Enel.

Che lavoro ha svolto?

Di innovazione tecnologica. Penso sia stato molto gradito.

In una sua antica biografia si parlava di un giovane scapolo che viaggiava in Punto.

Mi sono sposato e ho messo su famiglia. La Punto non basta più. Se viene a Firenze molto spesso mi trova in Panda (l’unica mia macchina) e fino a poco tempo fa su una Fiat 500, benefit di una mia azienda e che ora ho cambiato con una piccola Jeep. In garage ho una Audi, il benefit che ricevo come presidente di Toscana Aeroporto.


Una volta ha detto: “I pesci muoiono dalla bocca”. E cioè che parlare troppo è letale.

Scherzavo con un giornalista. Mi venne in mente questa battuta perché l’avevo sentita da una bocca ben più importante della mia e mi aveva impressionato.

Chi era il proprietario di tale bocca?

Un ex direttore della Cia. Ero a un matrimonio.

Quanto incide la massoneria in Italia?

Non so dire se abbia un ruolo. Io non ne faccio parte. Non minimizzo la questione, sono consapevole dei danni che in passato le logge deviate hanno arrecato al Paese. Conosco alcuni massoni che fanno della loro filosofia un motivo di crescita ed elevazione personale. Studiano sui testi sacri e su Réné Guenon. Ho fatto lunghi dibattiti con massoni cattolici ai quali chiedevo come conciliano l’essere credenti con l’adesione alla massoneria.

Anche lei venera la Madonna di Medjugorje come la famiglia Renzi?

Non ci sono mai andato. Cerco Dio come Elia, che lo incontrò sul monte Oreb. Non nel frastuono. Nel silenzio. Non disprezzo, però, chi usa altri modi. Ed è scandaloso che Tiziano Renzi sia stato seguito anche lì.

Opus Dei o Cielle, quale sceglie?

Ho frequentato e talvolta frequento Comunione e Liberazione, dove ho alcuni cugini membri attivi della fraternità. Non sono un esperto di Opus. Ho partecipato anni fa a un ritiro perché mi invitò un professore, che si era intestardito a farmi finire Economia.

Ha trascorso sei anni in ospedale. Cosa le resta?

Mi manca molto non aver fatto la maturità con i miei amici. Mi mancano tutte le cose che uno fa dai 17 ai 23 anni. Mi resta il forte attaccamento all’amicizia e alla famiglia che mi hanno restituito la gioia di vivere. A un certo punto si era affievolita. Per distrarmi, dal letto giocavo in Borsa guardando le azioni sul televideo.

Dove sarà Renzi fra dieci anni?

Lontano dalla politica. E non per un fallimento, ma perché avrà terminato la missione.

E dove sarà Carrai?

Con mia moglie e i miei figli in giro per il mondo. Loro sono il mio presente e il mio futuro. Fino a qualche tempo fa guardavo soltanto indietro.

