venerdì 7 giugno 2019

LITURGIA E PROPONIMENTO DEL GIORNO



LITURGIA DEL GIORNO
- Rito Romano -
  
Prometto di impegnarmi a seguire l'esempio di Maria, per cercare di piacere a Dio e non al mondo.




 PRIMA LETTURA 

At 25,13-21
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce e vennero a salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re le accuse contro Paolo, dicendo:
«C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei per chiederne la condanna. Risposi loro che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa.
Allora essi vennero qui e io, senza indugi, il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo.
Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».


 SALMO 

Sal 102
Il Signore ha posto il suo trono nei cieli.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.

Il Signore ha posto il suo trono nei cieli
e il suo regno dòmina l’universo.
Benedite il Signore, angeli suoi,
potenti esecutori dei suoi comandi.


 VANGELO 

Gv 21,15-19
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

giovedì 6 giugno 2019

Unione €uropea, free market, gesuiti, Vaticano e von Hayek sono la stessa cosa




Molti analisti e critici della matrice antidemocratica dell'odierna Unione Europea, come il blog orizzonte48 gestito da Luciano Barra Caracciolo, oppure studiosi del calibro di Vladimiro Giacché (ad esempio nel suo ultimo libro Costituzione italiana contro trattati europei), ne mettono in risalto la natura fondamentalmente ordoliberista, liberoscambista e mercatista, quindi fondamentalmente classista e anticostituzionale. Secondo il blog orizzonte48 l'ordoliberismo è la versione europea del neoliberismo:


“veste €uro-attuale del neo-liberismo che, imperniata sull'obiettivo del lavoro-merce, prende atto dell'ostacolo delle Costituzioni sociali contemporanee (fondate sul lavoro), ed agisce divenendo "ordinamentale", cioè impadronendosi delle istituzioni democratiche per portarle gradualmente ad agire in senso invertito rispetto alle previsioni costituzionali.”

Tutto questo ha a che fare con la progressiva inibizione, all'interno dei paesi europei aderenti all'euro, dell'intervento dello stato nell'economia, e quindi della possibilità di mettere in pratica elementi fondamentali del dettato costituzionale democratico, come la tutela del risparmio e il diritto ad un lavoro e a una paga dignitosa atta a mantenere se stessi e la propria famiglia. E' ormai chiaro a tutti gli studiosi più seri che i tagli alla spesa pubblica, ai servizi sociali, alle pensioni e la riduzione del ruolo dello stato nell'economia (attraverso le privatizzazioni) non sono solo delle emergenze temporanee atte a rimediare a errori passati col fine quindi di rilanciare l'economia, ma sono veri e propri atti di guerra nei confronti delle classi subalterne e degli stati nazionali; questi atti di guerra che prendono di mira lo stato come agente riequilibratore degli squilibri di classe (non a caso al nostra Costituzione è considerata pluriclasse) non fanno altro che demonizzare il cosiddetto “statoladro”, come se tutto ciò che venisse da esso fosse in sostanza sbagliato e corrotto, mentre tutto ciò che proviene dal privato fosse per sua natura virtuoso. Una visione volutamente distorta per inibire proprio l'azione dello Stato a favore delle classi subalterne. Uno dei propugnatori dello “statoladro”, come abbiamo già analizzato nel nostro blog, è Beppe Grillo:

“E' anche evidente la sottintesa politica futura; infatti, se è altamente improbabile che la Chiesa abbandoni le sue ricchezze per aiutarci ad uscire dalla crisi, è praticamente certo che lo dovranno fare i cittadini e gli Stati nazionali; non dovremmo quindi più aspirare al benessere, ad un giusto salario, ad una sicurezza economica, ad uno Stato ricco in grado di fornire servizi e lavoro ben pagato; dovremmo diventare quindi tutti straccioni, perché povero sarà bello; al massimo potremmo aspirare all'elemosina di qualche centinaio di euro al mese come reddito di povertà (lo chiamano di cittadinanza) per sopravvivere e tirare a campare; perché è questa la sostanza del programma grillino; questo ha come mira apparente la politica sprecona e i costi dello stato; però, dietro la battaglia sacrosanta contro gli sprechi, sopravanza la battaglia per smantellare lo Stato vero e proprio con i suoi costi necessari; perché riducendo in continuazione le risorse allo Stato e alla politica, lo Stato e la politica vengono smantellati, per il beneficio della Dittatura Europea, che impone i suoi spietati vincoli di bilancio agli Stati, (i quali non decidono ormai più nulla), per dissanguarli, al fine di edificare il Governo Mondiale gesuitico; infatti è la riduzione dei costi e la lode alla miseria (conseguenza delle leggi "francescane" dell'UE), e non la giusta allocazione delle risorse, o la sovranità monetaria (che restituirebbero benessere e ricchezza alla popolazione e consentirebbero allo Stato di fornire servizi e lavoro) che traspare dalla propaganda dei finti poveri Grillo e Bergoglio; e se ce lo dicono loro noi ci adegueremo; basta col rivendicare salari e diritti; mangiamo pane e cipolla e giriamo tutti in bus (diventerà però un lusso anche viaggiare in bus a causa del costo dei biglietti sempre più alto); basta con lo Stato che, oltre a essere corrotto, fornisce anche lavoro e servizi; se lo Stato è ricco di corrotti (per lo più cattolici, massoni e gesuiti, che hanno infiltrato e profittato dello Stato), impoveriamo e smantelliamo lo Stato! “

Uno degli ideologhi chiave del ripristino dell'ideologia neoliberista del free market è, secondo Barra Caracciolo, Friedrich Von Hayek:

“Hayek pensa ad una federazione di Stati, e la cosa davvero interessante è la sua discussione, come dice appunto il titolo, delleconseguenze economiche di una tale federazione. Con logica stringente, Hayek dimostra che una federazione fra Stati realmente diversi porta necessariamente all'impossibilità di un intervento statale nell'economia, e quindi alla vittoria di politiche economiche liberiste (il che ovviamente dal suo punto di vista è un bene). Infatti una federazione per essere stabile ha bisogno di un sistema economico comune e condiviso, e quindi della libera circolazione di merci e capitali, e questo porterà ovviamente a una perdita di controllo dei singoli Stati sulle loro economie. Si potrebbe allora pensare che il controllo statale si sposti al livello federale. Il nuovo super-stato federale si riprenderebbe quei poteri di controllo sull'economia che i singoli Stati avranno perso. Hayek risponde di no. Perché l'intervento statale sull'economia presuppone la capacità di mediare fra interessi contrapposti, di accettare compromessi ragionevoli, che non ci sono, o sono più difficili, fra popoli di Stati diversi. Come scrive Streeck riassumendo Hayek,

"in una federazione di stati nazionali la diversità di interessi è maggiore di quella presente all'interno di un singolo stato, e allo stesso tempo è più debole il sentimento di appartenenza a un'identità in nome della quale superare i conflitti stessi (…). Un'omogeneità strutturale, derivante da dimensioni limitate e tradizioni comuni, permette interventi sulla vita sociale ed economica che non risulterebbero accettabili nel quadro di unità politiche più ampie e per questo meno omogenee (pagg.121-122)"

Adesso, noi abbiamo già visto nel nostro post Il Pensiero moderno del “free market” Gesuitico e Francescano che tutto il discorso sul free market è essenzialmente un discorso di matrice gesuitica:

"Ho qui una lettera di Hayek datata il 7 gennaio 1979, nella quale Hayek scrive che Rothbard 'dimostra che i principi alla base della teoria del mercato competitivo furono ricavati dalla Scolastica Spagnola del XVI secolo e che il liberalismo economico non fu progettato dai Calvinisti, ma dai Gesuiti spagnoli'. Hayek conclude la sua lettera dicendoci:”Posso assicurarvi dalla mia personale conoscenza delle fonti che l'argomentazione di Rothbard è estremamente forte.'"

