martedì 25 settembre 2018

Decine di cittadini francesi hanno ritrovato nelle urine concentrazioni di glifosato ben oltre i limiti consentiti. E hanno sporto denuncia.

Glifosato nelle urine: 60 francesi denunciano la Monsanto e l’Unione europea




L’Ariège è un dipartimento francese della regione Occitania, situato al confine con la Spagna. Il capoluogo è la cittadina di Foix, meno di diecimila abitanti. E il territorio è costituito praticamente soltanto da campi coltivati, colline e da una porzione della catena dei Pirenei. Chi abita qui si può considerare in piena campagna, lontano da industrie, traffico stradale, grandi infrastrutture inquinanti. Eppure, in 60 si sono visti costretti a depositare una denunciapresso il tribunale. Per “attentato alla sicurezza altrui e all’ambiente”.


La quantità di glifosato nelle urine è 14 volte il massimo consentito nell’acqua potabile

Nel mirino delle decine di cittadini “ariégois” che si sono rivolti ai giudici c’è il glifosato, sostanza chimica alla base del pesticida Roundup, prodotto dall’americana Monsanto (ormai di proprietà della tedesca Bayer). Come riportato dal quotidiano 20 Minutes, infatti, i cittadini francesi hanno deciso di aderire ad una campagna organizzata dai “Faucheurs volontaires” (“Falciatori volontari”): un movimento transalpino che lotta principalmente contro gli organismi geneticamente modificati.
Ad essere denunciate sono non solo le multinazionali che fabbricano prodotti a base di glifosato ma anche le istituzioni che ne hanno autorizzato il commercio © Adam Berry/Getty Images
Obiettivo: sottoporre ciascuna persona ad analisi delle urine per comprendere quali siano i tassi di glifosato assorbiti dai loro organismi. I prelievi sono stati effettuati nello scorso mese di aprile e i risultati sono stati senza appello. Coloro che hanno deciso di depositare un esposto, si sono ritrovati con in media 1,43 nanogrammi per millilitro nei campioni prelevati, il che rappresenta 14 volte la dose massima autorizzata nell’acqua potabile.

“Sappiamo di non poter contare sulle istituzioni”

Di qui la decisione di chiedere giustizia: una denuncia che si aggiunge ad una prima già depositata da otto cittadini di Foix nello scorso mese di giugno. E che non si limita a chiedere conto dei propri comportamenti alla Monsanto (così come alle altre aziende che usano tale sostanza). I cittadini puntano il dito anche contro le istituzioni. A partire da quelle europee che hanno consentito – e consentono – la commercializzazione del glifosato.
Nonostante i rischi, infatti, l’Unione europea nello scorso mese di novembre ha autorizzato i prodotti a base di tale sostanza per altri cinque anni. Mentre la stessa Francia di Emmanuel Macron, malgrado gli annunci rassicuranti, ha dimostrato di tentennare fortemente sul tema.
“Da mesi sapevamo di non poter contare sui decisori politici affinché prendessero una posizione netta sul glifosato. Possiamo fare affidamento soltanto sui cittadini”, ha affermato Dominique Masset, uno dei responsabili dell’associazione “Campagna Glifosato”. Secondo il quale altri 250 abitanti dell’Ariège hanno deciso di effettuare analisi delle urine e sono pronti ad unirsi alla battaglia legale.
Fonte:

Ecco i nomi dei massoni golpisti che hanno creato la crisi



Puoi chiamarli neoliberisti. Monopolisti. Privatizzatori. C’è chi li ha definiti, anche, golpisti bianchi. Ma sono essenzialmente massoni. Attenzione: le obbedienze nazionali non c’entrano. Si tratta di supermassoni in quota alle Ur-Lodes, le oscure superlogge sovranazionali. Precisamente: quelle di segno neo-aristocratico, che detestano la democrazia e confiscano il potere dei cittadini, rimettendolo nelle mani di un’élite pre-moderna, pre-sindacale, ultra-padronale. E’ così che hanno costruito il nuovo medioevo in cui viviamo, il neo-feudalesimo regolato dall’Ue e dalla sua Commissione di non-eletti. Giochi di specchi: laddove si parla di finanza e geopolitica, citando banche centrali e governi, si omette sempre di scoprire chi c’è dietro. Sempre gli stessi, sempre loro: un club ristrettissimo di padreterni, di “contro-iniziati” che si credono onnipotenti e autorizzati, come per diritto divino, a manipolare in eterno il popolo bue, ridotto a bestiame umano. Lo ricorda Patrizia Scanu, segretaria del Movimento Roosevelt, sodalizio fondato dal massone progressista Gioele Magaldi proprio con l’intento di smascherare l’attuale governance europea finto-democratica, dopo la clamorosa denuncia contenuta nel saggio “Massoni”, edito nel 2014 da Chiarelettere. Una rivelazione: dietro ai principali tornanti della nostra storia recente ci sono sempre gli stessi personaggi, i medesimi circoli occulti: grazie a loro, in fondo, poi in Italia crollano anche i viadotti autostradali.
«Se l’obiettivo era il ripristino del potere di classe delle élite, il neoliberismo era senz’altro la risposta giusta», premette il politologo britannico David Harvey nella sua “Breve storia del neoliberismo” (Il Saggiatore). Il neoliberismo come clava: Patrizia Scanu, segretaria del Movimento Roosweveltprivatizzazioni selvagge, attraverso una martellante propaganda ideologica esplosa negli anni ‘90: libertà d’impresa, Stato minimo, liberalizzazioni, deregulation. Certo, neoliberismo e democrazia non possono stare insieme: da sola, però, la “teologia” neoliberale non spiega tutto, come ricorda Patrizia Scanu sul blog del Movimento Roosevelt: se siamo stati globalizzati “a mano armata” lo si deve, anche e soprattutto, al «forte nesso esistente fra massoneria neoaristocratica e neoliberismo da una parte e fra neoliberismo e monopoli privati dall’altra». Un legame nascosto, non facile da individuare. «A prima vista, si direbbe che la libertà del mercato predicata dalla teoria neoliberista sia in contraddizione con i monopoli privati». Ma come si fa a predicare il libero mercato fondato sulla concorrenza, per poi cedere i beni pubblici come le autostrade «regalate agli amici della Casta»? La risposta la fornisce Magaldi nel suo bestseller: la vernice ideologica è servita essenzialmente come cosmesi, per coprire l’immane, brutale restaurazione di poterearchitettata da loro, i signori delle Ur-Lodges neo-oligarchiche.
Nulla a che vedere con le massonerie ordinarie, come il Grande Oriente e la Gran Loggia d’Italia, regolarmente registrate e dichiaratamente fedeli alla Costituzione. Il problema è il mondo, coperto e sovranazionale, delle Ur-Lodges, «un network di superlogge che rappresentano l’élite massonica mondiale, alla quale aderiscono i membri più ragguardevoli della massoneria ordinaria e persone di prestigio (moltissimi i politici di governo) “iniziate” per particolari doti individuali esoteriche e sapienziali, e provenienti da ogni angolo del pianeta». Club super-esclusivi, «la cui esistenza è sconosciuta ai più». Come agiscono, questi circuiti-ombra? Attraverso «i vari club paramassonici, quali la Trilateral Commission o il Bilderberg Group, che ne sono solo l’espressione più visibile e aperta». Ma la massoneria settecentesca non era stata il motore della modernità democratica? «La democrazia non l’ha portata in dono la cicogna», ricorda Magaldi: furono proprio le logge massoniche a incubare, cominciando dalla Francia, lo Stato di diritto e il suffragio universale. A qualcuno, poi, l’Ottocento e il Novecento Il saggio di Magaldihanno dato alla testa: se sai di essere l’architetto del mondo nuovo, può succedere che tenda a considerarlo di tua proprietà, sentendoti autorizzato a compiere qualsiasi manipolazione, dai golpe alle crisi finanziarie.
Se non si capisce questo, sottolinea Magaldi, non si riesce ad afferrare la vera natura – profondamente oligarchica – del potere (prima occidentale, poi globale) che dagli anni ‘80 ha assunto il dominio del pianeta, ricorrendo sistematicamente all’abuso e alla violenza. Mai dimenticare, quindi, il ruolo decisivo delle superlogge, «che costituiscono il back-office del potere a livello internazionale». Magaldi ne fornisce una mappa completa: ci sono quelle conservatrici (si chiamano “Edmund Burke”, “Joseph De Maistre”, “Compass Star-Rose”, “Pan-Europa”, “Three Eyes”, “White Eagle”, “Hathor Pentalpha”) ma non mancano quelle progressiste, di stampo rooseveltiano e keynesiano, che sostennero i leader progressisti del dopoguerra, fino ai Kennedy e alla stagione dei diritti civili negli Usa, aiutando paesi come l’Italia a non cadere sotto le trame golpiste. Il frutto più palpabile del loro lavoro, in Europa? Il sistema del welfare: ideato dall’inglese William Beveridge. Chi ne effettuò la più spettacolare applicazione? La Svezia di Olof Palme, altro supermassone progressista.
Poi, dalla fine degli anni Settanta, le Ur-Lodges democratiche (“Thomas Paine”, “Montesquieu”, “Chistopher Columbus”, “Ioannes”, “Hiram Rhodes Revels”, “Ghedullah”) hanno perso terreno, di fronte allo storico attacco delle superlogge rivali, con le quali – a nostra insaputa – stiamo tuttora facendo i conti, ogni giorno. L’obiettivo dei neo-aristocratici? «Invertire il corso della storia, trasformando coloro che erano cittadini in neosudditi e schiavizzando sempre di più quelli che sudditi erano sempre rimasti». Lo stesso Magaldi ricorda che i supermassoni oligarchici hanno voluto «aumentare a dismisura il proprio potere materiale, mediante colossali speculazioni ai danni di popoli e nazioni». Il loro piano: «Assurgere essi stessi, nell’incomprensione generale di quanto va accadendo, alla gloria di una nuova aristocrazia iniziatico-spirituale dell’era globalizzata». Dopo gli anni del boom economico e l’affermazione dei diritti sociali, ricorda Patrizia Scanu, la micidiale riscossa neoaristocratica è stata meticolosamente programmata negli anni ‘70. Le prove? «Gli economisti Friedrich Von Hayek e Milton Friedman, principali teorici del neoliberismo, nonché Robert Nozick, filosofo politico e teorico dello “Stato minimo”, Friedrich Von Hayekerano tutti massoni neoaristocratici; Von Hayek e Friedman erano affiliati alle Ur-Lodges “Three Eyes” ed “Edmund Burke”, e dal 1978 anche alla “White Eagle”».