APPELLO AGLI ITALIANI: E' NECESSARIO UNO SCATTO DI ORGOGLIO E DI RIVALSA O L'ITALIA E' PERDUTA PER SEMPRE

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Ci risiamo. Dopo poco più di un anno l'Italia della politica e delle aspettative deluse si ritrova nuovamente in queste ambasce. Consultazioni, dibattiti, grotteschi teatrini tra partiti e soprattutto una gran voglia di riconquistare o non mollare una strapagata poltrona. L'Italia e gli Italiani non meritano questi voltafaccia e questi ribaltoni antidemocratici. Un partito che si fregia dell'appellativo di "democratico" in realtà non conosce che le proprie convenienze e le proprie mire di potere in barba alla volontà dei cittadini ampiamente delusi dall'amara esperienza di governo precedente. L'Italia è l'unico Paese d'Europa in cui è facile prevaricare e ribaltare i risultati di un voto espresso democraticamente e legittimamente per far prevalere i capricci e i deliri d'onnipotenza di quei politici che ancora mal digeriscono il benservito elettorale ricevuto a chiare lettere quel fatidico 4 marzo. Siamo seri. L'Italia è basata su un sistema democratico a sovranità popolare, anche se, a giudicare dal tipo di moneta non si direbbe. Ma proprio perché ci è stata scippata in modo fraudolento la sovranità monetaria, gli Italiani non possono proprio permettersi di cedere anche quello straccio di sovranità che ancora gli resta con la libera espressione del voto. 
Che cosa ci apprestiamo a vivere nei prossimi giorni? Un governicchio di rivalsa della solita sinistra che non sa "stare al gioco" e che non farebbe un'alleanza di governo con i cinque stelle per il bene del Paese, ma solo per sfasciare le misure di contenimento prese dal governo precedente, facendo ripiombare nell'incubo l'Italia intera. Dei cinque stelle ormai ci si può fidare poco. Lo abbiamo constatato quando, tradendo gli accordi con l'alleato di governo, si sono dimostrati più inclini verso il PD che non verso la Lega, nonostante esistesse un contratto. Si sa, chi tradisce una volta non si fa scrupolo a rifarlo, soprattutto se si tratta di un "amore mai dimenticato". Molti esponenti del PD, compreso l'ex Premier Conte, non hanno mai fatto mistero delle proprie simpatie a sinistra. Neppure Beppe Grillo. A questo punto, si rende necessaria una scelta di campo, se ancora gli rimane un briciolo di serietà. Intanto, approfittando della crisi di governo, le ONG sbarcano migranti a frotte e gli arrivi ormai sono giornalieri, di giorno e di notte senza sosta. 
La Lega, dal canto suo, non può permettersi di restare in disparte a guardare cosa succede, perché se lo facesse la delusione dei tanti simpatizzanti leghisti in giro per l'Italia rappresenterebbe un pressing non da poco da gestire. Il rischio dell'inattività leghista in questa anomala crisi di mezza estate potrebbe costargli un fracco di voti. Allora? L'unica cosa è che gli Italiani non devono e non possono permettersi di stare alla finestra perché entrano in gioco i loro interessi in termini di posti di lavoro, di trattative interrotte, di sicurezza, di misure a favore delle banche e contro i risparmiatori ecc...Ma veramente abbiamo voglia di tornare indietro anziché andare avanti?   Con il PD di nuovo in sella il Paese ripiomberebbe nel caos tra immigrazione incontrollata, gay pride e impunità per i pedofili e i criminali del caso di Bibbiano. Non solo. Personaggi come la Bonino, la Boldrini, la Boschi, Renzi, Prodi e tutta la politica peggiore di questo Paese farebbe ripiombare l'Italia in un incubo senza risveglio. L'appello allora è alla parte migliore dell'Italia e alla parte migliore della politica: pretendere il rispetto della volontà popolare, più volte disattesa, questa volta diventa non solo una questione di principio, una presa di posizione sacrosanta, ma una questione di sopravvivenza per la democrazia, per l'orgoglio di popolo e per la riconquista della sovranità che anche l'Unione Europea vuole vedere svilita nel nostro Bel Paese. Nulla ormai è più rinviabile. Da qui si decidono le sorti future di un Paese e di un popolo. L'Italia al voto o sarà il caos.

Cinzia Palmacci     

mercoledì 21 agosto 2019

Proprio la banca vaticana figura come secondo maggior azionista del gruppo Beretta Holding SpA

Lo IOR (L’Istituto per le Opere di Religione), vale a dire la Banca Vaticana, sarebbe il secondo maggior azionista del più grande produttore d’armi italiano. la notizia è stata divulgata dal blog “I Segreti della Casta di Montecitorio” che scrive:

“Pochi sanno infatti che la Fabbrica d’armi Pietro Beretta spa (tra le più grandi industrie di armi al mondo) è controllata dal gruppo Beretta Holding SpA e il maggior azionista del gruppo Beretta Holding SpA, dopo Ugo Gussalli Beretta, è clamorosamente lo IOR (L’Istituto per le Opere di Religione) la banca del Vaticano!”