Quello che è importante capire è che il free market non è una semplice “ideologia” che viene “naturalmente” applicata da anime belle per migliorare il mondo e adeguarsi al progresso, ma è essenzialmente un'arma di distruzione di massa gesuitica, essenzialmente sterminazionista, il cui obiettivo finale sarà quello di creare una società formata da un esercito di ignoranti-straccioni da una parte e da un'élite “colta” e ultra ricca legata alla nobiltà vaticano-gesuitica dall'altra. All'esercito degli straccioni rozzi ed ignoranti (perché il “free market” li avrà privati anche dell'istruzione nelle scuole pubbliche), tanto amato dai papi,privato finanche di ogni diritto ad un lavoro e ad una paga dignitosa, verrà poi in soccorso la carità stracciona della Caritas.

L'esercito di straccioni, naturalmente, verrà privato della possibilità di rivendicare i diritti costituzionali all'interno del proprio stato nazionale, perché questo, come abbiamo già detto, verrà distrutto:

“In questi anni non abbiamo fatto altro che ascoltare le più svariate accuse tra paesi europei, ad esempio tra Italia e Germania, che si incolpano a vicenda della crisi; oppure stupidi paragoni del tipo: quel paese è più virtuoso di questo, quel paese ce l'ha più “duro” di quest'altro; ma anche questa è la solita farsa gesuitica; mettere tutti contro tutti, in competizione gli uni contro gli altri; in questa guerra crediamo che la Germania abbia goduto di qualche deroga e di qualche vantaggio temporaneo, un fatto che ha contribuito a fomentare il razzismo intra europeo, ma la manna sembra essere finita anche per loro.

I gesuiti e il Vaticano, naturalmente, hanno combinato questa Unione Europea, compreso il carcere della moneta unica, per fare in modo che i rapporti tra le nazioni si esacerbassero ed arrivassero ad un punto di rottura, per il fine ultimo di distruggere completamente le sovranità nazionali, accusate di non essere all'altezza della globalizzazione, e arrivare quindi all'Ordine Mondiale Gesuitico.”

E' chiaro che le accuse alla Germania portate avanti da molti personaggi contrari alla moneta unica e all'Europa liberista sono solo una parte dellaverità. E' piuttosto evidente che l'élite tedesca interessata al mantenimento della moneta unica non potrebbe nulla senza l'aperto sostegno dell'élite vaticano-gesuitica. Infatti l'intera edificazione dell'Unione Europea, con annessa BCE, come da noi più volte documentato (siete pregati di leggere queste note prima di giudicare: 1-2-3-4-5-6-7-8-9), è chiaramente un'opera Vaticano Gesuitica che ha il fine di mettere in esasperata competizione gli stati forti contro i deboli in una guerra economica fratricida (per adesso, ma in futuro forse anche una guerra portata avanti con armi vere e proprie). Come riportato dal blog orizzonte48:

“L'Europa "fortemente competitiva", di cui parla come principio fondamentale l'art.3, par.3 - sempre accostandolo alla stabilità dei prezzi ed alla connessa e subordinata "piena occupazione" di stampo neo-classico- è, come evidenzia con inesorabile chiarezza scientifica Krugman, quella di una competizione tra Stati, rispondente alla convenienza delle posizioni espressamente antisolidaristiche contenute nel Trattato (artt.123, 124 e 125 TFUE) ed intessuta sulla guerra finanziaria e commerciale di un mercato aperto principalmente alla libera circolazione dei capitali e al dominio politico realizzato tramite l'asservimento della domanda degli Stati "vicini" alla propria produzione industriale e al proprio sistema bancario-finanziario.”

Di questa lotta fratricida alla fine si avvantaggeranno solo le élite collegate al Vaticano-gesuiti che porteranno a compimento il progetto della distruzione degli stati nazionali e l'implementazione integrale del progetto di schiavitù europea, ed in seguito, globale, che è in sostanza un ritorno al medioevo. Ce lo aveva già detto il pupazzo dei gesuiti van Rompuy che gli stati nazionali sono in via di estinzione:

"Il 2009 è anche il primo anno di governo globale, con la creazione del G20 nel bel mezzo della crisi finanziaria globale. La Conferenza sul Clima di Copenaghen sarà un altro passo avanti verso il governo globale del nostro pianeta".

Qui sotto analizziamo altre prove che indicano chiaramente la matrice ideologica cattolica e gesuitica del cosiddetto free market, cioè di quel progetto che è adesso portato avanti come fondamento economico dell'interna Unione Gesuitica €uropea. Partiamo da von Hayek:

“Nel 1980, Hayek, fu uno dei 12 Premi Nobel Cattolici a incontrare il Papa Giovanni Paolo II “per dialogare, discutere i punti di vista nei loro campi, comunicare per quanto riguarda la relazione tra cattolicesimo e scienza, e 'portare all'attenzione del Pontefice i problemi che i vincitori del premio Nobel, nei loro rispettivi campi di studi, considerano i più urgenti per l'uomo contemporaneo'”


“Sei un credente? Intendo nel senso religioso

Von Hayek: 'Sono nato cattolico. Sono stato battezzato. Mi sono sposato in Chiesa, e probabilmente mi seppelliranno come Cattolico. Ma non sono mai stato capace di essere un praticante Cattolico, un fedele cattolico. Nonostante ciò sono stato a Roma tre settimane fa insieme ad altri 12 vincitori dei Premi Nobel per consigliare il Papa sulle materie politiche. Ho scoperto che il Papa è un uomo di straordinaria intelligenza, ed un abile conversatore. Egli mi ha realmente impressionato.'

Credi in Dio?

Von Hayek: "Non ho mai capito il significato della parola Dio. Io credo che sia importante nel mantenimento delle leggi. Ma, insisto, siccome non conosco il significato della parola Dio, non sono capace di dire se credo o no nella sua esistenza".



Ricordiamo che Giovanni Paolo II, il papa che impressionò von Hayek, era anche lo stesso papa che supportava la moneta unica mondiale.

Siccome la Chiesa Cattolica è essenzialmente un potere temporale economico-politico dedito ai profitti e alla sopraffazione, sappiamo benissimo che i suoi appartenenti sono molto restii, come lo stesso von Hayek d'altronde, a credere all'esistenza di un Dio. Il pensiero degli appartenenti al cattolicesimo, infatti, è sempre stato il dominio terreno.Ricordiamo quanto disse Nino lo Bello a proposito del Vaticano:

“L'autore di questo libro prevede che verrà il giorno, magari tra un migliaio di anni, in cui il Vaticano cesserà di funzionare come un'istituzione religiosa e assumerà in tutto e per tutto le funzioni di una grande impresa finanziaria. La transizione dall'una all'altra veste sarà meno difficile di quanto possa sembrare, proprio perché man mano che il cattolicesimo andrà accentuando la propria decadenza come grande religione, le ricchezze della Chiesa potranno più facilmente infiltrarsi in qualsiasi campo dell'economia mondiale. Allora, finalmente, il magnate installato al di là del Tevere potrà liberarsi della sua veste di pietà; allora, finalmente, il Vaticano rivelerà l'autentica estensione dei suoi interessi economici.”