Fu proprio grazie all’impulso di queste superlogge, spiega Patrizia Scanu, che Von Hayek e Friedman ottennero, rispettivamente nel 1974 e nel 1976, il Premio Nobel per l’Economia(«che, detto per inciso, non viene assegnato dagli accademici di Svezia, ma dai banchieri svedesi»). Il progetto era semplice: «Far diventare il neoliberismo – teoria allora marginale e ininfluente – il mainstream in economia». Ostacoli politici, all’avanzata dei restauratori? «Il nemico apparente era il socialismo, ma l’obiettivo vero era il keynesismo», ovvero la teoria del massone progressista inglese John Maynard Keynes, “cervello” del New Deal di Roosevelt che risollevò l’America dalla Grande Depressione, fino a creare – di riflesso – il boom economico anche in Europa. Come? Espandendo in modo formidabile il deficit, il debito pubblico strategico, per creare lavoro, fino a realizzare la piena occupazione. Di qui la reazione dell’élite, spaventata da tutto quel benessere piovuto sulle masse: «Si voleva abbattere il “capitalismo dal volto umano”, che si era consolidato specie in Europa, con l’intervento regolatore dello Stato in economia e la diffusione del welfare», scrive Patrizia Scanu. «Fu l’ideologia neoliberista ad ispirare la globalizzazione così come la conosciamo, con tutti i suoi tremendi squilibri e le sue enormi disuguaglianze, che fu programmata a tavolino dalle superlogge reazionarie».
Politicaeconomia e geopolitica. Sempre “loro”, in azione. Ovunque: «Erano massoni neoaristocratici i leader politici che applicarono le ricette neoliberiste in economia nei loro paesi». Per esempio Augusto Pinochet in Cile: «Il colpo di Stato del 1973 fu promosso dalle Ur-Lodges “Three Eyes, di cui era membro Henry Kissinger, fra le menti dell’operazione Condor, e “Geburah”. E che dire di Margaret Thatcher (in quota alla “Edmund Burke”), spietata madrina del neoliberismo nel Regno Unito? Ma la contro-rivoluzione non coinvolse il solo occidente: Deng Xiao Ping, che introdusse l’economia di mercato in Cina, era affiliato alla “Three Eyes”. Ronald Reagan? A sua volta membro della Ur-Lodge “White Eagle”, «di cui facevano parte due presidenti della Federal Reserve, Paul Volcker e Alan Greenspan, artefici delle politiche monetarie neoliberiste». Nella “White Eagle” anche William Casey e Antony Fisher, i fondatori del Centre for Economic Policy Studies, importante think-tank neoliberista. «Fra i consiglieri economici di Reagan vi erano numerosi economisti neoliberisti provenienti dalla paramassonicaAlan GreenspanMont Pelerin Society», fondata dall’austriaco Von Hayek e poi retta, a lungo, dal futuro ministro berlusconiano Antonio Martino.
Riletta così, la nostra storia recente risulta più comprensibile: fu un’iniziativa neoaristocratica anche la pubblicazione del celebre volume “The Crisis of Democracy”, avvenuta nel 1975 a cura di Samuel Huntington, Michel Crozier e Joji Watanuki («massoni reazionari tutti e tre, affiliati alla “Edmund Burke” e alla “Three Eyes”», annota Patrizia Scanu). Il volume «concluse un lungo periodo di attività e di elaborazione di strategie da parte di numerose Ur-Lodges neoaristocratiche», iniziato negli anni 1967-68 con la fondazione della potente “Three Eyes”. «Fu il manifesto pubblico e propagandistico con il quale si voleva attirare il consenso dei massoni moderati», raccontando che la “crisi della democrazia” era dovuta – tu guarda – a un “eccesso di democrazia”. Troppi diritti, troppa uguaglianza, troppa partecipazione da parte dei cittadini. Il saggio «sosteneva l’importanza dell’apatia delle masse verso la politica, da raggiungere mediante il consumismo e il disgusto verso la corruzione». Al tempo stesso, «proponeva la ricetta per riportare il governo saldamente nelle mani di un’élite, trasformando la democrazia in oligarchia». Questo era il progetto: svuotare di contenuto la democrazia, usando – come strumento – la diffusione del “credo” neoliberista.
Un’epidemia, riassume Patrizia Scanu, diffusasi a macchia d’olio sulle due sponde dell’Atlantico: nel 1978 fu creata la super-segreta “White Eagle” «per portare Margaret Thatcher al governo nel Regno Unito e Ronald Reagan negli Usa». Poi, a ruota, sempre alla “White Eagle” furono affiliati gli italiani Carlo Azeglio Ciampi e Beniamino Andreatta, «che nel 1981 furono gli artefici del primo clamoroso passo verso la liquidazione dell’Italia come potenza economica, attraverso la mai abbastanza vituperata separazione fra Banca d’Italia e Tesoro, che privò il nostro paese della sovranità monetaria, rendendoci schiavi delle banche private». Una svolta sciagurata, «che avviò la perversa spirale del debito». Lo documenta in modo perfetto l’economista post-keynesiano Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt: «Alla fine degli anni ‘80, la vera partita dietro le quinte è la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico». Ciampi, Andreatta e De Mita avevano un obiettivo preciso: «Cedere la sovranità nazionale, pur di sottrarre potere a quella che consideravano la classe politica più corrotta d’Europa». Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese si trovò in crisi finanziaria: prima, infatti, Andreatta e Ciampiera la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico.
Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipitò: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esplose, letteralmente, fino a superare il Pil. Non era un “problema”, un infortunio. Al contrario: era esattamente l’obiettivo voluto. Cioè: «Mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione». Degli investimenti pubblici da colpire, ricorda Galloni, «la componente più importante era sicuramente quella riguardante le partecipazioni statali, l’energia e i trasporti, dove l’Italia stava primeggiando a livello mondiale». Tutti d’accordo, ai vertici dell’élite neoliberale: al piano anti-italiano, sottolinea Patrizia Scanu, partecipò anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smise di investire nella produzione delle auto e preferì comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquistava più, i tassi erano saliti alle stelle. Amputando lo Stato, la finanza pubblica si era trasformata in un ghiottissimo business privato. Du così che, di colpo, l’industria passò in secondo piano: da lì in poi, sarebbe dovuta “costare” il meno possibile.
«In quegli anni – riassume Galloni – la Confindustria era solo presa dall’idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: «Negli anni ’80 – racconta ancora Galloni – feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati facevano la stessa politica, cioè investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo. E quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari, invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione». Avevano fatto un ottimo “lavoro”, i nostri Ciampi e Andreatta, manovrati dalla “White Eagle” reaganiana e thatchriana, avanguardia dell’élite occulta che, in capo a unNino Gallonidecennio, avrebbe poi licenziato – usando Mani Pulite – i “ladri” della Prima Repubblica, per prendersi l’Italia in blocco, lasciando lo Stato in bolletta e i cittadini in mutande.
E’ abbastanza deprimente, scrive Patrizia Scanu, scoprire – oggi – che i campioni delle storiche privatizzazioni degli anni ‘90 erano, tutti, massoni neoaristocratici. Le famigerate e scandalose dismissioni e privatizzazioni all’italiana furono supervisionate dalla regia del massone neoaristocratico Mario Draghi, «affiliato alle Ur-Lodges “Pan-Europa”, “Edmund Burke” e in seguito anche alla “Three Eyes”, alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e alla “White Eagle”». Draghi agiva in qualità di direttore generale del ministero del Tesoro, carica-chiave che rivestì dal 12 aprile 1991 al 23 novembre 2001. Quelle privatizzazioni selvagge furono quindi inaugurate «per conto terzi» sotto il primo governo di Giuliano Amato (1992-93), poi proseguite dal governo Ciampi (1993-94), dal primo governo Berlusconi (1994-95), quindi dal governo di Lamberto Dini (1995-96), dal primo esecutivo guidato da Romano Prodi (1996-98), infine dal governo D’Alema (1998-2000) e poi dal secondo governo Amato (2000-2001). «L’immarcescibile e granitico Mario Draghi – scrive Magaldi – diresse le operazioni ininterrottamente per un decennio, mentre a Palazzo Chigi si avvicendavano ministri e premier del tutto compiacenti (da destra, centro e sinistra) al piano di doloso smembramento e immotivata (sul piano dell’interesse pubblico) svendita a potentati privati di beni e aziende di proprietà del popolo sovrano».
Tutto cominciò nel 1992. Vogliamo ricordare che cosa fu privatizzato? Lo illustra Francesco Amodeo su “Scenari Economici”. Il ‘92, scrive Amodeo, «è l’anno in cui in soli 7 giorni cambia il sistema monetario italiano, che viene sottratto dal controllo del governo e messo nelle mani della finanza speculativa». Per farlo «vengono privatizzati gli istituti di credito e gli enti pubblici, compresi quelli azionisti della Banca d’Italia». Sempre il ‘92, è l’anno in cui «viene impedito al ministero del Tesoro di concordare con la Banca d’Italia il tasso ufficiale di sconto (il costo del denaro alla sua emissione), che viene quindi ceduto a privati». Non solo: «È l’anno della firma del Trattato di Maastricht e dell’adesione ai vincoli europei. In pratica è l’anno in cui un manipolo di uomini palesemente al servizio del Cartello finanziario internazionale ha ceduto ogni nostra sovranità». A continuare il suo lavoro di smembramento delle aziende di Stato «ci penserà Massimo D’Alema, che nel 1999 favorirà la cessione, tra le altre, di Autostrade per l’Italia e Autogrill alla famiglia Benetton, che di fatto hanno, così, assunto il monopolio Mario Draghiassoluto nel settore del pedaggio e della ristorazione autostradale. Una operazione che farà perdere allo Stato italiano miliardi di fatturato ogni anno».
Se invece di “cartello finanziario internazionale” leggiamo, con Magaldi, “massoneria aristocratica sovranazionale” – avverte Patrizia Scanu – capiamo di colpo il nesso chiarissimo che tiene insieme privatizzazioni, neoliberismo e cessione di sovranità monetaria: prima con la separazione fra Tesoro e banca centrale e poi con il sistema dell’euro. Non manca il legante politico: il Trattato di Maastricht è un capolavoro neoliberista. Risultato voluto e puntualmente ottenuto: deindustrializzazione, crisi della democrazia e del welfare. Cervello dell’operazione? Loro, le Ur-Lodges neoaristocratiche. «Soprattutto, appare chiaro che l’Europa dei tecnocrati e dell’euro, che fu realizzata da Maastricht in poi, lontanissima dall’Europa dei popoli vagheggiata da Altiero Spinelli, era stata progettata fin dall’immediato dopoguerra (dai massoni neoaristocratici Richard Coudenhove-Kalergi e Jean Monnet) per portare al potereun’élite economico-finanziaria a danno delle democrazie europee». Il neoliberismo, sottolinea Patrizia Scanu, era un’ideologia costruita appositamente per questo fine, «cioè per travasare ricchezza dai poveri ai ricchi e asservire gli Stati alle banche private mediante il debito, secondo il più tradizionale sistema imperialista, tenendo buone le masse con la favoletta del debito pubblico, della crisi, dei vincoli europei, del rapporto deficit-Pil, dell’austerity e infine dello spread».