-o0o-

ARMI BERETTA e BANCA VATICANA (IOR)
Gira in rete la seguente notizia: per quanto ho verificato senza alcun fondamento!
“Forse pochi sanno che la FABBRICA D’ARMI PIETRO BERETTA ( tra le più grandi indu…strie di armi al mondo [UTF-8?]… ) S.p.A. è controllata dal gruppo Beretta Holding SpA e il maggior azionista del gruppo Beretta Holding SpA dopo Ugo Gussalli Beretta, è lo IOR (L’Istituto per le Opere di Religione [comunemente conosciuto come Banca Vaticana]) è un istituto privato, creato nel 1942 da papa Pio XII e con sede nella Città del Vaticano”.

Ho chiesto a Carlo Tombola coordinatore scientifico di OPAL (Osservatorio sulla produzione di armi leggere – Brescia) un parere.
Mi ha così risposto:

Caro Fabio,
mi sembra notizia destituita di fondamento.
La FAPB (Fabbrica Armi Pietro Beretta) ha unico azionista la Beretta Holding,
La copia del verbale dell’ultima assemblea pubblica della Beretta Holding, tenutasi il 7.6.2011, nella parte che cita le quote presenti e con diritto di voto così si esprime:

UPIFRA S.A. azioni: 77.690.529 – 97,1132% (partecipazione)
delega a Monique Poncelet (moglie di Ugo Gussalli Beretta)
Cadeo Pietro azioni: 760.48 – 0,9506% in proprio
Lorenzo Moretti azioni: 412.219 – 0,5153% in proprio
Luigi Moretti azioni: 358.230 – 0,4478% in proprio
Aldo Allevi azioni: 12.000 – 1,24 in proprio
TOTALI azioni: 79.233.467 – 99,0419%

Per la composizione azionaria della UPIFRA S.A., che non ha sede in Italia:
GUSSALLI Beretta UGO 49,86%
PIETRO 17,25%
FRANCO 17,25%
CATTURICH Anna 7,52% (moglie di P.Beretta)
BREDE DI CECINA INTERNATIONAL SA 6,92%
PONCELET Monique 1,24% (moglie di Ugo G. Beretta)

Almeno questa pare che possiamo risparmiarcela!
Credo che al buon Beretta interessi poco avere un azionista come il Vaticano, troppa visibilità e rischio verifiche, preferisce “giocare in casa”, i soldi non gli mancano.
(Giorgio Bernardelli)

La battaglia per il Vaticano

Una ventina di anni fa, un anarchico situazionista, di nome Hakim Bey, scrisse uno strano libro (Temporary Autonome Zone) in cui si prefigurava l’affermarsi di fazioni pirata, in zone temporaneamente autonome dal sistema finanziario ‘imperiale’, da cui operare intrusivamente ‘cavalcando le stringhe’ della macchina. Un’idea decisamente delirante, se non fosse che 15 anni dopo, G.W. Bush e tutto l’establishment USA dichiarassero battaglia agli ‘stati canaglia’, che già prima della ‘guerra asimmetrica’ il Centroamerica era in balia dei Narcos e delle multinazionali o che lo sta oggi diventando anche l’Africa, dopo l’Est Europa, con l’aggiunta delle fazioni etniche o religiose.


In uno di questi territori autonomi dal sistema imperiale della Borsa e del Bipolarismo perfetto, c’è – da anni – la monarchia papale, lo Stato della Chiesa con sede a Roma e ‘filiali’ un po’ dovunque, in Italia ed all’estero. ‘Filiali’ perchè anche il prete che gestisce una piccola missione fa ‘autonomamente’ fund rising, aggrega consenso, sostiene l’economia, valida l’affidabilità di altre persone, ma, pur non essendo ‘dipendente’ dallo Stato del Vaticano, può da esso essere rimosso, destituito, spoliato o scomunicato dal Papa, che è allo stesso tempo Pontefice e Re assoluto di una corte formata dai Principi della Chiesa. Una Corte Vaticana che si estende alla cosidetta ‘nobiltà nera’, composta prevalentemente da cittadini italiani, che, non di rado, occupano posizioni di rilievo nella capitale italiana.