[...]

“Gran parte del merito della riuscita degli affari vaticani a partire dal 1929 va attribuito a questo ex studente di architettura. Nogara diede prova della sua abilità finanziaria quando ricevette da Pio XI la responsabilità dell'amministrazione della somma di novanta milioni di dollari assegnata da Mussolini alla Santa Sede come indennizzo. In precedenza era stato vice presidente della Banca Commerciale Italiana, e si era imposto all'attenzione degli ambienti ufficiali vaticani attraverso Papa Benedetto XV, il quale si era giovato dei preziosi suggerimenti del Nogara (allora direttore della filiale di Istanbul dellaCommerciale) nell'acquisto, a titolo personale, di titoli dell'impero turco. Posto a capo dell'Amministrazione speciale di nuova istituzione, il fedele Nogara ebbe carta bianca, e pur cavando dal proprio cappello molti degli affari del Vaticano, si rivelò uno straordinario amministratore. Intraprendendo una politica di investimenti a livello mondiale riuscì a moltiplicare più volte il capitale iniziale.


Nella sua politica dei profitti Nogara si attenne a una regola, secondo cui il programma d'investimento del Vaticano non doveva essere condizionato da considerazioni religiose. Agli inizi degli anni cinquanta, per esempio, egli utilizzò i fondi pontifici per speculare sui buoni del tesoro della protestante Inghilterra, che gli apparivano più remunerativi di quelli della cattolica Spagna, allora in grave crisi economica. Morì a ottantotto anni, nel 1958, lasciando una “metodologia” alla quale si attennero con religiosa fedeltà i suoi successori, che in tal modo continuarono a realizzare profitti fantastici.”

Da un documento tratto dall'enciclopedia Treccani, dal titolo De pecunia. Chiesa, cattolici e finanza nello Stato unitario, leggiamo:

“È necessario riconsiderare, sul filo della storia, i rapporti tra cristianesimo e capitalismo senza dimenticare che la Chiesa fu ed è, ancor più dopo il 1870, uno Stato capitalistico per eccellenza,come tenteremo di mostrare sia pure per brevi cenni. La sua continuità e le sue plurisecolari metamorfosi nel settore finanziario hanno avuto un peso storico non indifferente in tutti i continenti.”

In quanto ideologo di un'economia votata al dominio e alla sopraffazione, possiamo annoverare Von Hayek come facente parte della stessa tradizione cattolica (d'altronde questa non è affatto da lui negata) dei padri fondatori dell'U€. Infatti, pur non sapendo se credere o no in Dio, Von Hayek aveva le idee piuttosto chiare riguardo all'influsso che i gesuiti avevano avuto nell'elaborazione del suo pensiero economico. Egli credeva nei gesuiti. In un libro in cui si parla di Alberto Ullastres, ministro dell'Economia spagnolo e ambasciatore presso la CEE sotto la dittatura di Francisco Franco, leggiamo:

“Ciononostante, Ullastres venne descritto come la persona che introdusse il liberalismo economico in Spagna. Il nuovo ministro aveva già lottato molti anni prima, insieme al professore Miguel Paredes, per la terza via che avrebbe dovuto riconciliare il free market con l'interventismo statale che era stato auspicato dal socialismo. I due professori universitari iniziarono a cooperare per invitare alla Menéndez Pelayo International University (corsi estivi) economisti famosi: Joseph Aolis Schumpeter, Friedrich A. von Hayek, Walter Eucken e Wilhem Röpke ; arrivarono von Hayek e Röpke, che scrissero anche insieme per la rivista del CSIC, Arbor, negli anni 1950 e 1951. Nella sua tesi di dottorato, Ullastres difendeva le idee di Juan de Mariana, un gesuita della Scuola di Salamanca, che durante il regno di Filippo III, criticava l'intervento politico nell'economia attraverso la svalutazione della moneta e difendeva la natura privata della proprietà. Friedrich A. von Hayek, il futuro vincitore del Premio Nobel nel 1974, assicurò che “i principi teoretici dell'economia di mercato (…) non furono elaborati dai Calvinisti e dai Protestanti Scozzesi, ma dai Gesuiti e membri della Scuola di Salamanca, durante la Golden Age spagnola.”


“Prima di Jean Bodin, pensatori gesuiti come Luis Molina, Juan de Lugo e Leonard de Leys (Lessius) avevano sviluppato questi concetti per spiegare l'inflazione risultante dall'afflusso dei metalli preziosi dall'America Latina, e in un tentativo di bilanciare le affermazioni conflittuali della pratica commerciale accettabile e del bene pubblico. F. A. von Hayek (1968), che trovò ispirazione negli scritti di Hume, prese questo materiale neoscolastico seriamente, e ciò lo indusse alla convinzione che Max Weber aveva torto, e che furono i Gesuiti, e non i Calvinisti, a gettare le basi del Capitalismo (vedere Grice-Hutchinson 1952; 1993).”


“Sin dai tardi anni '40 del novecento, se non prima, gli intellettuali spagnoli simpatetici verso il regime di Franco erano venuti in contatto con le idee che ispirarono Erhard e il Scientific Council in Germania. Il problema di come collegare insieme la legittimità di uno stato e la libertà di partnership economica, accogliendo l'idea che la seconda doveva porre le basi del primo, era già stato sollevato al tempo della crisi europea degli anni '30 nella repubblica tedesca di Weimar così come nella seconda repubblica spagnola. Fu un pensiero di crisi, elaborato per fare i conti con la brutta situazione dello stato, la cui legittimità veniva costantemente messa in discussione, e che doveva sforzarsi per tenere il passo delle serie sfide economiche. Figure principali tra quelli che ispirarono queste idee nel contesto tedesco erano persone come Wilhelm Röpke, che durante la seconda guerra mondiale scrisse un libro intitolato The Social Crisis of Our Time, l'economista gesuita Oswald Nell-Breuning e colui la cui carriera e traiettoria sarebbe stata importante nella delimitazione e nell'influenza di questa scuola di pensiero, il giurista austriaco Friedrich von Hayek. Hayekvisitò Barcellona e Madrid nel 1949, dove ebbe contatti con i catalani antikeynesiani Salvador Millet i Bel, Joan Sardà e Lucas Beltràn.

Gli spagnoli stavano lavorando sulla loro versione del pensiero della crisi sulle basi delle nozioni medievali concernenti l'autonomia delle corporazioni delle professioni, ispirate dal pensiero legale ed economico dei gesuiti della Scuola di Salamanca del sedicesimo e diciassettesimo secolo, dalle idee di Tommaso d'Aquino e dalla teologia cristiana. Fondamentale tra queste idee vi era l'asserzione che doveva essere un dovere cattolico ribellarsi contro uno stato che invadeva l'autonoma libertà degli individui e delle loro associazioni.

Negli anni '30 del novecento tali idee vennero difese da teologi come il gesuita Aniceto de Castro Albarràn e l'ideologo carlista Juan Vàzquez de Mella, come giustificazione del violento rovesciamento del governo repubblicano spagnolo. Secondo loro, la riaffermazione della classe lavorativa, l'applicazione delle misure di ridistribuzione della ricchezza e il secolarismo violavano la libertà degli individui e rendevano il governo repubblicano tirannico ed oppressivo. Perciò, esso doveva cedere i suoi diritti di rappresentanza. Per questi ed altri intellettuali conservatori vicini alla destra spagnola, questo era parte di un complotto ebreo-massonico-bolscevico contro la libertà economica. Secondo Vàzquez de Mella gli ebrei comunisti e i liberali, in unione con le orde musulmane e altri elementi delle masse sgradite, avevano intenzione di distruggere la cristianità e la civilizzazione occidentale, ed opprimere la libertà individuale. Queste persone erano parte di un ambiente intellettuale che lo storico Paul Preston aveva descritto come facente parte dei “teorici dello sterminio”.