Micidiale, la “teologia” neoliberista: basata su dogmi di cartapesta, ma perfettamente funzionale al piano di restaurazione oligarchica. «Fu diffusa capillarmente finanziando università, centri di ricerche, think-tank, per soppiantare il “capitalismo dal volto umano” e dei diritti sociali che era stato delineato da Keynes e che vedeva come scopo delle politiche economiche la piena occupazione e il sostegno alla domanda interna». Mentre esalta a parole il libero mercato e lo “Stato minimo”, l’ideologia neoliberista «lavora per costruire monopoli, rendite di posizione, consorterie di privati che si arricchiscono a spese della collettività e assurdi vincoli all’espansione economica, come il pareggio di bilancio». Una sua caratteristica? «La continua confusione di pubblico e privato, con le “sliding doors” fra cariche istituzionali e incarichi privati e con i complessi conflitti di interesse». Ogni paese applica la ricetta a modo suo, ma con lo stesso risultato: «Disuguaglianze, povertà, disoccupazione, compressione dei diritti e insicurezza». Non sono “effetti collaterali” del neoliberismo, applicato alle politiche degli Stati: sono Napolitano e Montiil loro vero obiettivo. «Per conseguirlo, occorre comunque la complicità dei governanti locali, che restano quindi i veri responsabili di questo scempio criminale».
Una controrivoluzione inesorabile, catastrofica: il progetto è continuato anno dopo anno, con lo smantellamento pezzo a pezzo del welfare e delle tutele del lavoro, del settore pubblico, della scuola, della classe media, «per culminare con il governo Monti nel 2011 e con quel terribile tradimento bipartisan del popolo italiano (votato dal Pd di Bersani e dal centrodestra di Berlusconi, sotto lo sguardo vigile di Giorgio Napolitano, massone neoaristocratico affiliato alla “Three Eyes”), che fu l’introduzione dell’equilibrio di bilancio (supremo dogma neoliberista) nella Costituzione, che ci condanna per sempre al dissanguamento economico, almeno finché non verrà rimosso». Fu allora che Monti (anche lui, dice Magaldi, massone affiliato a una Ur-Lodge, la “Babel Tower”) si disse soddisfatto per aver distrutto la domanda interna. L’eterno supervisore, Mario Draghi – ormai seduto sulla poltronissima della Bce – osservò che tutto stava andando per il meglio: l’inaudito piano di sequestro della sovranità nazionale dei paesi europei a beneficio delle potentissime lobby finanziarie di Bruxelles procedeva a tappe forzate. Prima mossa: dare ossigeno alle banche ma non alle aziende, per indebolire l’Europa del Sud. Seconda: impedire agli Stati, attraverso il Fiscal Compact, di spendere a deficit per i propri cittadini, rilanciando l’occupazione. Obiettivo finale, testualmente: «Riforme strutturali per liberalizzare il settore dei beni e dei servizi e rendere il mercato del lavoro più flessibile».
L’unica soluzione? Privatizzazione quel che ancora c’èra da razziare. Il declassamento dello Stato, secondo l’uomo che la Germania ha voluto alla guida della Bce, avrebbe assicurato più «equità» al sistema, aprendo spazi meno precari ai giovani attualmente privi di garanzie: per Draghi, la causa della disoccupazione non è stata la crisi mondiale della crescita, ma l’eccesso di tranquillità di chi invece il posto fisso ce l’ha (e se lo tiene stretto). Tutto da rifare: «Il modello sociale europeo è oggi superato», disse il super-banchiere di Francoforte. In una intervista al “Wall Street Journal”, l’ex dirigente strategico della Goldman Sachs gettò alle ortiche oltre mezzo secolo di “pax europea”, cresciuta al riparo del miglior sistema mondiale di welfare. D’ora in poi, ciascuno avrebbe dovuto lottare duramente, per sopravvivere, perché gli Stati – in via di smantellamento, neutralizzati con l’adozione della moneta unica da prendere in prestito a caro prezzo dalla Bce – non avrebbero più potuto garantire protezioni sociali: attraverso il Fiscal Compact, i bilanci sarebbero stati prima validati a Massimo D'AlemaBruxelles e, dal 2013 in poi, nessuno Stato europeo avrebbe più potuto investire un euro per i propri cittadini, al di là della copertura del gettito fiscale.
«Occorre dunque andare a fondo e guardare dietro la superficie per comprendere chi ci ha derubati della nostra ricchezza, chi ha tradito la Costituzione e ha svenduto la nostra vita e il nostro paese per arricchire un’élite spietata e immeritevole», conclude Patrizia Scanu. «Sarà la storia a giudicare questa sciagurata operazione di rapina ai danni di tutti noi, perpetrata sotto il nostro naso e sotto tutte le bandiere politiche, mentre i mass media compiacenti ci parlavano d’altro». Ora è il momento di aprire gli occhi: «La tragedia di Genova è un terribile monito per tutti noi», scrive la segretaria del Movimento Roosevelt: «O ci riprendiamo diritti, democraziae sovranità, oppure saremo schiavi per sempre». Non ci credete? Seguite i soldi: «Le incredibili concentrazioni di ricchezza e di potere che esistono adesso, ai livelli più alti del capitalismo, non si vedevano dagli anni Venti. Il flusso dei tributi verso i maggiori centri finanziari del mondo è stato stupefacente». Quello che però è ancora più stupefacente, aggiunge Scanu, è l’abitudine a trattare tutto questo come un semplice – e magari in qualche caso deprecabile – “effetto collaterale” della neoliberalizzazione. «La sola idea che questo aspetto possa invece costituire proprio l’elemento sostanziale a cui puntava la neoliberalizzazione fin dall’inizio – la sola idea che esista questa possibilità – appare inaccettabile».
Certo, il neoliberismo «ha dato prova di molto talento presentandosi con una maschera di benevolenza, con parole altisonanti come libertà, indipendenza, scelte e diritti, nascondendo le amare realtà della restaurazione del puro e semplice potere di classe, a livello locale oltre che transnazionale, ma in particolare nei principali centri finanziari del capitalismo globale», afferma David Harvey. Ma, appunto, dire “neoliberismo” non basta, così come non bastano le espressioni élite, oligarchia, vero potere. Qui ci sono anche nomi e cognomi: quelli del gotha supermassonico reazionario. «Leggendo il libro di Magaldi, si possono trovare i nomi di tutti i politici italiani e stranieri coinvolti nella distruzione della democrazia in Europa». Così, chiosa Patrizia Scanu, «può esserci più chiaro quali responsabilità abbiano i rappresentanti del popolo (di destra, di centro e di sinistra) che abbiamo votato, ignari e in buona fede, per tanti anni». Ma possibile che Magaldi non sia stato querelato da nessuno? Assolutamente sì: lo rivela l’autore stesso. La “congiura del silenzio” è proseguita anche in Parlamento, dove la senatrice Laura Bottrici (M5S) ha inutilmente citato il libro di Magaldi, il 12 gennaio 2015. «La senatrice chiedeva conto a Giorgio Napolitano della sua affiliazione alla massoneria internazionale. Il che vorrà ben dire qualcosa…».