Punti di erogazione del servizio come le parrocchie e le missioni, ‘filiali’ e delegazioni come i vescovati, ‘controllate’ come le congregazioni, ‘incorporate’ come le banche e le fondazioni, tutte facenti capo al CdA romano per conto di Dio: un elemento di modernità atavico, di networking primordiale, che ha permesso per duemila anni alla Chiesa Cattolica di sopravvivere e ramificarsi nel potere temporale.

Una Temporary Autonome Zone che va a consolidarsi nel corso degli Anni ’80, durante il pontificato di Karol Woityla, subentrato dopo la strana morte del riformatore Papa Albino Luciani, mentre i personal computer iniziavano a conquistare il mondo degli uomini, nascevano i primi network planetari e le opportunità di facili guadagni e collusioni criminali aumentavano esponenzialmente.

Un pontificato, quello di Giovanni Paolo II, che fu macchiato dalla morte sull’altare del monsignor Oscar Romero, ritornato – tempo prima – letteralmente “costernato per la freddezza con cui il papa aveva valutato l’ampia documentazione, fatta pervenire in Vaticano, circa la violazione dei diritti umani e delle uccisioni di quanti si erano opposti, anche fra i suoi diretti collaboratori, all’oppressione esercitata dal governo salvadoregno sulla popolazione”.

O la brutta storia del Banco Ambrosiano, di Roberto Calvi impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati Neri, dei soldi occulti inviati in Polonia agli anti-comunisti, dei coinvolgimenti mafiosi, come confermato dalla richiesta della magistratura italiana, nel 2007, ergastolo per Pippo Calò, il “cassiere” di Cosa Nostra e per Ernesto Diotallevi, uno dei boss della Banda della Magliana, poi assolti per insufficienza di prove.

Oppure del manifesto appoggio, se non esplicita protezione, che fu dato a Marcial Maciel, pedofilo e fondatore dei Legionari di Cristo, una congregazione cui manca solo la quotazione in Borsa, visto che ha 650 preti, 2500 studenti di teologia, 30.000 membri laici attivi in tutto il mondo, decine di scuole, 60 milioni di dollari di budget annuale.

Per non parlare dalla fiducia riposta dal Karol Woityla in monsignor Paul Marcinkus, un ambiguo personaggio, presidente – fin dal 1971 – dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, nel mirino della Organised Crime and Racheteering Section del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, fin dal 1973 e collegato dai media italiani anche in altri scandali, come la morte di papa Giovanni Paolo I e la sparizione e probabile morte di Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana.

Un’Istituto Opere di Religione’ che nasce il 27 giugno 1942 – quando già si era capito che il mondo sarebbe diventato ‘americano’ – dall’upgrade in istituto bancario della “Commissione delle Opere Pie”, voluta nel 1887 per volontà di papa Leone XIII, il cui capitale fu affidato in gestione, nel 1929, al banchiere Bernardino Nogara, onde ‘investire’ capitali enormi, dopo che i Patti Lateranensi obbligarono lo Stato Italiano a versare alla Santa Sede la somma di 750 milioni di lire ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato, per un valore nominale di 1 miliardo di lire.