Dopo la visita di Hayek nel 1949, Millet i Bell pubblicò un influente articolo difendendo l'individualismo come 'un'attitudine di modesta umiltà precedente all'impersonale e anonimo carattere del processo economico-sociale'. Secondo il sociologo Pinilla de las Heras, questa asserzione equivale alla 'identificazione della mano invisibile di Adam Smith con gli imperscrutabili misteri e i piani segreti della Divina Provvidenza'. Questi ed altri intellettuali spagnoli come Gonzalo Fernàndez de la Mora e Rafael Calvo Serer, aiutarono a fondere il corporativismo cattolico e l'economia individualista dopo il rovesciamento della seconda repubblica e durante la dittatura del generale Francisco Franco. Negli anni '50 del novecento Joan Sardà sarebbe diventato l'architetto del falangismo 'liberalizzante' di Francisco Franco, incluso il piano di stabilità del 1957, e Beltràn il maggiore e animato divulgatore della Scuola Austriaca e un'attrazione permanente nella culla neoliberale, il meeting annuale della Mont Pelerin Society.

Le loro idee circolarono ampiamente tra i giovani studenti di legge ed economia nelle scuole e università cattoliche in Cile, a partire almeno dagli anni '50 del novecento. Da questi ambienti intellettuali e politici, specialmente quelli simpatetici con Franco e i franchisti spagnoli e vicini al partito nazionalista di Onofre e Alessandri, emersero i giovani conservatori che avrebbero giocato un ruolo centrale negli eventi degli anni '70 ed oltre. Essi rinnovarono il conservatorismo al tempo della crisi. Usando la teologia cattolica del diritto di ribellione, insieme con l'asserzione del legame tra la legittimità dello stato e la libertà dei partner economici, costoro avrebbero contestato la legittimità giuridica e politica di Allende. Questa posizione permise anche loro di bypassare le leggi costituzionali, e di minare la posizione costituzionalista all'interno delle forze armate, rafforzata subito dopo l'assassinio del Generale Schneider. Secondo loro il legalismo sposato da Novoa Monreal e dagli altri consiglieri legali ed economici dell'amministrazione Allende, che si appellavano alla Costituzione Cilena e alla legge internazionale al fine di giustificare il nazionalismo, il controllo dei prezzi e l'interventismo statale nell'industria e nei trasporti – che è la costruzione dell'Area di Proprietà Sociale dell'economia – violava la libertà degli individui e delle loro associazioni. Ed era, perciò, ai loro occhi, una legge oppressiva che non doveva legare il popolo cileno.”



Quindi, visto questo retroterra storico documentato, ci appare chiaro da dove arriva adesso il sostegno al cosiddetto free market, implementato così doviziosamente nei Trattati Gesuitici Europei dai cattolici che gestiscono il processo di unificazione europea, la quale ha lo scopo di distruggere gli stati nazionali insieme alle costituzioni democratiche.

Crediamo di avervi dato prove sufficienti a capire che quelli che parlano solo della cosiddetta “Ger-magna” protestante e cattiva (o, tirano fuori discorsi razzisti, parlando di un cosiddetto carattere tedesco deleterio geneticamente prestabilito) come causa di tutti i problemi europei, o sono disinformati, o sono deficienti o sono disonesti. Ai tedeschi, ma più precisamente potremmo dire all'elite tedesca, sono stati concessi dei temporanei “privilegi” per fomentare proprio il razzismo e la discordia tra le nazioni, e vi abbiamo documentato efficacemente la matrice catto-gesuitica sia del pensiero del “free market” al quale è improntata l'unione europea, sia la natura cattolica dei protagonisti di questa unione.

Oltre a ciò, come avevamo già affermato in precedenza, bisogna tenere conto del decisivo influsso cattolico nella Germania del secondo dopoguerra. L'Unione Cristiano Democratica tedesca, alla quale appartiene anche la “protestante” Angela Merkel, è quell'unione ecumenica fondata da cattolici, che unisce due nemici storici, cattolici e protestanti, sotto l'ombrello del papato romano. Leggiamo da wikipedia:

"La CDU venne fondata dopo la Seconda guerra mondiale da esponenti del Centro Cattolico della Repubblica di Weimar, con l'obiettivo di includere Cattolici e Protestanti in un partitoconservatore cristiano."Infatti, fu il cattolico Adenauer, uno dei padri fondatori dell'Unione Europea, che diresse la CDU e la Germania, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale:


"Fino al 1963, il partito e il paese furono guidati da Konrad Adenauer, primo Cancelliere tedesco del dopoguerra. Tra le due guerre Adenauer era stato esponente di primo piano delZentrum e borgomastro di Colonia."

Da un articolo dal titolo Konrad Adenauer: un democratico pragmatico ed un instancabile unificatore, tratto da europa.eu, leggiamo:

"Dopo la guerra, gli americani gli restituirono la carica di sindaco di Colonia, ma venne rimosso poco dopo dagli inglesi, quando Colonia passò alla zona di occupazione britannica.Questo diede ad Adenauer il tempo di dedicarsi alla fondazione dell’Unione Cristiano Democratica (CDU) che sperava avrebbe unito i tedeschi di confessione protestante e cattolica in un unico partito. Nel 1949, divenne il primo Cancelliere della Repubblica federale Tedesca (RFT). In un primo tempo si pensò che Adenauer, all’epoca già settantatreenne, avrebbe ricoperto la carica di Cancelliere solo per un breve periodo. Ciò nonostante Adenauer (soprannominato “Der Alte”, ovvero “Il Vecchio”) rimase in carica per i successivi 14 anni, passando così alla storia non solo per essere stato il più giovane sindaco di Colonia, ma anche il più anziano Cancelliere della Germania di tutti i tempi."

Addendum

Ancora sul free market gesuitico:

Da un articolo dal titolo Free Market Economists: 400 Years Ago di Llewellyn H. Rockwell, Jr., presidente del Ludwig von Mises Institute in Auburn, leggiamo:

"Gli sutudenti della libera impresa di solito tracciano le origini del pensiero pro free market verso il professore Adam Smith (1723-90). Questa tendenza a vedere Smith come il il padre ispiratore dell'economia è rinforzata tra gli americani perché il suo famoso libroAn Inquiry into the Nature and the Causes of the Wealth of Nationsvenne pubblicato l'anno dell'Indipendenza Americana dalla Gran Bretagna.
C'è parecchio però che sfugge a questa visione intellettuale della storia.I reali fondatori della scienza economica in realtà scrissero centiania di anni prima di Smith. Essi non erano economisti in quanto tali, ma teologi morali, allevati nella tradizione di San Tommaso d'Acquino, e divennero noti collettivamente come i tardi scolastici. Questi uomini, molti dei quali insegnavano in Spagna, furono pro free market tanto quanto lo fu la tradizione scozzese venuta molto tempo dopo. Inoltre, il loro fondamento teorico era ancora più solido: essi anticiparono le teorie del valore e del prezzo dei "marginalisti" dell'Austria della fine del XIX secolo."
[...]
“Come tutti questi teorici spagnoli, Covarrubias credeva che i singoli proprietari avessero diritti inviolabili su questa proprietà. Una delle molte controversie del tempo era se le piante che producevano medicinali avrebbero dovuto appartenere alla comunità. Coloro che lo affermavano sottolineavano che tale medicinali non erano il risultato di alcun lavoro o abilità umana. Ma Covarrubias diceva che ogni cosa che cresceva in un appezzamento di terreno doveva appartenere al proprietario terriero. Tale proprietario aveva anche il diritto di sottrarre i medicinali di valore dal mercato, e sarebbe stata una violazione della legge naturale forzarlo a venderli.”
“La difesa della proprietà privata da parte di Molina riposava sulla credenza che la proprietà è fissata nel comandamento “non rubare”. Ma egli andò oltre i suoi contemporanei portando anche forti e pratiche argomentazioni. Quando la proprietà è condivisa, egli diceva, non sarà tenuta in cura, e le persone combatteranno per consumarla. Lontano dal promuovere il bene pubblico, quando la proprietà non è divisa, le persone più forti nel gruppo saranno portate a trarre vantaggio nei confronti dei deboli monopolizzando e consumando le risorse.
Come Aristotele, Molina pensava anche che la proprietà comune dei beni avrebbe avallato la fine della liberalità e della carità. Ma egli andò oltre argomentando che 'l'elemosina dovrebbe provenire da beni privati e non da quelli comuni.'
Nella maggior parte degli scritti di oggi sull'etica e il peccato sono applicati standard differenti al governo piuttosto che ai singoli individui. Ma non negli scritti di Molina. Egli sosteneva che il re può, in quanto re, commettere una varietà di peccati mortali. Per esempio, se il re concede un privilegio di monopolio ad alcuni, egli viola i diritti dei consumatori di comprare dal venditore più economico. Molina concludeva che coloro che ne beneficiavano avrebbero dovuto essere costretti dalla legge mortale a compensare i danni che provocavano”

Da un articolo dal titolo Juan de Mariana and the Spanish Scholastics, di Jesús Huerta de Soto, professore di politica economica alla Universidad Complutense de Madrid, in Spagna, leggiamo:

“Uno dei principali contributi del Professor Murray N. Rothbard è stato quello di mostrare che la preistoria della Scuola Austriaca di Economia doveva essere ricercata nel lavoro degli scolastici spagnoli di quello che è noto come il “Siglo de Oro Español” (Il Secolo d'Oro Spagnolo), che ebbe inizio dalla metà del 16° secolo e continuò nel 17°. Rothbard prima sviluppò questa tesi nel 1973 e, più recentemente, nel Capitolo 4 della sua monumentale History of Economic Thought from the Austrian Perspective, intitolato “The Late Spanish Scholastics”.

Comunque, Rothbard non fu il solo importante economista austriaco a mostrare le origini spagnole della Scuola Austriaca di Economia. Anche lo stesso Friedrich Hayek aveva lo stesso punto di vista, specialmente dopo l'incontro con Bruno Leoni, il grande accademico italiano, autore del libro Freedom and the Law. Leoni incontrò Hayek negli anni cinquanta e fu capace di convincerlo che le radici intellettuali del liberalismo economico classico avevano origini cattoliche e continentali e avrebbero dovuto essere ricercate nell'Europa Mediterranea, non in Scozia.”



Riscopriamo le nostre tradizioni! Pinochet e la sua dittatura cattolica dell'ultraliberismo gesuitico-hayekkiano


L'ultraliberismo e lo stato minimo non sono teorie economiche che si applicano da sé, senza l'intervento di alcun essere umano, lo sapevate? Lo sapevate che ci sono degli individui interessati ad applicare l'ultraliberismo hayekkiano per il proprio tornaconto? Bene, ma quali sono questi individui interessati? I neoliberisti, risponderete. Naturalmente, ma chi sono in realtà questi neoliberisti che hanno intenzione di applicare le loro teorie al globo terracqueo? Qual'è la loro cultura? Quali sono le loro tradizioni? Cos'è che stanno difendendo?


Estraiamo dal blog orizzonte48:



Il Cile è il laboratorio politico, economico ed istituzionale della controrivoluzione liberista.



“I risultati sono stati esattamente l'opposto di quelli della Rivoluzione Francese. Oggi abbiamo meno libertà effettiva di agire, nonostante ci sia più libertà economica. Le diseguaglianze economiche sono aumentate, la fraternità e socialità sono debilitate, e l'infelicità e il malessere sono cresciuti senza precedenti. (…) Senza dubbio, nell'attuale dibattito europeo sulla deregolamentazione, la flessibilizzazione del lavoro, lo stato sociale e temi analoghi, poche volte si menziona il caso del Cile. La ragione è comprensibile”. (La Democracia Neoliberal en Chile)

E ancora:

Voglio ricordare Orlando Letelier, che descrive nel 1976 i risultati economici dei Chicago Boys, prima di essere ammazzato a Washington dalla DINA, la polizia segreta di Pinochet, per avere il contesto delle interviste: nel 1977 Hayek va in Cile la prima volta, incontra Pinochet, e loda i progressi nell'economia.

Nel Cile di Pinochet - migliaia di morti e di scomparsi, decine di migliaia di torturati e di prigionieri politici, circa 1 milione di espatriati-, Hayek parla del “calcolo delle vite”, e della fame come controllo demografico,quando era già ben noto che questo passa attraverso il benessere e il welfare: istruzione e sanità prima di tutto. Ne parla in un paese che ha il 20% di bambini denutriti! 



Nel 1982, con la moneta agganciata al dollaro, con la crescita basata solo sulle esportazioni e con il prezzo del rame in picchiata, la popolazione denutrita raggiunge 1/3 del totale, quella sotto la soglia di povertà oltre il 50%, e la disoccupazione il 25%.
L'ideologo della "globalizzazione" liberista mette “l'individuo” al centro di tutto, parlando di “libertà”, attraverso la mimesi e l'utilizzo del bis-linguaggio, insomma il Test di Orwell deve essere a portata di mano, ma è perfino troppo “onore”... in fondo è la libertà del “proprietario”: più è ricco, più è “libero”.
Ci sono diversi passaggi ridicoli, nonostante il "gentile" eloquio.

Hayek parla della “transizione” necessaria dalla “dittatura liberale” per arrivare alla “democrazia limitata” (l'intervistatrice parla di democrazia totalitaria! Nel Cile di Pinochet!).

E infatti i suoi epigoni, quelli della durezza del vivere (per noi, mica per loro!) ci hanno trascinato dalla democrazia “totalitaria” dello Stato Sociale e del benessere alla democrazia limitata di €/UE per raggiungere gli stessi traguardi economici di Pinochet (per mantenerli a lungo sarà necessario lo stesso tipo di repressione?).


In Cile nessuno è stato punito per i crimini commessi, Pinochet, già amico della Thatcher, non fu estradato in Spagna nel 2000, dal governo laburista inglese, per motivi di salute (o in nome della "riconciliazione"? che non c'è stata), o forse perché la dittatura "liberale" è stata un successo. Un successo mondiale.”

Allora

Von Hayek


“Sei un credente? Intendo nel senso religioso

Von Hayek: 'Sono nato cattolico. Sono stato battezzato. Mi sono sposato in Chiesa, e probabilmente mi seppelliranno come Cattolico. Ma non sono mai stato capace di essere un praticante Cattolico, un fedele cattolico. Nonostante ciò sono stato a Roma tre settimane fa insieme ad altri 12 vincitori dei Premi Nobel per consigliare il Papa sulle materie politiche. Ho scoperto che il Papa è un uomo di straordinaria intelligenza, ed un abile conversatore. Egli mi ha realmente impressionato.”