GEORGE SOROS: “IO SONO UN DIO, HO CREATO TUTTO, CONTROLLO L’AMERICA”


Il globalista George Soros ha ricevuto molta attenzione di recente. In un’intervista con il britannico Independent, ha ammesso che probabilmente assomiglia con un “po’ ” di fantasia ad un Messia.

GEORGE SOROS AMMETTE DI SENTIRSI COME “UNA SPECIE DI DIO”.
Ormai ottantenne, è meno preoccupato di tenere tutto sotto controllo. Ha detto invece che “ha iniziato a viverlo” questo controllo…
Ha sicuramente messo in pratica molte delle sue idee. Soros supporta una varietà di cause liberali e progressiste e non ha paura di parlarne:
“MI SONO IMMAGINATO COME UNA SPECIE DI DIO …” HA DETTO. “HO PORTATO CON ME ALCUNE FANTASIOSE FANTASIE MESSIANICHE FIN DALL’INFANZIA, CHE SENTIVO DI DOVER CONTROLLARE, ALTRIMENTI AVREBBERO POTUTO METTERMI NEI GUAI.” QUANDO È STATO CHIESTO DAL QUOTIDIANO BRITANNICO INDEPENDENT DI APPROFONDIRE TALE AFFERMAZIONE, SOROSHA RADDOPPIATO : “È UNA SPECIE DI MALATTIA QUANDO TI CONSIDERI UNA SPECIE DI DIO, IL CREATORE DI TUTTO, MA ORA MI SENTO A MIO AGIO DA QUANDO HO INIZIATO A VIVERLO”.
I suoi appelli alla democrazia e alla partecipazione alla società hanno suscitato critiche perché includono in particolare persone di colore, immigrati, rifugiati e musulmani. L’immigrazione musulmana negli Stati Uniti e nei paesi europei è una costante preoccupazione, da qui il presunto ruolo che George Soros ha assunto per loro la funzione di simbolo e capro espiatorio. È chiaro che sta usando i suoi soldi per costringere i paesi ad accettare immigrati musulmani e ad aprire i loro confini I suoi obiettivi di aumentare la partecipazione “democratica” sono visti sempre più come la spinta a reclutare gli elettori di sinistra.
“I SEGUENTI OBIETTIVI FORMANO L’IMPALCATURA DEL LAVORO DEI PROGRAMMI STATUNITENSI”. UNA DEMOCRAZIA AMERICANA RAFFORZATA DA UNA MAGGIORE PARTECIPAZIONE SIGNIFICATIVA, PRATICA INCLUSIVA E RESPONSABILITÀ. “L’ OBIETTIVO STRATEGICO SI ALLARGA SU QUESTO, CHIEDENDO” PIENA PARTECIPAZIONE POLITICA, ECONOMICA E CIVICA DEGLI IMMIGRATI E DELLE COMUNITÀ DI COLORE SMANTELLANDO LE BARRIERE E RAFFORZANDO I CONDOTTI PER OPPORTUNITÀ.”
Sostiene un approccio elite globalista a problemi come la crisi dei rifugiati, dicendo che ogni paese dovrebbe accettare la responsabilità di aiutare e chiedere all’ONU di assumere un ruolo guida nella distribuzione della responsabilità. Per gli europei che preferirebbero i confini chiusi, questo è  come chiedere un’invasione.
LA MIGRAZIONE MUSULMANA “È STATA IL PIÙ GRANDE MOTORE DI CRESCITA DEMOGRAFICA NELL’INSIEME DELL’UE DALLA METÀ DEGLI ANNI ’90”, UN RAPPORTO PUBBLICATO DALL’UNIONE EUROPEA PER GLI STATI DI COOPERAZIONE E SVILUPPO ECONOMICO. “STA PER DIVENTARE L’UNICO.”
Soros sembra veramente una minaccia per la stabilità dell’Europa e non solo.


lunedì 24 settembre 2018

MESSAGGIO DELLA SANTISSIMA VERGINE MARIA ALLA SUA AMATA FIGLIA LUZ DE MARIA 20 SETTEMBRE 2018

APPELLO URGENTE!


Amati figli del Mio Cuore Immacolato:

FIGLI, RICEVETE IL MIO AMORE ED IL MIO COSTANTE AUSILIO PER CIASCUNO DI VOI.

Il Mio Cuore desidera che vi liberiate dalle catene alle quali continuate ad essere legati, cosicché iniziate il cambiamento di vita di cui ciascuno di voi ha bisogno e quindi un cambiamento spirituale.

Aspettare segnali nel cielo per pentirsi non va bene, voi non sapete se proprio i segnali che verranno non vi faranno perdere la testa, perché non avete mai vissuto qualcosa di simile prima.

State andando avanti nella vita, facendo le cose di tutti i giorni, andate al lavoro, ciascuno svolge i compiti che gli spettano o che si è impegnato a svolgere; alcuni di voi proseguono nel loro desiderio di essere migliori in ogni momento, per rimanere nella Volontà Trinitaria, rifiutando tutto quello che può portare al peccato, mentre altri continuano a far attendere Dio ed altri ancora rinunciano a Dio.

QUESTO NON È IL MOMENTO DI DIMENTICARSI GLI APPELLI DI MIO FIGLIO E DI QUESTA MADRE. SE PRIMA VI HO CHIESTO DI NON DIMENTICARE LE RIVELAZIONI, IN QUESTO MOMENTO VI INVITO A TENERLE PRESENTI PIÙ DI PRIMA.

Vi abbiamo supplicato tanto di cambiare vita, ma credete che tutto sia un’utopia e che non succederà niente! Ma non è così, figli, è la Grande Misericordia di Mio Figlio che, conoscendo l’influenza del male su questa generazione, ha insistito per riscattare il maggior numero possibile di anime.

Il Cielo agisce, sì, sta chiamando perché non vi disperdiate, chiama perché non andiate fuori strada, chiama perché vi manteniate svegli (Cfr. Mt 26,41), perché anche chi è sveglio non si accorge di grandi segnali che stanno indicando dove porteranno gli accadimenti.

Amati figli del Mio Cuore Immacolato:

IL FIGLIO DELLA PERVERSIONE SI STA MUOVENDO SULLA TERRA E SI DILETTA NEL VEDERE I MIEI FIGLI SCAGLIARSI GLI UNI CONTRO GLI ALTRI. L’ANTICRISTO È SULLA TERRA E DALLE ALTE SFERE STA ESERCITANDO IL SUO POTERE MALIGNO IN OGNI ASPETTO CHE RIGUARDA GLI UOMINI, DA LÌ ESERCITA IL SUO CONTROLLO, AL QUALE SI SONO SOGGIOGATI LA MAGGIOR PARTE DEGLI ORGANISMI INTERNAZIONALI, SPECIALMENTE NELL’ECONOMIA, TRAMITE LA QUALE SOTTOMETTE I PAESI.