Una stranissima operazione finanziaria visto che Nogara reinvestì i capitali vaticani finanziando la modernizzazione e l’industrializzazione che l’Italia fascista stava realizzando: finirono sotto il controllo della neo-costituita “Amministrazione speciale per le Opere di Religione”: l’Italgas, la holding tessile CISA-Viscosa, l’Istituto di Credito Fondiario, le Assicurazioni Generali, la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, l’Istituto Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), la Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro, la CONDOR Società per l’industria petrolifera e chimica, la Società Mineraria e Metallurgica Pertusola, la Società Adriatica di Elettricità e le Cartiere Burgo, il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito, la Cassa di Risparmio di Roma, la Società Generale Immobiliare e persino le industrie belliche come le Officine Meccaniche Reggiane, la Breda e la Compagnia Nazionale Aeronautica, nel 1935, fornirono armamenti e munizioni per la pulizia etnica italiana in Libia.
Una ‘non banca’ che, con la Grande Crisi degli anni ’30, scaricò sull’IRI gli interessi mobiliari del Banco di Roma, del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante fossero del tutto deprezzati, con un guadagno di oltre 600 milioni di dollari.

Se questo era il ‘dato’ quando la Commissione operava sostanzialmente solo in Italia, figuriamoci quale sia diventato il potere finanziario dello IOR a livello mondiale e quale possa essere il suo potere politico, oggi, sia fuori sia, soprattutto, dentro il Vaticano.

Specie se aggiungiamo che la malattia di Woytila, negli ultimi anni di pontificato, permise l’affermarsi e il ramificarsi all’interno della Corte del Papa Re di un coacervo di interessi inconfessabili. O, peggio, che l’Istituto Opere di Religione, oltre ad aver raccolto sospetti e accuse di riciclaggio, alcuni mesi fa ha rinunciato ad adeguarsi alle norme di trasparenza richieste alle banche per operare nell’Unione Europea e che ormai opera in Italia come fosse una vera e propria banca off-shore.

Ombre, dubbi, sospetti, episodi, coinvolgimenti che segnalano un cambiamento etico profondo, se, addirittura, in Messico si parla da anni di ‘narco-elemosina’, dove si edificano chiese e basiliche, grazie a pubbliche donazioni di sanguinari narcotrafficanti, e dove il cardinale Juan Sandoval, arcivescovo di Guadalajara, è stato indagato per riciclaggio di denaro sporco.

Di qui le riluttanze iniziali di Joseph Ratzinger ad accettare il mandato papale, ampiamente percepite, anche in seguito, come nel Conclave del 2005 come il Corriere della Sera descrive, parlando di un “sintomo estremo, finale, irrevocabile della crisi di un sistema di governo e di una forma di papato; e della ribellione di un Santo Padre di fronte alla deriva di una Chiesa-istituzione passata in pochi anni da maestra di vita a peccatrice; da punto di riferimento morale dell’opinione pubblica occidentale, a una specie di imputata globale”.

Una decisone presa a marzo del 2012, come riferisce il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian, cioè mentre si svolgeva il Vatileaks, una fuga di notize riservate, per la quale venne condannato e poi graziato il maggiordomo pontificio Paolo Gabriele.

Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, commentò l’atteggiamento di papa Benedetto XVI, all’epoca i fatti, sottolineando “una linea di volontà di verità, di volontà di chiarezza, di volontà di trasparenza, questa – anche se con dei tempi graduali – fa i suoi passi, e quindi onestamente ritengo che stiamo cercando di gestire questa situazione nuova: cerchiamo la verità, cerchiamo di capire che cosa oggettivamente sia successo. Però, prima bisogna capirlo con sicurezza, anche per rispetto delle persone e della verità”.

Una strada sul filo di una lama, visto che un informatore del magazine Panorama (forse lo stresso Paolo Gabriele) raccontava che “qui dentro c’è una buona quantità di ricattatori, un numero uguale di ricattati, una massa di employé, e una percentuale ridotta di uomini di fede: tra questi ci sono i Santi, che tengono in piedi la Chiesa.”