Per inciso, il Papa che incontrò Hayek era Giovanni Paolo II, questo qui sotto che saluta la folla insieme al generale Pinochet



Abbiamo già visto a chi si rifacesse Hayek, non ve lo ricordate? Rivediamo:


“Prima di Jean Bodin, pensatori gesuiti come Luis Molina, Juan de Lugo e Leonard de Leys (Lessius) avevano sviluppato questi concetti per spiegare l'inflazione risultante dall'afflusso dei metalli preziosi dall'America Latina, e in un tentativo di bilanciare le affermazioni conflittuali della pratica commerciale accettabile e del bene pubblico. F. A. von Hayek (1968), che trovò ispirazione negli scritti di Hume, prese questo materiale neoscolastico seriamente, e ciò lo indusse alla convinzione che Max Weber aveva torto, e che furono i Gesuiti, e non i Calvinisti, a gettare le basi del Capitalismo (vedere Grice-Hutchinson 1952; 1993).”




“Uno dei principali contributi del Professor Murray N. Rothbard è stato quello di mostrare che la preistoria della Scuola Austriaca di Economia doveva essere ricercata nel lavoro degli scolastici spagnoli di quello che è noto come il “Siglo de Oro Español” (Il Secolo d'Oro Spagnolo), che ebbe inizio dalla metà del 16° secolo e continuò nel 17°. Rothbard prima sviluppò questa tesi nel 1973 e, più recentemente, nel Capitolo 4 della sua monumentale History of Economic Thought from the Austrian Perspective, intitolato “The Late Spanish Scholastics”.

Comunque, Rothbard non fu il solo importante economista austriaco a mostrare le origini spagnole della Scuola Austriaca di Economia. Anche lo stesso Friedrich Hayek aveva lo stesso punto di vista, specialmente dopo l'incontro con Bruno Leoni, il grande accademico italiano, autore del libro Freedom and the Law. Leoni incontrò Hayek negli anni cinquanta e fu capace di convincerlo che le radici intellettuali del liberalismo economico classico avevano origini cattoliche e continentali e avrebbero dovuto essere ricercate nell'Europa Mediterranea, non in Scozia.”
fonte: Juan de Mariana and the Spanish Scholastics, di Jesús Huerta de Soto, professore di politica economica alla Universidad Complutense de Madrid, in Spagna.

Il cattolico Hayek riconosceva che furono i gesuiti a gettare le basi del capitalismo ultraliberista da lui tanto amato, giusto no?

Vi abbiamo già detto anche dell'intima connessione tra la dittatura franchista, la protesta per la destituzione di Allende, l'ideologia del free market gesuitico e la chiesa cattolica, rivediamo:

Dopo la visita di Hayek nel 1949, Millet i Bell pubblicò un influente articolo difendendo l'individualismo come 'un'attitudine di modesta umiltà precedente all'impersonale e anonimo carattere del processo economico-sociale'. Secondo il sociologo Pinilla de las Heras, questa asserzione equivale alla 'identificazione della mano invisibile di Adam Smith con gli imperscrutabili misteri e i piani segreti della Divina Provvidenza'. Questi ed altri intellettuali spagnoli come Gonzalo Fernàndez de la Mora e Rafael Calvo Serer, aiutarono a fondere il corporativismo cattolico e l'economia individualista dopo il rovesciamento della seconda repubblica e durante la dittatura del generale Francisco Franco. Negli anni '50 del novecento Joan Sardà sarebbe diventato l'architetto del falangismo 'liberalizzante' di Francisco Franco, incluso il piano di stabilità del 1957, e Beltràn il maggiore e animato divulgatore della Scuola Austriaca e un'attrazione permanente nella culla neoliberale, il meeting annuale della Mont Pelerin Society.


Le loro idee circolarono ampiamente tra i giovani studenti di legge ed economia nelle scuole e università cattoliche in Cile, a partire almeno dagli anni '50 del novecento. Da questi ambienti intellettuali e politici, specialmente quelli simpatetici con Franco e i franchisti spagnoli e vicini al partito nazionalista di Onofre e Alessandri, emersero i giovani conservatori che avrebbero giocato un ruolo centrale negli eventi degli anni '70 ed oltre. Essi rinnovarono il conservatorismo al tempo della crisi. Usando la teologia cattolica del diritto di ribellione, insieme con l'asserzione del legame tra la legittimità dello stato e la libertà dei partner economici, costoro avrebbero contestato la legittimità giuridica e politica di Allende. Questa posizione permise anche loro di bypassare le leggi costituzionali, e di minare la posizione costituzionalista all'interno delle forze armate, rafforzata subito dopo l'assassinio del Generale Schneider. Secondo loro il legalismo sposato da Novoa Monreal e dagli altri consiglieri legali ed economici dell'amministrazione Allende, che si appellavano alla Costituzione Cilena e alla legge internazionale al fine di giustificare il nazionalismo, il controllo dei prezzi e l'interventismo statale nell'industria e nei trasporti – che è la costruzione dell'Area di Proprietà Sociale dell'economia – violava la libertà degli individui e delle loro associazioni. Ed era, perciò, ai loro occhi, una legge oppressiva che non doveva legare il popolo cileno.”




Adesso, per chiudere il cerchio vi diciamo che la dittatura pinochettiana-hayekkiana ultraliberista non era nient'altro che una dittatura cattolica, ci avevate forse pensato leggendo le righe sopra??






Andiamo avanti e leggiamo questo articolo The Pope and Pinochet di Bill Vann,scritto nel 1999:


I resoconti sul fatto che Giovanni Paolo II fece un appello al governo britannico per il rilascio di Augusto Pinochet “per ragioni umanitarie” provocarono indignazione tra i gruppi in difesa dei diritti umani e tra i parenti delle vittime del regime assassino di Pinochet.


Il portavoce del Vaticano Joaquin Navarro Valls confermò che il Papa era interceduto a favore dell'ex dittatore cileno. Egli rifiutò di confermare i resoconti della stampa sul fatto che l'intervento del Vaticano avvenne sotto forma di una lettera indirizzata dal Papa, Karol Wojtyla, alla Camera dei Lord, la quale stava prendendo in considerazione se estradare Pinochet in Spagna, dove egli avrebbe affrontato le accuse di uccisioni di massa e tortura, o di farlo ritornate in Cile.


“La Santa Sede supporta la riconciliazione nazionale ovunque, incluso in Cile”, disse il portavoce Vaticano.



In Cile un'organizzazione in rappresentanza dei parenti degli “scomparsi” pubblicò una lettera aperta al Papa, dichiarando:”La Chiesa Cattolica non può insegnare che uccidere, far scomparire e torturare migliaia di oppositori siano crimini che possono essere lasciati impuniti.”



In Argentina, le Madri di Plaza de Mayo, la più importante organizzazione di parenti delle decine di migliaia di vittime della dittatura militare del paese degli anni '70 e dei primi anni '80 del novecento, andò oltre, accusando Giovanni Paolo II di “difendere gli assassini”.



“Noi ci rivolgiamo a lei come comuni cittadini, perché ci appare aberrante che dal trono papale in Vaticano, senza conoscere ed aver sofferto in persona i bastoni elettrici, le mutilazioni, gli stupri, lei decida, in nome di Gesù Cristo, di chiedere clemenza per gli assassini”, afferma la lettera che il gruppo diede al Nunzio Papale a Buenos Aires.