La Terra sta subendo grandi trasformazioni nel suo interno ed è per questo motivo che si stanno verificando continuamente terremoti. Io voglio che siate consapevoli del fatto che al di là di questa forza che è propria della terra, alcuni paesi vengono scossi da grandi forze che provengono dalla scienza mal impiegata da parte dell’uomo e a causa del cattivo uso che l’uomo ne ha fatto in questo contesto, verrà il momento in cui non riuscirà a controllare la forza che sta esercitando sulla terra ed in alcuni paesi causerà un’ecatombe senza precedenti.

La Natura dirà all’uomo ancora una volta che non può competere con la sua forza. Il Messico patirà e vi chiedo preghiera per questa patria, così come ve le chiedo per Los Angeles, California e per il resto dell’America.

Come Madre, vi chiedo di pregare con il cuore e di trasformarvi volontariamente in veri figli di Mio Figlio, in questo momento in cui un gran numero dei vostri fratelli stanno apostatando dalla Fede.

NELLA BATTAGLIA SPIRITUALE TRA IL BENE ED IL MALE, ALCUNI DEI MIEI FIGLI NON SONO COSTANTI NELL’AGIRE E NELL’OPERARE NEL BENE, DIVENTANO TIEPIDI PER MANCANZA DI IMPEGNO, ALTRI SI BUTTANO IN MANO AL DEMONIO CHE INIETTA IN LORO LA DEPRAVAZIONE, LA MANCANZA DI FEDE ED IL LIBERTINAGGIO.

Amati figli, chi accetta il male ed accoglie il demonio come suo dio, sta aderendo ai tentacoli del dragone infernale, gli sta dando forza perché agisca contro i vostri stessi familiari, chi si allea al male, può giungere ad essere il carnefice della sua stessa famiglia, il male non conosce compassione, non sa cosa sia la compassione.

Vi chiedo di pregare con il cuore affinché quel balsamo d’Amore, frutto della preghiera, arrivi fin dove è necessario. Alcune isole dell’Oceania tremeranno e soffriranno, pregate per questa richiesta.

Amati figli del Mio Cuore Immacolato:

il Popolo di Mio Figlio deve emanare fraternità verso i suoi simili, amore verso la Trinità Sacrosanta, dovete essere rispettosi della Legge di Dio e rafforzare la Fede nel Potere Divino, nell’Onnipotenza Divina in questi momenti in cui il Popolo di Mio Figlio, del quale Io Sono Madre, viene scosso dalle tenebre che si mantenevano occulte nella Chiesa di Mio Figlio.

L’uomo ha cambiato le sue azioni, i suoi comportamenti, le sue reazioni e la violenza si sta impadronendo dell’umanità. L’astro del sole sta emanando la sua vibrazione con maggiore forza e sta alterando la psiche dell’uomo, che è come un contagio per quelle persone che sono deboli nello spirito.

L’imprevedibile comportamento umano è esploso in scontri in diversi paesi del mondo, quindi vi invito a pregare per la Spagna, che è in pericolo; vi invito a pregare per il Costa Rica, la vostra pace non sarà più la stessa.

Voi, figli, dovete continuare a pregare per il mondo intero, per tutti gli uomini del mondo, non dovete venire meno, né temere di perdere la vita, ma dovete temere di perdere l’anima.

Alcuni dei Miei ripongono le loro speranze nella Mia Protezione ed escludono di perdere i loro beni materiali oppure la vita e si sbagliano, la protezione del Cielo è spirituale, è affinché vi salviate l’anima, se questo è quello che volete.

Amati figli del Mio Cuore Immacolato, non continuate a concedervi del tempo per credere, per impegnarvi sulla via sulla quale Mio Figlio vi ha chiamati, impegnatevi adesso!

I MIEI FIGLI SANNO CHE LA PREGHIERA E L’AZIONE DELLA PREGHIERA, VANNO MANO NELLA MANO. SIATE MESSAGGERI DELL’AMOR DIVINO!

Vi benedico con il Mio Amore, vi benedico con il Mio Cuore.

Amo tutti con uguale predilezione.

Mamma Maria

AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO

COMMENTO DELLO STRUMENTO

Fratelli:

La Madonna ci ha detto che le preghiere sono necessarie per tutta l’umanità e questo è quello che dobbiamo fare. Come Popolo di Dio, ci troviamo in una prova durissima, che già è stata rivelata da tempo e come cittadini del mondo, sappiamo che la successione degli accadimenti è vicinissima e questo non si può definire apocalittico, ma realistico.

Sappiamo anche, perché il Cielo ce lo ha rivelato, che le prove per il Popolo di Dio saranno molto grandi e che ciascuno di noi deve fortificarsi per affrontare le cose che verranno, delle quali nessuno parla ed è per questo che Nostro Signore Gesù Cristo e la Madonna lo hanno rivelato in tutto il mondo.

Il Cielo ci sta chiedendo una risposta, adesso! Non in un altro momento, ma adesso e ciascuno tiene la risposta nelle proprie mani.