Una storia complessa, come scriveva Ezio Mauro – su la Repubblica del 1 giugno 2012 – che racconta di “una missiva del segretario del Governatorato della Città del Vaticano, arcivescovo Carlo Maria Viganò, che denuncia una serie di malversazioni, traffici e complotti in Vaticano”, di un’altra lettera del cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Milano, che chiede ragione della richiesta di “lasciare la presidenza dell’istituto Toniolo, che controlla due giganteschi centri d’influenza e di potere come l’università Cattolica e il Policlinico Gemelli” o la “lettera del cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, che denuncia il rifiuto dello Ior, la Banca della Santa Sede, di dare informazioni trasparenti su movimenti bancari sospetti prima dell’entrata in vigore della legge vaticana antiriciclaggio, il 1° aprile 2011”.

Una sequel di palesi o velate accuse al cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo vaticano (segretario di Stato), che accadeva mentre Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior ‘suggerito’ direttamente dal Papa per risanare lo IOR, veniva sfiduciato all’unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza dello IOR, “con un attacco ad personam del Cavaliere di Colombo Carl Anderson, per delegittimarlo preventivamente”, sembra ispirato proprio dal numero due della Santa Sede.
Un fatto che ha generato allarme nel mondo finanziario europeo e nel Patto Atlantico, dato che “l’opacità voluta, insistita e ricercata dallo IOR può essere una finestra d’opportunità criminale per operazioni d’ogni genere, con il rischio – denunciato nella sua lettera dal cardinal Nicora – di un conseguente colpo alla reputazione della Santa Sede“.

Cosa altro pensare dinanzi ai nove bonifici per 225.000 euro partiti da un conto IOR e destinati a un gruppo di criminali di Catania, grazie al nipote sacerdote di un mafioso secondo uno schema poi rivelatosi piuttosto diffuso, oppure dinanzi all’ordine dato al Credito Artigiano di trasferire 23 milioni alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni) e alla Banca del Fucino per 3 milioni, in barba alla normativa antiriciclaggio italiana.

Un affare scandaloso se scopriamo che, mentre l’Italia era con lo spread alle stelle, qualcuno in Vaticano spostava ingenti capitali all’estero, come descrive Il Fatto Quotidiano del 21 marzo 2012.
Allorchè “la Banca d’Italia impone agli istituti italiani di chiedere allo Ior il nome del reale titolare dei soldi movimentati e la banca vaticana si disamora della penisola. Con una serie di bonifici per decine e decine di milioni di euro i soldi del Vaticano lasciano le banche italiane, come l’Unicredit ex Banca di Roma, e volano a Francoforte alla banca Jp Morgan.
Lo Ior, per effettuare i suoi bonifici milionari che alimentano l’attività delle Congregazioni usa un conto acceso presso l’unico sportello della banca americana Jp Morgan in Italia. … È il cavallo di Troia attraverso il quale lo IOR opera in Italia: i movimenti nell’arco di un anno e mezzo superano il miliardo e mezzo. Nell’ottobre 2011, la Procura di Roma scopre l’inghippo e chiede all’Uif – l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia – di intervenire. Gli ispettori di Bankitalia chiedono informazioni sui reali intestatari dei soldi movimentati dallo Ior. … Il 15 febbraio, per evitare guai, Jp Morgan comunica a Ior la chiusura definitiva del conto a far data dal 30 marzo 2012”.

Uno IOR che movimenta almeno un miliardo di euro all’anno sul solo conto Jp Morgan di Milano, mentre il patrimonio stimato nel 2008 sarebbe di appena 5 miliardi di euro (fonte Sole24ore), una somma ridicola se si considera che Mukesh Ambani, l’uomo più ricco dell’India, vive a Mumbai con la famiglia in un grattacielo di 27 piani del valore di 1 miliardo di dollari.

«Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e perturbato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato».

Questo il testo delle dimissioni papali, in cui nessuna parola è lasciata al caso, come ‘il vigore dell’animo diminuito” e ‘l’incapacità ad amministrare’.