“Gesù venne crocifisso e la sua carne fu lacerata dai Giuda che, come fa lei oggi, difendevano gli assassini”, essa continuava.



Sembra che gli sforzi del Papa in favore di Pinochet risalgano indietro al novembre precedente, poco dopo che i rappresentanti del governo cileno guidato dai democristiani si incontrarono con il segretario di stato Vaticano, il Cardinale Angelo Sodano. Nel rilasciare l'appello del Vaticano, Sodano ripeteva le argomentazioni fatte dai difensori di Pinochet, incluso le forze armate militari e in generale l'ala destra in America Latina. Egli la presentava come una questione di sovranità nazionale, sostenendo implicitamente che le torture e le uccisioni di massa degli oppositori politici fossero funzioni legittime dello stato. Allo stesso tempo egli espresse preoccupazione per il “pari trattamento per i piccoli stati”, suggerendo che, in qualche modo, attraverso l'intenzione di agire contro Pinochet, uno strumento della politica imperialista Usa in America Latina, l'indipendenza nazionale del Cile ne avrebbe sofferto.



Per molte persone all'interno dei paesi dell'America Latina a maggioranza cattolica le preoccupazioni “umanitarie” del Papa per un uomo che aveva diretto lo sterminio e la tortura di decine di migliaia di lavoratori, studenti e intellettuali arrivò come uno shock brutale e straziante. Per chi ha familiarità con il ruolo del Vaticano durante i decenni di dittatura in America Latina, comunque, la difesa di Pinochet da parte del Papa non era né una sorpresa né un mistero.



Lord Lamont, l'ex cancelliere dello scacchiere sotto il primo ministro Margaret Tatcher, espresse la sua certezza sul fatto che l'intervento del Vaticano era stato fatto direttamente dal Papa stesso, come colui che riconosce “il contributo del Generale a tutela della libertà durante la Guerra Fredda.” Lamond aggiunse:”Il Papa dovrebbe capire le ragioni per la salvezza di un paese da una dittatura comunista.”



Il Vaticano fu un partner a pieno titolo nei crimini sanguinosi portati avanti contro i lavoratori in Cile e in tutta l'America Latina sotto le dittature sostenute dagli Stati Uniti nel periodo che va dagli anni '60 agli anni '80 del novecento. (nota di nwo-truthresearch: ma lo sappiamo che erano tutti uomini del Vaticano anche quelli che manovravano la Cia statunitense.)



Mentre migliaia di studenti latino-americani cattolici vennero spinti, almeno in parte, durante questo periodo, dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II, a contestare la disuguaglianza sociale che prevaleva in tutto il continente, la gerarchia ecclesiastica portava avanti la sua storica funzione che consisteva nel difendere la proprietà privata, lo stato e le forze militari delle oligarchie regnanti, insieme con i fondamentali interessi dell'imperialismo statunitense.


Alcuni critici latinoamericani della difesa di Pinochet da parte del Papa hanno paragonato questa situazione a quella del Processo di Norimberga dei criminali nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il Vaticano, essi dicevano, non chiese la liberazione di Goebbels, Goering e altri che furono messi sotto processo. Questo argomento, comunque, ignora il fatto che, mentre il Vaticano non poteva levare la sua voce per coloro che furono processati a Norimberga, esso usò le sue considerevoli risorse per assicurare che molti più assassini di massa fascisti sfuggissero dall'azione penale.


Le cosiddette “rat-line” create dal Vaticano trasportarono in America Latina molti di coloro che fuggivano dalle rovine del Terzo Reich, usando passaporti falsi vaticani e sotto la protezione della Croce Rossa Internazionale. Assassini di massa come Adolf Eichmann, Klaus Barbie e Ante Pavelic arrivarono nel porto di Buenos Aires travestiti da preti. Centinaia di altri ufficiali nazisti delle SS vennero fatti uscire dall'Europa nello stesso modo. Alcuni, come Barbie, si fecero strada per arrivare a diventare esperti consiglieri delle dittature latinoamericane in materia di repressione e tortura perfezionata dai nazisti.



Nonostante le recenti dichiarazioni del Vaticano di rammarico per l'Olocausto, esso non ha mai fatto i conti riguardo ai suoi sforzi in favore degli individui che diressero il genocidio. Molti documenti relativi a questa vergognosa alleanza rimangono rinchiusi nei sotterranei della Città del Vaticano.



[nota di nwo-truthresearch: si veda a tal proposito il nostro post Il Segreto più Infame del Vaticano, a anche qui e qui.]



Durante il periodo delle lotte sociali rivoluzionarie che scossero l'America Latina a partire dagli anni '60 del novecento, le gerarchie dalla Chiesa erano più che pronte ad offrire la loro assistenza a forze simili. In Brasil Nunca Mais, un libro pubblicato dall'Arcidiocesi Cattolica di Sao Paulo che esaminava il record orribile di repressione, uccisioni e torture durante i 21 anni di dittatura militare in quel paese, venne fatta la seguente ammissione: “La gerarchia ecclesiastica giocò un ruolo fondamentale nella creazione di un clima ideologico favorevole all'intervento militare, impegnandosi nella campagna anticomunista sostenuta dalle élite conservatrici: contro la riforma agraria, contro i moti di sciopero.”



Fu la Chiesa Cattolica che fornì il cemento per il movimento della middle class brasiliana che culminò in marce di massa nelle principali città del paese, al grido di “Famiglia, Dio e Libertà”, ponendo le basi per la conquista militare del potere. Il Brasile fornì il prototipo per i colpi di stato appoggiati dalla [Cattolica] Cia in un paese dopo l'altro, e il ruolo essenziale della gerarchia cattolica venne riprodotto in Cile, Uruguay, Argentina e altrove.



In un articolo pubblicato lo scorso anno in occasione del venticinquesimo anniversario del colpo di stato militare che rovesciò il presidente eletto cileno Salvador Allende, i leader democristiani di quel paese, ed in seguito l'opposizione parlamentare di destra, hanno rigettato le accuse che fossero essi i responsabili dell'appello ai militari per rovesciare il governo. No, fu la Chiesa che ebbe il ruolo di primo piano, essi dissero.



Dopo il colpo di stato, la Chiesa e la giunta cilena cementarono legami molto stretti. Infatti, il personaggio che adesso ha un ruolo di primo piano nella campagna per la liberazione dell'ex dittatore, il Cardinal Sodano, il Segretario di Stato Vaticano, fu il rappresentante del Papa a Santiago dal 1978 al 1988. Egli fu uno dei principali organizzatori della visita del Papa in Cile nel 1988, durante la quale egli diede la comunione al dittatore e tenne un'udienza personale con lui nel palazzo La Moneda, il luogo del bombardamento aereo e dell'omicidio avvenuto appena 15 anni prima.


Da un articolo dal titolo Desaparecidos: la Chiesa sapeva e taceva, tratto dal sito Agoravox, leggiamo


Pubblicata su Il Fatto Quotidiano e già rilanciata in rete da molti blog, oggi la sua circostanziata denuncia [di Horacio Verbitsky] lascia letteralmente senza fiato perché rende pubblico senza perifrasi un documento rinvenuto nell’archivio della Conferenza episcopale argentina, protocollato con il n. 10949, che dimostra il sostanziale accordo tra il dittatore argentino Jorge Videla, capo della giunta golpista, e la gerarchia cattolica durante il pontificato di quel Giovanni Paolo II -‘beato subito’ - già noto per il cordiale incontro con il dittatore AugustoPinochet, su cui in seguito sono state raccontate clamorose bugie da parte dell'Osservatore Romano che parlò di una specie di 'trappola mediatica' perpetrata dal dittatore ai danni del Papa.