Amen.

https://www.revelacionesmarianas.com/italiano.htm

https://www.youtube.com/watch?v=r9YNOfrEivA

sabato 22 settembre 2018

Se la Space Force di Trump continua a dividere Pentagono, Air Force e Congresso

La suggestione di un prossimo scenario da Guerre stellari è stata tra i protagonisti indiscussi della conferenza annuale dell'Air Force Association, in scena nei giorni scorsi a National Harbor, nel Maryland. Molti veli sono caduti, palesando disaccordi e scetticismi che rischiano di trasformare il piano del presidente per la Space Force
Non si arresta il dibattito negli Stati Uniti sulla creazione di una Space Force. A poco è servito il deciso endorsement di Donald Trump, poi confluito nel piano presentato ad agosto dal Pentagono per istituire il “sesto braccio armato già a partire dal 2020”. L’obiettivo del presidente resta quello di recuperare il gap perso oltre l’atmosfera con Russia e Cina, ma il modo in cui farlo non sarà facilmente quello previsto dal tycoon. Nei giorni scorsi, la conferenza annuale dell’Air Force Association (Afa, influente associazione no profit di professionisti militari) ha scoperto le carte di molti, palesando disaccordi e scetticismi su cui molto influiranno i risultati delle prossime elezioni di midterm.
NO ALLA SPACE FORCE…
Una decisa e motivata opposizione al progetto del presidente è arrivata proprio dall’Afa, che nel report di apertura ha tirato più di qualche stilettata all’ipotesi di un Space Force al pari livello delle altre Forze armate. “Da un punto di vista dell’impiego – si legge nel documento – gli elementi di aria e spazio sono integrati e indivisibili”, e per questo non avrebbe senso dividere le capacità aeronautiche da quelle extra-atmosferiche. Da qui, la suggestione dell’Afa: invece di creare una Space Force, rinominare l’Air Force in “US Aerospace Force”. Ad ora non ci sono margini perché la proposta venga accolta, ma i dubbi dell’associazione promettono battaglia quando sarà il Congresso a dover decidere sul futuro della Space Force. Ciò è ancor più vero se si considerano le motivazioni finanziarie addotte dell’Afa: “Ci sono troppe missioni e troppi pochi dollari; creare una burocrazia spaziale separata amplificherebbe il problema indirizzando più fondi al quartier generale, non alle operazioni spaziali”.
…SÌ ALLO SPACE COMMAND
Non solo critiche sono arrivate però dalla conferenza in Maryland. L’Afa non ha potuto non esprimere apprezzamento per la grande attenzione che l’amministrazione Trump sta riservando alla militarizzazione dello spazio, ben illustrata nella National defense strategy (Nds) presentata a febbraio dal capo del Pentagono James Mattis. E così il progetto del dipartimento della Difesa ha incassato quanto meno l’apprezzamento per la re-istituzione di un Comando unificato e combatant per lo spazio (sebbene per l’amministrazione sia il primo passo verso la Space Force). “Ridurre rapidamente i gap capacitivi degli Stati Uniti nello spazio, ristabilendo lo US Space Command, è il modo migliore per rispondere alle minacce spaziali avanzate”, quelle che derivano soprattutto dall’attivismo di Russia e Cina.
LE PAROLE DI WILSON
A mettere altra carne sul fuoco è stata il segretario all’Air Force Heather Wilson, con un memo sul progetto della Space Force che è stato reso noto da DefenseNews alla vigilia della conferenza dell’Afa. Per la prima volta, sono emersi i costi e le dimensioni potenziali di un ramo militare per lo spazio: 13 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, di cui tre per la creazione di un nuovo quartier generale; e 13mila persone da impiegare nel nuovo service, di cui 2.400 proprio nel suddetto quartier generale. Diversi commentatori hanno letto in questi numeri il tentativo della Wilson di influenzare il Congresso e portarlo ad abbandonare l’idea trumpiana di una Space Force. Non è un segreto che l’USAF è da sempre stata l’avversario più agguerrito per la creazione di una nuova Forza armata che, inevitabilmente, vi attingerebbe in termini di risorse e personale.
IL CONFRONTO CON SHANAHAN
Ad ogni modo, il destinatario del memo della Wilson, il vice segretario alla Difesa Patrick Shanahan, ha cercato di minimizzare informando che il nuovo quartier generale avrà una struttura “leggera” e che una proposta di legge sarà presentata a febbraio. “Stiamo solo cercando di capire ‘come’ realizzare una Space Force”, e non ‘se farlo’. Certo, ha anche ammesso, “ci arriviamo da direzioni diverse”. E infatti le divergenze sono molteplici mettendo a confronto i report dei due. Il primo disaccordo riguarda la nomina di un sottosegretario alla Difesa specifico per la creazione della Space Force. Il piano di Shanahan lo prevede, ma per la Wilson si tratta di un’aggiunta burocratica poco utile. C’è poi il tema del National Reconaissance Office (Nro, l’ufficio che si occupa dei satelliti spia). Per Shanahan dovrebbe restare lì dov’è, e cioè alle dipendenze dirette del Pentagono, mentre per la Wilson dovrebbe passare alla Space Force. Lo stesso può dirsi della nuova Space Development Agency, che si occuperà del procurement militare in campo spaziale. Il sottosegretario alla Difesa per la ricerca e l’ingegneria Michael Griffin vorrebbe che la struttura, come avviene per la Missile Defense Agency, rispondesse direttamente a lui, al contrario della Wilson che ritiene sia meglio affidarla al segretario della Space Force per una più diretta relazione con gli operatori spaziali.
GLI SCETTICI DI CAPITOL HILL
I numeri della Wilson e il confronto con Shanahan hanno servito su un piatto d’argento l’opportunità di attaccare la proposta della Space Force ai membri del Congresso da sempre scettici nei confronti del piano di Trump, repubblicani compresi. In effetti, a Capitol Hill il tema ha sempre avuto un carattere piuttosto trasversale, dividendo al loro interno le due forze politiche. Non sorprende dunque “l’ottimismo” espresso dal deputato repubblicano Mike Coffman, presidente della sottocommissione per il personale militare, sullo stop al progetto: “Il presidente non avrà i voti”. Anche l’influente presidente della Commissione Appropriations del Senato, Richard Shelby, un altro repubblicano, è sembrato tentennare, ammettendo che 13 miliardi sono “a lot of money”. A leccarsi i baffi sono i democratici, tra cui Adam Smith, che corre per guidare nella prossima legislatura la commissione Armed Services della Camera e che negli ultimi tempi si è dimostrato tra i più forti oppositori del piano promosso dalla Casa Bianca. Il dibattito insomma non si arresta. A dare la sterzata decisiva saranno probabilmente i risultati delle ormai prossime elezioni di midterm. Allora capiremo se Trump riuscirà ad avere la tanto amata Space Force.