Dimissioni che, però, non sono un atto d’impulso, ma hanno avuto tutto il loro tempo per essere organizzate, ad esempio, nominando durante gli ultimi 12 mesi ben 28 nuovi cardinali e portando da 40 a 67 i cardinali elettori da lui espressi e superando di molto i 51 residuali dal pontificato di papa Giovanni Paolo II, così ribaltando gli equilibri interni del Concistoro che dovrà eleggre il nuovo pontefice.

Come sarà la Città del Vaticano e cosa accadrà tra le sue mura, se tra qualche mese avremo due papi, uno in cattedra e l’altro in pensione?

Intanto, La Stampa racconta del parroco di Cesara don Renato Sacco, che testimonia come il monsignor Luigi Bettazzi, alcuni mesi fa, «aveva incontrato il Papa alcuni giorni prima a Roma e ci aveva accennato a una possibile dimissione di Ratzinger legandola a motivi di salute e all’esigenza che lui sentiva di rinnovamento della Chiesa. Un rinnovamento che doveva venire dai vertici della Chiesa stessa».

Più chiaro di così …
La battaglia continua. Il Bene vince, il Male perde?

Emanuela Orlandi? Forse ha ragione padre Amorth

Si fa un gran parlare in questi giorni di colui che è divenuto il quinto indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana sequestrata nel 1983. Oltre ai quattro della banda della Magliana, infatti, nelle indagini figura un insospettabile. Un ecclesiastico: è monsignor Piero Vergari, rettore di Sant’Apollinare all’epoca dei fatti, rimosso dall’incarico nel 1991, un anno dopo aver perorato la causa dell’”indegna sepoltura” in Sant’Apollinare del boss “Renatino” De Pedis con una lettera al cardinal Poletti in cui descrisse il gangster romano come “grande benefattore”.

Ne “L’ultimo esorcista“, il libro che padre Gabriele Amorth ha scritto con Paolo Rodari (in libreria dallo scorso gennaio) Amorth conferma la pista vaticana, così:

NOTA SUL CASO ORLANDI
di padre Gabriele Amorth

Non ci sono prove per dire che in Vaticano ci sia Satana, nel senso che non ci sono prove per dire che ci sono persone che in Vaticano svolgono riti satanici. Persone che sono volutamente schiave di Satana e che lavorano per instaurare il suo regno di buio, morte e distruzione in questo mondo. Io, almeno, non ho prove.
Però voglio dire due cose. La prima riguarda papa Paolo VI. È il 29 giugno 1972. È l’omelia per la festa dei santi Pietro e Paolo. Paolo VI se ne esce con questa terribile denuncia. Dice: «Ho la sensazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fi da della Chiesa… Si credeva che dopo il Concilio
sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza… Crediamo in qualche cosa di preternaturale (il Diavolo)
venuto nel mondo proprio a turbare, per soffocare, i frutti del Concilio ecumenico e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno di gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé». E ancora, ecco cosa disse il 15 novembre 1972 durante l’udienza generale: «Uno dei bisogni maggiori della Chiesa è la difesa da quel male che chiamiamo demonio. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa… Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifi uta di riconoscerla esistente… È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora: è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana».

Infine il 3 febbraio 1977, ancora durante l’udienza generale: «Non è meraviglia se la scrittura acerbamente ci ammonisce che “tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno”».
Paolo VI parla spesso del demonio. E spesso lega la sua fi gura alla Chiesa. Perché? Forse perché vuole semplicemente ammonire la Chiesa, chiederle di essere prudente, di fuggire le tentazioni di Satana. Ma, a mio avviso, c’è di più. Paolo VI in qualche modo si accorge che Satana è dentro la Chiesa, forse addirittura dentro il Vaticano. E lancia l’allarme.
La seconda cosa che voglio dire riguarda un libro. Nel 1999 è uscito un libro che s’intitola Via col vento in Vaticano. L’autore, anonimo, era un monsignore della curia romana. Presto tutti seppero il suo nome, Luigi Marinelli. Prima della pubblicazione del libro Marinelli venne più volte a confi darsi con me. Era indeciso se pubblicare il libro o meno. Perché questa indecisione? Perché il libro è una collezione di aneddoti piccanti. Storie di carriere, arrivismi, avventure amorose. E anche riti e pratiche poco chiare, che si avvicinano al satanismo.
Certo, non tutto quello che c’è scritto in quel libro è vero, ma in gran parte lo è. Questo è il mio parere. Ora, questo libro, appena uscito, sparì
dai banchi delle librerie. Il Vaticano fece comperare tutte le copie. E poi, cosa ancora più curiosa, l’uscita fece pochissimo chiasso sui giornali. Perché? Come fu possibile che rivelazioni così esplosive non scatenassero
il solito can-can dei media? Diffi cile rispondere. Di certo c’è un fatto: questo libro conferma che quando Paolo VI parlava in qualche modo della presenza del demonio nella Chiesa non aveva tutti i torti. Doveva essere un allarme per la Chiesa, ma non lo fu.