L'intenzione del quotidiano cattolico era di sminuire le responsabilità papali nel sostegno pubblico dato alla dittatura cilena, ma - come dimostra chiaramente questo video - si trattava di un falso tanto plateale quanto maldestro.”

Da un articolo del Telegraph dal titolo Vatican said Pinochet killings were 'propaganda', US cable shows, leggiamo:






“Secondo documenti diplomatici statunitensi declassificati risalenti agli anni '70, il Vaticano respinse le notizie sui massacri del dittatore cileno Augusto Pinochet come 'propaganda comunista'.

Agence France-Presse in Rome


4:27PM BST 08 Apr 2013

Un telegramma del 18 ottobre 1973, mandato a Washington dall'ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede, trasmise una conversazione con l'allora vice segretario di Stato Vaticano Giovanni Benelli. Il Signor Benelli esprimeva “la sua grande preoccupazione insieme al Papa riguardo alla riuscita campagna internazionale della sinistra nel far fraintendere completamente la realtà della situazione cilena,” si legge nel telegramma all'allora Segretario di Stato Usa Henry Kissinger, pubblicato da WikiLeaks.



Il papa di allora era Paolo VI.



Esso affermava che “Benelli ha etichettato la copertura esagerata degli eventi forse come il successo più grande della propaganda comunista”, aggiungendo che il monsignore italiano diceva che questo mostrava “come i comunisti possano influenzare il mondo libero in futuro.”



Proseguiva dicendo che “Come è purtroppo naturale in seguito ad un colpo di stato, osservava Benelli, vi è certamente stato spargimento di sangue durante le procedure di rastrellamento in Cile”.



Ma Benelli continuava dicendo che i vescovi cileni gli avevano assicurato “che le storie attinenti alle brutali rappresaglie, riportate nei media internazionali, erano infondate.”



Le conversazioni ebbero luogo cinque settimane dopo che il generale dell'esercito Pinochet prese il potere in un colpo di stato che rovesciò il governo socialista di Salvador Allende, nel momento in cui migliaia di simpatizzanti di sinistra erano imprigionati e uccisi.



I telegrammi hanno anche mostrato che il Vaticano in seguito si rese conto della piena portata degli abusi in corso, ma si rifiutò di criticare apertamente il regime di Pinochet e continuò con le normali relazioni diplomatiche.”



Dal sito web fisicamente leggiamo:




“A vent'anni dal golpe la legittimazione più calorosa arrivò al dittatore Augusto Pinochet dalle stanze del Vaticano. 18 febbraio 1993: la privatissima ricorrenza delle sue nozze d'oro viene allietata da due lettere autografe in spagnolo che esprimono amicizia e stima e portano in calce le firme di papa Wojtyla e del segretario di Stato Angelo Sodano. «Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine», scrive senza imbarazzo il Sommo Pontefice, «con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.» Ancor più caloroso e prodigo di apprezzamenti è il messaggio di Sodano, che era stato nunzio apostolico in Cile dal '77 all'88, e che nell'87 aveva perorato e organizzato la visita del papa a Santiago, trascurando le accese proteste dei circoli cattolici impegnati nella difesa dei diritti umani.



Il cardinale scrive di aver ricevuto dal pontefice «il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l'autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza». Aggiunge: «Sua Santità conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile». E conclude, riaffermando al signor Generale, «l'espressione della mia più alta e distinta considerazione». “



“Il quale Pinochet teneva il Cile sotto il suo tallone di ferro, ma era anche un cattolico conclamato. Nel 1986, preso di mira da una sparatoria, attribuì alla Madonna lo scampato pericolo: e la prova era il profilo della Vergine disegnato dalle pallottole sulla sua Mercedes corazzata. I vescovi cileni non la pensavano tutti come lui, anzi. Ne aveva un bel numero contro. Ma per fortuna c'era il nunzio a bilanciare le cose. Sul suo tavolo s'accumulavano i lamenti della giunta militare contro vescovi e preti "politicizzati". E nel 1987, alla vigilia della venuta di papa Giovanni Paolo II in Cile, Francisco Javier Cuadra, ministro segretario generale del governo, tirò soddisfatto il suo consuntivo:«Devo dire che siamo stati ascoltati».



Cuadra era membro dell'Opus Dei. E ai buoni uffici di Sodano e dell'Opus si deve l'affacciarsi congiunto del papa e di Pinochet, il 2 aprile 1987, dal balcone presidenziale della Moneda, con il portavoce vaticano Joaquín Navarro Valls, altro opusdeista, anche lui a far capolino lassù. Giovanni Paolo II premiò Sodano richiamandolo a Roma, promuovendolo suo ministro degli Esteri e infine, nel 1990, segretario di Stato e cardinale. Ma dal Vaticano, Sodano continuò a tener fermo il suo alto patronato sul Cile”



Pinochet era figlio di un funzionario di dogana, e pertanto proveniva da una famiglia borghese piuttosto agiata. Pinochet frequentò la scuola primaria e secondaria al cattolico Seminario San Rafael di Valparaíso, e all'Istituto "Rafael Ariztía" di Quillota (tenuto dai Fratelli maristi); in seguito frequentò la Scuola dei Fratelli francesi di Valparaíso, e la Scuola militare Bernardo O'Higgins, nella quale entrò nel 1933 a 17 anni. Dopo quattro anni di studio, si diplomò in quest'ultima con il grado di alférez di fanteria. A quanto pare fu la madre a spingerlo verso la carriera militare e l'educazione cattolica.


“Su madre era muy religiosa y para ella la educación católica de sus hijos no era negociable.”



“Sua madre era molto religiosa e l'educazione cattolica dei suoi figli non era negoziabile.”



Quindi, cari amici, il neoliberalismo pinochettiano non è altro che un arnese dell'imperialismo cattolico, al fine di soggiogare tutte le nazioni del globo che impediscono l'infinita libertà di agire alla multinazionale più ricca del mondo, laVaticano & Gesuiti s.p.a; ce lo ha detto anche Carlo Lottieri, uno dei fondatori dell'istituto ultraliberista Bruno Leoni, cosa intende per libertà:


“La libertà, insomma, va apprezzata in sé e produce pure buoni frutti.In tal senso va aggiunto che la chiesa per secoli ha saputo trarre beneficio da un ordine sociale che le garantiva ampia facoltà d'azione, lasciandola agire quale luogo di educazione delle giovani generazioni: basti pensare ai gesuiti e a molti altri ordini religiosi.”



Ve lo ricordate chi fu colui che da noi produsse i suoi buoni frutti facendo un colpo di stato al fine di portare avanti l'agenda hayekkiana europea in Italia?



Se il progetto gesuitico-hayekkiano euroschiavista dovesse fallire, aspettatevi molto probabilmente l'arrivo al potere delle orde nazionaliste catto-fasciste dell'estrema destra “noeuro” che, approfittando della voluta, studiata e incentivata inerzia della pseudosinistra “democratica” controllata dal Vaticano, e al grido di “No all'Islam e sì alla riscoperta delle nostre tradizioni cattoliche”, impianteranno in Italia un regime razzista, ultranazionalista, pinochettiano, cioè gesuitico-hayekkiano, che non sarà per nulla dissimile dalla precedente schiavitù eurogesuitica, anzi, rischiamo di cadere sempre più in basso se le persone più consapevoli e istruite di questo paese non agiranno per fare in modo di impedire una simile involuzione e preservare la nostra Costituzione.