Vorrei, in proposito, fare un esempio. Parlare di una vicenda relativamente recente nella quale, a mio avviso, quella parte minoritaria che dentro le sacre mura lavora per il male e non per il bene può aver preso il sopravvento. È la vicenda che prende il nome di Emanuela Orlandi.
Emanuela Orlandi è una ragazza di quindici anni, figlia di un dipendente del Vaticano, precisamente di un dipendente che lavora nella prefettura della casa pontificia, uno insomma che nel suo lavoro ha occasione spesso di vedere da vicino il Papa. Emanuela è una ragazza solare e vivace.
Improvvisamente il 22 giugno del 1983 scompare. Ancora oggi non è stata trovata. Scompare dopo essere andata a lezione di musica. Emanuela, infatti, suona il fl auto presso la chiesa di Sant’Apollinare in Classe dove c’è una sorta di con servatorio. Secondo le ultime informazioni raccolte prima della sua scomparsa, Emanuela sale su una macchina nera. Ma non è certo. È sicuro che alle 19.15 è stata vista per l’ultima volta da due compagne di scuola,
in corso Rinascimento. Dopo di che di Emanuela non si sa più nulla, sparisce.

Pochi giorni dopo appaiono molti manifesti con l’immagine di Emanuela per tutta Roma e con l’appello perché chiunque l’abbia vista nelle ore precedenti o successive alla sua sparizione si faccia avanti.
Nei giorni successivi, e ancora nei mesi e negli anni successivi, si dice di tutto riguardo a questo rapimento.
Le tesi sulla scomparsa della povera Emanuela restano molteplici. Non voglio elencarle. Voglio soltanto dire cosa penso io. Premetto però che non parlo perché sono a conoscenza di fatti, ma parlo riportando quelle che sono le mie sensazioni. Le sensazioni che da subito ho provato quando ho saputo della scomparsa della giovane Emanuela.
Io penso che una ragazza di quindici anni non sale su una macchina se non conosce bene la persona che le chiede di salire. Credo che occorrerebbe indagare dentro il Vaticano e non fuori. O comunque indagare intorno alle persone che in qualche modo conoscevano Emanuela. Perché secondo me solo qualcuno che Emanuela conosce bene può averla indotta a salire su una macchina. Spesso le sette sataniche agiscono così: fanno salire su una macchina una ragazza e poi la fanno sparire.
Il gioco è facile purtroppo. Fanno salire in macchina la loro preda, la narcotizzano con una siringa e poi fanno di questa ragazza ciò che vogliono.

Beninteso, mi auguro che le cose non stiano in questo modo. Mi auguro che se davvero, come penso, di setta satanica si tratta, almeno questa setta non abbia nulla a che vedere con il Vaticano. Mi auguro che questa storia che sembra non finire mai finisca presto. Ma non mi esimo dal dire che spesso in tutto il mondo scompaiono giovani donne in questo modo. Può sparire una ragazza così vicina a un luogo che dovrebbe essere santo come è il Vaticano? Purtroppo sì. Perché Satana è ovunque.